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  1. #31
    Originariamente postato da Iggy
    Qualcuno diceva che il critico è come un eunuco in un harem: può osservare, esaminare, dedurre... ma dal canto suo non può far nulla.

    Ricordo fu Asimov a dirlo, sentito per bocca di terzi
    Per quanto apprezzi Asimov, che è sicuramente fuori dal comune, non posso non dissentire.
    L'arte, almeno per come la vedo io, non esiste in sè, è una creazione sociale, e la società lascia il compito di "creare arte" agli artisti ed ai critici, come "creare ponti" è di muratori e ingegneri, etc etc
    ...but still I am the Cat who walks by himself, and all places are alike to me.

  2. #32
    Iggy
    Ospite non registrato

    Re: Re: Re: Re: Re: ri-bambocci

    Originariamente postato da Dreamstalker
    Hai mai studiato la storia dell'arte? Questa tua domanda è inquietante...
    Se tu l'hai studiata come hai studiato matematica prima di affermare che "la chimica non è matematica", stiamo freschi...

    Ad ogni modo, mi sembra di aver capito che a tuo avviso l'arte non ha bisogno di trasmettere un messaggio. Bene, allora di che parliamo? Per te l'arte non è un mezzo di comunicazione, dunque ti trovi all'antitesi della mia posizione. La discussione tra me e te non può aver luogo, pena una perenne girandola di inconcludenza.

    P.S.: Noto con piacere che ti sei informato sul vocabolario:
    Censura, s.f. : (2) Controllo preventivo delle opere da diffondere o da rappresentare in pubblico.
    Esatto, ho chiesto proprio questo. Il controllo preventivo è fatto ad opera di istituzioni, dato che - appunto - è il pubblico il destinatario dell'oggetto. Il tuo Devoto-Oli forse non lo cita, ma il Garzanti ho notato che invece sottolinea come sia una istituzione a operare una censura, che si presume nasconda al pubblico. Se il movimento denigratorio parte dal pubblico, semplicemente non si può parlare di censura. Capito la differenza? E' fondamentale comprenderla.
    Ultima modifica di Iggy : 15-05-2004 alle ore 21.31.59

  3. #33
    Iggy
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da Dreamstalker
    Per quanto apprezzi Asimov, che è sicuramente fuori dal comune, non posso non dissentire.
    L'arte, almeno per come la vedo io, non esiste in sè, è una creazione sociale, e la società lascia il compito di "creare arte" agli artisti ed ai critici, come "creare ponti" è di muratori e ingegneri, etc etc
    Era una battuta la sua... e intendevo scherzarci anche io sopra, non strumentalizziamola

  4. #34

    Re: Re: Re: Re: Re: Re: ri-bambocci

    Originariamente postato da Iggy
    Se tu l'hai studiata come hai studiato matematica prima di affermare che "la chimica non è matematica", stiamo freschi...
    Oooh... devo pregare qualche chimico di venire qui ad esprimere la sua opinione?


    Ad ogni modo, mi sembra di aver capito che a tuo avviso l'arte non ha bisogno di trasmettere un messaggio. Bene, allora di che parliamo? Per te l'arte non è un mezzo di comunicazione, dunque ti trovi all'antitesi della mia posizione. La discussione tra me e te non può aver luogo, pena una perenne girandola di inconcludenza.
    Allora, prima di tutto dovremmo chiarire cosa si intende per "trasmettere un messaggio"
    Io la vedo piu' o meno così:
    1) formulazione del messaggio nella mente di chi comunica
    2) codifica del messaggio
    3) ricezione del messaggio da parte dei "soggetti riceventi"
    4) decodifica del messaggio da parte degli ultimi

