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  1. #31
    Partecipante Esperto L'avatar di wrubens
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    17-04-2003
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    Originariamente postato da marzia78
    Però mi ricordavo che anche tu Rubens, forse in un'altra discussione, parlavi delle scuole di psicoterapia in generale ( e quindi anche della cognitivo-comportamentale)... da qui la confusione...
    tu sei sistemico, mi sembra (correggimi se sbaglio)?
    Più o meno. Frequento la scuola sistemico-relazionale.
    Io sono un pragmatico. Ciò che mi interessa è solo risolvere i problemi della gente. Sono pronto anche a dare un calcio a 4 anni di specializzazione, se non mi aiutano in questo scopo.

    Difendere la t. sistemica mi interessa meno di zero.
    Mi interessa difendere quelle epistemologie che più di altre funzionano, in base al caso che si presenta.

    Ritengo molto interessante anche la psicoterapia cognitiva o la t. breve strategica. forse anche lo psicodramma, ma non ho esperienze su quest' approccio.

    E' interessante anche qualcosa della psicoanalisi, il lavoro sulle difese e sul sogno in particolare.

    Mi specializzerò per altro 10 anni come minimo.

    Più strumenti hai più hai possibilità, però devono giustificare un investimento e sopratutto devono risolvere!.

    Rubens
    "il dubbio è il tarlo del delirio"
    Rubens

  2. #32
    swwetfay76
    Ospite non registrato
    Concordo molto con quanto hai detto Rubens...

    Confidando sul fatto che ogni psicoterapia ha strumenti buoni che funzionano meglio su determinate patologie, piuttosto che su altre, mi sono chiesta più volte come fare a scegliere.
    Io ho scelto quella più affine al mio modo di lavorare ed essere.

    Mi aveva incuriosito molto anche la scuola di psicoterapia integrata (che è ciò che in fondo mi piace di più: mettere insieme il buono di tutto con flessibilità), ma alla fine non l'ho scelta. Perchè?
    perchè mi son detta che era meglio concentrarsi su un modello (peer evitare confusione nella mia testa) e poi, una volta finiti i 4 anni, specializzarmi attraverso quei master che molte scuole di psicoterapia fanno per chi è già psicoterapeuta, e integrare le mie conoscenze e competenze, con ciò che di buono posso attingere e integrare dagli altri approcci psicoterapeutici.

    Anch'io ero molto attratta dal sistemico relazionale della selvini palazzoli, di cui ho sentito parlare benissimo e che sembra essere trattamento d'eccellenza per le problematiche della coppia o degli adolescenti (io sò questi, ma probabilmente c'è molto di più) e la scuola strategica di Nardone. Personalmente ho seguito un corso tenuto da una sua collaboratrice. Non sò se sia vero che le persone guariscono alla velocotà della luce come spesso sento dire riguardo alla terapia strategica... quel che è vero è che è un approccio innovativo, che ha forti risultati comprovati in alcune patologie. Inoltre, le tecniche usate, come la comunicazione strategica, le tecniche delle prescrizioni paradossali, ecc, possono essere un'arma in più da utilizzare all'occorrenza con alcuni tipi di pazienti.
    Quindi perchè limitarsi ad un unico approccio? :-)

    Forse continuerò anch'io a specializzarmi ancora per 10 anni e più.... ma in fondo, chi l'ha detto che dopo 4 anni si è specializzati? lo stato? un foglio di carta?
    la teoria della mente e la psicoterapia in genere, sono in continua evoluzione, essendo teorie e tecniche abbastanza nuove. Quindi che dire?
    Continuare a studiare ed aggiornarsi e acquisire nuovi strumenti per fare questo lavoro al meglio, credo sia doveroso per ognuno di noi.

    Questa ovviamente però, è solo la mia opinione :-)

    fay

  3. #33
    agex
    Ospite non registrato
    "Concordo molto con quanto hai detto Rubens..."
    Noi non lo condividiamo molto il Rubens; siamo (molto garbatamente) distanti dal Rubens pensiero.

    ".. la scuola di psicoterapia integrata (che è ciò che in fondo mi piace di più: mettere insieme il buono di tutto con flessibilità), ma alla fine non l'ho scelta. Perchè?" Ci spieghi cosa è il buono? Cioccolato, pensieri, affetti, istinti, o altro???? ecc.

