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  1. #31
    io mordo
    Ospite non registrato

    Re: Re: forse qualche volta si riesce

    Originariamente postato da Accadueo

    mi inviti a nozze.
    Prendo in considerazione un disturbo di personalità per prenderli tutti e mi aiuto con il DSM (è possibile farlo con tutti i testi che descrivono i disturbi di personalità).
    Tratto dal DSM IVtr:
    "Disturbo Paranoide di Personalità [301.0]
    Caratteristiche diagnostiche.
    La caratteristica essenziale del Disturbo Paranoide di Personalità è un quadro pervasivo di sfiducia e sospettosità, tanto che le motivazioni degli altri vengono interpretate come malevole. Questo quadro compare nella prima età adulta, ed è presente in una varietà di contesti.
    Gli individui con questo disturbo presumono che gli altri li sfruttino, li danneggino o li ingannino, anche quando non vi sono prove che supportino queste aspettative (Criterio A1). Sospettano, [...]"

    Dicevo che prendo un disturbo per parlarne di tutti perchè, queste sono descrizioni relazionali della persona(lità).
    L' effetto che può apparire quando si leggono certe cose è che queste (descrizioni) siano frutto dell' interno della persona (ad esempio sifducia e sospettosità), però gli autori non hanno fatto la statistica dei racconti dei pazienti.. loro hanno fatto la statistica dei comportamenti relazionali che poi vengono 'tradotti' dagli autori come sfiducia, sospettosità o la sensazione di sfruttamento e inganno. Mi son fatto capire? Praticamente, i ricercatori osservano (ad esempio) che una persona si relaziona con altre persone con insulti, che queste si allontanano fisicamente quando si approssima una vicinanza corporea, che quando viene chiesto un favore, loro (i paranoici) si rifiutano...
    poi cosa fanno i ricercatori? Traducono questi comportameni e modi di relazionarsi con definizioni soggettive (attenzione soggettive per gli autori) come sospettosità, sfiducia, sensazione di fruttamento.
    Poi, veniamo noi, psicologi, psicoterapeuti e psichiatri che dobbiamo imparare a regola d'arte ciò che i ricercatori hanno tradotto delle relazioni, incasellarle per bene e, dulcis in fundo, ritradurre nuovamente, ciò che è stato tradotto dai ricercatori in definizioni, con i comportamenti e i modi di relazionarsi della persona che abbiamo di fronte.
    Quanta distorsione si crea in tutti questi passaggi? Non sarebbe stato meglio direttamente trascrivere comportamenti e modi di relazionarsi?
    Anche le persone che non hanno a che fare con il campo della psicologia e affini, oggi parlano il linguaggio psicologizese.
    Salve dottore sono depresso, ho una bassa autostima, scarsa concetrazione, dormo poco e sono calati i miei interessi.
    Bene, dove e da chi ha imparato a decifrare e a distinguere questi sintomi? Ri-Tradotti in comportamenti e modi di relazionarsi cosa succede?
    Questi comportamenti, siamo sicuri che combaciano con quelli che hanno visto i ricercatori del DSM?
    E se così fosse, io Accadueo, ri-ri-traducendo i comportamenti e i modi di relazionarsi osservati in definizioni, queste ri-combacerebbero con quelle del DSM?
    Ciao,
    scusa ma, lasciando da parte il DSM che serve più che altro alle case farmaceutiche secondo me, il disturbo di personalità è una SINDROME, cioè un insieme di sintomi (difficilmente si riscontrano casi "puri" come quelli descritti nel DSM nella realtà) relativamente stabili in un'individuo.

    Ciò significa che se io porto un paranoide in una famiglia in Africa lui rimane paranoide... o no?

  2. #32
    Giurato di Miss & Mister OPs L'avatar di Parsifal
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    Originariamente postato da io mordo
    Come sarebbe che la psicoanalisi non cura il DAP?

    Tu dici quindi che il soggetto non capisce nemmeno "l'illogicità del sintomo"?
    Ma come prende in considerazione la sua logica invece la terapia cognitivo-comportamentale?

