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Discussione: Wilfred Ruprecht Bion

  1. #31
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    Riferimento: Wilfred Ruprecht Bion

    Citazione Originalmente inviato da RosadiMaggio Visualizza messaggio
    Se Char_lie ti facesse la stessa domanda che tu poni a qualcun altro e da cui vorresti una risposta, tu come gli risponderesti, a Char_lie. in modo secondo te pertinente per lui, in modo che non ti possa dire che stai aggirando degli ostacoli?
    Io la domanda che pongo allo psicoterapeuta la pongo anche a me stesso, la mia risposta rispetto alla mia stessa domanda è "non lo so", insomma io non rispondo esprimendo però chiaramente che non dò risposta, se sapessi formulare la risposta che soddisfa la mia domanda non proverei a chiedere a qualcun altro . Quanto fa 1238932988 per 1893488729881189? Non lo so, per questo chiedo alla calcolatrice che per esperienza ed empiricamente so che è più brava di me .
    Se lo psicoterapeuta è riuscito a comprendere cosa chiedo e non sa rispondere a certi disagi, dovrebbe rispondere come me "non so", e non cercare di convincermi che le sue risposte sono giuste, è più terapeutico questo per me. Cioé dopo un po' che ha cercato di convincermi, dovrebbe riuscire ad afferrare che non è una questione di incomprensione rispetto alla sua risposta, invece no insiste che la mia vera domanda inconscia è un'altra, e non ci capiamo per me. E' uno stratagemma persuasivo questo.

    Ecco rispondere "non so" quando si ignora la risposta è una risposta pertinente, onesta e sincera.

    Dirmi in continuazione che ha risposto e che dovrei prendere per giusta e soddisfacente una risposta che a ben vedere per me non soddisfa la mia domanda di aiuto è un'operazione molto discutibile.

    Se poi sa come soddisfare la domanda può rispondere tranquillamente, non dovrà faticare molto per convincermi, così riuscirebbe ad aiutarmi davvero.

    Le psicoterapie secondo me rispondono a molto poco rispetto ai disagi radicati nell'esistenza del singolo, infatti soprattutto quelle psicoanalitiche per raggiungere una "guarigione completa" pretendono dal singolo una riformulazione del disagio, e non cercano mai di affrontarlo alla base il disagio così come è stato definito e presentato all'inizio, perché spesso sono impotenti quanto il singolo rispetto a questa base... E così si sfrutta lo stratagemma dell'interpretazione, di una realtà mentale inaccessibile al singolo alla quale può accedere lo psicoanalista, stratagemma persuasivo e non dimostrativo.

    Citazione Originalmente inviato da wikipedia
    L'individuo che cerca la propria identità (non soltanto attraverso la psicoanalisi) è alla ricerca della verità cui sente di poter corrispondere; tutta la sua esistenza è tesa entrare in contatto con la verità ("O"), a conoscerla ("K") e comunicarla ad altri. L'analista dispiegherà la propria sensibilità al fine di entrare in contatto con l'"O" dell'analizzando escludendo durante il proprio lavoro le attività psichiche che possono distrarlo; in particolare la memoria e il desiderio.
    La memoria è il pensiero di ciò che è già conosciuto e regolato in sistema; il desiderio è il pensiero che stabilisce il fine e organizza la ricerca; escludendo tali processi l'analista può rendersi più sensibile al processo latente, alla verità che l'analizzando cerca inconsciamente e non riesce a definire.
    Non si può pretendere da me che stia molto meglio quando quel che s'è riuscito a risolvere corrisponde al 15% di quel che chiedevo facendomi interpretare questo 15 come un 100 sostenendo che per il mio inconscio quel 15 equivale a 100 (ma io questo non lo so perché non escludo quel che desidero ed ho le mie resistenze a continuare a desiderare)
    Io dovrei escludere il mio pensiero cosciente rispetto al fatto che quel che desideravo davvero avere non l'ho avuto?

    Io personalmente non cerco alcuna verità inconscia (non so nemmeno che significa 'sta cosa qua), cerco una bella soddisfazione (cosciente?) senza troppe sbavature. Questa manca, di verità ce ne può essere in abbondanza, ma non saprei cosa farmene, se questa verità non soddisfa i miei desideri, le mie aspettative e i miei sogni tutto resta logoro e rovinato lo stesso.

    Il male di cui mi lamentavo in gran parte è rimasto irrisolto da questi tipi di interventi qua, parlo per esperienza, non è che non ho provato, ho provato e ne ho parlato pure spesso di queste cose.