    ".perchè mi son detta che era meglio concentrarsi su un modello (per evitare confusione nella mia testa) e poi, una volta finiti i 4 anni, specializzarmi attraverso quei master che molte scuole di psicoterapia fanno per chi è già psicoterapeuta, e integrare le mie conoscenze e competenze, con ciò che di buono posso attingere e integrare dagli altri approcci psicoterapeutici. Anch'io ero molto attratta dal sistemico relazionale della selvini palazzoli, di cui ho sentito parlare benissimo e che sembra essere trattamento d'eccellenza per le problematiche della coppia o degli adolescenti (io sò questi, ma probabilmente c'è molto di più) e la scuola strategica di Nardone. Personalmente ho seguito un corso tenuto da una sua collaboratrice. Non sò se sia vero che le persone guariscono alla velocità della luce come spesso sento dire riguardo alla terapia strategica... quel che è vero è che è un approccio innovativo, che ha forti risultati comprovati in alcune patologie. Inoltre, le tecniche usate, come la comunicazione strategica, le tecniche delle prescrizioni paradossali, ecc, possono essere un'arma in più da utilizzare all'occorrenza con alcuni tipi di pazienti."
    Si, tutto bello, vero e affascinante, ma non abbiamo capito il modello...potresti colmare la lacuna????
    "Quindi perchè limitarsi ad un unico approccio? "
    Bene quindi coerenza: spiegaci il modello!!!

    "Forse continuerò anch'io a specializzarmi ancora per 10 anni e più.... ma in fondo, chi l'ha detto che dopo 4 anni si è specializzati? lo stato? un foglio di carta? la teoria della mente e la psicoterapia in genere, sono in continua evoluzione, essendo teorie e tecniche abbastanza nuove. Quindi che dire? Continuare a studiare ed aggiornarsi e acquisire nuovi strumenti per fare questo lavoro al meglio, credo sia doveroso per ognuno di noi. Questa ovviamente però, è solo la mia opinione "
    Noi ti lanciamo una provocazione per la prosecuzione del dibattito: per noi il fine ultimo della psicoterapia è nel mettere il paziente nelle condizioni di essere il terapeuta di se stesso!!! Se ce ne darai modo te lo racconteremo, come farlo...tu cosa ne pensi? Ovvero come pensi di attuarlo il nostro fine, se lo condividi...ovviamente.

  4. #34
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Originariamente postato da agex
    "Noi non lo condividiamo molto il Rubens; siamo (molto garbatamente) distanti dal Rubens pensiero.
    Ignoravo che avessimo un Papa tra di noi...
    O forse è un Re?

    Noi, willy61, per disgrazia di Dio e nessuna volontà di nessuna Nazione ecc. ecc. dichiariamo che siamo sopraffatti dalla saggezza e dall'erudizione di agex e dal suo codice binario.
    Proponiamo cordialmente (essendone follemente innamorati) di immetterlo su di un binario (morto) e colà dimenticarvelo!
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  5. #35
    agex
    Ospite non registrato
    Willy 61:
    Originariamente postato da agex
    "Noi non lo condividiamo molto il Rubens; siamo (molto garbatamente) distanti dal Rubens pensiero.".postato da Willy: "Ignoravo che avessimo un Papa tra di noi... O forse è un Re? Noi, willy61, per disgrazia di Dio e nessuna volontà di nessuna Nazione ecc. ecc. dichiariamo che siamo sopraffatti dalla saggezza e dall'erudizione di agex e dal suo codice binario. Proponiamo cordialmente (essendone follemente innamorati) di immetterlo su di un binario (morto) e colà dimenticarvelo! "

    Crediamo, e siamo pronti a ricrederci se ci viene offerta l'opportunità, che fra i vari motivi dell'innamoramento di willy61 per agex ci sia una certa sostanza e che derivi dall'analisi delle votazioni: Willy 13- agex 24. Noi anche se siamo lontani dal Rubens pensiero lo riteniamo utile e valido per il dibattito, ma l'innamoramnento di Willy è un'altra cosa!!! Un evento che capita, succede, secondo il nostro autorevole parere, sono gli scherzi dell'amore inteso in un certo modo, comunque il "codice binario" come modello di lavoro, nonostante gli auspici, non è finito nel deposito, è vivo e vegeto e lotta insieme a noi..hasta la victoria siempre!!! Ola. In ultimo condividiamo, in generale ovviamente, l'aneddoto: Contro la stupidità, nemmeno gli dei possono nulla...
    In ultimo concedeteci di sostenere il Rubens nella sua richiesta: è da un mese e più che aspetta che gli venga risposto :"Quale libro di Erickson mi consigli? " Chiediamo allo staff della stanza di attivarsi in aiuto alla richiesta di Rubens: non è corretto far aspettare tanto un consiglio così accorato...

  6. #36
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    "il dubbio è il tarlo del delirio"
    Rubens

  7. #37
    Partecipante Esperto L'avatar di wrubens
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    Originariamente postato da swwetfay76
    Concordo molto con quanto hai detto Rubens...

