Ciao. Premetto che non ho dimestichezza con la neurofisiologia, però leggendo la conversazione mi ha colpito la radicale contrapposizione istinto-pensiero; ho alcune curiosità in merito. Per utilizzare un linguaggio a me più abituale, mi chiedo come si collochino, in questa ottica di inibizione del pensiero causata da una “saturazione del sistema dolore”, quei meccanismi di difesa che sfruttano proprio il pensiero per far fronte a segnali di pericolo psichico o agenti stressanti (la razionalizzazione o l’intellettualizzazione). Secondo una delle definizioni classiche, come saprete, la difesa è un complesso di operazioni con la finalità di ridurre e sopprimere ogni modificazione che possa mettere in pericolo l’integrità e la costanza dell’individuo biopsicologico, e in senso più esteso predispone un generale sistema di adattamento (meccanismi di coping o cognitivi). Domanda: nel contesto dell'intervento esposto sopra, il meccanismo di difesa evoluto potrebbe corrispondere ad una forma di “pragmatizzazione” a cui ricorrere per gestire la frustrazione, e se ho capito bene, a quello “sforzo” di costruzione che media un rapporto con il dato di realtà (?).Originariamente postato da agex
Riguardo al concetto di sim-patia ed istinto, è interessante: molti istinto e poco pensiero; anche questo, capirai, non è un giudizio etico, ma un dato di realtà: laddove il sistema dolore si satura, e scatta l'antagonista settale con il dispiegarsi dei sentimenti istintivi, il pensiero non è fruibile, è una legge cerebrale, diciamo psicologica.....
aggiungo che nella conversazione mi sembra un po’ sacrificato il rapporto tra "istinto" e “razionalità”, compresso in una prospettiva di mutua esclusione. Nel “benevolo” esempio di serendipity (la scelta fra pensiero e istinto) infatti, mi sembra trascurato il ruolo che l’emozione (nello specifico alcune informazioni connotate emotivamente rispetto all’interlocutore e/o situazione) può esercitare nella selezione di opzioni convenienti dal punto di vista psico-biologico, come rilevato dagli studi sulle lesioni del lobo prefrontale (damasio). Il circuito lobi prefrontali-amigdala è un canale di accesso a tutta la “cartella simpatie-antipatie” che archiviamo attraverso l’esperienza di vita, e se in qualche modo risulta lesionato, la capacità decisionale può risultare disastrosamente compromessa.
Saluto e ringrazio per eventuali delucidazioni.







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