    Poi certi problemi possono essere anche irrisolvibili, arrivare a sapere che non possono essere soddisfatti a causa di vincoli reali stabili definitivamente, non aggiusta le cose, il male resta, non si cura più nulla a nessun livello, resta così e basta.

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 13-03-2012 alle ore 14.30.53

  2. #32
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    Riferimento: Wilfred Ruprecht Bion

    beh, risolti questi problemi profondi, non resta che godersi i piaceri qui e ora, momento per momento, per esempio il piacere di parlare con una bella psicologa che non si faccia coinvolgere nei problemi esistenziali, uuuh.

    E che sappia litigare ben bene quando la vuoi deprimere con i quesiti impossibili, umpf.

    guarda, te saresti bravissimo a deprimere!

    Potresti vedere se ti pagano per deprimere il prossimo con i mali del mondo, ahaha

  3. #33
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    Riferimento: Wilfred Ruprecht Bion

    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    beh, risolti questi problemi profondi, non resta che godersi i piaceri qui e ora, momento per momento, per esempio il piacere di parlare con una bella psicologa che non si faccia coinvolgere nei problemi esistenziali, uuuh.

    E che sappia litigare ben bene quando la vuoi deprimere con i quesiti impossibili, umpf.

    guarda, te saresti bravissimo a deprimere!

    Potresti vedere se ti pagano per deprimere il prossimo con i mali del mondo, ahaha
    Vorrei superare tutto, andare oltre questa realtà qua, ma l'oltre psicoanalitico è un altro finto oltre vuoto come tutti gli altri rimedi che lo hanno preceduto.
    Gli esseri umani così si ritrovano sempre allo stesso punto di partenza, una vita felice è un ossimoro pure per gli psiconalisti per i quali non si possono risparmiare certe "sofferenze educative" all'individuo, e perciò bisogna abituarsi ad una vita infelice anche per Freud e tutti gli educatori come lui, quindi a cosa serve alla fine tutto questo analizzare?

    A nulla per me, lascia tutto così com'è, si diventa profondi, cioé si tocca il fondo, ma anche il cambiamento è un cambiamento irregimentato secondo questa legge ferrea qua del male (di questo mi lamentavo e questo s'è lasciato immutato), della spinta dolorosa, del fuoco alle chiappe per farti mettere in movimento, perché alla fine l'importante è muoversi e cambiare per questi qua.

    A vivere e cambiare posso vivere e cambiare come tutti gli altri, ma all'interno di questo meccanismo qua io non sono felice lo stesso, vivo male, bisogna far saltare ed esplodere e mandare in cortocircuito il meccanismo stesso del "cambiamento sano", che è ancora un'altra cristallizzazione opprimente messa in piedi dagli psicoanalisti, si cura per ammalare così.

    Vivevo male prima a star fermo e continuo a vivere male pure ora che mi muovo con queste tecniche psicologiche moderne qua, non hanno aggiunto niente di nuovo al classico bastone e carota. Educazione al cambiamento e alla flessibilità e alle modalità di funzionamento sane, e se non ti adatti a questo? Non vai bene sempre e comunque pure per l'analisi!

    Cosa c'è da capire? Niente di niente. Io non deprimo nessuno, non rimarco di certo tutta la iattura esistenziale che vive un'altra persona, parlo per me, già ci pensa la vita e gli psicoanalisti a deprimerlo il mio prossimo (ho letto che sono riusciti a far suicidare diverse persone in passato grazie alla cura), è un settore troppo affollato per pensare di poter fare qualche soldo data la concorrenza .
    Ultima modifica di Char_Lie : 13-03-2012 alle ore 14.50.41

  4. #34
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    Riferimento: Wilfred Ruprecht Bion

    il tuo "errore", chiamiamolo così, forse qualcuno di loro direbbe atteggiamento non funzionale, è vivere male.

    Perchè la tua altissima consapevolezza delle cose ti farebbe vivere male?

    la verità, la conoscenza, non fanno vivere "male", o almeno per quanto mi risulta.

    vivere male cosa significa: forse essere depressi? Essere incapaci di fare delle cose, ma se a te queste cose non interessano, perchè dovresti star male, è questo che non ho mai capito, dove stia il tuo problema.

    In colpa non ti senti, hai lo spazio per aiutare altri, a quanto ho capito, hai compreso molte cose e problemi di cui la maggior parte della gente non si cura.

    Sai cosa ti manca, forse? Dedicarti agli altri, aiutare qualcuno ti farebbe star meglio, ti sposteresti da te stesso, finalmente, ti dimenticheresti che tu vivi male,( sto pensiero, scusa, ossessivo), e finalmente potresti stimarti per un grande, difficile compito gratuito, non egoistico, faresti quello che rimproveri ad altri.

