Ho compreso il tuo punto di vista e lo condivido.Originariamente postato da Lpd
Aimi,
ma infatti, come avevo esplicitamente scritto, il discorso non era relativo alla fattispecie da te citata, quanto piuttosto ad un atteggiamento più generale di "tanto lavor lo stesso". E' proprio questo atteggiamento che mina alla base la stessa possibilità di essere rappresentativo per l'Ordine, perchè migliaia di colleghi operano abitualmente senza abilitazione, e così facendo, indirettamente, validano nei fatti il concetto (già radicato in molti posti) che l'essere Psicologo o laureato in Lettere cambi poco a livello delle "possibilità di esercitare un certo ruolo/funzione".
Essere iscritti all'Ordine non è un "peso vessatorio" (e come puoi capire, non mi sto certo riferendo a te), ma una NECESSITA' FORMALE che diviene anche costruzione di un "Limen", di un confine professionale preciso e tutelabile.
Se il laureato in Lettere o Filosofia X viene perseguito o criticato dall'Ordine perchè esercita un ruolo professionale "di confine" senza essere "abilitato all'esercizio di quella professione", può benissimo dire: "beh, non sono il solo, anche i vostri stessi laureati lo fanno senza essere abilitati, e questa è la dimostrazione lampante che questa pratica professionale non è "riservata" agli Psicologi Abilitati... e quindi la può fare chiunque" (un autogol clamoroso per tutti noi).
Ecco, aldilà delle competenze individuali, questo non è (solo) un problema di SOSTANZA o COMPETENZA: è un problema POLITICO-PROFESSIONALE E FORMALE, ma non per questo meno importante.
Noi dobbiamo sempre tutelare la dimensione di competenza sostanziale, ovviamente, ma facendolo NON ci dobbiamo dimenticare di quella formale o di politica-professionale, altrettanto fondamentale (per certi aspetti, anche di più) !
Ciao,
Lpd







Aimi
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