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  1. #31
    Partecipante Figo L'avatar di Aimi_Summers
    Data registrazione
    23-02-2003
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    Prato
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    Originariamente postato da Lpd
    Aimi,

    ma infatti, come avevo esplicitamente scritto, il discorso non era relativo alla fattispecie da te citata, quanto piuttosto ad un atteggiamento più generale di "tanto lavor lo stesso". E' proprio questo atteggiamento che mina alla base la stessa possibilità di essere rappresentativo per l'Ordine, perchè migliaia di colleghi operano abitualmente senza abilitazione, e così facendo, indirettamente, validano nei fatti il concetto (già radicato in molti posti) che l'essere Psicologo o laureato in Lettere cambi poco a livello delle "possibilità di esercitare un certo ruolo/funzione".

    Essere iscritti all'Ordine non è un "peso vessatorio" (e come puoi capire, non mi sto certo riferendo a te), ma una NECESSITA' FORMALE che diviene anche costruzione di un "Limen", di un confine professionale preciso e tutelabile.
    Se il laureato in Lettere o Filosofia X viene perseguito o criticato dall'Ordine perchè esercita un ruolo professionale "di confine" senza essere "abilitato all'esercizio di quella professione", può benissimo dire: "beh, non sono il solo, anche i vostri stessi laureati lo fanno senza essere abilitati, e questa è la dimostrazione lampante che questa pratica professionale non è "riservata" agli Psicologi Abilitati... e quindi la può fare chiunque" (un autogol clamoroso per tutti noi).

    Ecco, aldilà delle competenze individuali, questo non è (solo) un problema di SOSTANZA o COMPETENZA: è un problema POLITICO-PROFESSIONALE E FORMALE, ma non per questo meno importante.

    Noi dobbiamo sempre tutelare la dimensione di competenza sostanziale, ovviamente, ma facendolo NON ci dobbiamo dimenticare di quella formale o di politica-professionale, altrettanto fondamentale (per certi aspetti, anche di più) !

    Ciao,
    Lpd
    Ho compreso il tuo punto di vista e lo condivido.
    Aimi

    Se vuoi essere amato, ama. - Seneca


    la vita è quella cosa che ci accade mentre noi siamo occupati a fare altri progetti A. De Mello

  2. #32
    Partecipante Assiduo
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    09-05-2005
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    Ovunque ma altrove
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    232
    ... poi ci sarebbe anche da discutere sulle modalità con cui si arriva ad ottenere l'abilitazione... così... per come sono impostati certi tirocini e l'esame di stato... proprio esclusivamente il pezzo di carta ci permette di dire che siamo psicologi... parlo della maggioranza dei casi naturalmente, non di casi singoli...

    io mi ritengo fortunata perchè ho fatto analisi personale e sono attualmente in supervisione per il lavoro che svolgo... e quando avrò ottenuto l'abilitazione, sarò DAVVERO una psicologa. Ma lo sapete che c'è gente che ha il titolo di psicoterapeuta e non ha mai fatto neanche un'ora di training? è pazzesco!!!

    ciao Lpd, ciao Aimi_Summers, ciao Incom... Vi stimo molto per le cose che avete scritto, siete proprio delle belle persone.
    Memento augere semper

  3. #33
    Partecipante Assiduo L'avatar di cieffe
    Data registrazione
    12-08-2004
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    Toscana
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    232
    Originariamente postato da Aimi_Summers
    Finché il lavoro dello psicologo non supererà in pratica la qualità di quello effettuato da un laureato generico, le nostre rivendicazioni lasciano il tempo che trovano.
    Condivido pienamente questo approccio al problema.

    C'è un piccolo particolare da notare, però.

    Da Psicologo del Lavoro (tanto per fare un esempio) ho notato che in diversi corsi di laurea (e non..) l'insegnamento in "Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni" è sempre più presente e spiego il perché.

    In ambito aziendale è visto molto meglio un laureato in Giurisprudenza con conoscenze specifiche della disciplina del Lavoro e che abbia anche competenze "basilari" in ambito di selezione del personale, progettazione di piani formativi etc.., piuttosto che uno Psicologo del Lavoro che abbia fatto un corso sull'amministrazione del Personale.

    E lo dico per esperienza vissuta...

    Questo comporta che il nostro settore sia "istituzionalmente" penalizzato, determinando una sempre maggiore restrizione degli spazi occupazionali.