    Eh.

  5. #35
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    Riferimento: Wilfred Ruprecht Bion

    vivere male cosa significa: forse essere depressi? Essere incapaci di fare delle cose, ma se a te queste cose non interessano, perchè dovresti star male, è questo che non ho mai capito, dove stia il tuo problema.
    A me certe cose piacciono finché l'impegno che devo metterci non supera un certo limite... Ecco, così mi piace farle, i problemi iniziano quando poi per farle nel concreto e inserirle nel sociale e magari "guadagnarci qualcosa" in qualsiasi termine, mi si chiede sempre di farle con un impegno tale che bene non mi fa più stare.

    Mi possono mancare certe cose, ma non mi manca poi l'enorme impegno che dovrei metterci per ottenerle, dato che il mondo in cui viviamo è regolato da una serie di leggi che funzionano così.

    Vuoi uscire con una ragazza? Starci un po' insieme? Essere amato un po'? Bene, ti devi sottoporre a tutta una serie di cose sgradevoli ed insopportabili (uno come me almeno, deve farlo per convincere una donna a stare con lui, forse altri tipi di persone no), perché alla fine l'altra persona chiede che tu faccia certe cose come vuole lei e la relazione diventa velocemente insopportabile, sogni qualche bacio e un abbraccio, cose così, ed invece dall'altra parte iniziano richieste senza fine che poi in conclusione non ti fanno sentire lo stesso amato, sognavi di bere qualcosa di puro, limpido e dissetante e t'hanno servito invece del veleno.

    Io mi stanco a far 'ste cose e dopo un po' poi mi chiedo chi me l'abbia fatto fare.

    O si trova il modo di spendere molto meno o non si risolve nulla per me. Se qualcuno mi esorta ad adattarmi a questa spesa qua lascia tutto così com'è: è il fatto stesso che sia presente questo tipo di spesa il problema a monte per me. Mi si può dire anche che "non è un problema, stai da solo", ma in fin dei conti niente è un problema, non vuoi fare certe cose? Muori... Tutto si risolve sempre, ma la soluzione non è certo quella che desideravamo davvero, questa frattura non si aggiusta più, resta spaccata e a me continua a far male.

    L'unica consolazione a cui penso è che poteva andare molto peggio dato che ho visto altri fare vite molto più miserabili e fare anche una brutta fine.

    Questi per me sono i problemi, niente di così metafisico, è roba terra terra, ma questi problemi qua ci sono per me, venire a conoscenza che qualcosa è irrimediabile e distrugge di sana pianta una serie di aspettative bene non fa per me. La psicoanalisi cosa fa alla fine? Dice "adattati a queste realtà qua dato che nessuno è capace di modificarle e dato che può darsi che siano anche immodificabili".

    Insomma la conoscenza in sé di questo tipo (del reale) non è detto che risolva qualcosa perché potrebbe essere il reale in sé un problema, sapere che qualcosa che ci sta a cuore deve andare in sfacelo necessariamente, rappresenta un qualcosa che si potrebbe conoscere, ma questa conoscenza chi farebbe star bene e meglio?

    Il fatto stesso che esista un mondo che va per conto suo e se ne sbatte delle aspettative, dei bisogni e dei desideri dell'individuo seguendo leggi proprie, è il punto di partenza di questa dissoluzione. Si parla di crescita, ma qua per me non si cresce, si annienta l'individuo un po' alla volta.

    Quando le leggi (parlo dell'insieme ecologico e sociale in cui dovrebbe andare ad inserirsi questa persona) e le aspettative dell'individuo confliggono fortemente, non si aggiusta più nulla. Come si vorrebbe aggiustare la cosa? Alla fine la soluzione per qualcuno (erroneamente) consiste nel prendere le aspettative "onnipotenti" dell'individuo a martellate per adattarle al contesto, mentre per curare le cose per me bisognerebbe fare il contrario, là dove fosse possibile curarle e si scoprisse un sistema per curarle davvero.


    Curare davvero per me si spinge nel verso opposto, non dovrebbe reprimere l'onnipotenza individuale, dovrebbe ampliarla. Curare significa dare delle vere risposte a quelle domande infantili che secondo certe persone gli adulti non dovrebbero proprio più porsi perché non dovrebbero costituire più un problema per un adulto maturo. Rispondere a certi "desideri assurdi d'onnipotenza" mostrando che assurdi non sono, senza cercare di dissolverli e farli sparire è l'unico modo per curare qualcosa, il resto semplicemente resta malato.