    Confidando sul fatto che ogni psicoterapia ha strumenti buoni che funzionano meglio su determinate patologie, piuttosto che su altre, mi sono chiesta più volte come fare a scegliere.
    Io ho scelto quella più affine al mio modo di lavorare ed essere.

    Concordo anch' io con quanto hai detto. Anche la mia scelta è stata mediata da gusti personali.
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    Mi aveva incuriosito molto anche la scuola di psicoterapia integrata (che è ciò che in fondo mi piace di più: mettere insieme il buono di tutto con flessibilità), ma alla fine non l'ho scelta. Perchè?
    perchè mi son detta che era meglio concentrarsi su un modello (peer evitare confusione nella mia testa) e poi, una volta finiti i 4 anni, specializzarmi attraverso quei master che molte scuole di psicoterapia fanno per chi è già psicoterapeuta, e integrare le mie conoscenze e competenze, con ciò che di buono posso attingere e integrare dagli altri approcci psicoterapeutici.

    Anch' io credo sia necessario concentrarsi su un modello, perlomeno all' inizio. Successivamente noto che, indipendentemente dal modello, è anche importante avere strumenti che possano aiutare il terapeuta nel lavoro con il paziente.
    Ad esempio, mi piacerebbe avere strumenti accurati per lavorare ed interpretare i sogni, anche se 'sono' un sitemico.
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    ....... e la scuola strategica di Nardone. Personalmente ho seguito un corso tenuto da una sua collaboratrice. Non sò se sia vero che le persone guariscono alla velocotà della luce come spesso sento dire riguardo alla terapia strategica... quel che è vero è che è un approccio innovativo, che ha forti risultati comprovati in alcune patologie. Inoltre, le tecniche usate, come la comunicazione strategica, le tecniche delle prescrizioni paradossali, ecc, possono essere un'arma in più da utilizzare all'occorrenza con alcuni tipi di pazienti.
    Quindi perchè limitarsi ad un unico approccio? :-)

    Sì, la comunicazione strategica è un' arma efficace che si può utilizzare anche con altre epistemologie di riferimento.

    Su Nardone si dice bene e male. Personalmente (conosco bene la persona e le tecniche), credo sia un approccio efficace ed efficiente.
    Dipende, come abbiamo detto, dal disturbo. Per un certo tipo di problema è sicuramente valida. Per altri è una perdita di tempo.
    Ciò che si può reclamare in questo ed in altri casi di scuole di specializzazione è la presenza di una mentalità rivolta più al businness piuttosto che ad indicare anche 'quando non risolve'.

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    Forse continuerò anch'io a specializzarmi ancora per 10 anni e più.... ma in fondo, chi l'ha detto che dopo 4 anni si è specializzati? lo stato? un foglio di carta?
    la teoria della mente e la psicoterapia in genere, sono in continua evoluzione, essendo teorie e tecniche abbastanza nuove. Quindi che dire?
    Continuare a studiare ed aggiornarsi e acquisire nuovi strumenti per fare questo lavoro al meglio, credo sia doveroso per ognuno di noi.

    Questa ovviamente però, è solo la mia opinione :-)

    Secondo me la differenza la fa sempre il terapeuta, a prescindere dalla formazione tecnica che riceve è la sua personalità che entra in gioco in terapia.
    Se non trovo 'feeling' con il terapeuta, anche se costui è bravissimo probabilmente non mi servirà. Diciamo un 'esempio placebo al contrario'.

    Rubens (nice to meet you)
    "il dubbio è il tarlo del delirio"
    Rubens

  8. #38
    marzia78
    Ospite non registrato
    Anche io ho scelto la scuola di specializzazione che sentivo maggiormente "rappresentativa" per il modo di essere e agire.. Per ora questa scelta mi sta appagando molto dal punto di vista pratico e teorico, eppure anche a me non interessa difendere a spada tratta l'orientamento cognitivo-comportamentale rispetto alle altre impostazioni...Ciò che voglio adesso è sicuramente formarmi avendo come riferimento un solido modello teorico ma soprattuto riuscire ad acquisire una modalità terapeutica "personalissima", condensato di ciò che sono, di ciò che ho vissuto e di ciò che sono in grado di "restituire" ad un'altra persona...(soltanto in preda a un delirio d'onnipotenza si può pensare che basti applicare la formuletta a memoria per curare le "ferite" di chi si rivolge allo psicoterapeuta...)
    Non esiste "l'orientamento" per eccellenza, anche se alcuni di essi, dati alla mano, sembrano essere elettivi per certi disturbi rispetto ad altri...Esiste forse un modalità propria di essere psicoterapeuta, un'orecchio teso all'ascolto empatico, uno sguardo che si sintonizza al mood del paziente...(ciò quindi che, a mio avviso, nessuna scuola può darti, se non lo possiedi già!).
    Anche secondo me è necessario non fossilizzarsi su un'unica scuola di pensiero... ognuna di essa ha da offrire strumenti utili e vantaggiosi per il benessere psicologico del nostro paziente...la difficoltà e la professionalità sta proprio nel decidere quali, tra questi, siano maggiormente idonei al caso!