    Ci ho pensato anch'io ma immagino che il secondo punto, nel tuo discorso, venga considerato come parte del primo dalla psicoanalisi... mi spiego meglio, penso che per la psicoanalisi avere queste paure irrazionali sia una conseguenza non slegata dalla vulnerabilità al disturbo... in altre parole la psicoanalisi non agisce direttamente sul sintomo perchè crede che scomparirà quando si chiarirà l'origine del disturbo o comunque quando la situazione generale del paziente migliorerà...

    mah... il confronto tra questi 2 ragionamenti mi spiazza parecchio... perchè se il sintomo, fin quando esiste, fosse effettivamente legato a delle dinamiche psicotiche dell'individuo, eliminarlo cognitivamente equivarrebbe ad incrementare la parte psicotica del soggetto... altrimenti bisogna affermare che il sintomo è di per sé una parte malata del paziente...

    ...qual'è il tuo ragionamento allora? che il sintomo si svincola totalmente dai fattori che lo generano?
    ...ma i sintomi si modificano anche e sembrano farlo seguendo una certa logica...

    Non ho capito la parte del tuo discorso dove parli delle parti piscotiche;comunque non c'è niente di psicotico nel dap,secondo me;la teoria psicoanalitica del dap non la conosco.
    La psicoanalisi ottiene risultati molto inferiori nella cura del dap rispetto alla terapia cognitivo-comportamentale: perciò forse non si può dire che la psicoanalisi non cura il dap,ma di certo lo cura male.
    I due livelli che propongo sono distinti;il secondo è influenzato dal primo,nasce grazie all'esistenza del primo,ma ha un effetto proprio,che non scompare automaticamente eliminando il primo livello.
    Lo stesso avviene,ad esempio,nell'anoressia.L'insorgenza dell'anoressia è favorita da particolari aspetti di personalità,da tipi di relazione famigliare, da determinate storie evolutive.Detto questo,quando inizia la restrizione alimentare,la restrizione alimentare stessa determina cambiamenti nel comportamento e nel pensiero che si autoalimentano da soli e che si automantengono indipendentemente dai fattori che li hanno favoriti.

    è un po' come dire: se il corpo non ha vitamina c è più facile prendere il raffreddore (primo livello).Quando però si è preso il raffreddore,per guarire,non basta più assumere vitamina C per eliminare i sintomi.

  3. #33
    io mordo
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da Parsifal
    Non ho capito la parte del tuo discorso dove parli delle parti piscotiche;comunque non c'è niente di psicotico nel dap,secondo me;la teoria psicoanalitica del dap non la conosco.
    La psicoanalisi ottiene risultati molto inferiori nella cura del dap rispetto alla terapia cognitivo-comportamentale: perciò forse non si può dire che la psicoanalisi non cura il dap,ma di certo lo cura male.


    è un po' come dire: se il corpo non ha vitamina c è più facile prendere il raffreddore (primo livello).Quando però si è preso il raffreddore,per guarire,non basta più assumere vitamina C per eliminare i sintomi.
    E' un'ottima metafora.

    Il discorso delle parti psicotiche si riferiva alla definizione che avevo provato a dare del sintomo: è una metafora di un vissuto generato da determinate parti psicotiche della personalità... tutti abbiamo una parte psicotica della personalità...
    Nemmeno io conosco la teoria psicoanalitica del DAP, conosco meglio la teoria di Mattioli.

    Secondo me non si può nemmeno dire che la psicoanalisi lo cura male, infatti la terapia cognitivo-comportamentale agisce direttamente sul sintomo quindi grazie al caz.. che lo elimina ma ritornando al discorso delle parti psicotiche potrei dire che invece è proprio questo tipo di terapia che cura male in quanto reprime il naturale bisogno del cervello di comunicare l'ingestibilità delle parti psicotiche attraverso il sintomo... non lo so, faccio delle ipotesi... ma si sa che anche con la psicoanalisi i sintomi spariscono, giustamente in altri tempi, proprio perchè questa terapia predilige un approccio che non può, e che secondo loro nemmeno deve, essere più veloce... quindi a volte può bastare prendere la vitamina c...
    ciao

  4. #34
    Super Postatore Spaziale L'avatar di sinonimo
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    Scusate potreste sintetizzare il tutto riportandoci al tema del 3d'?siete stati molto bravi a spaccare il pelo in 4, e dunque?
    Buona vita a tutti!