    Se esiste un reale con leggi proprie non è detto che si possa curare tutto.

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 14-03-2012 alle ore 22.23.37

  6. #36
    Partecipante Super Esperto L'avatar di lalangue
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    Riferimento: Wilfred Ruprecht Bion

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    A me certe cose piacciono finché l'impegno che devo metterci non supera un certo limite... Ecco, così mi piace farle, i problemi iniziano quando poi per farle nel concreto e inserirle nel sociale e magari "guadagnarci qualcosa" in qualsiasi termine, mi si chiede sempre di farle con un impegno tale che bene non mi fa più stare.

    Mi possono mancare certe cose, ma non mi manca poi l'enorme impegno che dovrei metterci per ottenerle, dato che il mondo in cui viviamo è regolato da una serie di leggi che funzionano così.

    Vuoi uscire con una ragazza? Starci un po' insieme? Essere amato un po'? Bene, ti devi sottoporre a tutta una serie di cose sgradevoli ed insopportabili (uno come me almeno, deve farlo per convincere una donna a stare con lui, forse altri tipi di persone no), perché alla fine l'altra persona chiede che tu faccia certe cose come vuole lei e la relazione diventa velocemente insopportabile, sogni qualche bacio e un abbraccio, cose così, ed invece dall'altra parte iniziano richieste senza fine che poi in conclusione non ti fanno sentire lo stesso amato, sognavi di bere qualcosa di puro, limpido e dissetante e t'hanno servito invece del veleno.

    Io mi stanco a far 'ste cose e dopo un po' poi mi chiedo chi me l'abbia fatto fare.

    O si trova il modo di spendere molto meno o non si risolve nulla per me. Se qualcuno mi esorta ad adattarmi a questa spesa qua lascia tutto così com'è: è il fatto stesso che sia presente questo tipo di spesa il problema a monte per me. Mi si può dire anche che "non è un problema, stai da solo", ma in fin dei conti niente è un problema, non vuoi fare certe cose? Muori... Tutto si risolve sempre, ma la soluzione non è certo quella che desideravamo davvero, questa frattura non si aggiusta più, resta spaccata e a me continua a far male.

    L'unica consolazione a cui penso è che poteva andare molto peggio dato che ho visto altri fare vite molto più miserabili e fare anche una brutta fine.

    Questi per me sono i problemi, niente di così metafisico, è roba terra terra, ma questi problemi qua ci sono per me, venire a conoscenza che qualcosa è irrimediabile e distrugge di sana pianta una serie di aspettative bene non fa per me. La psicoanalisi cosa fa alla fine? Dice "adattati a queste realtà qua dato che nessuno è capace di modificarle e dato che può darsi che siano anche immodificabili".

    Insomma la conoscenza in sé di questo tipo (del reale) non è detto che risolva qualcosa perché potrebbe essere il reale in sé un problema, sapere che qualcosa che ci sta a cuore deve andare in sfacelo necessariamente, rappresenta un qualcosa che si potrebbe conoscere, ma questa conoscenza chi farebbe star bene e meglio?

    Il fatto stesso che esista un mondo che va per conto suo e se ne sbatte delle aspettative, dei bisogni e dei desideri dell'individuo seguendo leggi proprie, è il punto di partenza di questa dissoluzione. Si parla di crescita, ma qua per me non si cresce, si annienta l'individuo un po' alla volta.

    Quando le leggi (parlo dell'insieme ecologico e sociale in cui dovrebbe andare ad inserirsi questa persona) e le aspettative dell'individuo confliggono fortemente, non si aggiusta più nulla. Come si vorrebbe aggiustare la cosa? Alla fine la soluzione per qualcuno (erroneamente) consiste nel prendere le aspettative "onnipotenti" dell'individuo a martellate per adattarle al contesto, mentre per curare le cose per me bisognerebbe fare il contrario, là dove fosse possibile curarle e si scoprisse un sistema per curarle davvero.


    Curare davvero per me si spinge nel verso opposto, non dovrebbe reprimere l'onnipotenza individuale, dovrebbe ampliarla. Curare significa dare delle vere risposte a quelle domande infantili che secondo certe persone gli adulti non dovrebbero proprio più porsi perché non dovrebbero costituire più un problema per un adulto maturo. Rispondere a certi "desideri assurdi d'onnipotenza" mostrando che assurdi non sono, senza cercare di dissolverli e farli sparire è l'unico modo per curare qualcosa, il resto semplicemente resta malato.

    Se esiste un reale con leggi proprie non è detto che si possa curare tutto.

