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Discussione: Psicologo e basta!!!

  1. #31
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
    Data registrazione
    28-03-2004
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    Milano
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    Pienamente d'accordo, anche se non è facile identificare cosa o chi tuteli il paziente.
    Personalmente sono però dell'idea che, paradossalmente, in primo luogo il paziente si tuteli da sè, e questo perchè penso che, anche nelle più gravi situazioni, sia il soggetto ad essere padrone di "casa propria". Ovviamente a volte la propria tutela è quantomeno bizzarra, ma questo è un altro discorso.
    In secondo luogo penso che l'altro vertice di tutela sia l'Istituzione (istituti di psicoterapia, supervisori, comunità di colleghi...) - quello che qualcuno (T. Ogden) definisce il Terzo.
    gieko

  2. #32
    Partecipante Esperto L'avatar di australia
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    16-12-2005
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    cittadina del mondo
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    317
    Nonostante in questa società la coscienza sembri avere sempre meno peso, o forse proprio per questo, penso che essa sia molto importante, in generale per le persone ed in particolare x chi svolge, o si accinge a svolgere, la nostra professione. E la coscienza è qualcosa di estremamente soggettivo.
    Penso inoltre, che oltre ad essere in relazione alla coscienza personale, la coscienza 'professionale' sia qualcosa che continui a formarsi indipendentemente con l'esperienza lavorativa. Nel senso che, pur avendo una 'coscienza di base', posso cominciare a distinguere molto meglio come tale un problema etico quando me lo trovo davanti e, attraverso il dubbio circa il comportamento da tenere, chiede una soluzione. Più problemi etici mi si presentano più 'affinata', articolata, approfondita, sarà la mia coscienza. professionale.

    La formazione è quella che ci ha consentito il tempo, il luogo e le circostanze specifiche dei nostri studi, sede di laure, anni in cui si è studiato, indirizzo di studio, vari corsi paralleli con annessa possibilità di cambiare corso e seguire un certo docente con un certo programma, esami opzionali, argomento di tesi .. tutto ciò fa sì che una formazione si defferenzi anche sostanzialmente dall'altra pur essendo alla fine tutte riunite sotto la stessa etichetta formativa.

    Quanto mai la personalità è soggettiva.

    Evidentemente, voi siete più avanti di me in questo percorso chiarificatore che stiamo cercando di fare, ma chi come me che non ha ancora alcuna esperienza lavorativa, e mettendo insieme le informazioni che possiede entra più che altro in maggiore confusione, va da sè cerchi una guida 'sicura' per il comportamento che si appresta a tenere, che faccia appello alla propria autostima e che si rivolga alle indicazioni di legge. Almeno inizialmente, poi si farà un'idea più significativa, ma cmq non potrà mai non tenere conto delle leggi.
    Penso che funzioni un pò come x i test nella clinica, un buon clinico, esperto, può raccogliere anche con il colloquio le informazioni che può dare un test, ma un principiante tende ad aggrapparvisi x fronteggiare le proprie insicurezze.

    Secondo me, il sostegno è terapia, dato che, senza quella mobilitazione di risorse della persona finalizzate ad un pur minimo cambiamento, non avrebbe davvero senso. E, dato che lo psicologo (molto, molto meglio se ad indirizzo clinico) è legittimato a farla, anch'egli è, in una certa misura e x certi aspetti, uno psicoterapeuta. E in questo, risponde alla domada di cura del paziente, implicita o esplicita che sia. Penso si possa dire che il sostegno sia counseling psicologico e che il counseling psicologico promuova i cambiamenti e che, dunque, si tratti di una qualche forma di psicoterapia, magari semplice, poco evoluta, al primo stadio, ma psicoterapia.

    Io mi sento di poter parlare solo di quello che conosco meglio, pur sapendo benissimo che di orientamenti psicoterapeutici ce ne sono tantissimi, anche molto distanti tra loro e tutti riconosciuti. E certo questa pluralità e diversità contribuisce alla confusione e penalizza una migliore definizione degli ambiti.
    Tuttavia, mi pare di poter dire che, se la l. 56 consente allo psicologo di fare la terapia di sostegno, x psicoterapia non si intenda proprio solo ciò che viene fatto dallo psicoterapeuta. Del resto, senza queste contraddizioni non ci sarebbe confusione. E va da sè che, se noi del 'settore' nel momento in cui approfondiamo la questione andiamo in confusione, la gente 'comune' operi una grande semplificazione tra sostegno, psicoterapie cosiddette vere e proprie, colloqui, domanda di cambiamento, motivazione intrinseca/estrinseca, psicologi, psicoterapeuti, counselor e psichiatri. Però, nella stragrande maggioranza dei casi, ciò non significa affatto che, tra le non sempre affidabili tutele operate della legge e dalle coscienze individuali dei vari professionisti implicati, la persona, per quanto portatrice di un disagio, non sappia cogliere, ad un qualche livello di funziamento, come stanno andando le cose.

