Ho trovato un discorso di Laing (L'io diviso) che espone più o meno il mio modo di vedere in modo efficentissimo:
"Si può sostenere che non è possibile essere scientifici senza conservare la propria obiettività. Una scienza genuina dell'esistenza personale deve cercare di essere meno tendenziosa possibile. Ma la fisica e le altre scienze delle cose devono accordare alla scienza delle persone il diritto di evitare la tendenziosità in modi che non tradiscano la natura del suo campo di studio. Se si ritiene che per evitare di essere tendenziosi occorre ossere <<oggettivi>> nel senso di spersonalizzare la persona che costistuisce l'<<oggetto>> dello studio, e se si cede alla tentazione di fare così, si ha l'illusione di essere scientifici. Un procedimento di spersonalizzazione, in una teoria che vuol essere una teoria di persone, è falsa proprio come la spersonalizzazione che lo schizoide opera sugli altri, e in ultima analisi non è meno di questa un atto intenzionale. Per essendo condotta in nome della scienza, una simile reificazione produce falsa conoscenza; è una fallacia, altrettanto patetica quanto la falsa personalizzazione degli oggetti inanimati."
Che ne pensate?







Rispondi citando
) le capacità e i processi, e che plausibilmente la soggettività di cui va cantando sia in realtà prodotta dal cervello stesso.
come ho già detto, non si butta niente: se la psicoanalisi esistenziale che propone laing può essere utilizzata per una analisi realistica dell'uomo (io non concepisco che l'uomo abbia un'anima, per cui permettimi di sorvolare sul termine che hai usato, utilizzerò il termine "interiorità"), ben venga...però deve dimostrare che quello che dice ha un riscontro con la realtà...e questo sarà ben difficile, visto che di solito per dimostrare che qualcosa trova risontro nel mondo reale si devono utilizzare misure oggettive (e siamo da capo a dodici...
)