    Ora, siccome qualunque interazione tra due persone può essere definita "comunicazione", almeno stando alla scuola di palo alto, bisogna chiarire cosa si intende per "comunicazione" quando non c'è prossimità fisica tra chi emette il messaggio e chi lo riceve, e in questo senso io intendo "comunicare un messaggio *esplicito*"
    Ora, molte delle opere di epoche passate e di culture diverse, ci sono arrivate senza "libretto di istruzioni", che viene (spesso) ricostruito su basi filologiche, antropologiche, ermeneutiche, eccetera.
    In questo caso il messaggio viene attivamente recuperato dai destinatari.
    Siccome dubito che Cattelan abbia avuto il vuoto pneumatico all'interno dei suoi pensieri mentre lavorava a questa istallazone, devo presumere che esista un messaggio, non esplicitamente espresso, e che questo ponga l'opera d'arte nella stessa situazione delle opere prima citate.
    Per i problemi derivanti da questo modo di procedere, consiglio di leggere un libretto di Perniola, uscito da poco in libreria, "contro la comunicazione", che fondamentalmente sostiene la tua posizione, mi pare di capire, ma è estremamente ben scritto (penso).


    P.S.: Noto con piacere che ti sei informato sul vocabolario:
    Censura, s.f. : (2) Controllo preventivo delle opere da diffondere o da rappresentare in pubblico.
    Esatto, ho chiesto proprio questo. Il controllo preventivo è fatto ad opera di istituzioni, dato che - appunto - è il pubblico il destinatario dell'oggetto. Il tuo Devoto-Oli forse non lo cita, ma il Garzanti ho notato che invece sottolinea come sia una istituzione a operare una censura, che si presume nasconda al pubblico. Se il movimento denigratorio parte dal pubblico, semplicemente non si può parlare di censura. Capito la differenza? E' fondamentale comprenderla.
    E io non ho detto che ci sia stata censura, ma che tu la volessi. Almeno, così mi pare
    ...but still I am the Cat who walks by himself, and all places are alike to me.

  5. #35
    Iggy
    Ospite non registrato
    Ripeto che io e te partiamo da presupposti differenti, percui sarebbe infruttuoso qualunque tentativo di sviluppare la discussione. Mi spiace, però.
    Riguardo al fatto che io volessi un qualche tipo di censura, ti è perso male.

  6. #36
    louis
    Ospite non registrato
    "secondo me è interessante notare quanto lo spettatore attuale sia privo di quella autonomia critica che lo aiuti a decodificare la folla di stimoli circostanti, siano essi seducenti, spaventosi, brutti, belli, o come ti pare "

    Non so se ricordi un film di alberto soldi , dove lui e la moglie , sono alla biennale di Venezia e lei stanca poverina si siede su una normalissima sedia che invece guarda caso era una ' opera d'arte' .
    Che la povera signora avesse la mente offuscata dalla stanchezza che gli abbassava l' autonomia critica , così allo stesso modo dello sgomento del signore che con irruenza si è lanciato verso il famoso albero ... o piuttosto che si impone un modo 'pretenzioso' di fare arte ...?
    Anche io sarei caduto nell'equivoco ... e chi ti dice inoltre che il signore non avesse compreso esattamente la situazione e quella cosa gli abbia semplicemente fatto schifo e basta , benchè sospettase che si trattasse di 'arte'?
    Oggi è un mondo in cui a più livelli mancano i punti di riferimento e
    forse questa ambiguita tra arte e non arte vuole semplicemnte rappresentare questo ... e allora è assolutamente normale l'irruenza e l'errore quando i codici sono semplicemente vaghi ...
    non solo è tutto il contrario di quello che tu affermi ... sarebbe proprio la didascalia a sancire pretenziosamente quello che forse non è ... e dunque vale più il giudizio della signora stanca e del signore irruente ...
    piuttosto chiediamoci quale sentimento ha permesso agli amministratori di patrocinare questa 'opera' in mezzo alla citta e non semplicemnte in un luogo chiuso dove chi vuole se la va a vedere ... certo forse il 'senso dell'opera' è che stia tra spazi aperti ... ma cosa ha offuscato gli amministratori .?
    Sospetto la paura di essere visti come bacchettoni o anti-moderni . La domanda più giusta credo sia questa e non la mancanza di autonomia di giudizio del cittadino che invece a me sembra che ci sia stata attraverso una azione molto naturale ...
    dunque la critica c'è stata e anche autonoma ... l'impressione è che questa mancanza di autonomia critica sia in chi abbia patrocinato lo 'scempio'. Pensaci bene.

