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  1. #31
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    Salve Eliseea,
    mi pare che il tuo problema sia epistemologico e non mi sento nella posizione di poter giudicare.Secondo me è più importante assumere un atteggiamento Pragmatico nei confronti delle terapie e non bisogna escludere dalla propria indagine la psicoanalisi o l'analisi transazionale solo perchè non sono considerate scientifiche.Effettivamente molte ricerche longitudinali hanno dimostrato la minore efficacia(vedi EST) di queste terapie ma vi sono aluni disturbi specifici che possono essere risolti con questi approcci teorici.Personalmente ho letto "Io sono Ok tu sei Ok"di Harris per l'analisi transazionale e mi ha colpito molto.Anche se l'analisi transazionale non è considerata positivamente ti consiglio di coltivare lo stesso la tua curiosità.
    "Il vostro amore per la vita sia amore per la vostra speranza più alta:e la vostra più alta speranza sia il più alto pensiero della vita!"
    Nietzche

  2. #32
    Postatore Compulsivo L'avatar di sunflower
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    In realtà non ho mai letto la declassificazione di psicanalisi e at a terapie non scientifiche. Puoi citarmi qualche fonte ? Grazie

  3. #33
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    L'importanza di identificare psicoterapie supportate dall’evidenza empirica ha la sua ufficializzazione nel 1995, quando la Task Force on Promotion and Dissemination of Psychological Procedures of Division 12 (Clinical Psychology) della American Psychological Association (APA) identificò un numero di interventi psicologici considerati affidabili (in seguito denominati Empirically Supported Treatments (ESTs) (Chambless & Ollendick, 2001; Herbert, 2003) o Empirically Validated Treatments (EVTs).

    Gli ESTsi ispirano alla Evidence Based Medicine (EBM) (cfr. Sackett, 1997) e si basano su trials clinici controllati e randomizzati (RCTs) (cfr. Herbert, 2003; Morrison, Bradley, & Westen, 2003).

    In un rapporto del 1995, la Task Force indicò i criteri per selezionare un EST e riportò una lista preliminare di trattamenti selezionati (Chambless & Ollendick, 2001). Perchè sia indicato come probabilmente efficace, un trattamento deve mostrarsi superiore relativamente ad una condizione di non-trattamento (ad esempio il placebo o la condizione della lista di attesa).

    L’assunto di base degli ESTs è che esista una realtà oggettiva e che conclusioni affidabili siano raggiungibili attraverso metodologie scientifiche: la procedura verso il miglioramento del sintomo è così caratterizzata dalla diagnosi e dalla prescrizione di un trattamento (Bohart,O'Hara & Leitner, 1998). Ad esempio il progetto Evidence-Based Practices (EBPs) (in accordo con le linee-guida dell’APA) punta a sviluppare interventi standardizzati, creati in collaborazione con diverse figure tra cui clinici, pazienti, familiari, supervisori della terapia, responsabili di progetto ed autorità nel campo della salute mentale (Mueser, Torrey, Lynde, Singer, & Drake, 2003).

    Lo sviluppo delle linee-guida per la pratica clinica hanno aumentato dunque l’importanza dei trattamenti basati su evidenze e il futuro dello psicoterapia sembra orientarsi verso interventi psicologici supportati dalla ricerca (cfr. Nathan, 1998; Sanderson, 2003).

    Un consenso sui criteri per determinare cosa sia empiricamente supportato tuttavia non è stato ancora raggiunto (Beutler, Clarkin, & Bongar, 2000) e gli ESTs sono stati accolti da numerose critiche sia dal punto di vista teorico che dal punto di vista metodologico (cfr. ad es.Luborsky, Rosenthal, Diguer, Andrusyana, Berman, Levitt et al., 2002; Herbert, 2003).

    Inoltre, nonostante l’enfasi evidenziata dall’APA, le psicoterapie basate sull’evidenza non sono ancora ampiamente utilizzate dagli psicoterapeuti.

    In questo contesto si avverte sempre più la necessità di poter utilizzare strumenti validi ed attendibili per la diagnosi, la pianificazione del trattamento psicologico e la verifica dell’esito dell’intervento psicologico. In particolare una adeguata diagnosi e la misura dell’esito del trattamento contribuirebbe anche a verificare l’ efficacia del modello utilizzato dallo psiocoterapeuta (sia ESTs che Non ESTs) in combinazione con una adeguata valutazione del processo psicoterapico (cfr. Ford & Urban, 1998; Maruish, 1999; Lambert, Bergin & Garfield, 2004).

    Il passaggio dalle pratiche evidence-based alle evidenze practice based evidences ( cfr. Margison, Barkham, Evans, & al., 2000) ad esempio, permetterebbe di esaminare gli esiti della psicoterapia in contesti naturali con trattamenti di durata variabile condotti da diversi terapeuti sia mediante le linee guida sia con più flessibilità, situazione più vicina a quella reale (Margison et al., 2000). Le misurazioni degli esiti, in questo caso, dovrebbero essere associate a valutazioni di processo e tenere in considerazione non solo la riduzione del sintomo, ma anche la qualità di vita, il funzionamento globale, le abilità sociali, l'autostima.

    Bibliografia dei lavori citati:



    Beutler, L. E., Clarkin, J. F., & Bongar, B. (2000). Guidelines for systematic treating of the depressed patient. New Jork: Oxford University Press.

    Bohart, A. C., O'Hara, M., & Leitner, L. M. (1998). Empirically violated treatment: Disenfranchisement of humanistic and other psychotherapies. Psychotherapy Research(8), 141-157.

    Chambless, D. L., & Ollendick, T. H. (2001). Empirically supported psychological interventions: controversies and evidence. Annu Rev Psychol, 52, 685-716.

    Ford, H. D. & Urban H.B. (1998). Contemporary Models of Psychotherapy: A Comparative Analysis, (2nd ed.). Wiley & Sons. New York

    Herbert, J. D. (2003). The science and practice of empirically supported treatments. Behav Modif, 27(3), 412-430.

    Lambert, M., Bergin, A.E & Garfield, S.L. (2004). Handbook of Psychotherapy and Behavior Change. (5th ed.) Wiley & Sons. New York.