    Il rischio è che alla fine tutti si diventi tuttologi, mandando in malora la qualità del lavoro effettuato.

    Quanti annunci si trovano in rete del tipo "Consulenti per le risorse umane con passione per la selezione del personale" che altro non sono che laureati in economia che si districano bene nei colloqui di selezione? Troppi..

    Se poi sono anche buoni venditori, tanto meglio...

    Il problema è sempre lo stesso. Se non vi è tutela istituzionale, non vi sarà mai una sana cultura della professionalità.

    Cieffe
    "La religiosità è talmente simile alla pazzia che è impossibile distinguerle".

    Il mio web-mondo

  4. #34
    Partecipante
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    07-10-2004
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    35
    Qualunque tipo di cultura non può che partire dal basso, dall'individuo. Le istituzioni possono solo cercare di fornire delle regole entro le quali il gioco si deve svolgere, ma chiunque pensi che la professionalità del singolo possa essere garantita dai molti, è un illuso.

    Il ruolo primario degli Ordini professionali dovrebbe essere quello di garantire un minimo di qualità nei servizi offerti dai loro associati, ma essi non potranno mai diventare un alibi, un surrogato di ciò che ciascuno di noi, individualmente, potrebbe aspirare ad essere. È perfettamente inutile sperare che domani qualcuno abbia più voglia di assumermi solo perché l'Ordine ci ha messo una buona parola.

    In molti paesi gli Ordini professionali non esistono neanche, ma i professionisti coscienziosi sì. Personalmente, finché l'Ordine starà dalla mia parte e mi concederà di fare ciò che voglio fare, professionalmente, va bene così. Non mi aspetto altro.

    Noto una profonda discrasia fra il tipo di lavoro che abbiamo scelto per noi e le beate speranze di assunzione, ingenuamente coltivate, purtroppo, da moltissimi laureandi e neolaureati: bisogna mettersi nella testa che fare lo psicologo vuol dire fare il professionista, ossia lavorare IN PROPRIO. L'essere assunti a tempo indeterminato come psicologi è l'ECCEZIONE, non la regola.

    Fare il professionista vuol dire occuparsi oggi di una cosa, domani forse di un'altra. L'altro giorno uno psicologo mi ha detto, come un medico ha detto a lui, che "si va dove c'è il lesso".

    Prima ci metteremo in testa questi concetti, prima capiremo come funzionano davvero le cose, e più serenamente potremo decidere se questo lavoro fa per noi o no.

    E più in generale, dimenticatevi dell'idea di "posto sicuro". Anche se credete di averlo trovato, oggi non è più tanto "sicuro" lavorare alle poste di quanto non lo sia tenere una cuffia in testa in un call center.


    Originariamente postato da cieffe

    Il problema è sempre lo stesso. Se non vi è tutela istituzionale, non vi sarà mai una sana cultura della professionalità.
    Ultima modifica di incom : 08-11-2006 alle ore 11.04.43

  5. #35
    saratesti
    Ospite non registrato
    io credo che l'importante è non pubblicizzarsi come psicologa ma come dott.ssa in psicologia, quindi riguardo ai corsi di training penso si possano fare, ovviamente nel caso una persona sia in grado di farli, se pensiamo al counseling...non ci vuole mica la laurea in psicologia, io ci sto facendo un Master (utilissimo) e sarei in grado di dare un consiglio ad una persona, ovviamente come dott.ssa Psicologa e non come Psicologa iscritta all'albo (che non sono). Questo per quanto riguarda la parte pratica della questione poi se parliamo di quella morale, del fatto che tutti, abilitati e non dovremmo prenderci la responsabilità di quello che facciamo e avere l'umiltà di dire che non siamo in grado per la poca formazione di fare Consulenze a determinato clienti...QUELLO E' UN ALTRO DISCORSO E RIGUARDA TUTTI.
    ciao

  6. #36
    Partecipante L'avatar di cirettas
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    22-03-2005
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    Napoli
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    scusate se mi intrometto...ma conosco persone che con una semplice laurea triennale in psicologia...senza nessuna abilitazione...e credo senza nessuna competenza particolare...hanno già fatto diversi corsi di formazione come docenti su argomenti strettamente di ambito psicologico....credo che anche chi non è ancora abilitato possa usufruire di queste opportunità lavorative che in ogni caso ti danno esperienza e che riguardano solo una trasmissione di saperi teorici...cosa che anke un neolaureato può fare tranquillamente senza rovinare nessuno...cosa diversa sarebbe se un neolaureato pretendesse di poter fare consulenza psicologica ad un paziente.