  5. #35
    io mordo
    Ospite non registrato
    Il punto è che secondo certi approcci non è possibile essere terapeuti di se stessi e secondo altri si... ma forse siamo andati effettivamente OT... io non credo che sia possibile elencare le "doti" necessarie...
    ciao

  6. #36
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    Originariamente postato da io mordo
    "ciao io mordo, non intendevo dire guarire, intendevo dire proprio curare. se dici che si può comprendere solo quando il sintomo scompare, allora i fobici? gli ansiosi? gli ossessivo-compulsivi? loro sono pienamente in grado di comprendere l'illogicità del sintomo, ma sono in grado di autocurarsi."

    ciao, esatto, loro sono pienamente capaci di comprendere l'illogicità del sintomo ma, hailoro, è come dire che non hanno ancora compreso la sua logica... e continuano a portarselo dietro... il sintomo ha una logica...
    A sentire le teorie sistemiche però sembra che la terapia cognitivo-comportamentale non possa funzionare in ragione di un principio teorico... ma questa elimina i sintomi, come fa allora? poi se ne generano altri? ...e perchè la psicoanalisi non è capace di curare fobie, disturbi ansiosi o ossessivo-compulsivi?

    Io penso che sia possibile agire terapeuticamente su di se, come persona, lo psicologo è quello che si occupa degli altri, daccordo con H2O...
    ...ma a questo punto mi chiedo come agisce il terapeuta sistemico...
    ciao
    ma qui non si stava parlando di approcci teorici, si discuteva della possibilità che uno psicologo avesse più o meno capacità di curare se stesso rispetto agli altri proprio grazie alle sue conoscenza specifiche, poi è normale che nel discuterne, ognuno segua l'approccio teorico di riferimento. io non stavo elogiando la teoria sistemica a discapito dell'approccio cognitivo-comportamentale, stavo solo spiegando perchè, secondo il mio modesto parere, non è possibile agire terapeuticamente su se stessi. ma magari l'errore è stato anche mio, perchè quando si parla, bisogna usare bene le parole ed io, forse, non l'ho fatto in modo adeguato. qui non si tratta di capire se si possa guarire da soli o meno, le testimonianze di altri utenti hanno dato prove che ciò sia possibile, ma loro sono riusciti a farlo non in quanto psicologi (o studenti di psicologia) lo hanno fatto perchè, a livello di funzionamento "nevrotico" e con un supporto da parte di figure di riferimenti importanti, l'essere umano è in grado di migliorare il proprio stato e di superare un momento di crisi. qui, a mio avviso, si tratta di discernere se noi psicologi, saremmo più in grado di altri, grazie alle nostre conoscenze, di comprendere il significato di un sintomo. ed io è qui che puntualizzo. chi è stato in grado di superare un periodo di crisi, lo ha fatto grazie alle proprie risorse; la fobia, gli attacchi di panico, il disturbo post-traumatico da stress (nel mio caso) possono essere superati senza l'azione di un professionista. io, ad esempio, ho la fobia delle farfalle notturne, è una vera e propria fobia: se le vedo o mi paralizzo o scappo a gambe levate buttando in aria chiunque mi capiti a tiro nel raggio di molti metri, non la controllo, non riesco a stare in una stanza se c'è una falena. potrei, un giorno, superare questa paura immotivata nei confronti di bestiacce immonde, certo (hehe), ma non pericolose. ma se qualcuno mi dovesse mai chiedere da cosa dipendesse il mio disturbo, cosa rappresentasse, da cosa scaturisse, dubito che saprei rispondere. io non so perchè ho paura delle falene, non so cosa le falene rappresentino (se una fobia è lo spostamento su un oggetto innocuo di un'ansia profonda), quale ansia nascondono. magari un giorno, quando mi sarò rotta di scappare di fronte ad una falena, stritolando la mano di qualcuno che mi stia vicino potrei decidere di avvicinarmi piano piano ad una di queste creature infernali, piano piano potrei superare la mia fobia, ma ho usato risorse intrinseche all'essere umano, non dipendenti dal mio corso di studi.
    Ora poniamo che la mia fobia delle falene sia così forte da non consentirmi di usicre di casa per anni, di conseguenza non trovo lavoro, non trovo un fidanzato, continuo a vivere con i miei e passo le mie giornate a fare nulla. da un punto di vista sistemico, utilizzerei questo sintomo per comprendere i giochi familiari, le regole di relazione, i ruoli e le funzioni che il mio comportamento contribuisce a mantenere stabili, immodificabili: mia madre continua a farmi da balia, mio padre continua a rompere affinchè la cosa cambi e così via. io, giovane psicologa, posso anche riuscire a comprendere tutto questo, ma sono sicura di riuscire a modificare il sistema dall'interno? perchè se non modifico il sistema la situazione non cambierà, ma come faccio ad agire se io faccio parte di quel sistema, come posso io da sola capire qual è il ruolo che io gioco per mantenere il sistema in equilibrio attraverso il mio sintomo?
    per tornare alla blanda diatriba Sistemico Vs cognitivo-comportamentale, sono convinta che entrambi gli approcci siano validi e degni di rispetto, non sono nessuno per dire il contrario. ognuno agisce in base ad un corpus teorico ben preciso e ad una serie di tecniche che non per forza sono in antitesi (vedi l'uso dell'ordalia e la prescrizione del sintomo nell'approccio sistemico), credo anche che se una sintomatologia sia così pesante da influire enormemente sulla qualità della vita di una persona, vada eliminata quanto prima, affinchè l'individuo possa riguadagnarne in termini pratici, non credo che vadano ignorate, poi, le cause intrapsichiche e relazionali che hanno prodotto in maniera sinergica quella sintomatologia.