    Marzia

  9. #39
    agex
    Ospite non registrato
    "Anche io ho scelto la scuola di specializzazione che sentivo maggiormente "rappresentativa" per il modo di essere e agire.. Per ora questa scelta mi sta appagando molto dal punto di vista pratico e teorico, eppure anche a me non interessa difendere a spada tratta l'orientamento cognitivo-comportamentale rispetto alle altre impostazioni...Ciò che voglio adesso è sicuramente formarmi avendo come riferimento un solido modello teorico ma soprattuto riuscire ad acquisire una modalità terapeutica "personalissima", condensato di ciò che sono, di ciò che ho vissuto e di ciò che sono in grado di "restituire" ad un'altra persona...(soltanto in preda a un delirio d'onnipotenza si può pensare che basti applicare la formuletta a memoria per curare le "ferite" di chi si rivolge allo psicoterapeuta...)
    Non esiste "l'orientamento" per eccellenza, anche se alcuni di essi, dati alla mano, sembrano essere elettivi per certi disturbi rispetto ad altri...Esiste forse un modalità propria di essere psicoterapeuta, un'orecchio teso all'ascolto empatico, uno sguardo che si sintonizza al mood del paziente...(ciò quindi che, a mio avviso, nessuna scuola può darti, se non lo possiedi già!).
    Anche secondo me è necessario non fossilizzarsi su un'unica scuola di pensiero... ognuna di essa ha da offrire strumenti utili e vantaggiosi per il benessere psicologico del nostro paziente...la difficoltà e la professionalità sta proprio nel decidere quali, tra questi, siano maggiormente idonei al caso!"

    Vorremmo capire anche noi qualcosa: la psicoterapia ha come fine ultimo la terapia dei malati, o dei sani??? Potreste aiutarci a capire "quali malati"...

  10. #40
    marzia78
    Ospite non registrato
    Agex, secondo me, questa distinzione tra malati e sani è fuorviante, un pò come voler definire se un'emozione sia positiva o negativa...
    Io personalmente ho parlato di benessere psicologico di un paziente, classificazione nosografica a parte del disturbo di cui eventualmente può essere affetto (le persone hanno una patologia, non sono quella patologia: questa premessa penso sia necessaria per non incappare in una logica sterile di "etichettamento")!
    Io penso, e qui mi ripeto per l'ennesima volta, che il fine ultimo della psicoterapia (a prescindere dall'orientamento) sia fornire degli strumenti efficaci che rendano le persone autonome, una volta uscite dallo studio del terapeuta , ed offrire loro un ruolo pienamente attivo nei confronti dei loro problemi.
    E' dunque un progetto di crescita e autonomia che lo psicoterapeuta mette a punto per quanti gli si rivolgono, senza le distinzioni di cui sopra, dato che la linea di demarcazione tra normalità e patologia è estremamente labile.
    Mi chiedi quali malati?Dopo le premesse fatte, penso di aver già risposto...se poi volete sapere quali sono, secondo me, i trattamenti elettivi per certi disturbi, il discorso è un altro e lo possiamo affrontare tranquillamente, anche e soprattutto col contributo di tutti gli altri partecipanti!!
    un saluto,
    marzia

  11. #41
    Partecipante Esperto L'avatar di wrubens
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    Originariamente postato da agex
    "Vorremmo capire anche noi qualcosa: la psicoterapia ha come fine ultimo la terapia dei malati, o dei sani??? Potreste aiutarci a capire "quali malati"...
    Strana domanda fatta da un freudiano, una distinzione che il 'maestro' ho reso molto sottile.

    Rubens
    "il dubbio è il tarlo del delirio"
    Rubens

  12. #42
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Il fine della terapia

    Frank (1973, 1982) sostiene che la terapia è il tentativo di migliorare il senso di benessere della persona. Il modo in cui ciò avviene è strettamente determinato dalla società nella quale la terapia ha luogo. La terapia comporta sempre una relazione personale tra una persona che funge da guaritore ed una che soffre. Il guaritore p di solito formato, riconosciuto ed approvato dalla società umana nella quale si svolge la cura.