    Luborsky, L., Rosenthal, R., Diguer, L., Andrusyana, T. P., Berman, J. S., Levitt, J. T., et al. (2002). The dodo bird verdict is alive and well-mostly. Clinical Psychology: Science and Practice, 9(1), 2-12.

    Margison, F. R., Barkham, M., Evans, C., & al., e. (2000). Measurement and psychotherapy: Evidence-based practice and practice-based medicine. British Journal of Psychiatry (177), 123-130.

    Maruish, M.A. (1999). The use of psychological testing for treatment planning and outcome assessment (2 nd ed.). Lawrence Erlbaum, Mahwah, NJ.

    Morrison, K. H., Bradley, R., & Westen, D. (2003). The external validity of controlled clinical trials of psychotherapy for depression and anxiety: a naturalistic study. Psychol Psychother, 76(Pt 2), 109-132.

    Mueser, K. T., Torrey, W. C., Lynde, D., Singer, P., & Drake, R. E. (2003). Implementing evidence-based practices for people with severe mental illness. Behav Modif, 27(3), 387-411.

    Nathan, P.E. (1998). Practice guidelines: Not yet ideal. American Psychologist, 53(3) 290-299. (tr. it.: Linee guida per la psicoterapia. Bollettino di Psicologia Applicata, 227-228,3-15, O.S. Organizzazioni Speciali, Firenze 1999).

    Price, R.K., Spitznagel, E.L., Downey, T.J. Mayer, D.J., Risk, N.K. e El-Ghazzawy, O.G. (2000). Applyng Artificial Neural Network Models to Clinical Decision Making. Psychological Assessment, 12, 1, 40-51

    Sackett, D. L. (1997). Evidence-based medicine. Semin Perinatol, 21(1), 3-5.

    Sanderson, W. C. (2003). Why empirically supported psychological treatments are important. Behav Modif, 27(3), 290-299.



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    Edited by - m.giannini on 30/05/2005 21:25:44
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  4. #34
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    La Repubblica - 3 septembre 2005




    Traduction française de l'article sur :

    http://www.psyapsy.org/index.php?opt...sk=view&id=210


    Page 41, sez. Cultura

    QUEGLI ANALISTI BRUTTI E CATTIVI
    'Il libro nero della psicoanalisi' che esce ora in Francia rappresenta un attacco senza precedenti al sapere freudiano. In ottocento pagine un gruppo di studiosi mette in discussione la validità delle teorie e l'efficacia terapeutica. Quaranta specialisti moltissimi americani, tra gli autori non figura nessun italiano di Fabio Gambaro

    Parigi
    «Vivere, pensare e stare meglio senza Freud». E' questo l' esplicito sottotitolo di Le Livre Noir de la Psychanalyse (Editions Les Arènes), un volume di oltre ottocento pagine, appena arrivato nelle librerie francesi e già al centro di feroci polemiche nel mondo della psichiatria e della psicanalisi d' oltralpe. In Francia, infatti, non era mai stato pubblicato un atto d' accusa tanto esplicito e violento nei confronti dell' autore dell' Interpretazione dei sogni. Il libro, che condensa tutte le critiche che negli ultimi anni sono state avanzate nei confronti di Freud e della psicanalisi, è curato da Catherine Meyer, la quale ha riunito una quarantina di studiosi di dieci nazionalità, a ominciare da due specialisti francesi: Jean Cottraux, che dirige l' Unité de traitement de l' anxieté dell' ospedale universitario di Lione, e Didier Pleux, fondatore dell' Institut francais de thérapies cognitives. Accanto a loro, ex psicanalisti come Jacques Van Rillaer, pedopsichiatri come Catherine Barthelemy, etnopsichiatri come Toby Nathan o filosofi come Isabelle Stengers. Ma soprattutto molti autori provenienti dall'altra sponda dell' Atlantico che provano a importare in Francia la critica radicale della psicanalisi da molti anni alla moda nelle università americane (non c' è invece nessun italiano). Tra costoro figurano storici della psicanalisi come Mikkel Borch-Jacobsen dell' università di Washington o Frederick Crews dell' università di Barkley, ma anche specialisti delle terapie cognitive di fama mondiale come Araron T. Beck o Albert Ellis.

    Un largo ventaglio di autori per rimettere in discussione il «dogma della psicanalisi». Un dogma che nella patria di Jacques Lacan e Françoise Dolto è particolarmente consolidato, visto che il 70% degli psichiatri praticano o s' ispirano alla psicanalisi, senza dimenticare che nelle università e nei media la psicanalisi regna quasi incontrastata. Una situazione unica al mondo, secondo Catherine Meyer, la quale accusa gli psicanalisti francesi di censurare sistematicamente qualsiasi critica alla loro disciplina, «bollando le terapie nate dalla psicologia scientifica o dalle neuroscienze come tecniche di condizionamento che normalizzano i pazienti per farne degli individui pavloviani». La primavera scorsa, ad esempio, il Ministero della Sanità ha dovuto ritirare un' inchiesta ufficiale dell'Inserm che criticava i risultati delle terapie psicanalitiche. «In Francia la critica della psicanalisi è un tabù», accusa la curatrice. «Chi s' azzarda a rimettere in discussione la parola psicanalitica è immediatamente accusato di revisionismo, con tutte le connotazioni negative che la parola comporta. Ma un approccio critico della psicanalisi è più che mai necessario. Per questo abbiamo provato a riaprire il dibattito, senza preconcetti e senza timori reverenziali, ponendoci alcune domande fondamentali. La psicanalisi è una scienza? E' efficace? Si possono valutare i suoi risultati? La leggenda di Freud contiene delle invenzioni? Per dare una risposta a tali interrogativi abbiamo dato la parola a psicologi, psichiatri, filosofi, storici, ma anche a semplici pazienti, la cui sofferenza viene di solito dimenticata. Alla fine il nostro bilancio è molto negativo».

    In effetti, alla psicanalisi non viene risparmiata alcuna critica. Nella prima parte dell' opera, gli autori mettono in discussione i miti delle origini, accusando l' autore della Psicopatologia della vita quotidiana di aver mentito sui suoi casi clinici e di aver attribuito ai suoi pazienti ricordi di cui non aveva alcuna prova. Anche molte delle conquiste teoriche che Freud ha presentato come sue in realtà proverrebbero «in maniera più o meno diretta dalla sessuologia dell' epoca». In molte occasioni, poi, l' inventore della psicanalisi avrebbe deliberatamente esagerato i risultati delle sue cure per prevenire le critiche. Secondo Han Israels, «Freud, nelle sue pubblicazioni, non esita a presentare una teoria disastrosa come un successo sfolgorante». La psicanalisi, dunque, sarebbe un castello di sabbia fin dalle sue origini. Una semplice pseudoscienza perché, come sostiene Frank Sulloway, Freud ha sempre evitato di verificare la giustezza delle sue ipotesi.