  7. #37
    Originariamente postato da louis
    Non so se ricordi un film di alberto soldi , dove lui e la moglie , sono alla biennale di Venezia e lei stanca poverina si siede su una normalissima sedia che invece guarda caso era una ' opera d'arte' .
    Che la povera signora avesse la mente offuscata dalla stanchezza che gli abbassava l' autonomia critica , così allo stesso modo dello sgomento del signore che con irruenza si è lanciato verso il famoso albero ... o piuttosto che si impone un modo 'pretenzioso' di fare arte ...?
    Senza aver bisogno dei film di Sordi, il mondo è pieno di persone che vanno nei musei, che siano di arte del '300 o contemporanea, e si addormentano sulle sedioline con le audioguide all'orecchio.
    Il fatto che la maggior parte del pubblico non abbia autonomia critica è dovuta al fatto che non si dà la pena di studiare la storia dell'arte e le forme di espressione artistiche, e va nei musei o perchè perchè pensa di doverlo fare, o perchè è un qualcosa che fa fine e non impegna. E dato che l'arte dipende moltissimo dal giudizio critico (che è, in qualche modo, una forma di censura), visitare esposizioni senza una minima infarinatura teorica non è proprio il massimo


    Anche io sarei caduto nell'equivoco ... e chi ti dice inoltre che il signore non avesse compreso esattamente la situazione e quella cosa gli abbia semplicemente fatto schifo e basta , benchè sospettase che si trattasse di 'arte'?
    Questo renderebbe ben piu' grave il suo gesto


    Oggi è un mondo in cui a più livelli mancano i punti di riferimento e
    forse questa ambiguita tra arte e non arte vuole semplicemnte rappresentare questo ... e allora è assolutamente normale l'irruenza e l'errore quando i codici sono semplicemente vaghi ...
    Al limite siamo in un mondo dove i punti di riferimento non sono *dati*, ma vanno *cercati*, esaminati, vagliati, perchè non c'è solo piu' un punto di riferimento, non c'è IL punto di riferimento, ma ce ne sono molti.
    Certo, la maggior parte delle persone si accontenta della chiesa o dell'ateismo irrazionale, di rutelli o di berlusconi. Che ci vuoi fare?


    non solo è tutto il contrario di quello che tu affermi ... sarebbe proprio la didascalia a sancire pretenziosamente quello che forse non è ... e dunque vale più il giudizio della signora stanca e del signore irruente ...
    piuttosto chiediamoci quale sentimento ha permesso agli amministratori di patrocinare questa 'opera' in mezzo alla citta e non semplicemnte in un luogo chiuso dove chi vuole se la va a vedere ... certo forse il 'senso dell'opera' è che stia tra spazi aperti ... ma cosa ha offuscato gli amministratori .?
    Forse ti sfugge che non c'è nessuna divinità a decidere cosa faccia parte dell'arte e cosa non ne faccia parte. Il mondo dell'arte, della scienza, della cultura in generale, è *fortemente* autoreferenziale, e da sempre è arte quello che la comunità critica decide essere arte. Magari un giorno decideranno che Mondrian faceva piastrellatura per pavimenti, e butteremo i suoi quadri in soffitta.
    Di converso, l'opinione del volgo non ha grande influenza, a meno che non sia reazione di massa


    Sospetto la paura di essere visti come bacchettoni o anti-moderni . La domanda più giusta credo sia questa e non la mancanza di autonomia di giudizio del cittadino che invece a me sembra che ci sia stata attraverso una azione molto naturale ...
    dunque la critica c'è stata e anche autonoma ... l'impressione è che questa mancanza di autonomia critica sia in chi abbia patrocinato lo 'scempio'. Pensaci bene.
    L'azione molto naturale sarebbe distruggere opere altrui? Cavolo, pensavo che l'urbanità dell'uomo si misurasse anche in base alla sua capacità di controllare i suoi istinti selvaggi.
    L'autonomia critica non vuol dire "a me, semplice cittadino, pare così", ma, casomai, "a me, appassionato/conoscitore/esperto d'arte pare così". Questo almeno è, a mio avviso, il sistema.
    In quanto al comune, ha concesso ad un autore conosciuto e affermato, e "riconosciuto" dalla critica uno spazio, e, se vogliamo essere cinici, entrambi han guadagnato notorietà con una minima spesa.
    ...but still I am the Cat who walks by himself, and all places are alike to me.