    La questione è molto articolata, contiene vari livelli di argomentazione, il punto è che le profonde contraddizioni rendono molto difficile integrarli.

  3. #33
    Partecipante L'avatar di wiocoli
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    22-10-2004
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    Torino
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    43
    Ciao. Mi chiamo Pina.
    Sono laureata da due anni e non ancora mi iscrivo ad una scula di specializzazione. Penso di farlo prima o poi ma intanto vorrei lavorare.
    Anch'io pendo che fortunatamente i pazienti sentono come vanno le cose. Ma questo non è sempre vero.
    Qualche anno fa una mia amica stava male. Decise di rivolgersi ad una psicologa (non so se psicoterapeuta).
    Bè vi assicuro che dopo quasi un anno e mezzo è riuscita a liberarsi di questo legame che l'aveva portata ad uno stato di malessere notevole (ancora oggi non so come sia riuscita ad uscirne senza psicofarmaci: aveva disturbi del sonno, piangeva continuamente, a momenti era alienata, passava il giorno a vagare per la città sugli autobus).
    Insomma devo dire che questa 'psicoterapeuta o psicologa' mi ha fatto girare parecchio le scatole.
    Per fortuna la mia amica ha trovato il coraggio di uscirne (lei l'ha fatta sentire in colpa o ci ha provato) e si è rivolta ad una psicoterapeuta che l'ha saputa accogliere veramente.

  4. #34
    *Saretta*
    Ospite non registrato
    Penso che di gente che sappia fare malissimo il proprio lavoro ce ne sia in tutti i campi e mi dispiace per la tua amica. Sono d'accordo con australia quando dice che la coscienza professionale sia molto importante. Io credo che questo non significhi limitare la definizione di "psicologo" tagliando via l'ultima parte ma, piuttosto, che uno "semplice psicologo" si attivi per essere sempre più competente, sappia riconoscere i propri limiti, non faccia consulenze per problemi di cui sa poco e nulla..
    Non sono contro le scuole di specializzazione a priori anzi, probabilmente, in futuro ne farò una.. quando sarò realmente motivata..non dai soldi o dall'idea di una professione più richiesta (sarà poi vero?).. però davvero non riesco a concepire il motivo per il quale sia tanto diffusa l'idea, nella nostra categoria, che per fare del sostegno sia necessaria la scuola di specializzazione. Io non mi sognerei mai di aprirmi uno studio adesso, da neolaureata, avrei dei rimorsi assurdi.. però mi dico anche che se la definizione della nostra professione include il sostegno psicologico ed io con l'esperienza e, magari, frequentando un master acquisisco maggiori competenze in determinati campi.. perchè non potrei pensare di proporre del sostegno psicologico? Certamente, non farei mai della terapia intesa come cura di una psicopatologia. Io la vedo in questo modo: usiamo la coscienza, abbiamo a che fare con delle persone che stanno male, ma non tarpiamoci le ali da soli. Sottolineo il fatto che, per proporre del sostegno psicologico,secondo me, dobbiamo assolutamente essere formati su determinate problematiche dall'esperienza e dalla frequenza a corsi e master. Diciamo che, come avrete capito, ne ho abbastanza di chi vede nella scuola di specializzazione "l'unica via"... non so se mi sono spiegata.. da neolaureata indecisa sul suo futuro mi sono chiesta: fare o non fare la scuola? e spesso.. anzi.. quasi sempre.. mi sono sentita dire da altri colleghi neopsicologi "falla! altrimenti non fai nulla" penso che sia un'idea che spesso ci abbiano trasmesso alcuni professori... Ci ho pensato molto e sono arrivata a concludere che lo psicologo e lo psicoterapeuta sono due professioni diverse, la scuola sicuramente ti fornisce gli strumenti per guarire (si spera) una psicopatologia..ma anche lo psicologo qualcosa fa.. l'importante è appunto fare tutto tutto con coscienza (come diceva aurora) e conoscendo bene i propri limiti.

  5. #35
    Partecipante Super Esperto
    Data registrazione
    25-07-2003
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    743
    Io ho l'impressione che in tutto questo voler far fare terapia allo psicologo ci sia un pò la confusione del non sapere bene cosa fa lo psicologo (gli stereotipi dei film a cui siamo abituati in effetti ci passano più spesso la figura del terapeuta) e un pò la paura di essere equiparati al prete, identificando il sostegno con la pacca sulla spalla e non con un percorso di crescita e presa di coscienza personale su di sè e sul proprio essere.