    Le Livre Noir de la Psychanalyse spiega il successo della psicanalisi con la debolezza della sua struttura teorica, che sarebbe solo «una teoria vuota», «una nebulosa in continuo movimento, nella quale ciascuno può leggere ciò che vuole.» Il pensiero psicanalitico sarebbe una sorta di camaleonte capace di adattarsi e spiegare innumerevoli situazioni della vita quotidiana. «In questo modo però», spiega Catherine Meyer «si è diffuso nella società una sorta di pensiero vagamente psicanalitico che pretende di spiegare tutto, colpevolizzando soprattutto le madri. Oggi i genitori hanno continuamente paura di commettere degli errori. La psicanalisi ha contribuito a spazzare via ogni spontaneità nell' educazione».

    Per gli autori del libro, gli psicanalisti, che negli anni Sessanta erano l' espressione di un movimento antiautoritario e libertario, oggi si sarebbero trasformati in guardiani del tempio gelosamente attaccati al potere e ai privilegi economici. Per questo rifiuterebbero di ammettere la scarsa efficacia delle loro terapie e gli insuccessi nei confronti dell' autismo, dell' anoressia o delle tossicodipendenze. A proposito delle tossicodipendenze, Jean Jacques Deglon accusa «l' imperialismo ideologico della psicanalisi» di aver impedito per trent' anni ogni altra terapia, contribuendo a una «catastrofe umanitaria» che sarebbe costata la vita a 10.000 persone. Un' affermazione disinvolta che rischia di alimentare non poche polemiche. Tutta l' ultima parte del libro è dedicata alla rivoluzione delle neuroscienze e alle diverse forme di psicoterapia nate dalle teorie cognitivo-comportamentali. «Esiste una vita dopo Freud. La conoscenza dell' uomo e della vita psichica ha fatto enormi passi avanti. Oggi, per curare la sofferenza psichica, esistono altre terapie al di fuori della psicanalisi», ricorda la curatrice dell' opera, augurandosi che il libro possa suscitare un dibattito pacato e salutare. Ma a giudicare dalle reazioni violentemente negative che giungono dal mondo della psicanalisi, la discussione non sarà certo facile. E le polemiche rischiano d' essere roventi.

    L'intervista
    MA QUESTE SONO MENZOGNE
    Parla Elisabeth Roudinesco

    Parigi
    «Mi rifiuto di discutere con chi usa la menzogna e la diffamazione». Di fronte al Livre noir de la psichanalyse reagisce così Elisabeth Roudinesco, autorevole biografa di Lacan, storica della psicanalisi, autrice di un Dictionnaire de la Psychanalyse e di numerosi saggi. «Questo libro non vuole aprire una discussione critica, ma solo distruggere la psicanalisi. E' pieno di dati sbagliati, bugie e interpretazioni deliranti. Freud è accusato di plagio e misoginia, di aver mentito e nascosto volontariamente i suoi insuccessi. Viene presentato come una sorta di dittatore che ha imbrogliato tutti con una dottrina falsa fatta di menzogne. Insomma, il libro vuole screditare in toto la psicanalisi per favorire lo sviluppo delle teorie cognitivo- comportamentali, che in Francia sono ancora marginali».

    Alcune delle critiche però sono condivisibili...
    «Certo. Io stessa, a più riprese, ho criticato l'ottuso dogmatismo di alcune scuole psicanalitiche, come pure ho fatto pubblicare alcuni libri che mettevano in luce questo o quell' errore di Freud. Da questo punto di vista nel Libro nero della psicanalisi non c' è alcuna novità, sono tutte critiche già note da tempo. La storia delle scienze umane è fatta di errori, di passi avanti e di arretramenti. Freud ha sempre proceduto in questo modo. Per gli autori del Livre Noir de la Psychanalyse, però, ogni errore è una menzogna. La loro critica è a senso unico. Autori come Mikkel Borch-Jacobson o Frank Sulloway, che in passato hanno pubblicato alcune opere molto interessanti, sono oggi diventati i migliori rappresentati della corrente dei "distruttori di Freud", corrente che è minoritaria anche negli Stati Uniti, ma che qualche anno fa ha cercato di impedire una mostra su Freud giudicata troppo ortodossa».
    Come spiega queste accuse?
    «L' odio nei confronti di Freud non è una novità. Fin dalla sua nascita, la psicanalisi ha subito numerosi attacchi. In passato è stata accusata di essere una scienza ebrea dai nazisti, una scienza borghese dai comunisti, una scienza oscena dalla Chiesa. Oggi essa polarizza gli attacchi di tutti coloro che temono l' emancipazione del soggetto. La psicanalisi è una filosofia della libertà perché mette l' uomo di fronte agli aspetti tragici della propria condizione. Lo costringe a fare i conti con se stesso. Ma ciò evidentemente non piace a tutti. Senza dimenticare che viviamo in un' epoca che vuole valutare e misurare tutto, riducendo l' individuo a dei comportamenti normalizzati. La psicanalisi invece sfugge alla norma perché in essa c' è qualcosa di sovversivo». (F. G.)











