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  1. #31
    Partecipante Esperto L'avatar di wrubens
    Data registrazione
    17-04-2003
    Messaggi
    492
    E' proprio vero Stefano, la differenza che sottolinei è netta e sostanziale.
    Allora, come adoperarsi per prospettare al medico tale soluzione?.
    E' utile fare degli esempi?. Come dire..."guardi, nei casi come ad esempio l' ippocondria, posso suggerirle l' approccio giusto".
    Nella tua esperienza ti è capitato che i medici siano disposti ed abbiano intenzione di accettare suggerimenti didattici ?.
    E' questo ciò che intendi o c'è dell' altro?
    Rubens
    "il dubbio è il tarlo del delirio"
    Rubens

  2. #32
    HT Sirri
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da wrubens
    E' proprio vero Stefano, la differenza che sottolinei è netta e sostanziale.
    Allora, come adoperarsi per prospettare al medico tale soluzione?.
    Esistono tanti modi per comunicare.....
    Non credo di dover fare una lezione di comunicazione ;-) , mi limitero' a dire alcune cose.

    Un buon modo per comunicare le "cose giuste" e' averle bene chiare in mente noi per primi.

    Ti faccio un esempio: se io vado dal medico chiedendo mi sentiro' io per primo in debito, e facilmente questa "insicurezza" trasparira' (comunicazione non verbale e paraverbale).....
    Da qui nasce un trucco che in realta' e' potentissimo: agire non sull'esterno, ma sull'interno: avere l'atteggiamento giusto!, avendo questo, spesso le "parole giuste" vengono da sole, ma soprattutto escono con il tono di voce giusto.


    E' utile fare degli esempi?. Come dire..."guardi, nei casi come ad esempio l' ippocondria, posso suggerirle l' approccio giusto".
    Nella tua esperienza ti è capitato che i medici siano disposti ed abbiano intenzione di accettare suggerimenti didattici ?.
    E' questo ciò che intendi o c'è dell' altro?
    Rubens
    No, assolutamente, sara' lui a chiedere a noi.
    Molti medici sono dispostissimi ad accettare i nostri suggerimenti, anzi, lo fanno con riconoscenza (daltronde li stiamo aiutando nel loro lavoro).

    Anche qui l'atteggiamento e' una chiave (ovviamente non dipende tutto solo da questo).
    Se il medico ci vede come un professionista qualificato, cosa che noi siamo, il tutto avviene in maniera naturale.
    Se invece diamo l'impressione di essere noi a voler dare consigli.......
    si sa com'e'.....
    i consigli non richiesti vengono facilmente rifiutati, e chi li ha dati spesso viene etichettato come saccente.

    Un abbraccio,

    Stefano

  3. #33
    Partecipante Assiduo L'avatar di clietta
    Data registrazione
    20-08-2002
    Messaggi
    182
    Anche questo e` vero, Stefano, ma non e` semplice trovare medici che non operino una separazione mente-corpo, convinti che i mali del corpo siano curabili solo con la chimica (in sostanza, eliminiamo il sintomo). Non voglio fare un ragionamento di senso comune ma mi e` capitato spessissimo che i medici utilizzino questo approccio. Per questo ero piu` scettica sulla collaborazione, anche se sicuramente sarebbe l`approccio migliore, per non creare quella che tu chiami "dipendenza".
    Grazie come sempre a tutti per gli stimoli e gli spunti di riflessione.

  4. #34
    Partecipante Esperto L'avatar di wrubens
    Data registrazione
    17-04-2003
    Messaggi
    492
    Ho capito all' incirca cosa intendi...la mia impostazione pragmatica richiederebbe qualche notizia in più....
    fammi la cortesia Stefano, se ti è possibile di farmi un esempio. Gli esempi chiariscono sempre...
    allora...mi presento dal medico con l' idea preimpostata nella mia mente, di offrirgli una collaborazione.
    Es. "Salve sono R. mi occupo di questo e quest' altro.........sono qui da lei per prospettarle una collaborazione...nel caso abbia persone che soffrano del problema x io ho gli strumenti per trattarle...se, in qualche caso vuole consultarmi per avere dei suggerimenti sono a sua disposizione".
    E' questa la formula?.
    In altre parole la trattativa ha due termini, da un lato l' invio da parte del medico, dall' altro la nostra disponibilità per eventuali consulenze tecniche.