    Se si vuol fare terapia, secondo me, bisogna avere gli strumenti per farlo e questi te li dà la scuola di specializzazione, altrimenti ci si riempie la bocca di parole, si fanno ragionamenti che in teoria possono anche tenere... ma la realtà dei fatti non cambia e se spesso ci lamentiamo che si esce dall'università senza saper far bene nemmeno lo psicologo, trovo difficile che insegnino anche a fare il terapeuta.
    Se poi vogliamo chiamare il sostegno terapia per carità facciamolo, ma così confondiamo le idee a noi stessi e ad altri, contribuendo ad alimentare pericolose sacche di confusione (ma allora anche il pedagogista, volendo, fa terapia? E se tutti facciamo terapia siamo tutti psicologi?).

    Non so, io sto frequentando una scuola di psicoterapia e sono ad oltre la metà: studio, seguo le lezioni, faccio supervisione, tirocinio e lavoro. Eppure trovo faticosissimo fare terapia: spesso non so cosa fare, cosa dire, quali obiettivi darmi, e ho l'impressione di non fare niente, di non fare abbastanza, che i miei pazienti non migliorino o che migliorino senza che io abbia capito quale è stata la molla.
    Vedo qui una sicurezza nel pensare di fare terapia che da un lato mi fa venire il dubbio di non aver capito nulla o di essere proprio incapace, dall'altro (dopo la svalutazione di me stessa passo all'idealizzazione) che forse si stanno facendo tanti discorsi teorici ma che la pratica sia un'altra cosa, come se io (prendo a prestito le parole) avessi un punto di vista interno ed altri uno esterno, quindi è come se vedessimo due cose diverse.

    Capisco che i posti come psicologo siano pochi e che quindi si identifichi il lavoro da psicologo come quello dello studio e quindi con il modello terapeutico.
    Ma se pensiamo a quello che uno psicologo fa e può fare in altri contesti, forse possiamo renderci conto che essere "psicologo e basta" non significa essere terapeuta ma nemmeno qualcosa in meno, semplicemente qualcosa di diverso.
    Vimae

  6. #36
    *Saretta*
    Ospite non registrato
    esatto. condividio. Non volevo far passare il messaggio che per me fare sostegno e terapia siano la stessa cosa. Son due cose ben diverse e una non sconfina nell'altra.

  7. #37
    *Saretta*
    Ospite non registrato
    scusate.. avevo dimenticato una cosa... cioè che secondo me uno può aprire uno studio come terapeuta (in questo caso dopo la scuola) o per fornire del sostegno psicologico. E sono due cose ben diverse!!! Non identifico lo psicologo come quello dello studio perchè può fare anche tante altre cose.. ma nessuno gli impedisce di aprirselo!

  8. #38
    Partecipante Super Figo L'avatar di paroletta
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    Si, è proprio vero tutto quello che dite! Lo psicologo può fare veramente tante cose, tra cui anche aprirsi lo studio e fare sostegno e counseling e psicodiagnosi!!! Sicuramente un consiglio è quello di non cominciare subito dallo studio privato perché è difficle avere invii se non ci si fa prima conoscere e si rischia di buttare tanta energia e non avere un ritorno!

  9. #39
    Partecipante Esperto L'avatar di australia
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    Secondo me è impossibile tracciare un netto confine tra ciò che è terapia e ciò che non lo è, ne consegue una grande difficoltà nel definire i confini professionali dei diversi professionisti e della coscienza professionale del 'semplice' psicologo che pensa di non essere autorizzato a fare terapia.

    Cerco di imboccare un'altra strada, chissà che non possa darci qualche altro contributo.
    Le psicoterapie sono specifiche tecniche che conseguono a specifiche teorie e che vengono apprese in seguito alla freqenza di specifiche scuole di specializzazione che abilitano alla professione di psicoterapeuta (anche se sarebbe più logico che abilitassero a praticare solo la tecnica appresa, ma ancora una volta gli interessi lavorativi, forse protetti dalle leggi, si scontrano con la necessità tutta etica, e quindi umana).
    Lo psicologo non apprende alcuna tecnica psicoterapeutica quindi come potrebbe praticarla? Cosa pratica?