    Page 41, sez. Cultura

    QUEGLI ANALISTI BRUTTI E CATTIVI
    'Il libro nero della psicoanalisi' che esce ora in Francia rappresenta un attacco senza precedenti al sapere freudiano. In ottocento pagine un gruppo di studiosi mette in discussione la validità delle teorie e l'efficacia terapeutica. Quaranta specialisti moltissimi americani, tra gli autori non figura nessun italiano di Fabio Gambaro

    Parigi
    «Vivere, pensare e stare meglio senza Freud». E' questo l' esplicito sottotitolo di Le livre noir de la psychanalyse (Editions Les Arènes), un volume di oltre ottocento pagine, appena arrivato nelle librerie francesi e già al centro di feroci polemiche nel mondo della psichiatria e della psicanalisi d' oltralpe. In Francia, infatti, non era mai stato pubblicato un atto d' accusa tanto esplicito e violento nei confronti dell' autore dell' Interpretazione dei sogni. Il libro, che condensa tutte le critiche che negli ultimi anni sono state avanzate nei confronti di Freud e della psicanalisi, è curato da Catherine Meyer, la quale ha riunito una quarantina di studiosi di dieci nazionalità, a ominciare da due specialisti francesi: Jean Cottraux, che dirige l' Unité de traitement de l' anxieté dell' ospedale universitario di Lione, e Didier Pleux, fondatore dell' Institut francais de thérapies cognitives. Accanto a loro, ex psicanalisti come Jacques Van Rillaer, pedopsichiatri come Catherine Barthelemy, etnopsichiatri come Toby Nathan o filosofi come Isabelle Stengers. Ma soprattutto molti autori provenienti dall'altra sponda dell' Atlantico che provano a importare in Francia la critica radicale della psicanalisi da molti anni alla moda nelle università americane (non c' è invece nessun italiano). Tra costoro figurano storici della psicanalisi come Mikkel Borch-Jacobsen dell' università di Washington o Frederick Crews dell' università di Barkley, ma anche specialisti delle terapie cognitive di fama mondiale come Araron T. Beck o Albert Ellis.

    Un largo ventaglio di autori per rimettere in discussione il «dogma della psicanalisi». Un dogma che nella patria di Jacques Lacan e Françoise Dolto è particolarmente consolidato, visto che il 70% degli psichiatri praticano o s' ispirano alla psicanalisi, senza dimenticare che nelle università e nei media la psicanalisi regna quasi incontrastata. Una situazione unica al mondo, secondo Catherine Meyer, la quale accusa gli psicanalisti francesi di censurare sistematicamente qualsiasi critica alla loro disciplina, «bollando le terapie nate dalla psicologia scientifica o dalle neuroscienze come tecniche di condizionamento che normalizzano i pazienti per farne degli individui pavloviani». La primavera scorsa, ad esempio, il Ministero della Sanità ha dovuto ritirare un' inchiesta ufficiale dell'Inserm che criticava i risultati delle terapie psicanalitiche. «In Francia la critica della psicanalisi è un tabù», accusa la curatrice. «Chi s' azzarda a rimettere in discussione la parola psicanalitica è immediatamente accusato di revisionismo, con tutte le connotazioni negative che la parola comporta. Ma un approccio critico della psicanalisi è più che mai necessario. Per questo abbiamo provato a riaprire il dibattito, senza preconcetti e senza timori reverenziali, ponendoci alcune domande fondamentali. La psicanalisi è una scienza? E' efficace? Si possono valutare i suoi risultati? La leggenda di Freud contiene delle invenzioni? Per dare una risposta a tali interrogativi abbiamo dato la parola a psicologi, psichiatri, filosofi, storici, ma anche a semplici pazienti, la cui sofferenza viene di solito dimenticata. Alla fine il nostro bilancio è molto negativo».

    In effetti, alla psicanalisi non viene risparmiata alcuna critica. Nella prima parte dell' opera, gli autori mettono in discussione i miti delle origini, accusando l' autore della Psicopatologia della vita quotidiana di aver mentito sui suoi casi clinici e di aver attribuito ai suoi pazienti ricordi di cui non aveva alcuna prova. Anche molte delle conquiste teoriche che Freud ha presentato come sue in realtà proverrebbero «in maniera più o meno diretta dalla sessuologia dell' epoca». In molte occasioni, poi, l' inventore della psicanalisi avrebbe deliberatamente esagerato i risultati delle sue cure per prevenire le critiche. Secondo Han Israels, «Freud, nelle sue pubblicazioni, non esita a presentare una teoria disastrosa come un successo sfolgorante». La psicanalisi, dunque, sarebbe un castello di sabbia fin dalle sue origini. Una semplice pseudoscienza perché, come sostiene Frank Sulloway, Freud ha sempre evitato di verificare la giustezza delle sue ipotesi.

    Le livre Noir de la Psychanalyse spiega il successo della psicanalisi con la debolezza della sua struttura teorica, che sarebbe solo «una teoria vuota», «una nebulosa in continuo movimento, nella quale ciascuno può leggere ciò che vuole.» Il pensiero psicanalitico sarebbe una sorta di camaleonte capace di adattarsi e spiegare innumerevoli situazioni della vita quotidiana. «In questo modo però», spiega Catherine Meyer «si è diffuso nella società una sorta di pensiero vagamente psicanalitico che pretende di spiegare tutto, colpevolizzando soprattutto le madri. Oggi i genitori hanno continuamente paura di commettere degli errori. La psicanalisi ha contribuito a spazzare via ogni spontaneità nell' educazione».

    Per gli autori del libro, gli psicanalisti, che negli anni Sessanta erano l' espressione di un movimento antiautoritario e libertario, oggi si sarebbero trasformati in guardiani del tempio gelosamente attaccati al potere e ai privilegi economici. Per questo rifiuterebbero di ammettere la scarsa efficacia delle loro terapie e gli insuccessi nei confronti dell' autismo, dell' anoressia o delle tossicodipendenze. A proposito delle tossicodipendenze, Jean Jacques Deglon accusa «l' imperialismo ideologico della psicanalisi» di aver impedito per trent' anni ogni altra terapia, contribuendo a una «catastrofe umanitaria» che sarebbe costata la vita a 10.000 persone. Un' affermazione disinvolta che rischia di alimentare non poche polemiche. Tutta l' ultima parte del libro è dedicata alla rivoluzione delle neuroscienze e alle diverse forme di psicoterapia nate dalle teorie cognitivo-comportamentali. «Esiste una vita dopo Freud. La conoscenza dell' uomo e della vita psichica ha fatto enormi passi avanti. Oggi, per curare la sofferenza psichica, esistono altre terapie al di fuori della psicanalisi», ricorda la curatrice dell' opera, augurandosi che il libro possa suscitare un dibattito pacato e salutare. Ma a giudicare dalle reazioni violentemente negative che giungono dal mondo della psicanalisi, la discussione non sarà certo facile. E le polemiche rischiano d' essere roventi.