  7. #37
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    Toblerone.om, nel mio caso, gli attacchi passarono nel momento in cui mi spiegai queste insorgenze 'grazie' alla conoscenza dell' archetipo junghiano del fanciullo immortale (o come si chiama). Una serie di eventi realmente accaduti legati alla morte, fecero decadere la mia onnipotenza fanciullesca, iniziai a preoccuparmi che le persone accanto a me potessero morire, che non sarebbero arrivati in tempo al momento della scoperta scientifica dell' immortalità.. il panico dunque.. Nel momento in cui feci questa scoperta, avvenne la trasformazione, il passaggio dalla crisi (di panico) ad una nuova consapevolezza.. quella che realmente si può morire ma che per questo io non debba non continuare a vivere. Mi sentivo un super presente e futuro grande psicologo e per questo provai anche a fare un passo indietro per farne due avanti, nel senso che provai a ripristinare la freschezza 'tipica' dell' adolescenza con quel tocco di consapevolezza in più sulla morte.
    Lo psicologo che ho dentro questa volta non fu tanto bravo. Come mai? Jung questa voltà non potè aiutarmi, come le altre risorse che porto con me. Io credo molto al concetto di risorsa e su questo trovo supporto anche nelle parole di Morrigan . Devo insistere su questo argomento perchè lo trovo molto utile e comunque almeno genera differenza su una visione. Se io fossi rimasto dell' idea di poter essere psicologo di me stesso, questa avrebbe provocato un limite grosso con me stesso e con gli altri. Sarei stato un narciso onnipotente che può fare tutto senza l' aiuto di altri perchè convinto che le risorse che cerco sono tutte dentro me. In questo senso, devo fare un rimprovero al corso di studi pesantemente impostato sulle teorie del profondo. La causa (che parolone), il mondo intrapsichico, le difese, il sognare e l'introspezione, l'auto analisi, il simbolico, l'io, l'inconscio, il superIO.. se avessero avuto il concetto di marketing in mente avrebbero usato lo slogan :"Perchè tutto gira intorno a me"(la prima versione sodavon psicoanalitica).
    Oggi, invece, avere la consapevolezza che gli altri possono essere una risorsa mi fa sentire potente e non onnipotente. Il mio lavoro nella vita quotidiana è quello di cercare in mente le risorse (esterne) che conosco per risolvere problemi, per stare bene, divertirmi, conoscere ecc.. La mia risorsa è quella di sapere che in giro ci sono risorse. Quindi, ho attacchi di panico.. bene. Avevo letto da qualche parte che Freud disse.. un secondo.. il mio amico mi parlava di sua madre che passò questi momenti, vediamo che mi dice.. la parrocchia ha aperto uno sportello spirituale.. potrei andare dallo psicologo.
    Quando noi affermiamo di fare autoanalisi, è importante (a mio avviso) sapere che si tratti di una risorsa di cui possiamo disporre e che gentilmente il dottor Freud ha divulgato.
    Un architetto, facendo riferimento alla teoria della planimetria di Pont Messina (famoso architetto) magari ha risolto il problema dell' eterna adolescenza ed io, non sapendo che lui potrebbe fungere da risorsa continuo a dannarmi per risorvere il mio dilemma in solitario.
    Per non andare lontano, in questo forum, in queste conversazioni, scopro continamente persone portatrici di risorse e questo mi fa sentire potente. Devo comprare un orsacchiotto.. ok.. ragazze toc toc avete idee? Vorrei capire la devianza della ricerca psico-sociale.. ok.. toc toc sperimentali ci siete? L' uranio impoverito? Willy Willy toc toc..
    Detta così può apparire un discorso egoistico, infatti secondo me lo è. Il fatto sta nella definizione e nell' uso che diamo di egoismo.
    Ho in mente due tipi principali di egoismo: quello sistemico e quello individuale. Il primo tipo mi fa pensare a Madre Teresa di Calcutta. Lei trova il proprio benessere nell' aiutare l'altro e l' altro, accetta la sua forma egoista di sentirsi bene in questa maniera, perchè in loro ha un effetto positivo. Io chiedo certe informazioni sulla tribù della Nuova Guinea ad un antropologo, per una mia necessità o utilità mia, e questa richiesta ha comunque un effetto positivo per l' antropologo.. si sente riconosciuto, competente, a sua volta ha l'idea di dare una mano.. di essere una risorsa in quel momento per l'altro.
    La seconda forma di egoismo, quella individuale, è egocentrica. L' imperativo domina.. è il ricevere senza dare (o il dare consiste nella svalutazione).