    Saluti
    Sembra che il mondo in cui vivi ti abbia profondamente deluso. La cura che proponi, però, è paradossale: parli ad un mondo velenoso, che ti succhia l'anima chiedendoti sforzi sempre maggiori, quando non ti avvelena addirittura, a questo mondo tu chiedi di rispondere a dei "desideri assurdi d'onnipotenza" e di lasciare il resto malato. A parte che sarei curioso di sapere qual è questo "resto", e poi mi sembra che tu abbia dettato due leggi incompatibili tra di loro. Forse fai il mondo più forte ed onnipotente di quanto non sia: può darsi che alcune donne ti chiedano quello che tu dai a vedere. Forse è la domanda che fai a trarre in inganno il tuo ascoltatore.
    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Ma per caso la reincarnazione di Freud è Tinto Brass?
    La descrizione calzerebbe a pennello, manca solo il cubano..
    Sorella Psicoanalisi e Il Piccolo Mondo Antico

  7. #37
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    Riferimento: Wilfred Ruprecht Bion

    Citazione Originalmente inviato da lalangue Visualizza messaggio
    Sembra che il mondo in cui vivi ti abbia profondamente deluso. La cura che proponi, però, è paradossale: parli ad un mondo velenoso, che ti succhia l'anima chiedendoti sforzi sempre maggiori, quando non ti avvelena addirittura, a questo mondo tu chiedi di rispondere a dei "desideri assurdi d'onnipotenza" e di lasciare il resto malato. A parte che sarei curioso di sapere qual è questo "resto", e poi mi sembra che tu abbia dettato due leggi incompatibili tra di loro. Forse fai il mondo più forte ed onnipotente di quanto non sia: può darsi che alcune donne ti chiedano quello che tu dai a vedere. Forse è la domanda che fai a trarre in inganno il tuo ascoltatore.
    Beh, a me è capitato questo, una ragazza s'è avvicinata a me perché aveva intenzione di sistemarsi, però questo l'ho capito dopo, mi diceva ti amo così come sei, sopra e sotto, ma quel che sognava è che io trovassi un lavoro, che facessi tutta una serie di cose e così via, ma io le ho detto solo che ero d'accordo a stare insieme non ho detto d'essere d'accordo rispetto a questo resto che sottintendeva lei.
    Io cercavo qualcosa dalla relazione, lei un'altra, come si fa a star bene quando le relazioni con l'altro sesso, a quanto pare, sono tutte fatte così? Si dice, ci si mette d'accordo, s'accomoda tutto, ma io mi chiedo: come s'accomoda?

    La psicoanalisi, Bion e gli altri cosa dicono rispetto a questo? Questo è quel resto di cui parlo che potrebbe rimanere incurabile. E' come per la morte, fino ad ora sono morti tutti, ma esiste una cura per non morire?
    Probabilmente noi moriremo tutti ma non sappiamo nemmeno con certezza se c'è un rimedio o no; in concreto nell'esistenza che ci resta da vivere, questo male qua potrebbe rimanere là piazzato come una spina che punge, e che "soluzione" s'è riuscita a trovare?
    Non pensarci, occuparsi di altro, oppure credere con l'immaginazione che si è immortali (la religione), ma se per qualcuno questo risultasse un problema fondamentale? La risposta di questo tipo di cure a queste domande esistenziali è: "questo problema non dovrebbe essere un problema per te" che alla fine come dicevo, non rappresenta una risposta diretta al problema posto.

    Tutte queste spine rimangono conficcate fino a che qualcuno non riesce davvero ad inventare la pinza che le riesce a tirare via, potrebbero esserci però anche spine che non si possono tirare più via, le relazioni problematiche potrebbero essere una di queste spine perché i soggetti in relazione desiderano irrimediabilmente cose diverse ed i conflitti rispetto alla relazione da realizzare concretamente restano.

    Conflitti tra soggetti, tra individuo e società, ecco ci sono, io li vedo, alla fine di tutta la storia vince sempre chi in natura "è più forte", questa è la legge si dice, ma la vita che chiede d'essere curata, deve riuscire a superare la legge che le impedisce di espandersi, là dove c'è legge che si oppone al nostro desiderio vivo c'è male, ma il bene non è rappresentato da un asservimento del desiderio alla legge, al contrario bisogna riuscire ad asservire la legge (la presunta legge) al desiderio.