    L'intervista
    MA QUESTE SONO MENZOGNE
    Parla Elisabeth Roudinesco

    Parigi
    «Mi rifiuto di discutere con chi usa la menzogna e la diffamazione». Di fronte al Livre noir de la psichanalyse reagisce così Elisabeth Roudinesco, autorevole biografa di Lacan, storica della psicanalisi, autrice di un Dictionnaire de la Psychanalyse e di numerosi saggi. «Questo libro non vuole aprire una discussione critica, ma solo distruggere la psicanalisi. E' pieno di dati sbagliati, bugie e interpretazioni deliranti. Freud è accusato di plagio e misoginia, di aver mentito e nascosto volontariamente i suoi insuccessi. Viene presentato come una sorta di dittatore che ha imbrogliato tutti con una dottrina falsa fatta di menzogne. Insomma, il libro vuole screditare in toto la psicanalisi per favorire lo sviluppo delle teorie cognitivo- comportamentali, che in Francia sono ancora marginali».

    Alcune delle critiche però sono condivisibili...
    «Certo. Io stessa, a più riprese, ho criticato l'ottuso dogmatismo di alcune scuole psicanalitiche, come pure ho fatto pubblicare alcuni libri che mettevano in luce questo o quell' errore di Freud. Da questo punto di vista nel Libro nero della psicanalisi non c' è alcuna novità, sono tutte critiche già note da tempo. La storia delle scienze umane è fatta di errori, di passi avanti e di arretramenti. Freud ha sempre proceduto in questo modo. Per gli autori del Livre noir de la psychanalyse, però, ogni errore è una menzogna. La loro critica è a senso unico. Autori come Mikkel Borch-Jacobson o Frank Sulloway, che in passato hanno pubblicato alcune opere molto interessanti, sono oggi diventati i migliori rappresentati della corrente dei "distruttori di Freud", corrente che è minoritaria anche negli Stati Uniti, ma che qualche anno fa ha cercato di impedire una mostra su Freud giudicata troppo ortodossa».
    Come spiega queste accuse?
    «L' odio nei confronti di Freud non è una novità. Fin dalla sua nascita, la psicanalisi ha subito numerosi attacchi. In passato è stata accusata di essere una scienza ebrea dai nazisti, una scienza borghese dai comunisti, una scienza oscena dalla Chiesa. Oggi essa polarizza gli attacchi di tutti coloro che temono l' emancipazione del soggetto. La psicanalisi è una filosofia della libertà perché mette l' uomo di fronte agli aspetti tragici della propria condizione. Lo costringe a fare i conti con se stesso. Ma ciò evidentemente non piace a tutti. Senza dimenticare che viviamo in un' epoca che vuole valutare e misurare tutto, riducendo l' individuo a dei comportamenti normalizzati. La psicanalisi invece sfugge alla norma perché in essa c' è qualcosa di sovversivo». (F. G.)
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    di Charlie John Fantechi, argomento Psicoterapia


    Per una discussione seria sulla convenienza di un approccio psicoterapeutico rispetto ad un altro occorrerebbe conoscere la letteratura in materia. Almeno quella che va a sostegno delle proprie convinzioni. Troppo spesso, negli articoli dei colleghi noto bibliografie talmente recenti da non potere essere citate. Ancora più frequentemente si citano autori fin troppo noti.

    La ricerca scientifica in psicoterapia è ben altra cosa e si caratterizza come un dialogo aperto che si svolge nel presente ed alla costruzione del quale ognuno può partecipare sulla base di un principio di falsificabilità delle ipotesi.

    Una delle distinzioni più importanti tra gli approcci psicoterapeutici può essere fatta proprio in base al tempo ed alle risorse impegnate nella ricerca. La psicanalisi viene da più parti criticata proprio perché si ritiene non abbia fatto abbastanza per dimostrare la sua efficacia terapeutica pur avendo strenuamente lottato per essere compresa nel novero delle psicoterapie (Sandell, Blomberg, Lazar, Carlsson, Broberg & Schubert; 2000).

    Leggendo le parole di Merton Gill (1996) sulla ricerca e sull'evoluzione del pensiero psicanalitico si capisce che una certa parte di questo mondo rimane purtroppo isolata e refrattaria a qualsiasi sorta di scoperta scientifica. Questo accade principalmente a causa di pochi ma rumorosi autori che, invece di dimostrare con i dati ciò che vanno dicendo, amano filosofeggiare sulla validità del paradigma scientifico. Ma, dice lo stesso autore:

    Con la crescente riluttanza delle società assicurative o enti simili a finanziare l'analisi, sembra diventata imperativa la dimostrazione del valore della psicanalisi grazie alla ricerca sui suoi risultati.[...] Qualsiasi lagnanza si possa avere sui servizi di assistenza assicurativi, la sfida a farsi avanti o tacere per sempre è salutare.

    Mentre la scelta della psicanalisi italiana sembra quella di tacere per sempre, opzione peraltro condivisibile, in altre nazioni si è tentato di organizzare una ricerca che rispettasse i canoni sperimentali.

    Questo non sempre ha condotto alla realizzazione di studi scientificamente validi visto che anche Fisher e Greenberg (1996), nella loro rassegna a sostegno della ricerca in psicanalisi, ammettono di non aver trovato alcuno studio sulla psicanalisi come trattamento terapeutico che non possa essere contestato a causa della contaminazione o di una qualche compromissione dei dati.

    Anche da una rassegna di autori importanti come Bachrach (1991), Doidge (1997) e Kantrowitz (1997) si giunge alla conclusione che la qualità degli studi sull'efficacia terapeutica della psicanalisi è piùttosto scarsa, benché possano essere apprezzati i rari tentativi di alcuni autori isolati.

    La mancanza di studi ben controllati è però una caratteristica che distingue le psicoterapie a lungo termine in generale. Infatti, le conclusioni a cui giungono i ricercatori del Menninger Project sono queste: esaminando 796 ricerche sull'efficacia psicoterapeutica non più dell'1% comprendevano studi che duravano due anni o più e non più del 9% prendevano in considerazione la psicanalisi come psicoterapia.

    Più precisamente è risultato non essere presente neanche uno studio che prendesse in esame una terapia psicanalitica individuale con pazienti non psicotici di una durata superiore ai due anni e con un follow up almeno della stessa durata. (Wallerstein, 1986).