    Rubens
    "il dubbio è il tarlo del delirio"
    Rubens

  5. #35
    HT Sirri
    Ospite non registrato

    allora...mi presento dal medico con l' idea preimpostata nella mia mente, di offrirgli una collaborazione.
    Es. "Salve sono R. mi occupo di questo e quest' altro.........sono qui da lei per prospettarle una collaborazione...nel caso abbia persone che soffrano del problema x io ho gli strumenti per trattarle...se, in qualche caso vuole consultarmi per avere dei suggerimenti sono a sua disposizione".
    E' questa la formula?.
    No, quella che descrivi sembra la vendita di qualcosa.
    Se io fossi il medico e qualcuno si presentasse cosi', personalmente eviterei qualsiasi proposta mi facesse.

    Non riuscirei a spiegare tutto in un post, ma voglio ugualmente farti capire il senso della cosa.

    Il medico nel momento in cui ti manda qualcuno sta rischiando!
    Ebbene si, in gioco c'e' la sua faccia, prima ancora della tua.
    Tu vedrai un perfetto sconosciuto, lui invece con quella persona ha un rapporto, e questo rapporto puo' incrinarsi in base a quello che tu fai.
    Quindi?
    Quindi lui deve potersi fidare di te.

    Fidarsi di un professionista non significa pensare che questo professionista sia infallibile, ma significa fidarsi prima di tutto delle sue qualita' umane.

    Qui arriviamo al punto importante, e' questo l'effetto che devi ottenere con il medico: costruire un rapporto di fiducia con lui.

    Un abbraccio,

    Stefano

  6. #36
    HT Sirri
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da wrubens
    Ho capito all' incirca cosa intendi...la mia impostazione pragmatica richiederebbe qualche notizia in più....
    fammi la cortesia Stefano, se ti è possibile di farmi un esempio. Gli esempi chiariscono sempre...

    Rubens
    Concordo, gli esempi chiariscono sempre.
    Forse lo hai gia' capito dal mio post precedente, ma qui avrei qualche problema a fare un esempio.

    Il punto e' questo: piu' che una metodologia, esiste una "metametodologia".

    Provo a spiegarmi meglio.
    Mettiamo, io vado in discoteca e vedo una ragazza che mi piace, cosa faccio?
    Se vado dritto al sodo (es. vado da lei e le dico: "tu mi piaci, vorrei baciarti e andare con te in spiaggia a fare l'amore") potrei beccarmi anche un sonoro ceffone! (giustamente)
    Ovvero prima di "andare al sodo" devo costruire un rapporto.
    Nel costruire questo rapporto devo venire fuori io come persona.

    Tu mi chiedi: che cosa le diresti?
    Tante cose, ti risponderei, tante cose diverse da occasione ad occasione, soprattutto in base a come sono io e a come e' lei.

    Esiste una metodologia, purtroppo non riuscirei ad affrontare questa cosa in un post.

    Spero di esserti stato comunque utile.

    Un abbraccio,

    Stefano

  7. #37
    Partecipante Esperto L'avatar di wrubens
    Data registrazione
    17-04-2003
    Messaggi
    492
    E' vero Stefano ma a volte c' è la legge dei grandi numeri..
    se in una serato chiedo a 100 donne direttamente di uscire dalla disco, magari con aria romantica, una la trovo quasi sicuramente, se impiego il mio tempo con 3 intorti fatti per bene, non è detto...

    ma ho capito il tuo disorso, credo sia importante. Anzi è bene anche delineare al medico di cosa ci occupiamo nello specifico e non dirgli solamente chie siamo psicologi e ci possiamo occupare dei disturbi mentali. Anzi, forse dirgli anche che non abbiamo competenze per alcuni disturbi, come ad esempio l' anoressia può farci apparire professionali e seri.
    Forse la parolina magica è essere franchi, onesti e spontanei, non è così?.
    Ciò che continua a sfuggirmi è questa sorta di collaborazione. Non saprei proprio come impostarla.
    Il medico tendenzialmente ha poco tempo ed in una certa misura gioca in casa. E' avvantaggiato da una professionalità ed una posizione. Quali i termini per proporgli una collaborazione?, in altre parole per dargli qualcosa in cambio?.