    Io mordo dici:
    , il disturbo di personalità è una SINDROME, cioè un insieme di sintomi (difficilmente si riscontrano casi "puri" come quelli descritti nel DSM nella realtà) relativamente stabili in un'individuo.
    Ciò significa che se io porto un paranoide in una famiglia in Africa lui rimane paranoide... o no?
    Se quella famiglia dovesse essere paranoide, lui non avrebbe alcuna sindrome. Tutti sarebbero felici, contenti e paranoidi

  8. #38
    Toblerone.om
    Ospite non registrato
    per accadueo
    non credo di aver bene inteso il significato del tuo ultimo intervento.
    il fatto che io sia riuscito a risolvere un mio problema psicologico sfruttando le mie competenze non vuol certo dire che mi reputo onnipotente o in qualche modo meglio di tutti gli altri.
    il mio intervento era solo volto a presentare una esperienza personale utile per dare una risposta alla domanda originaria della discussione.

  9. #39
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    Toblerone.om concordo cn te, ed è ben chiaro che tu non abbia voluto sentirti onnipotente, tutt'altro. Il tuo intervento, che apprezzo ed elogio, dimostra come a volte si possa essere psicologi di se stessi. Ciao, emy.
    Buona vita a tutti!

  10. #40
    io mordo
    Ospite non registrato
    OT.
    x H2O:
    Tutti sarebbero paranoidi, infelici e scontenti casomai. . . Stai dicendo che se io ho le allucinazioni ma sto in una famiglia di allucinati non ho nessun problema?
    Il cervello può funzionare bene oppure male, le mie paranoie non saranno quelle di mio padre. . .

    xMorrigan: si si, ma io non volevo essere critico nei tuoi confronti... mi sono un po' scaldato per la confusione che ho io in merito a tutte queste idee, niente di personale
    Ultima modifica di io mordo : 28-10-2005 alle ore 16.39.33