    Bisogna però ammettere che ci sono delle difficoltà oggettive nella realizzazione di ricerche su psicoterapie che prevedano percorsi lunghi. La ragione principale può essere ricondotta all'impossibilità, da parte di approcci lunghi, di rispettare i vincoli che la ricerca clinica sui risultati impone.

    Seligman (1994) delinea alcuni punti essenziali di una ricerca in psicoterapia che ci fanno capire quanto sia difficile realizzare un tipo di ricerca come questa senza necessarie forzature alla situazione terapeutica. Queste forzature scaturisco dalle seguenti esigenze di un disegno di ricerca sperimentale in psicoterapia:

    che i pazienti siano casualmente assegnati al gruppo trattato ed al gruppo di controllo;
    che i controlli siano rigidi: non solo soggetti che non ricevano il trattamento ma anche gruppi placebo che ricevano potenziali ingredienti terapeutici credibili sia al terapeuta che al paziente per controllare eventuali errori dovuti al rapporto, le aspettative di miglioramento ed attenzione empatica; (etichettati come fattori non-specifici);
    che i trattamenti possano essere compresi in protocolli operativi, con istruzioni dettagliate che rendano la terapia esplicita; questa fedeltà al protocollo è solitamente ottenuta usando sedute videoregistrate per la correzioni di fattori incontrollati;
    che i pazienti vengano visti per un numero di sedute prestabilito;
    che i risultati e gli obiettivi siano ben operazionalizzati (diagnosi DSM IV; numero di manifestazioni sintomatiche, autodescrizioni);
    che i valutatori e chi esegue la diagnosi siano 'ciechi' rispetto al gruppo di provenienza del paziente; rispetto al metodo del doppio-cieco usato negli studi sui farmaci, gli studi sull'efficia della psicoterapia possono essere al limite a 'singolo-cieco', visto che non si può fornire un trattamento che simuli la psicoterapia;
    che i pazienti possiedano i criteri per la diagnosi di un singolo disturbo mentre quelli che presentano disturbi multipli sono solitamente esclusi dalla ricerca;
    che i pazienti siano seguiti per un periodo fisso di tempo dopo la fine del trattamento con una batteria di strumenti di osservazione.
    Questo è il motivo per cui quando uno studio sull'efficacia dimostra la differenza tra un tipo di trattamento psicoterapeutico e dei controlli, sia i clinici che i ricercatori prendono questa informazione molto seriamente; e nonostante gli immaginabili costi in termini di tempo e denaro che questi studi impongono, ci sono centinaia di ricerche che affermano con certezza l'efficacia della psicoterapia.

    In realtà, le ricerche sull'argomento, dimostrano che la psicoterapia, indipendentemente dall'approccio utilizzato, è sicuramente efficace. La posizione ufficiale del mondo scientifico a questo riguardo può essere riassunta da questa comunicazione dell'APA alla commissione sulla psicoterapia (Gabbard & Lazar, 1995)(TdA), di cui possiamo citare i due punti essenziali:
    Alla fine di un percorso psicoterapeutico, risulta stare meglio l'80% in più dei pazienti rispetto a gruppi di controllo non trattati (Lambert MJ & Bergin AE 1994).
    La grandezza degli effetti della psicoterapia (indipendentemente dall'approccio utilizzato (NdA)) è pari ad un livello che giustifica l'interruzione di studi clinici in materia visto che potrebbe altrimenti risultare non etico privare i pazienti di un trattamento di tale dimostrata efficacia.
    Questo definisce la questione dell'efficacia una volta per tutte, lasciando ai filosofi il perverso piacere di scoprire se basti star bene per avere un senso.

    Per completare l'argomento, alcuni autori, oltre alla provata efficacia della psicoterapia si interessano all'efficienza di quest'utima intesa come reale funzionamento di questa pratica sul campo, al di fuori cioè del setting sperimentale.

    L'idea di fondo è quella che certi modelli di ricerca, seppur molto raffinati, proprio per la loro estrema precisione creino delle sensibili forzature. I vincoli che una ricerca seria deve rispettare per essere ritenuta scientificamente valida impongono la creazione di un contesto ed una procedura che non assomigliano molto a ciò che succede nella realtà quando un paziente chiede l'aiuto di uno psicoterapeuta. Per questo alcuni autori, come Seligman (1995), credono che sia molto importante eseguire degli studi anche sull'efficienza della stessa intendendo con questo termine i reali benefici che essa apporta nel mondo reale.

    Si è quindi pensato di utilizzate dei veri e propri resoconti forniti dai pazienti che abbiano affrontato un percorso psicoterapico per una qualche loro problematica. Lo strumento utilizzato per raccogliere queste informazioni è stato il Consumer Report che esprime i pareri dei consumatori americani sui servizi utilizzati ed i prodotti acquistati da un campione molto ampio. La valuatazione è anonima e, per quanto riguarda la psicoterapia, prende in considerazione i giudizi di più di 4000 persone che hanno usufruito di questo tipo di servizio. I dati che emergono da questo studio confermano ed amplificano quelli sull'efficacia della psicoterapia.

    Gli studi sull'efficacia, pur avendo un ruolo importante nell'identificazione di ciò che è fondamentale nella pratica psicoterapeutica, tralasciano alcuni elementi interessanti che invece caratterizzano la psicoterapia sul campo. Prima di tutto la psicoterapia di solito non ha una durata fissa e prevedibile, a differenza della situazione sperimentale in cui la lunghezza è standard e precedentemente stabilita.

    Altro elemento importante è la caratteristica di autocorrezione propria della psicoterapia: l'atteggiamento e le strategie del terapeuta possono essere cambiate in corsa. Inoltre, i pazienti reali di solito non vengono assegnati ad uno psicoterapeuta ma lo scelgono e quindi la loro posizione relazionale e la motivazione sono ben diverse. Poi, solitamente, i pazienti portano disturbi multipli e vengono trattati su più fronti.

    Infine, di solito in psicoterapia si ricerca un miglioramento generale dello stato del paziente e non solo quello legato ad un singolo comportamento disadattivo. Da questa ricerca, della quale si possono avere maggiori informazioni consultando il lavoro originale di Seligman, ci sono alcuni elementi che vale la pena citare.