    Rubens

  8. #38
    HT Sirri
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da wrubens
    E' vero Stefano ma a volte c' è la legge dei grandi numeri..
    se in una serato chiedo a 100 donne direttamente di uscire dalla disco, magari con aria romantica, una la trovo quasi sicuramente, se impiego il mio tempo con 3 intorti fatti per bene, non è detto...
    So che la tua e' una battuta, ma vale la pena di approfondirla perche' e' molto interessante.
    Quelle 99 ragazze che hanno detto di no alla tua proposta, cosa penseranno di te?
    Viceversa, quelle 3 con cui hai "perso" tutta la serata (buca) che idea si faranno? avranno delle amiche?

    La gente parla...... e siccome io devo lavorare ancora qualche decina d'anni prima di andare in pensione..... e' bene che ci penso



    ma ho capito il tuo disorso, credo sia importante. Anzi è bene anche delineare al medico di cosa ci occupiamo nello specifico e non dirgli solamente chie siamo psicologi e ci possiamo occupare dei disturbi mentali. Anzi, forse dirgli anche che non abbiamo competenze per alcuni disturbi, come ad esempio l' anoressia può farci apparire professionali e seri.
    Esattamente


    Forse la parolina magica è essere franchi, onesti e spontanei, non è così?.
    Quasi perfetto.

    Ovvero in linea generale si, ma esistono delle "regole" cui e' meglio attenersi.



    Ciò che continua a sfuggirmi è questa sorta di collaborazione. Non saprei proprio come impostarla.
    Il medico tendenzialmente ha poco tempo ed in una certa misura gioca in casa. E' avvantaggiato da una professionalità ed una posizione. Quali i termini per proporgli una collaborazione?, in altre parole per dargli qualcosa in cambio?.

    Rubens
    Avvantaggiato?
    Non sarei cosi' sicuro di questo......

    Se lui non avesse la convenzione con la mutua, quante persone paganti avrebbe?
    Non scordiamoci che spesso le persone si rivolgono al privato (pagando), quando potrebbero avere lo stesso (?) servizio gratis.
    Non scordiamoci che in questo momento la medicina occidentale viene vista da molti in modo negativo.
    .... e potrei andare avanti ancora.... ma il punto non e' questo.

    Tu non devi "dargli", qui non si parla di oggetti, ma di relazione, di rapporto personale...... che e' poi il fulcro dell'attivita' psicologica.

    Devi costruire una relazione con lui.
    Hai mai avuto un collega con cui ti trovavi a lavorare molto bene?
    Ci saranno stati dei passaggi nel vostro rapporto che vi hanno consentito di passare da "perfetti sconosciuti" a "persone che lavorano bene insieme e si stimano a vicenda".
    Questa e' la relazione che dovresti tendere a costruire.

    Un abbraccio,

    Stefano.

  9. #39
    HT Sirri
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da clietta
    Anche questo e` vero, Stefano, ma non e` semplice trovare medici che non operino una separazione mente-corpo, convinti che i mali del corpo siano curabili solo con la chimica (in sostanza, eliminiamo il sintomo). Non voglio fare un ragionamento di senso comune ma mi e` capitato spessissimo che i medici utilizzino questo approccio. Per questo ero piu` scettica sulla collaborazione, anche se sicuramente sarebbe l`approccio migliore, per non creare quella che tu chiami "dipendenza".
    Grazie come sempre a tutti per gli stimoli e gli spunti di riflessione.
    Sinceramente non capisco bene cosa vuoi dire.....

    Il medico ha una visione molto ristretta delle cose?
    Benissimo, ti mandera' quelli che lui reputa "mente", e proprio per questa scissione che lui opera pensera' di non poterci fare assolutamente nulla.

    Mi sfugge qualcosa?

    Un abbraccio,

    Stefano

  10. #40
    Partecipante Assiduo L'avatar di clietta
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    182
    La mia perplessita` era appunto sulla "collaborazione" intesa come come scambio di informazioni utili: se il mio medico e` convinto che il mal di testa di un paziente si cura con un medicinale e non con una chiacchierata (dico una banalita`, tanto per fare un es), non mandera` questo paziente da me, ne` mi chiedera` indicazioni in piu` su come curarlo, se pensa che le medicine siano l`unico toccasana. E` un luogo comune, ma quello che dicevo e` appunto che spesso i medici utilizzano dei ragionamenti di senso comune, sopratttutto se sono "in la`" con l`eta`...
    baci e abbracci

  11. #41
    Partecipante Esperto L'avatar di wrubens
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    17-04-2003
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    492
    Veramente ho notato spesso l' atteggiamento contrario, oggi un medico che si tenga informato e voglia realmente guarire i propri pazienti ha piena consapevolezza che i farmaci non sempre servono.
    Non è poi tanto difficile desumere ciò. L' esempio che faccio io ai medici è quello degli attacchi di panico che, in quanto spesso episodici e imprevedibili non possono essere gestiti dal farmaco.
    Il problema principale per me è un altro.
    Il medico, pur sapendo che il farmaco non sempre cura tutto, non vede altre soluzioni.
    Lo psicologo per una serie di motivi che non elenco, non è visto come una valida alternativa al farmaco!.