  11. #41
    Super Postatore Spaziale L'avatar di Accadueo
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    Originariamente postato da Toblerone.om
    per accadueo
    non credo di aver bene inteso il significato del tuo ultimo intervento.
    il fatto che io sia riuscito a risolvere un mio problema psicologico sfruttando le mie competenze non vuol certo dire che mi reputo onnipotente o in qualche modo meglio di tutti gli altri.
    il mio intervento era solo volto a presentare una esperienza personale utile per dare una risposta alla domanda originaria della discussione.
    Assolutamente Toblerone.om
    parlavo di me ad alta voce.. mi quoto:
    Se io fossi rimasto dell' idea di poter essere psicologo di me stesso, questa avrebbe provocato un limite grosso con me stesso e con gli altri. Sarei stato un narciso onnipotente che può fare tutto senza l' aiuto di altri perchè convinto che le risorse che cerco sono tutte dentro me.
    Il precedente intervento voleva essere una continuazione implicita del fatto che è dell' essere umano la capacità o la potenzialità di potersi aiutare senza per questo definirsi psicologi di sè e che, crearsi l'idea di poter essere psicologi di se stessi potrebbe diventare un limite perchè uno si può convincere di poter risolvere "tutto" da solo anche se poi realmente non può farcela. Viceversa, nel momento in cui io sono consapevole di essere capace come persona di risolvere certi problemi da "solo" e nello stesso tempo avere in mente lo psicologo altro da me come risorsa esterna che potrebbe darmi una mano, tutto questo mi rende più forte. Per fare un esempio delle due situazioni.. nel primo (psicologo di sè) è come se io dovessi scrivere un libro autobiografico e non chiedessi niente a nessuno anche a costo di mentire su certi eventi che non ricorda (tipo infanzia o raccontare altri punti di vista su di sè), mentre nel secondo caso (psicologo come risorsa esterna) scrivere un libro autobiografico e andare a fare domande ai genitori sulla mia infanzia, domandare ai miei amici come mi vedevano, ecc..
    Per me, un limite del racconto sta nel primo tipo di libro.. per te?
    La definizione di "psicologo di se stesso" è troppo 'forte' per me anche perchè chiunque a questo mondo può affermarlo a questo punto.. anche un potenziale suicida e io, ragionando in questi termini, non posso dire che ha torto.. chi sono io per poter dire che quella persona sbaglia? Cosa si ci dice "no guarda tu non sei psicologo di te stesso perchè non hai studiato psicologia!"? Magari potrà rispondere: "Sono psicologo da 30 anni e psicoterapeuta da 25!". Cosa penso a questo punto: "caspiterina, lo psicologo dentro quella persona è più malata della persona stessa?", O penso: " ma questo dallo psicologo non ci va?"

    Sinonimo (bel nick ), ho capito che tifi per l'idea di poter essere psicologi di se stessi, però almeno racconta un episodio che conferma questa tua idea..

    Io mordo perchè no? Per entrare meglio in connessione, hai visto il film A beautiful mind? Bene, è stato lui ad accorgersi delle sue visioni e paranoie di persecuzione oppure sono stati gli altri (normali) a farglielo notare? La differenza crea differenza.. l' assenza di informazione non crea differenza e quindi altra informazione (Bateson). Se tutti in una famiglia si definiscono normali sono normali(assenza di differenza.. siamo tutti uguali). Se il parroco della famiglia li definisce malati crea differenza e quindi non sono più normali (differenza che crea la differenza).

  12. #42
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    Un esempio del poter essere psicologi di se stessi?

    Ciao Accadueo ( grazie, anche il tuo nik nn è male, io ci scherzo sempre cn le formule...per es...mi dicono: ma ci 6? e io..certo, h12 O 6...vabbè.. ) sono d'accordo cn te quando evidenzi quanto sia fondamentale che ciò che vediamo di noi stessi sia una sorta di feedback che scaturisce dalla relazione cn gli altri..
    Io nn nego il relazionale, però penso che per capirsi, aiutarsi, guarirsi ( forse illudersi di farlo..per il momento), nn occorra necessariamente interagire nel qui ed ora cn altri soggetti.
    Mi rendo conto che è un controsenso , ed assurdo pensare di poter fare a meno delle percezioni che ci rimandano gli altri.
    SE PENSO DI AVER UN PROBLEMA è PERCHè GLI ALTRI IN QUALCHE MODO MI HANNO FATTO SENTIRE DIVERSA, ASINTONICA ( scusa lo stampatello, era per evidenziare concetto per me clou).
    Ed è anche perchè io, al contempo mi son sentita fuori posto.
    Io sono stata psicologa di me stessa, nel momento in cui mi sono fatta una " diagnosi" della mia timidezza cronica, ora superata al 70%. Senza parlarne cn nessuno, solo rimuginando mentre soffrivo le conseguenze della mia chiusura, mi sono posta la domanda del perchè io fossi (stata) così timida. Beh, ho capito grazie agli studi di psicologia la causa e ho agito di conseguenza per aiutarmi, da me. Ci sto riuscendo e sono contenta sempre più.
    Ora dimmi tu, se in questo iter si può affermare che c'è una o più fasi, o nessuna, in cui posso affermare di essere stata psicologa di me stessa, senza aver esplicitamente detto a nessuno: "Senti, ho un problema, che ne pensi, che faccio? Consigliami tu, sono tutta orecchi...."
    Buona vita a tutti!

