Una delle tante possibilità, senza andare a scomodare il fattore culturale, è che i protettori delle prostitute che partoriscono (ovviamente la maggioranza abortisce) vendano i bambini per adozioni illegali o traffico di organi. Oltre al fatto che non condivido la tua certezza sulla nazionalità prevalente delle prostitute, ma ammetto di non essere informata su questo.Originariamente postato da Anticensura
Un altro dato da paragonare con casa nostra è, perchè non si trovano bambini di colore abbandonati? Le prostitute sono in maggioranza nigeriane ergo il pappone dovrebbe sottrarre più bambini di colore anzichè bianchi! Quello che tengo a far notare è che il fenomeno ha una forte base culturale, dato che i tassi di abbandono sia dei paesi arabi sia delle minoranze etniche che vivono da noi è alla lunga motlo inferiore di quello di casa nostra.
Sai che non capisco dove vuoi andare a parare? Se esistesse una tendenza differenziale all'abbandono basata su fattori culturali verrebbe meno la tua tesi della responsabilità dello Stato, che "permette alle donne di partorire nei prati come bestie" per citare a memoria alcune delle tue precedenti affermazioni. Oppure cosa dovremmo concludere ripeto, sulla base mi pare solo di sensazioni, fatti di cronaca e non di dati precisi?
Un'altra possibilità è che le donne in terra straniera riescano più facilmente a creare reti di sostegno tra loro e ad aiutardi reciprocamente nella cura dei neonati. Oppure che siano più capaci di chiedere aiuto rispetto alle donne italiane, le quali forse vivono col mito dell'efficienza e dell'individualismo e sono ormai chiamate sbrigativamente a superare il conflitto maternità-lavoro senza scomporsi troppo.
Non sempre il fine giustifica i mezzi. E i tuoi non mi sembravano i più appropriati.Il lavoro di psicologo è quello di migliorare la società e l'individuo, quindi penso che battersi per abbassare questo tasso di abbandoni che si realizza sempre mediante una relazione psicologica sia una giusta causa.
Personalmente poi ho solo cercato di invitarti a una riflessione più approfondita sull'argomento, che mi pare superficiale ricondurre all'abolizione della "ruota degli esposti".
Questa fatico davvero a capirla.Ci è piaciuta la parità dei diritti, ci è piaciuta l'interruzione volontaria della gravidanza, ma lo vogliamo mantenere almeno il diritto alla vita?
Ho già avuto, come alea, la sensazione di leggere tra le righe dei tuoi scritti una sorta di ostilità per il genere femminile e questa frase che ho citato, per ora, senza tuoi chiarimenti, non fa che confermarmi tale impressione. Sarei ben lieta di sbagliarmi, ma naturalmente non posso escluderlo se non ti spieghi meglio.
Se l'unico modo in cui puoi rispondere alle considerazioni motivate mie e di altri sul perchè il tuo modello socio-sanitario sia scarsamente applicabile è il vittimismo non credo che ci sia molto spazio per una discussione costruttiva. Qualcuno ti ha minacciato di ban in questa sede?purtroppo se propongo un modello sociale/sanitario in cui lo psicologo si occupi di queste cose, rischio di essere bannato perchè mi dicono che faccio politica.........
Ciao Accadueo, hai perfettamente ragione, purtroppo i padri sono stati troppo a lungo sottovalutati dalla ricerca, così come i nonni, spesso figure sostitutive importantissime per i figli di madri adolescenti.Originariamente postato da Accadueo
ciao Daisy, se non sbaglio questo tipo di risultati si hanno attraverso l'Infant observation, che è un tipo di osservazione della diade madre-bambino attraverso la lente psicoanalitica.. qui le relazioni con gli altri componenti della famiglia sono assolutamente trascurati e niente di strano che con il padre, lo stesso infante descritto nella relazione con la madre depressa, esprima tante e contente espressioni facciali nonchè vocalizzi.. insomma, quello che voglio dire è non esiste solo la madre in una famiglia..
Naturalmente si può avere una madre depressa, ma avere una rete di sostegno (padri, nonni e quant'altro) adeguata, che consente uno sviluppo armonico del bambino. Il problema è che la depressione post partum, ma in generale le madri depresse, talvolta non vengono riconosciute se non dopo molte sofferenze e ciò denota un contesto sociale poco attento e sensibile.
Ciò che voglio dire è che non basta che 2 o 3 ore al giorno un bambino possa usufruire di un papà "sano" se poi viene lasciato il resto del tempo alle cure insufficienti di una donna depressa: i bambini finiscono col diventare sempre più passivi. Non a caso gli effetti dell'esposizione ad una madre depressa, e quindi alla trascuratezza, sono considerati ancor più gravi del maltrattamento.
Originariamente postato da arwen
Daisyuna risposta più esauriente credo non la potevi dare
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una risposta più esauriente credo non la potevi dare
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