  8. #38
    LiIa
    Ospite non registrato
    "…i fatti dimostrano che la stragrande maggioranza della popolazione non ha gradito i fantocci.
    I sostenitori dell'illustre sconosciuto hanno forse un'idea del motivo per il quale tre bambolotti impiccati si trovassero alla gogna? Non mi sembra di aver letto niente a riguardo, quindi i fiumi di pompose parole non sono che aria.
    ...Suvvìa siamo seri, e cerchiamo di essere un po' più pragmatici nelle nostre fumose disquisizioni circa l'incompreso seme dell'arte. …" (Iggy)

    L’opinione della “stragrande maggioranza” non impedisce, spero, di elaborarne una personale. Perciò non sbandiererei con tanto compiacimento una simile argomentazione.
    Così come non trovo necessario ricorrere a dotte citazioni di qualche critico d’arte, per proporre una chiave di lettura personale, non necessariamente di interesse planetario, ma pur sempre legittima ( a meno che mi sia sfuggito il divieto di pensiero, nel qual caso ritratterei).
    Se l’atteggiamento cosiddetto “pragmatico” equivale a macinare quello che ci circonda solo ed esclusivamente attraverso la logica del giusto/sbagliato, se è pretesto per definire arbitrariamente ciò che è degno di riflessione e ciò che non lo è, ne faccio volentieri a meno. Ad ogni modo non definirei un simile atteggiamento pragmatico, quanto limitato.
    Dunque, dal momento che il fatterello ha in qualche modo attirato la mia curiosità, e come vedo anche quella di altri, non trovo così astruso un tentativo di lettura.
    Continua a stupirmi quanto l’attenzione si sia più concentrata sull’ autore della trovata, e sulla sua eventuale celebrazione vs deplorazione, più che su ciò che può avere sollecitato. Io trascurerei questo aspetto da tifo calcistico o da tribunale di piazza . A prescindere dal fatto che il lavoro di questo signore venga ammesso nell’olimpo delle “opere d’arte” (e ottenga così il patentino di laicità tanto rassicurante per qualche ripugnato osservatore) un oggetto del genere ha bisogno, come molte altre faccende post moderne, di una decodifica più complessa.
    La scelta di collocare l’oggetto in una piazza, senza alcun elemento di mediazione non è casuale, ci costringe a rinunciare ai canoni tradizionali di fruizione, sgomentando così parecchi riguardosi buongustai . La scelta contiene sicuramente quella connotazione “provocatoria” tanto discussa, che cortocircuita dal momento in cui ci consegniamo al qualunquismo, decidiamo di non elaborarla, o quando il disgraziato lavoretto è tristemente privo di forza evocativa. In sé la scelta di “provocare” non mi pare così minacciosa; tutt’altro paio di maniche è se essa sia supportata da un contenuto.
    Ora, lamentarsi dell’assenza di un contenuto o di un “messaggio”, solo perché non si hanno a portata di mano “illustri” (“lecite”?) interpretazioni, reca il dubbio che il difetto stia nello sguardo, forse troppo intorpidito e poco disponibile al confronto.