  13. #43
    Super Postatore Spaziale L'avatar di sinonimo
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    Accadueo. forse ora dirai che il mio iter nn è affatto compiuto, nn può esserlo, perchè mancano informazioni derivanti da...altri???
    Ma lo stare bene, nn è la PROVA che il mio iter autoterapico ha funzionato comunque?
    Buona vita a tutti!

  14. #44
    io mordo
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    Originariamente postato da Accadueo

    Io mordo perchè no? Per entrare meglio in connessione, hai visto il film A beautiful mind? Bene, è stato lui ad accorgersi delle sue visioni e paranoie di persecuzione oppure sono stati gli altri (normali) a farglielo notare? La differenza crea differenza.. l' assenza di informazione non crea differenza e quindi altra informazione (Bateson). Se tutti in una famiglia si definiscono normali sono normali(assenza di differenza.. siamo tutti uguali). Se il parroco della famiglia li definisce malati crea differenza e quindi non sono più normali (differenza che crea la differenza).
    Ciao, noi siamo già in connessione credo , ho visto il bel film di cui parli...
    Tu fai coincidere la salute mentale, il benessere psicologico, con la normalità statistica... direi che non sono la stessa cosa... Bateson ha anche formulato la teoria della comunicazione paradossale, allora, se tutti a questo mondo utilizzassero una comunicazione disturbata saremmo tutti dementi, normali statisticamente parlando, ma permettimi di dire che staremmo tutti piuttosto male... supponiamo che nessuno avrebbe fatto notare a Nash che era leggermente schizzato (termine tecnico ) dove pensi che sarebbe arrivato collezionando articoli di giornale e ascoltando le sue voci? Poi consideriamo anche il fatto che il film è una versione romanzata della realtà... l'apatia dove la mettiamo? la depersonalizzazione?... ecc ecc ecc
    L'apatia è una sensazione che si avverte generalmente da soli...

    Insomma, la relatività è stata una bella scoperta ma il relativismo assoluto è un concetto paradossale... ecco... tu tendi sempre a relativizzare tutto... sarà questa una forma di piacere paradossale? Le teorie che costruiamo sulle relazioni fra gli "oggetti" non durano per sempre ma non è che risolviamo il problema disperdendoci nella relatività delle cose, la nostra psiche è legata ad una struttura, il cervello, relativa fino ad un certo punto e questa ci permette di esistere solo secondo le sue modalità, la psicosi è una modalità di esistenza disorganizzata rispetto all'ordine che impone il nostro cervello... è una modalità disadattiva per la vita stessa...

    non sei daccordo?

  15. #45
    Super Postatore Spaziale L'avatar di Accadueo
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    Re: Un esempio del poter essere psicologi di se stessi?

    Originariamente postato da sinonimo
    mi sono posta la domanda del perchè io fossi (stata) così timida. Beh, ho capito grazie agli studi di psicologia la causa e ho agito di conseguenza per aiutarmi, da me. Ci sto riuscendo e sono contenta sempre più.
    Ciao Sinonimo, puoi rileggere un secondo quello che hai scritto e individuare chi hai ringraziato?
    Bene, sia che intendi agli "studi" nel senso di tuoi sia che intendi gli "studi" nel senso di libri e materie, hai fatto riferimento comunque ad altre persone che hanno scritto testi e che tu hai potuto studiare, apprendere e che sono state una risorsa di cui hai potuto usufruire. In definitiva è come se avessi chiesto aiuto a professionisti che ti hanno parlato attraverso i libri. Il lavoro di cui parli, rispetto all' aiuto che ti sei data, è ovvio che è tutto tuo: quello è un' esclusiva dell' individuo. Se io dovessi andare dallo psicologo, questo non può pensare a tutto (e pensare e lavorare anche per me). Sono, in primis, io che devo essere convinto di voler stare bene e per fare questo mi aiuto con la collaborazione professionale di un esperto.
    Accadueo. forse ora dirai che il mio iter nn è affatto compiuto, nn può esserlo, perchè mancano informazioni derivanti da...altri???
    Non potrei farti un' affermazione del genere perchè per me è impossibile pensare che manchino informazioni derivanti da altri (sia passate, presenti e future) .. e come se credessi che sei stata una vita senza bere acqua.
    Mi sto "disperando" per riuscire a trovare qualcosa che ho realmente fatto da solo.. qualcono al mondo è mai riuscito a fare una cosa realmente da solo?

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