    Frank J., 1973, Persuasion and healing, John Hopkins Univ. Press
    Ibidem, 1982, Therapeutic components shared by all psychotherapies, APA
    Dott. Guglielmo Rottigni
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  13. #43
    agex
    Ospite non registrato
    "Agex, secondo me, questa distinzione tra malati e sani è fuorviante, un pò come voler definire se un'emozione sia positiva o negativa..."
    Abbiamo chiesto solamente quali malati pensate di curare con la psicoterapia, è fuorviante?? Concordiamo sull'ambiguità del termine emozione negativa e positiva: infatti le emozioni sono solo due (dolore-genetico/piacere-acquisito).

    "Io personalmente ho parlato di benessere psicologico di un paziente, classificazione nosografica a parte del disturbo di cui eventualmente può essere affetto (le persone hanno una patologia, non sono quella patologia: questa premessa penso sia necessaria per non incappare in una logica sterile di "etichettamento")!. Io penso, e qui mi ripeto per l'ennesima volta, che il fine ultimo della psicoterapia (a prescindere dall'orientamento) sia fornire degli strumenti efficaci che rendano le persone autonome, una volta uscite dallo studio del terapeuta , ed offrire loro un ruolo pienamente attivo nei confronti dei loro problemi."
    Noi condividiamo in pieno: dare la possibilità al paziente di diventare (attraverso la psicoterapia) medico di se stesso, in pratica permettere alla parte non psicotica della personalità di saper riconoscere e intervenire sulla parte psicotica del paziente. La patologia, per noi, è la parte psicotica della personalità, se poi ci sono delle difficoltà a capirlo allora possiamo ricominciare il dibattito.

    "E' dunque un progetto di crescita e autonomia che lo psicoterapeuta mette a punto per quanti gli si rivolgono, senza le distinzioni di cui sopra, dato che la linea di demarcazione tra normalità e patologia è estremamente labile."
    Labile per chi? Per il paziente, si spera, perché se non abbiamo ben chiara la parte psicotica e non psicotica della personalità, siamo come, dice Papa Benedetto XVI, nella dittatura del relativismo fricchettone..

    "Mi chiedi quali malati?Dopo le premesse fatte, penso di aver già risposto..."
    Per noi la malattia è il prevalere della parte psicotica della personalità, per voi????

    "..se poi volete sapere quali sono, secondo me, i trattamenti elettivi per certi disturbi"
    se non vi dispiace ne vorremmo parlare dei tratatemnti elettivi...con calma e serenità!!!

    " il discorso è un altro e lo possiamo affrontare tranquillamente, anche e soprattutto col contributo di tutti gli altri partecipanti!!un saluto,marzia" ..saluti dagli agex

  14. #44
    agex
    Ospite non registrato
    "Originariamente postato da agex "Vorremmo capire anche noi qualcosa: la psicoterapia ha come fine ultimo la terapia dei malati, o dei sani??? Potreste aiutarci a capire "quali malati"..."Strana domanda fatta da un freudiano, una distinzione che il 'maestro' ho reso molto sottile.Rubens"

    Sottilmente fra noi: la domanda l'ha fatta il Papa Agex, che finalmente abemus in forum..da Wrubens del 18.04.05: "Fumata bianca!.Habemus Agex!!.Agex e il suo tesoro (codice binario)"

  15. #45
    agex
    Ospite non registrato
    "Frank (1973, 1982) sostiene che la terapia è il tentativo di migliorare il senso di benessere della persona. Il modo in cui ciò avviene è strettamente determinato dalla società nella quale la terapia ha luogo. La terapia comporta sempre una relazione personale tra una persona che funge da guaritore ed una che soffre. Il guaritore p di solito formato, riconosciuto ed approvato dalla società umana nella quale si svolge la cura.Frank J., 1973, Persuasion and healing, John Hopkins Univ. Press-Ibidem, 1982, Therapeutic components shared by all psychotherapies, APA."

    Il gruppo Agex ritiene che con il termine di psicoterapia debba essere inteso un lavoro non sistematico ma processuale legato al riconoscimento della parte psicotica della personalità e dei relativi vantaggi che il paziente riceve in termine di piacere paradossale, analogo lavoro processuale consiste nel fornire (al paziente) gli strumenti necessari per il riconoscimento dei sintomi e fra questi determinante è il contributo offerto dal sogno. Il ruolo del guaritore esterno (analista) serve a organizzare e formare il guaritore interno del paziente. E' auspicabile che lo psicoterapeuta abbia una competenza specifica sul concetto di malattia e di sintomo.

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