    Per rispondere a louis, vorrei chiarire che Non è mia intenzione gridare a mia volta allo scandalo, la fine dei bambocci era uno degli epiloghi possibili e prevedibili, visto che sono stati pensati per una piazza, un luogo pubblico privo di tutti quegli “inviolabili” richiami all’Arte, come un museo o una galleria. Nessun inconcepibile sacrilegio è stato commesso, semmai un atto di ingenuità, poiché mi è capitato di ascoltare una breve intervista al fasciato poverino in cui dichiarava di aver reagito d’impulso, di fronte ad una scena sgradevole. possiamo sorriderne ad oltranza come sorridiamo della gag cinematografica. La mia non è una sussiegosa perorazione dell’ “arte”, semmai il contrario:
    abbiamo bisogno di un esplicito “sacro comandamento” per riflettere su una immagine, prima di consegnarci alla “reazione indotta” (comprare un prodotto o avventarsi sui disgraziati bambocci) ?
    Personalmente ho preferito soffermarmi su quel fastidio, non perché abbia a cuore il fulgido futuro artistico di cattelan, né per una particolare smania intellettualistica.
    È una alternativa.
    ho letto in quell’immagine il simbolo della violazione inflitta ad un “innocente” disarmato ed inconsapevole, che può rappresentare non solo la categoria “anagrafica” in questione, ma estendersi a livello più profondo e sollecitare un’ identificazione da parte dell’osservatore. L’immagine mi ha evocato quel senso di passività, che secondo me ha qualcosa a che fare con l’atteggiamento di molti “spettatori” odierni. sicuramente è immagine scomoda e fastidiosa, questo non è sufficiente a mio avviso per rimuoverla frettolosamente con l’insignificante pretesto del “cattivo gusto”, che fra l’altro, l’osservatore superficiale potrebbe rivendicare per tanti soggetti, altrettanto brutali, dell’iconografia classica.
    semplice spunto, un mansueto pensiero fuori legge (spero non scandalizzi i pragmatici lettori).

    "Il mio è un invito a non tentare la strada dell'intimidazione verbale, perché trasformerebbe la discussione in un dialogo a due." (Iggy)

    Non mi pare che qualcuno si sia particolarmente intimidito, nonostante la varietà di stili e forme che per fortuna ci rende tutti diversi (se esista un preciso stile “ufficiale”, non ne sono al corrente). Ti suggerisco di Utilizzare serenamente e liberamente il tuo, e di lasciare la stessa opzione agli altri
    Ultima modifica di LiIa : 18-05-2004 alle ore 01.50.42

  9. #39
    Iggy
    Ospite non registrato
    Secondo me si sta dando troppo rilievo al gesto di un singolo.

  10. #40
    LiIa
    Ospite non registrato
    e qual è esattamente, il terribile rischio che stiamo correndo??

  11. #41
    Iggy
    Ospite non registrato
    Premesso che mi stanca mortalmente leggere i pomposi scritti di LiIa, voglio rispondere. Lo faccio perché mi par di capire che sia fin troppo suscettibile nei confronti di una serie di privazioni di qualche tipo che tanto sembrano opprimerla. Mi pare invece che nessuno inibisca ad alcuno strade, pensieri o riflessioni, dunque non martirizziamoci, altrimenti cadiamo nel ridicolo. Nel pomposo ridicolo.

    Detto questo, non sono parte del movimento che vuole l'artista morto, o che denigra il suo stile, peraltro indubbiamente originale e generalmente comunicativo nonostante l'ermetismo che sembra avvolgerlo: in passato ha spiegato il significato delle sue opere, e la loro traduzione la trovo interessante.
    Forse quel che non si è capito è la mia indisponibilità a vedere colpito un pubblico non pronto, non preparato. Io devo poter scegliere se essere sconvolto nella mia sensibilità o meno, e non voglio che questo mio sacrosanto diritto di essere umano venga meno. In nessun caso, per alcuna ragione.
    Ultima modifica di Iggy : 18-05-2004 alle ore 00.58.27

  12. #42
    Iggy
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da LiIa
    e qual è esattamente, il terribile rischio che stiamo correndo??
    Quello di scrivere messaggi stupidi come questa tua domanda, e la mia inevitabile risposta.
    L'argomento è un altro.

  13. #43
    LiIa
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da Iggy
    Quello di scrivere messaggi stupidi come questa tua domanda, e la mia inevitabile risposta.
    L'argomento è un altro.
    no comment.

