Trovi? Io, invece, trovo molto più inquietante Dadedidò ... mah, de gustibus, non disputandum est ... gentile Dadedidò.
Vorrei precisare che non sono docente in nessuna delle scuole oggi esistenti sul suolo nazionale, né ho altri incarichi di alcun genere, non ho nessun tipo di interesse con alcuna di loro, al momento attuale non ho in terapia nessuno per un’analisi cosiddetta “didattica” e non ho né ho mai avuto agevolazioni dalle scuole, ne continuo a frequentare una solo a titolo di proficuo scambio professionale e umano, per simpatia, per stima ... ed è la scuola presso cui mi sono formato.
Volevo aggiungere anche che io non difendo le scuole in genere, difendo soltanto le scuole che formano con serietà e passione.
Questo per sgombrare il campo dai facili fraintendimenti che si possono verificare.
Io sono profondamente convinto che un laureato, uno specializzato, una persona qualificata nel suo campo sia in genere una ricchezza per il Paese presso cui lavora; uno Stato serio non soltanto dovrebbe promuovere delle condizioni formative allettanti, investire in formazione e ricerca, attirare persone da altre parti del mondo a formarsi e a lavorare nel nostro territorio, dovrebbe anche incentivare economicamente chi, avendone le capacità, non può permettersi i costi elevati di formazione.
Questo da noi non avviene per niente o avviene parzialmente secondo logiche lobbistiche (vedi le specializzazioni mediche universitarie, non esistono specializzazioni mediche al di fuori dell’università e degli ospedali pubblici e privati ma convenzionati ... e penso ad esempio al San Raffaele di Milano, ma non solo).
Chi vuole una specializzazione in psicoterapia (qualcosa si sta muovendo in ambito psicologico, ma la psicoterapia è un altro discorso) deve rivolgersi ad istituti privati; il Ministero chiede il rispetto di alcuni requisiti formali, ma sulla qualità dell’insegnamento e sui costi nessun Ministero può sindacare, ammesso che una burocrazia ministeriale possa essere in grado di valutare la qualità e di imporre dei costi.
Ribaltando la questione, proprio i vituperati costi (purtroppo) mi garantiscono una buona qualità d’insegnamento, perché le strutture costano, la formazione dei docenti anche, far venire delle grosse personalità e inserirle nel contesto educativo pure, e costa anche organizzare eventi.
Io posso dire che nei quattro anni in cui ho frequentato la mia scuola ho avuto modo di incontrare quanto di meglio ci sia in giro in ambito psicoanalitico, ho partecipato a seminari, corsi di studio, sezioni puramente cliniche, ho incontrato cultori di altre discipline che hanno via via arricchito il mio punto di vista teorico e il mio modo clinico di lavorare, ho partecipato ad un congresso internazionale dove ho potuto ascoltare e ho potuto confrontarmi col gotha della psicoanalisi mondiale, ho avvertito i nuovi fermenti, le nuove frontiere di ricerca, ho assorbito punti di vista dell’epistemologia, della ricerca sull’età dello sviluppo, delle neuroscienze, del cognitivismo, delle teorie sistemiche, della psicologia sociale, delle ricerche sui processi e sugli esiti delle varie psicoterapie, ... e tutto ciò è stato un ottimo punto di partenza per arricchire sempre di più la mia preparazione e lanciarla in una formazione permanente.
Per far questo ci vogliono i SOLDI e non rimpiango nessun centesimo di ciò che ho speso; pensa che oltre ai costi delle tasse annuali rateizzate in tre tranches (che non erano poi così elevate, a giudicare dai corrispettivi di altre scuole), pagavo un’analisi a tre sedute settimanali, le supervisioni, il costo dei libri e del materiale didattico, e i costi elevati delle trasferte ogni volta che c’era lezione (perché vista la distanza era tale che dovevo fermarmi fuori sede ogni volta).
Non essendo discendente di alcuna delle italiche famiglie di miliardari né il rampollo di qualche ricco bananiere sudamericano, né figlio di Bill Gates o di Steve Jobs (“Stay foolish, stay hungry” diceva lui che era miliardario ... praticamente il suo idolo, quello che più di tutti incarna questa filosofia di vita, era Hannibal Lecter), ho fatto i salti mortali per portare avanti tutto questo ed uscirne vivo.
Sull’albo hai ragione tu a livello formale, ho ragione io a livello sostanziale ... in Veneto di fatto esiste un albo degli psicoterapeuti con tanto di numero che chi vuole può verificare ... è riconosciuto dallo Stato? Non lo so e francamente non me ne frega niente, mi basta poter dare ai miei pazienti le informazioni corrette circa la mia formazione e i miei titoli, se lo desiderano e sono contento che tutto questo possano verificarlo.
Sul Counseling esiste un dibattito fiume su cos’è in realtà e se non si intersechi in realtà con la psicoterapia, se si tratta di qualcosa che nulla ha a che fare con la patologia e con la terapia, allora trovo inspiegabile tutta la questione che stai ponendo: se tu produci vino e io produco pane, la gente verrà da te se vuole il vino e da me se vuole il pane, non capisco perché un vinaio dovrebbe lamentarsi sui costi delle scuole per diventare panettiere e, soprattutto, non capisco perché un vinaio debba dire ai panettieri che lui ha più clienti-pazienti (l’uso del termine paziente sarebbe improprio per il counseling), che è più libero, che può farsi la pubblicità, che lui utilizza le “risorse” e non il “deficit” (mio caro ma che informazioni hai sulla psicoterapia, forse dovresti un po’ rivederle, rinverdirle, e non confrontarti con gli psicoterapeuti per pregiudizi o cercando di stabilire quanto è meglio ciò che fai tu ...).
Tu fai pensare, soprattutto nel primo messaggio (ma anche negli altri) che ci sia molta sovrapposizione fra ciò che fai tu e una psicoterapia analitica, che non è soltanto terapia (nel senso di “occupiamoci dei tuoi problemi”) ma è soprattutto un percorso di crescita esistenziale di una persona. Forse cambia il modo in cui questa cosa viene portata avanti, ma in definitiva l’obiettivo è una maturazione dell’essere umano paragonabile alla paideia greca, all’askesis, a ciò che si insegnava nelle grandi scuole filosofiche dell’antichità, agli esercizi spirituali che alcuni ordini monastici fanno periodicamente, alle botteghe artigiane del rinascimento (da cui sono venuti fuori Leonardo, il Perugino, Michelangelo, Raffaello, ...).
Il sintomo, ciò per cui una persona si rivolge ad uno specialista, è soltanto un grido d’allarme e nel contempo un tentativo maldestro e inefficace di soluzione di un problema esistenziale; quando hai affrontato questo il sintomo decade e diventa obsoleto come un cappotto nel mese di luglio, perché non ha più alcuna ragione d’essere.
Ciao








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)))
comunque grazie davvero per il suggerimento: andrò veramente a rivedermi certe cose teoriche anzi...se non ti disturbo troppo e se puoi, potresti darmi qualche dritta su titoli e autori sul tema "deficit e risorse"?? Antoniozuf, con una altissima locuzione psicanalitico-alchemica: ...SEI TROPPO UN GRANDE!! Sei simpaticissimo, grazie mille