    Bisogna andare nella direzione opposta per me, e la psiconalisi da quel che dite e che ho letto, non ci va davvero, cerca di ridefinire i desideri individuali, assumendo che inconsciamente desideriamo quel che desiderano gli altri (così a furia di interpretare si spera di convincere la persona che lei desidera altro, quel che le racconta di desiderare lo psicoterapeuta che rappresenta qualcosa di meno conflittuale col resto della società e del mondo), ma per me non è così, questo inconscio qua non esiste proprio per me, i miei desideri vivi li sento e spesso confliggono con quelli delle persone che ho attorno, ma non stanno dentro di me i desideri di lavorare, metter su famiglia e cose del genere, io desidero instaurare un certo tipo di relazione che le donne intorno a me non vogliono e desiderano instaurare, questo vedo.

    Cosa c'è da capire e comprendere di profondo in tutto questo? Sono un idiota? Si crede che non comprendo?

    Questo capita, e non dico nemmeno che le donne siano cattive, le donne sono fatte come sono fatte, ma io bene non vivo in un mondo fatto così, se è fatto davvero così.
    Qua si genera un conflitto di sicuro, ma non si trova tra i miei desideri, è tra desideri e realtà (o almeno quella che io credo sia la realtà).


    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 15-03-2012 alle ore 14.30.14

  8. #38
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    sembri l'antisociale di Guccini


  9. #39
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    Riferimento: Wilfred Ruprecht Bion

    ahahah) L'hai sentito il testo, Char-Lie, sei proprio tuuuuu)


    Sono un tipo antisociale, non m'importa mai di niente,
    non m'importa dei giudizi della gente.
    Odio in modo naturale ogni ipocrisia morale,
    odio guerre ed armamenti in generale.
    Odio il gusto del retorico, il miracolo economico
    il valore permanente e duraturo,
    radio a premi, caroselli, T.V., cine, radio, rallies,
    frigo ed auto non c'è "Ford nel mio futuro"!

    E voi bimbe sognatrici della vita delle attrici,
    attenzione da me state alla lontana:
    non mi piace esser per bene, far la faccia che conviene
    poi alla fine sono sempre senza grana...

    Odio la vita moderna fatta a scandali e cambiali,
    i rumori, gli impegnati intellettuali.
    odio i fusti carrozzati dalle spider incantati
    coi vestiti e le camicie tutte uguali
    che non sanno che parlare di automobili e di moda,
    di avventure estive fatte ai monti e al mare,
    Vuoti e pieni di sussiego se il vestito non fa un piego,
    mentre io mi metto quello che mi pare...
    Sono senza patrimonio, sono contro il matrimonio,
    non ho quello che si dice un posto al sole;
    non mi piaccion le gran dame, preferisco le mondane
    perchè ad essere sincere son le sole...

    Non mi piaccion l'avvocato, il borghese, l'arrivato,
    odio il bravo e onesto padre di famiglia
    quasi sempre preoccupato di vedermi sistemato
    se mi metto a far l'amore con sua figlia...

    Sono un tipo antisociale, non ho voglia di far niente,
    sulle scatole mi sta tutta la gente.
    In un'isola deserta voglio andare ad abitare
    e nessuno mi potrà più disturbare
    e nessuno mi potrà più disturbare
    e nessuno mi potrà più disturbare...


    Perchè non accettarsi così come sei?
    Mica male, sei.
    Ultima modifica di complicata : 15-03-2012 alle ore 15.42.50

  10. #40
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    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    ahahah) L'hai sentito il testo, Char-Lie, sei proprio tuuuuu)


    Sono un tipo antisociale, non m'importa mai di niente,
    non m'importa dei giudizi della gente.
    Odio in modo naturale ogni ipocrisia morale,
    odio guerre ed armamenti in generale.
    Odio il gusto del retorico, il miracolo economico
    il valore permanente e duraturo,
    radio a premi, caroselli, T.V., cine, radio, rallies,
    frigo ed auto non c'è "Ford nel mio futuro"!

    E voi bimbe sognatrici della vita delle attrici,
    attenzione da me state alla lontana:
    non mi piace esser per bene, far la faccia che conviene
    poi alla fine sono sempre senza grana...

    Odio la vita moderna fatta a scandali e cambiali,
    i rumori, gli impegnati intellettuali.
    odio i fusti carrozzati dalle spider incantati
    coi vestiti e le camicie tutte uguali
    che non sanno che parlare di automobili e di moda,
    di avventure estive fatte ai monti e al mare,
    Vuoti e pieni di sussiego se il vestito non fa un piego,
    mentre io mi metto quello che mi pare...
    Sono senza patrimonio, sono contro il matrimonio,
    non ho quello che si dice un posto al sole;
    non mi piaccion le gran dame, preferisco le mondane
    perchè ad essere sincere son le sole...