  14. #44
    Iggy
    Ospite non registrato
    Ecco, forse ci sono... se la virtuosa LiIa non ha ancora trovato di che recriminare, allora penso di aver ridotto il mio pensiero ai minimi termini, in una formula così elementare da poter essere confezionata in boccette di omogeneizzato.
    Il punto focale si trova nel fatto che, nel contesto di un'opera come quella di Cattelan, non ci sono scudi, non esiste riparo. L'oggetto è un deliberato e vibrante colpo alla sensibilità di persone che generalmente non sono pronte o aperte a recepire un messaggio di simile portata. Può avvenire per ignoranza artistica, o più verosimilmente per l'evidente senso di fastidio che l'opera scatena. Essendo questa reazione dichiaratamente ricercata, allora si può affermare inconfutabilmente a ragione che lo sdegno non è una delle reazioni previste, ma la reazione ricercata in mezzo al mare di reazioni prevedibili. Questo si traduce sostanzialmente in una mancanza di rispetto per la sensibilità altrui; e poco importa se i pionieristici esponenti dell'arte moderna e i suoi più o meno improvvisati cultori e sostenitori non ne vengono colpiti, poiché è fuori discussione che un oggetto simile sia fondamentalmente di disturbo, collocato al di fuori di un contesto consono, e sbattuto in quello urbano. Lo scopo dell'opera è certamente quello (in linea con tutte le altre opere di Cattalan, d'altronde), ma ciò non toglie che un esperimento simile sia come minimo azzardato.
    Qualcuno suggeriva giustamente che veniamo bombardati dalla cattiveria e dal dolore ovunque; la paura passa per il tubo catodico, si insinua tra i caratteri dei giornali... ma per la TV esiste il telecomando (e in suo supporto il classico "bollino rosso"), per i giornali abbiamo ancora la facoltà di scegliere se osservare o meno le fotografie proposte. E fortunatamente, soprattutto in quest'ultimo caso, la selezione viene ponderata già prima di consegnare il prodotto al pubblico.
    Un'opera come quella di Cattalan invece fà saltare tutti gli schemi, e mostra un'immagine troppo pesante per spettatori che non hanno chiesto di assistere al grande spettacolo, e che ne vengono turbati con la sola colpa di aver avuto bisogno di comprare la passata di pomodoro per la cena.
    Questo è semplicemente ingiusto, e non esiste discorso sull'ingoranza artistica (apologia sull'"arte ad ogni costo" spesso sbandierata da chi ne capisce altrettanto poco) che regga.
    Ultima modifica di Iggy : 18-05-2004 alle ore 03.07.44

  15. #45
    LiIa
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da Iggy
    Premesso che mi stanca mortalmente leggere i pomposi scritti di LiIa, voglio rispondere. Lo faccio perché mi par di capire che sia fin troppo suscettibile nei confronti di una serie di privazioni di qualche tipo che tanto sembrano opprimerla. Mi pare invece che nessuno inibisca ad alcuno strade, pensieri o riflessioni, dunque non martirizziamoci, altrimenti cadiamo nel ridicolo. Nel pomposo ridicolo.

    Detto questo, non sono parte del movimento che vuole l'artista morto, o che denigra il suo stile, peraltro indubbiamente originale e generalmente comunicativo nonostante l'ermetismo che sembra avvolgerlo: in passato ha spiegato il significato delle sue opere, e la loro traduzione la trovo interessante.
    Forse quel che non si è capito è la mia indisponibilità a vedere colpito un pubblico non pronto, non preparato. Io devo poter scegliere se essere sconvolto nella mia sensibilità o meno, e non voglio che questo mio sacrosanto diritto di essere umano venga meno. In nessun caso, per alcuna ragione.
    in effetti noto in te una certa pigrizia costituzionale. allegro, forse qualcuno già pensa per te, un giorno potrebbe anche leggere per te.
    sorvolo felicemente sul commento delle "privazioni", puerile quel che basta.
    per quanto riguarda invece il pubblico "impreparato" (di cui faccio parte), mi auguro che acquisisca maggiori strumenti utili a discriminare ed elaborare con maggiore autonomia la folla di stimoli che ci circonda.

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