    Il primo è che delle 426 persone che all'inizio della terapia si sentivano molto male, l'87% nel momento del resoconto si sentiva bene, molto bene o abbastanza bene. Mentre delle 786 che all'inizio si sentivano semplicemente male, ben il 92% al momento del resconto si sentiva bene, molto bene o almeno abbastanza bene. Altro elemento che si evince anche dai riferimenti fatti nel mio articolo sulle terapie brevi: i trattamenti più lunghi hanno una maggiore efficacia sebbene i miglioramenti più evidenti avvengano nella prima fase della terapia.

    Non risultavano esserci differenze osservabili nell'efficacia tra la somminstarzione della sola psicoterapia e di quest'ultima unita ai farmaci. Come tutta una serie di ricerche hanno ormai confermato, (Luborsky, Singer & Luborsky, 1975) gli approcci terapeutici si sono dimostrati tutti egualmente efficaci.

    Infine, risulta evidente che i pazienti che hanno potuto scegliere terapeuta e lunghezza del trattamento si siano ragionevolmente trovati meglio rispetto alle imposizioni necessarie presenti nella psicoterapia assistita: non va sottovalutato però neanche l'effetto di sovragiustificazione per cui, in questo caso, ciò che è meno costoso, specialmente se imposto, può essere valutato peggiore da un punto di vista qualitativo.

    Chiuderei questo breve lavoro dicendo che la ricerca in psicoterapia esiste ed è ben documentata. Alcune acquisizioni sono talmente evidenti ed accettate da sconsigliare ulteriori dibattiti sull'efficacia della psicoterapia. Per questo, sarebbe auspicabile che le energie dei colleghi venissero totalmente impiegate nel tentativo di raffinare gli strumenti psicoterapeutici in nostro possesso.

    Bibliografia
    Bachrach, H.M. Et al. (1991). On the efficacy of psychoanalysis. J.Amer.psychoanal.Assn . 39: 871-916
    Consumer Reports. Mental Health: Does therapy help? November 1995, pp. 734-739
    Doidge, N. (1997). Empirical evidence for the efficacy of psychoanalytic psychotherapies and psychoanalysis: an overview. Psychoanal. Inq., Supplement: 102/50
    Fisher S. & Greenberg R.P. (1996)Freud scientifically Reappraised: Testing the Theories and Therapy. New York: Wiley.
    Gabbard G. et al: The economic impact of psychotherapy: a review, Am J Psychiatry, 154:147-155, 1997
    Gill M., (1996) Psicoanalisi in transizione, 1994, Milano, Raffaello Cortina.
    Kantrowitz, J. (1997). A brief review of psychoanalytic outcome research. Psychoanal. Inq., Supplement: 87/101.H
    Lambert MJ & Bergin AE: The effectiveness of psychotherapy. In Handbook of psychotherapy & Behavior Change (4-h ed.). Bergin A & Garfield S (eds). New York: John Wiley & Sons, 1994, pp. 141-150
    Luborsky, L., Singer, B., & Luborsky, L. (1975). Comparative studies of psychotherapies. Archives of General Psychiatry, 32, 995–1008.
    Sandell R., Blomberg J. , Lazar A., Carlsson J., Broberg J. & Schubert J., Int. J. Psychoanal. (2000) 81, 921
    Seligman M. (1995). The Effectiveness of Psychotherapy. The Consumer Reports Study. American Psychologist, December 1995.
    Wallerstein, R.S. (1986). Forty-Two Lives in Treatment. A Study of psychoanaysis and Psychotherapy. New York: Guilford.
    "Il vostro amore per la vita sia amore per la vostra speranza più alta:e la vostra più alta speranza sia il più alto pensiero della vita!"
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  6. #36
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    Una "cura" che non cura.

    Un'Opinione di roberta_b su Psicanalisi (27 Dicembre 2003)

    La valutazione di questo autore:


    Vantaggi: Si riescono a rintracciare le cause dei malesseri psicologici
    Svantaggi: Non viene affrontata la "via" per uscire dalla patologia


    Opinione completa
    --------------------------------------------------------------------------------

    Sono una psicologa, ma fin dalla mia formazione universitaria, ho provato una certa "avversione" nei confronti della psicoanalisi freudiana.
    Non voglio togliere il merito a Freud di avere scoperto l'inconscio, l'io il super-io e l'ego. Però, per il resto, la psicoanalisi si fonda su un unico assunto: curare il malato psichico con la ricerca forzosa delle cause della sua patologia. Trovare le cause! E' un'impresa immane, se consideriamo che l'origine dei disturbi può essere radicata nel soggetto fin dalla primissima infanzia! Inoltre, Freud era convinto che esistesse un "trauma originario" di origine sessuale e la psicoanalisi che segue i dettami freudiani, ne applica l'assunto.
    Ho una cara amica che è stata in psicoanalisi per ben 7 anni (!) Presentava ansietà e depressione. Il suo psicanalista è riuscito a convincerla che, nel suo lontano passato, probabilmente, uno zio aveva approfittato di lei sessualmente... Lei non ne era certa, però, alla fine finì per crederci e dette la colpa allo zio di tutti i suoi disturbi psicologici.
    Peccato, però, che non riuscì a trovare un rimedio per curarsi davvero e, dopo tutti questi anni, alla fine, si convinse che era meglio abbandonare la psicoanalisi e recarsi da uno psichiatra, il quale le prescrisse degli ottimi antidepressivi, con i quali incominciò subito a sentirsi meglio. Poi si recò da uno psicologo per alcune sedute di psicoterapia breve: insieme trovarono degli "imput" per far fronte ai disturbi e la volontà della mia amica ne uscì rafforzata. Ora sta bene, è riuscita a costruirsi una solida autostima e sa come affrontare e risolvere le crisi d'ansia che, ogni tanto ancora compaiono.
    Con questo esempio, volevo sottolineare il fatto che la psicoanalisi, oltre ad essere costosissima e lunghissima in termini di tempo, non cura affatto le sintomatologie del paziente! Partendo dalla convinzione che ricercare e trovare le cause della patologia sia l'unico scopo della terapia, non aiuta il soggetto a superare il suo penoso stato d'animo. Non si discute su come fare per far fronte alle crisi ansiose o depressive, non si intraprende un discorso di rafforzamento dell'autostima e della volontà. Meno che mai vengono consigliati psicofarmaci, utilissimi, invece, in certe forme gravi di patologia psicologica!
    Ricercare le motivazioni del malessere nel passato può certamente essere utile al fine di capire il "perchè" si è sviluppata una determinata patologia psichica di sofferenza, ma non basta. Occorre anche trovare dei rimedi! E questo, la psicoanalisi, non lo fa.
    Inoltre, considerando anche le ricerche cognitive, ormai è assodato che molte forme di sofferenza mentale sono radicate nei geni dell'individuo. Spesso si possono rintracciare nella famiglia del soggetto, altri componenti che hanno sofferto di patologie psichiche. In questo caso la psicoanalisi è totalmente inutile. Occorono cure psichiatriche ed una terapia psicologica d'appoggio.
    La psicoterapia breve cognitiva e comportamentistica può aiutare molto il paziente, offrendogli degli "imput" per superare il suo malessere, rinforzando la sua forza di volontà, il suo ottimismo e la propria autostima.
    Una cura efficace deve poter offrire anche delle soluzioni e non soltanto una costosissima ricerca di cause!
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  7. #37
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    ...credo che basti...ma se vuoi poso fornirti tante altre informazioni...!!!!!!!!!
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  8. #38
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    Leggerò attentamente, grazie