    Non mi piaccion l'avvocato, il borghese, l'arrivato,
    odio il bravo e onesto padre di famiglia
    quasi sempre preoccupato di vedermi sistemato
    se mi metto a far l'amore con sua figlia...

    Sono un tipo antisociale, non ho voglia di far niente,
    sulle scatole mi sta tutta la gente.
    In un'isola deserta voglio andare ad abitare
    e nessuno mi potrà più disturbare
    e nessuno mi potrà più disturbare
    e nessuno mi potrà più disturbare...


    Perchè non accettarsi così come sei?
    Mica male, sei.
    Per la verità non è che sia proprio asociale asociale. Con quelli che, per così dire, secondo certi altri hanno le rotelle fuori posto come me, socializzo . Comunque esprimere almeno il proprio disagio è il minimo che si può fare, parlare con qualcuno dei propri guai fa stare un po' meglio chiunque. Chi non parla con qualcuno magari si mette a scrivere canzoni o fa altro, chi non riesce a fare nemmeno questo sta di sicuro un po' peggio.
    Spesso uno psicoterapeuta irrigidito nel suo ruolo non ti ascolta nemmeno, visto che filtra tutto con certe sue teorie (che siano psicoanalitiche o di altro genere conta poco), e può darsi che queste teorie finiscano con lo stravolgere il senso di quel che gli stai raccontando e così anche questa piccola forma di consolazione viene negata.
    Sinceramente poi davvero direi che risulta inutile su tutti i fronti parlare con qualcuno.
    Non si tratta di ricercare il senso, spesso già è tutto piuttosto sensato, ma è questo senso stesso ormai che risulta insopportabile, insomma esprimere almeno le cose che non ci stanno bene con dei "non lo sopporto" non le cambierà se sono radicate nella realtà come alberi secolari, ma fa stare un po' meglio, ecco questo è quel 15% di cui parlavo prima. Le cose restano rotte e spaccate, ma almeno si esprime questa disapprovazione, questo disagio, questo male di essere al mondo.

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 15-03-2012 alle ore 21.03.22

  11. #41
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    Riferimento: Wilfred Ruprecht Bion

    Naturalmente c'è anche l'altro risvolto della medaglia, Il sociale, la risposta sta sempre nel conciliare i due poli opposti
    che non sono belli nessuno dei due.

    Perchè non siamo mai belli, sempre orribili

    Gli psicoanalisti sono fissati con gli opposti, piacciono anche a me, questo vuol dire conciliare.

  12. #42
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    Riferimento: Wilfred Ruprecht Bion

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Per la verità non è che sia proprio asociale asociale. Con quelli che, per così dire, secondo certi altri hanno le rotelle fuori posto come me, socializzo . Comunque esprimere almeno il proprio disagio è il minimo che si può fare, parlare con qualcuno dei propri guai fa stare un po' meglio chiunque. Chi non parla con qualcuno magari si mette a scrivere canzoni o fa altro, chi non riesce a fare nemmeno questo sta di sicuro un po' peggio.
    Spesso uno psicoterapeuta irrigidito nel suo ruolo non ti ascolta nemmeno, visto che filtra tutto con certe sue teorie (che siano psicoanalitiche o di altro genere conta poco), e può darsi che queste teorie finiscano con lo stravolgere il senso di quel che gli stai raccontando e così anche questa piccola forma di consolazione viene negata.
    Sinceramente poi davvero direi che risulta inutile su tutti i fronti parlare con qualcuno.
    Non si tratta di ricercare il senso, spesso già è tutto piuttosto sensato, ma è questo senso stesso ormai che risulta insopportabile, insomma esprimere almeno le cose che non ci stanno bene con dei "non lo sopporto" non le cambierà se sono radicate nella realtà come alberi secolari, ma fa stare un po' meglio, ecco questo è quel 15% di cui parlavo prima. Le cose restano rotte e spaccate, ma almeno si esprime questa disapprovazione, questo disagio, questo male di essere al mondo.

