Ciao,Originariamente postato da Accadueo
mi inviti a nozze.
Prendo in considerazione un disturbo di personalità per prenderli tutti e mi aiuto con il DSM (è possibile farlo con tutti i testi che descrivono i disturbi di personalità).
Tratto dal DSM IVtr:
"Disturbo Paranoide di Personalità [301.0]
Caratteristiche diagnostiche.
La caratteristica essenziale del Disturbo Paranoide di Personalità è un quadro pervasivo di sfiducia e sospettosità, tanto che le motivazioni degli altri vengono interpretate come malevole. Questo quadro compare nella prima età adulta, ed è presente in una varietà di contesti.
Gli individui con questo disturbo presumono che gli altri li sfruttino, li danneggino o li ingannino, anche quando non vi sono prove che supportino queste aspettative (Criterio A1). Sospettano, [...]"
Dicevo che prendo un disturbo per parlarne di tutti perchè, queste sono descrizioni relazionali della persona(lità).
L' effetto che può apparire quando si leggono certe cose è che queste (descrizioni) siano frutto dell' interno della persona (ad esempio sifducia e sospettosità), però gli autori non hanno fatto la statistica dei racconti dei pazienti.. loro hanno fatto la statistica dei comportamenti relazionali che poi vengono 'tradotti' dagli autori come sfiducia, sospettosità o la sensazione di sfruttamento e inganno. Mi son fatto capire? Praticamente, i ricercatori osservano (ad esempio) che una persona si relaziona con altre persone con insulti, che queste si allontanano fisicamente quando si approssima una vicinanza corporea, che quando viene chiesto un favore, loro (i paranoici) si rifiutano...
poi cosa fanno i ricercatori? Traducono questi comportameni e modi di relazionarsi con definizioni soggettive (attenzione soggettive per gli autori) come sospettosità, sfiducia, sensazione di fruttamento.
Poi, veniamo noi, psicologi, psicoterapeuti e psichiatri che dobbiamo imparare a regola d'arte ciò che i ricercatori hanno tradotto delle relazioni, incasellarle per bene e, dulcis in fundo, ritradurre nuovamente, ciò che è stato tradotto dai ricercatori in definizioni, con i comportamenti e i modi di relazionarsi della persona che abbiamo di fronte.
Quanta distorsione si crea in tutti questi passaggi? Non sarebbe stato meglio direttamente trascrivere comportamenti e modi di relazionarsi?
Anche le persone che non hanno a che fare con il campo della psicologia e affini, oggi parlano il linguaggio psicologizese.
Salve dottore sono depresso, ho una bassa autostima, scarsa concetrazione, dormo poco e sono calati i miei interessi.
Bene, dove e da chi ha imparato a decifrare e a distinguere questi sintomi? Ri-Tradotti in comportamenti e modi di relazionarsi cosa succede?
Questi comportamenti, siamo sicuri che combaciano con quelli che hanno visto i ricercatori del DSM?
E se così fosse, io Accadueo, ri-ri-traducendo i comportamenti e i modi di relazionarsi osservati in definizioni, queste ri-combacerebbero con quelle del DSM?
scusa ma, lasciando da parte il DSM che serve più che altro alle case farmaceutiche secondo me, il disturbo di personalità è una SINDROME, cioè un insieme di sintomi (difficilmente si riscontrano casi "puri" come quelli descritti nel DSM nella realtà) relativamente stabili in un'individuo.
Ciò significa che se io porto un paranoide in una famiglia in Africa lui rimane paranoide... o no?







mi inviti a nozze.
) sono d'accordo cn te quando evidenzi quanto sia fondamentale che ciò che vediamo di noi stessi sia una sorta di feedback che scaturisce dalla relazione cn gli altri..