  9. #39
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    Psicoanalisi & AT?

    Ho letto il materiale sopra...
    ma che relazione c'è tra Psicoanalisi e metodologie più moderne, tendenti al breve come l'AT, che io considero ottima??
    Protocolli di dimostrazione scientifica generale...andranno anche bene ed avranno un loro valore...ma sono stati usati nel caso dell'AT? Il testo non la cita.
    Tutto il resto del materiale descrive la non dimostrabilità (scientifica?) della psicoanalisi e la maggiore efficace delle terapie brevi, visti i risultati sui pazienti (almeno quelli riportati nei documenti) e su questo sono d'accordo anch'io, ma non c'entra nulla con l'AT, a me sembra.

    Ciao AT-rules,
    psi_net

  10. #40
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    ciao
    io ho conosciuto al tirocinio il centro di psicologia e analisi transazionale di Milano, hanno seguito una formazione dell'ASL dove stavo. onestamente, mi avevano entusiasmato agli incontri x organizzare il corso, mooolto meno in sede di svolgimento delle giornate.
    cmq in quella occasione, una delle formatrici, mi ha dato il nuovo libretto degli eventi formativi e scuole: così ho trovato un corso di formazione di 2 gg che ho iniziato domenica. é con Dolores Munari Poda, su disegno e fiaba.... son rimasta entusiasta di lei, dell'approccio, dell'amore e rispetto che ho visto x i bambini, i loro genitori e tutto ciò che il bambino passa nella relazione.

    vi lascio il sito: http://www.centropsi.it/homepsi.html
    c'è anche la possibilità di un Corso introduttivo all'Analisi Transazionale, mi pare una cosa valida, x avvicinarsi prima di decidere.
    Não sei o motivo pra ir
    só sei que não posso ficar
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    (Mafalda Veiga)

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  11. #41
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    Originariamente postato da LuisaMiao

    c'è anche la possibilità di un Corso introduttivo all'Analisi Transazionale, mi pare una cosa valida, x avvicinarsi prima di decidere.
    e ci sono i 101, le giornate introduttive all'AT, prima di ogni corso più lungo, in cui si ha davvero modo di consocere principi di fondo, tecniche e assunti oltre che metodologia e poi decidere. Io ero incerta sino ad allora, lì ho chiarito molti dubbi, e durante il primo anno li ho abbandonati del tutto. L'at vive questa diffusa idea di non scientificità, solo che la studia in un centro serio può ricredersi: gli Stati dell'io, il copione, la decontaminazione... non sono scherzi, e spesso sono solo modi diversi di esprimere concetti di altri approcci - del resto nessuno è totalmente differente da tutti gli altri, parliamo comunque di personalità disturbi, malessere, salute - ma in goni caso la teoria AT è molto profonda e, a mio parere, scientifica. Per quanto attiene la validità ritengo che ogni approccio è più o mneo valido rispetto alla tipologia dei disagi in oggetto

    Ciao

  12. #42
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    Originariamente postato da sunflower
    e ci sono i 101, le giornate introduttive all'AT, prima di ogni corso più lungo, in cui si ha davvero modo di consocere principi di fondo, tecniche e assunti oltre che metodologia e poi decidere.
    Ciao
    brava, ho controllato ed era proprio di questi che parlavo :-)
    sto pensando di frequentarlo, ma il prox sarà solo in autunno.
    ciao!

  13. #43
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    E' quello il periodo in cui li fanno, perchè i corsi poi iniziano il gennaio successivo Poi facci sapere se decidi, l'impressione che ti farai

  14. #44
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    Originariamente postato da LuisaMiao
    ciao
    io ho conosciuto al tirocinio il centro di psicologia e analisi transazionale di Milano, hanno seguito una formazione dell'ASL dove stavo. onestamente, mi avevano entusiasmato agli incontri x organizzare il corso, mooolto meno in sede di svolgimento delle giornate.
    cmq in quella occasione, una delle formatrici, mi ha dato il nuovo libretto degli eventi formativi e scuole: così ho trovato un corso di formazione di 2 gg che ho iniziato domenica. é con Dolores Munari Poda, su disegno e fiaba.... son rimasta entusiasta di lei, dell'approccio, dell'amore e rispetto che ho visto x i bambini, i loro genitori e tutto ciò che il bambino passa nella relazione.

    vi lascio il sito: http://www.centropsi.it/homepsi.html
    c'è anche la possibilità di un Corso introduttivo all'Analisi Transazionale, mi pare una cosa valida, x avvicinarsi prima di decidere.

    Grazie mille!
    Come ti sei trovata a fare il tirocinio li? Me lo consigli?

  15. #45
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    Originariamente postato da eliseaaa
    Grazie mille!
    Come ti sei trovata a fare il tirocinio li? Me lo consigli?
    ciao
    non ho fatto il tirocinio da loro. il centro è stato l'agenzia di formazione per un'attività del consultorio dove io facevo il tirocinio scusa, non ero stata chiara.
    cmq anche oggi son stata lì per finire il corso: mi sembrano molto seri, aperti e danno tanto a livello di formazione... nn so però come sia fare da loro il tirocinio....

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