  7. #37
    Partecipante Assiduo L'avatar di locandina
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    26-04-2006
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    Ciao, scusate se mi intrometto in questa discussione...ma mi è venuta in mente una cosa...io che ho la laurea triennale e sto frequentando la specialistica (nuovo ordinamento), ma che non sono iscritta all'albo per i "triennalisti" perchè ho deciso di continuare, non posso fare nulla? Per esempio, se trovassi uno psicologo (che magari..che ne so..fa seminari, attività e progetti nelle scuole ecc) potrei collaborare con lui con la sua supervisione?
    Certo poi rimane il problema di trovare una persona così disponibile, ma se ipoteticamente esistesse potrei o no? Grazie a tutti quelli che mi risponderanno.

  8. #38
    Partecipante Assiduo L'avatar di cieffe
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    12-08-2004
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    Originariamente postato da incom
    Qualunque tipo di cultura non può che partire dal basso, dall'individuo. Le istituzioni possono solo cercare di fornire delle regole entro le quali il gioco si deve svolgere, ma chiunque pensi che la professionalità del singolo possa essere garantita dai molti, è un illuso.
    È perfettamente inutile sperare che domani qualcuno abbia più voglia di assumermi solo perché l'Ordine ci ha messo una buona parola.
    Cara Incom,

    è assolutamente ovvio che la professionalità del singolo non possa essere garantita dall'Ordine professionale. Condivido perfettamente questa prospettiva.

    Ma la possibilità che essa sia esercitatabile deve essere tutelata....

    Quando parlo di tutela istituzionale faccio infatti riferimento alla confusa regolamentazione che vige nel nostro settore.
    Una regola esistente ma che non è chiara (permettendo quindi la concorrenza di chi niente ha a che vedere con la Psicologia) non è regola.

    Non è tale neppure se, nonostante sia ben formulata, nessuno si muove affinché sia rispettata da tutti.

    Va da sè il fatto che un professionista è tale solo se egli stesso per primo si mette nelle condizioni di esserlo, ma è altrettanto vero che tale professionalità dovrebbe essere più spendibile di quanto accada attualmente.

    Se in Italia il malcontento degli Psicologi è tanto, se si sente in giro che nascono sindacati di Psicologi, se si creano associazioni di protesta (e proposta) di mille tipi, beh, un motivo dovrà pur esserci.

    Ribadisco il concetto: non si tratta di garantire la professionalità degli Psicologi, ma di promuoverne e proteggerne la spendibilità.

    Spero di essere stato chiaro.

    Cieffe

    P.S. ringrazio tutti i partecipanti a questa discussione per la qualità dei contenuti che sono emersi. Complimenti.
    "La religiosità è talmente simile alla pazzia che è impossibile distinguerle".

    Il mio web-mondo

  9. #39
    Partecipante
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    07-10-2004
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    La parola che tu usi, "concorrenza" è esattamente il nocciolo del problema.

    Personalmente la concorrenza, anche sleale, non mi ha mai fatto paura. Lavoro da molti anni (ne ho più di 40) come professionista e posso garantirti che i clienti hanno occhi e orecchie.

    Il punto è che al cliente interessa solo la qualità di ciò che il professionista ha da offrire, sia in termini tecnici che sul piano personale. Noi psicologi siamo in grado di offrire questo? Perché, se non siamo in grado, sta' pur certo che qualcuno che lo è lo farà al posto nostro.

    E questo non ha niente a che vedere con la tutela da parte degli Ordini o meno ma, appunto, con la professionalità.

    Come si fa a essere professionali? In teoria dovrebbe partire tutto da una buona preparazione di base. Ora io mi sentirei anche di spendere due parole a sostegno della qualità dell'insegnamento che mi ha dato la nostra Università, tanto dileggiata, ma non lo farò. Non lo farò perché andrei controcorrente rispetto alla maggioranza che ritiene che le nostre Università lascino molto a desiderare, che non servano a niente.

    Beh, io non sono d'accordo. Ciò che l'Università mi ha dato ha per me un grande valore. A parte la psicologia, frequentare mi ha fatto capire delle cose molto importanti sulla vita in generale.

    Certo, se uno si aspetta che sia sempre qualcun'altro a imboccarti, nemmeno frequentando a Harvard rimarrebbe contento. E infatti, guarda caso, posti come Harvard (a pagamento, e salato) da noi non ci sono perché semplicemente non fanno parte del nostro modo di pensare. Da noi la colpa è sempre di qualcun altro.