    Saluti
    Tutto è sempre molto difficile nella vita, a partire dalle questioni di coppia, che ti incuriosiscono, forse, chissà.
    Costruire una relazione di coppia da zero è conciliare e conciliarsi, ma bisogna vedere se per te vale la pena farlo
    Troppo serio, sei, una ragazza ci svieneee)
    Ultima modifica di complicata : 15-03-2012 alle ore 21.09.08

  13. #43
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    Riferimento: Wilfred Ruprecht Bion

    questo male di essere al mondo
    Sai Char_Lie che questo male di essere al mondo è comune a tutti gli uominni e che per tutti è irrisolvibile in realtà?
    Gaia

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    Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4

  14. #44
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    Riferimento: Wilfred Ruprecht Bion

    è vero, almeno in qualcosa siamo simili, ecco la Rosadimaggio affila le unghiette)

    Non vorrei uscire di casa la mattina per paura di trovare qualcuno simile a me ( pensiero riadattato di grouxho marx))

    Ma Bion ne parlava di queste cose?(

    Anche lui era simile a noi?(

    Certo uno che si chiama Wilfred Rupert o come diavolo, no.
    Ultima modifica di complicata : 15-03-2012 alle ore 21.33.22

  15. #45
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    Riferimento: Wilfred Ruprecht Bion

    Citazione Originalmente inviato da RosadiMaggio Visualizza messaggio
    Sai Char_Lie che questo male di essere al mondo è comune a tutti gli uominni e che per tutti è irrisolvibile in realtà?
    La comunione del male e il fatto che ci siano altre persone nella stessa condizione non mi consola molto.

    Insomma a me sta pure bene questa cosa, ma allora non si sostenga che con un contatto con la verità (con la "O") si starà bene e meglio. Se il contatto è conflittuale, se la verità della realtà si contrappone al senso individuale dello star bene, il conflitto resta ed è pure insanabile.
    La verità non è detto che faccia guarire, si guarisce solo là dove la verità stessa non entra in conflitto col proprio senso di guarigione, col proprio senso di cura possibile del male.
    Non rappresenta una soluzione o una cura dire "mi sta bene" là dove per l'individuo c'è il "male", in fin dei conti tutti potrebbero dirsi "mi sta bene tutto così com'è adesso" e s'è risolto ogni problema .
    Che qualcuno muoia di cancro è un problema? Per chi? Se nessuno pone questa situazione come problematica (compreso chi è malato) il problema non c'è.
    Questo punto qua critico in questo tipo di teorizzazioni, non è una soluzione non porsi certi problemi o modificarne il senso.

    In questo sono rigido, ma solo perché non mi stanno bene le fregature a parole.

    Bisognerebbe prenderli a sassate tutti questi "diavoli tentatori" che propongono soluzioni che non risolvono mai veramente nulla e guardare altrove...

    Se non c'è ancora soluzione si continua male e basta, perché non c'è nulla che si desidera cambiare per risolvere certi problemi. Il male resta, i lamenti restano, la malattia resta, non c'è cambiamento curativo ancora (non si sa ancora nemmeno se esiste, anche se si ha un'idea di guarigione e di star bene che si sa riconoscere), lo si cerca magari ma non c'è ancora in queste pratiche e non si sa nemmeno se ci sia davvero o non si cerchi qualcosa che non può esistere proprio (Dire che la morte è necessaria è fede, non scienza o conoscenza).

    Anche se fosse possibile sapere e dimostrare che non può esistere proprio un rimedio, non aggiusta le cose, la verità da sola non aiuta, dovrebbe essere direzionata verso il buon senso della vita dell'individuo, e non è detto che sia così e che la vita sia piegabile a questo buon senso individuale.

    Conoscere non è detto che aggiusti le cose perciò le teorie che sostengono che il conoscere fa guarire, sono a monte sbagliate per me, nessuno conosce ancora tutto lo scibile per poter affermare questo con un buon margine di certezza, è fede nella bontà del mondo, nel fatto che sia un posto accogliente per l'individuo.

    La verità non è né buona né cattiva, siamo noi a dare un senso di salute alle situazioni.


    Tornando a Bion e a tutta la psiconalisi (che pretende di far guarire grazie alla conoscenza) per me è già questa impostazione a monte che è sbagliata. Si potrebbe conoscere il movimento di ogni singolo atomo, ogni legge fisica, neurologica, chimica, tutto, ed essere irrimediabilmente contrapposti a questo mondo così com'è, a non amarlo così com'è, ad amarne uno diverso dato che questo potrebbe essere anche irrimediabilmente destinato a rovinare...



    Chi cerca trova è un detto stupido, non si sa in realtà nemmeno questo, si gioca d'azzardo in situazioni di incertezza, quindi chi sostiene d'avere cure per i disagi esistenziali, o cura molto poco (appunto un 15%) o probabilmente ci prende per i fondelli come chi ci vuol convincere che "siamo al sicuro ed il pianeta non ci colpirà" quando in realtà la verità reale potrebbe essere un'altra ed il conoscerla non salverà nessuno perché va contro la nostra stessa vita ed esistenza.

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 19-03-2012 alle ore 13.59.01

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