    Rubens
    "il dubbio è il tarlo del delirio"
    Rubens

  12. #42
    HT Sirri
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da wrubens
    Veramente ho notato spesso l' atteggiamento contrario, oggi un medico che si tenga informato e voglia realmente guarire i propri pazienti ha piena consapevolezza che i farmaci non sempre servono.
    Colpito nel segno!

    Il punto e' esattamente qui: piu' un professionista ha esperienza in una disciplina (che sia medicina, psicologia, o altro) e piu' si rende conto che essa ha delle potenzialita', ma pure dei limiti.

    Il problema non e' il credere che la medicina sia il toccasana di ogni male, ma avere poca fiducia nella psicologia.


    Il medico, pur sapendo che il farmaco non sempre cura tutto, non vede altre soluzioni.
    Lo psicologo per una serie di motivi che non elenco, non è visto come una valida alternativa al farmaco!.
    Appunto.

    Qui esistono una serie di "trucchetti" (per fargli capire che la sua e' una convinzione sbagliata, o comunque per farci dare almeno una possibilita'), ma in ogni caso possiamo sempre passare al prossimo.
    Medico bacato?, bene, avanti un altro.
    ;-)

    Un abbraccio,

    Stefano

    PS
    senza offesa per nessuno, e' solo una battuta.......
    ..... e se sapeste quanto sono bacato io non vi potrebbe neppure venire il dubbio.
    ;-))

  13. #43
    Partecipante Esperto L'avatar di wrubens
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    492
    E allora Stefano quali sarebbero questi validi trucchetti?.

    Un saluto

    Rubens
    "il dubbio è il tarlo del delirio"
    Rubens

  14. #44
    HT Sirri
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da wrubens
    E allora Stefano quali sarebbero questi validi trucchetti?.

    Un saluto

    Rubens
    Mi pare una presa per il ****, ma sicuramente mi sbaglio.

    Comunque, i casi sono due:

    1) darci almeno una possibilita'
    Esempio.
    "Si, lei ha perfettamente ragione a dubitare (*partire con un "si" ci permette di far abbassare le difese)..... la psicologia, come tutte le discipline non puo' curare tutto (*rafforziamo il "si").
    Io infatti le dico che non tratterei mai patologia1, patologia2 e patologia3
    (* continuamo a rafforzare il "si", e tre "si" formano gia' un tappeto affermativo, oltre a questo elenchiamo dei nostri limiti, continuando cosi' a rinforzare il rapporto. Iniziamo anche ad inserire una variazione importante: dire qualcosa no, implicitamente significa anche dire qualcosa si), perche' sono particolarmente specializzato in patologia4 e 5 (a questo punto diviene molto credibile quando gli diciamo che queste due cose le sappiamo fare molto bene). Quindi le chiedo semplicemente di provare per poter valutare come possiamo lavorare assieme (*gli diamo una liberta' che lui ha gia' (quella di provare, invece di accettare subito); diamo per sottinteso che possiamo lavorare assieme, mentre l'attenzione ricade sul "come", e non sul "lo facciamo oppure no")".


    2) la sua e' una convinzione sbagliata
    Qui il discorso si fa piu' complesso, in quanto la premessa era:
    Il medico, pur sapendo che il farmaco non sempre cura tutto, non vede altre soluzioni.
    Lo psicologo per una serie di motivi che non elenco, non è visto come una valida alternativa al farmaco!.
    Quindi dipende:
    E' una mancanza di conoscenza?
    E' una presa di posizione aprioristica?
    Altro?
    In base alla situazione si procede con informazioni, una ristrutturazione di contesto, ristrutturazione di contenuto, ecc.


    Un abbraccio,

    Stefano

  15. #45
    Partecipante Esperto L'avatar di wrubens
    Data registrazione
    17-04-2003
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    492
    perchè una presa per il....?
    tutt' altro...leggo e ti faccio sapere!...
    ciao
    rubens
    "il dubbio è il tarlo del delirio"
    Rubens

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