    E poi come si fa a essere professionali? Impegnandosi personalmente. Non esiste alcun valido sostituto per la voglia di continuare a rimanere aggiornato, di formarsi. Io ho investito molti soldi per pagarmi seminari e workshop di ogni tipo, in Italia e all'estero. Dopo un po' di anni mi rendo conto, e forse non dovrei dirlo per non peccare d'immodestia, di poter toccare con mano i frutti di tutto ciò, e di riuscire spesso a vedere oltre i soliti luoghi comuni.

    E secondo te io dovrei preoccuparmi perché uno che ha fatto economia e commercio risponde a un annuncio per un "posto" di selettore del personale? Non scherziamo. Questa è la logica della scarsità, che proprio l'esame di psicologia del lavoro avrebbe dovuto insegnarci ad avversare.

    Poi dici:

    "Se in Italia il malcontento degli Psicologi è tanto, se si sente in giro che nascono sindacati di Psicologi, se si creano associazioni di protesta (e proposta) di mille tipi, beh, un motivo dovrà pur esserci."

    Sì, il motivo c'è ed è quello che ho cercato di spiegare sinora: la gente in Italia si aspetta sempre che qualche comitato di gente illuminata risolva i problemi al posto suo. È duro, è sgradevole sentirlo dire, però è così. L'archetipo della Grande Madre spadroneggia.

    Non riesco neanche a pensare a qualcosa come un "sindacato di psicologi", mi sembra veramente una mostruosità: il professionista è uno che dovrebbe, come minimo, imparare a tutelarsi da solo, è uno che al cliente deve dare un'immagine di sicurezza. Non riesco proprio a immaginarlo.

    PS: sono un uomo. Ma ovviamente le probabilità di darci giusto chiamandomi "Cara incom" erano dalla tua.



    Originariamente postato da cieffe
    Cara Incom,

    è assolutamente ovvio che la professionalità del singolo non possa essere garantita dall'Ordine professionale. Condivido perfettamente questa prospettiva.

    Ma la possibilità che essa sia esercitatabile deve essere tutelata....

    Quando parlo di tutela istituzionale faccio infatti riferimento alla confusa regolamentazione che vige nel nostro settore.
    Una regola esistente ma che non è chiara (permettendo quindi la concorrenza di chi niente ha a che vedere con la Psicologia) non è regola.

    Non è tale neppure se, nonostante sia ben formulata, nessuno si muove affinché sia rispettata da tutti.

    Va da sè il fatto che un professionista è tale solo se egli stesso per primo si mette nelle condizioni di esserlo, ma è altrettanto vero che tale professionalità dovrebbe essere più spendibile di quanto accada attualmente.

    Se in Italia il malcontento degli Psicologi è tanto, se si sente in giro che nascono sindacati di Psicologi, se si creano associazioni di protesta (e proposta) di mille tipi, beh, un motivo dovrà pur esserci.

    Ribadisco il concetto: non si tratta di garantire la professionalità degli Psicologi, ma di promuoverne e proteggerne la spendibilità.

    Spero di essere stato chiaro.

    Cieffe

    P.S. ringrazio tutti i partecipanti a questa discussione per la qualità dei contenuti che sono emersi. Complimenti.

  10. #40
    Partecipante Assiduo L'avatar di cieffe
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    Originariamente postato da incom
    PS: sono un uomo. Ma ovviamente le probabilità di darci giusto chiamandomi "Cara incom" erano dalla tua.
    Non so perché ma incom mi dava di femminile...perdonami!

    Bella questa conversazione.

    Tuttavia credo di non essere riuscito a far passare il messaggio.

    Dal punto di vista dell'impegno personale e della costruzione della propria professionalità beh, c'è totale sintonia nei nostri punti di vista.

    Io sono il primo a non sopportare le lamentele e a ritenere che il proprio percorso lavorativo sia in un buona parte correlato ai propri sforzi, ai propri sacrifici.

    Quando parlo di professionalità intendo una cosa molto semplice: l'amore e la passione per il proprio lavoro, serietà, puntualità, competenze e disponibilità al loro aggiornamento.

    Vista la tipologia di lavoro che facciamo (o vorremmo fare) non potrebbe non essere altrimenti, credo.

    Vorrei chiarire un piccolo aspetto, però: la tutela istituzionale non è sinonimo di "imboccamento", a mio avviso non c'entra proprio niente...

    La questione è un'altra.

    Si tratta semplicemente ( si fa per dire) di creare le condizioni affinché uno Psicologo possa esercitare la propria attività. Il che non significa avere un "grande fratello" che ci guida verso un lavoro, ma un quadro normativo e (a mio avviso) culturale che ci dia la possibilità di provarci assumendoci ognuno le proprie responsabilità, oneri e onori.

    Se un operaio cade dall'impalcatura di una casa mentre fa lavori di ristrutturazione, può avere tutte le protezioni personali del mondo (caschi, funi, indumenti protettivi) ma se l'impalcatura è fatta col formaggio si fa male..molto male....

    Solo con una struttura solida l'operaio può lavorare e farlo al meglio delle proprie possibilità.

    Se poi vi sono altri operai più bravi di lui, beh, vorrà dire che verrà sostituito, ma almeno diamogliela l'opportunità di lavorare!

    Quando si dice: valorizzazione delle risorse umane..

    Hai ragione quando dici che i clienti hanno occhi e orecchie, ma è altrettanto vero che essi devono avere l'occasione e l'opportunità per vedere e sentire.

    Spesso questo manca, purtroppo.

    Poi, certo, se ti presenti con la parrucca gialla e il baffo verde..beh...è ovvio che si rivolgano altrove!

    Ciao!
    Cieffe
    "La religiosità è talmente simile alla pazzia che è impossibile distinguerle".

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  11. #41
    Partecipante Affezionato L'avatar di Bia80^_^
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    04-07-2006
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    Di scussione interessante.. Sicuramente Icom, tu hai più esperienza di me io sono una giovane laureata in Psicologia dello Sviluppo e sicuramaente ho ankora tanto da imparare... Dalla mia piccola esperienza di Tesi e ora di tirocinio posso dire che avrei voluto dall'università un po' più di formazione pratica e non solo tanta teoria... Sono d'accordo con quello che dice Cieffe, manca proprio lastrittura per poter reggere la crescita lavorativa, almeno in Italia a parer mio per gli Psicologi c'è molto poco rispetto a categorie come medici e ingehneri ad esempio.. e inoltre ritengo che cmq gia a livello universitatio ci dovrebbe èessere una formazione che fornisce quegli strumenti necessari per acquisire quella professionalità di cui parli, poi naturalmente sta a noi utilizzarli nel modo adeguato per crescere professionalmente... La psicologia è una disciplina davvero dalle mille sfumature io penso che possa rientrare davvero quasi in ogni campo, ma la realtà e che è invece almeno qui in italia rispetto ad altri paesi e tenuta fuori, forse negli ultimi anni le cose stanno un po' cambiando.... forse almeno spero.... Si tratta cmq di avere almeno per il mio modesto parere delle possibilità di crescita che purtroppo spesso vengono a mancare e viene a mancare anke la tua competitività sul mercato del lavoro perkè cmw risulti un passo indietro e devi sempre correre per raggiungere gli altri...non lo trovo giusto, credo che a noi psicologi dovrebbero essere date non dico la pappa pronta! ma delle semplici opportunità

  12. #42
    Neofita L'avatar di robertaerrigo
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    Calabria
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    Io sono iscritta all'albo pago dei soldi annuali e non lavoro ancora ma che io sappia senza l'iscrizione all'albo non si può fare nulla!!!se vuoi farti publicità devi iscriverti all'albo altrimenti puoi andare incontro a sanzioni penali dal momento che vai a violare l'articolo 30, mi sembra, del codice deontologico. viene richiesta l'iscrizione ad esempio nei concorsi o cmq senza la specializzazione si può fare solo consulenza e non psicoterapia. purtroppo quesa è la situazione per noi psicologi e forse pochi di noi si sistemeranno come psicologi. Io sono disoccupata da due anni figuriamoci!!!!!!
    Errigo Roberta

  13. #43
    Partecipante L'avatar di pamelamel
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    TARANTO
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    Credo proprio che prima dell'esame di stato le nostre strade siano sbarrate!! anch'io sto facendo il tirocinio e la dott. con la quale lo faccio conferma. Comnque io mi sto inserendo un pò nei progetti che le scuole organizzano (ad es. un progetto di "pet therapy" con la scuola materna). Spesso nn c'è bisogno dell'abilitazione. CIAO

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