    Penso si possa dire che non è in grado di praticare psicoterapia.
    Intuitivamente, mette in pratica quegli accorgimenti che una sintesi tra formazione, esperienza, buon senso e coscienza gli consentono di individuare come utili, o probabilmente utili, in quel caso.
    Questo tipo di comportamento, con le risorse specifiche di ciascuno e del contesto, è il medesimo dell'amico, del prete, del vicino di casa, di chiunque si trovi ad offrire la classica spalla su cui piangere, conforto, rassicurazione, consigli, tentativi razionali di far accettare l'accaduto, ed è anche un intervento che in qualche modo spesso ottiene un piccolissimo effetto terapeutico.
    Dunque, se questo intervento è consentito, ed apprezzato, a chi psicologo non è perchè non dovrebbe essere consentito allo psicologo? Solo perchè la nostra formazione, che non è da psicoterapeuta ma che ci distingue dall'amico, dal prete ecc., ci fa sentire in dovere di 'dare' di più?
    Ciò su cui sto proponendo di riflettere è: dobbiamo sentirci usurpatori di una professione, quella di psicoterapeuta, solo perchè può capitarci di fare ciò che fanno tante altre persone? Solo perchè la nostra formazione ci fa fantasticare di 'essere' psicoterapeuti, quando in realtà noi non possiamo fare psicoterapie semplicemente perchè non sappiamo farle?
    Ultima modifica di australia : 29-03-2007 alle ore 17.03.38

  10. #40
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Quello che dice Australia mi sembra estremamente condivisibile. In particolare ci sono due punti che trovo particolarmente importanti nel ragionamento che fai: l'arrivare a definire il sostegno come un aiuto non specifico e il "fantasticare di essere terapeuti".

    Originariamente postato da australia
    Questo tipo di comportamento, con le risorse specifiche di ciascuno e del contesto, è il medesimo dell'amico, del prete, del vicino di casa, di chiunque si trovi ad offrire la classica spalla su cui piangere, conforto, rassicurazione, consigli, tentativi razionali di far accettare l'accaduto, ed è anche un intervento che in qualche modo spesso ottiene un piccolissimo effetto terapeutico.
    Dunque, se questo intervento è consentito, ed apprezzato, a chi psicologo non è perchè non dovrebbe essere consentito allo psicologo? Solo perchè la nostra formazione, che non è da psicoterapeuta ma che ci distingue dall'amico, dal prete ecc., ci fa sentire in dovere di 'dare' di più?
    Ciò su cui sto proponendo di riflettere è: dobbiamo sentirci usurpatori di una professione, quella di psicoterapeuta, solo perchè può capitarci di fare ciò che fanno tante altre persone? Solo perchè la nostra formazione ci fa fantasticare di 'essere' psicoterapeuti, quando in realtà noi non possiamo fare psicoterapie semplicemente perchè non sappiamo farle?
    Sono convinto che il sostegno sia una delle due cose, a seconda della situazione e della persona, e in quanto tale NON sia una pratica utile per il paziente ed etica per lo psicologo. Non ha infatti nessun fondamento il fatto che una persona vada dallo psicologo pagando per ottenere quello che può ottenere da un proprio amico (il che peraltro significherà sicuramente colludere con questa persona come tutti quelli che lo circondano fanno, ma questo è un'altro discorso). Dall'altra parte. se ci sono fantasie di fare lo psicoterapeuta è bene, per lo psicologo e per il paziente, che il primo espliciti tali fantasie e decida che cosa farne, se intraprendere una formazione in tal senso, oppure continuare su una china, a mio parere, molto pericolosa.
    Lo psicologo può svolgere diverse attività nell'ambito clinico, tutte di valore. Non capisco perchè insistere, appoggiandosi ad una legislazione che siamo tutti d'accordo nel ritenere imprecisa, nel cercare di difendere il concetto di sostegno.

    Un saluto a tutti
    gieko

  11. #41
    Partecipante Super Figo L'avatar di paroletta
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    Quello che dite è vero, sul fatto che lo psicologo non essendo preparato sulle tecniche psicoterapeutiche è impossibile che le applichi. Però ci sono dei master postuniversitari (che non costano neanche poco), soprattutto ad orientamento cognitivo-comportamentale, che sono aperti anche a psicologi (oltre che medici e psicoterapeuti) e...ti insegnano tecniche terapeutiche. Come fare in questo caso? Hai in mano uno strumento, hai partecipato ad un corso, chiedi se puoi usare quella tecnica e ti dicono di si, poi però l'albo ti dice di no, però hai pagato....hai l'agenda vuota...arriva un cliente con depressione...tu sai applicare la tecnica perché l'hai fatta al master...che fare? Si deve pur lavorare nella vita....

  12. #42
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Mi sembra una situazione differente. Un conto è il "sostegno" -che secondo me non serve a nulla, tanto per intenderci- e un conto è l'utilizzo di tecniche riferibili all'ambito della psicoterapia.
    Mi sembra strano che ad un master formino specificamente sul trattamento terapuetico ad es. della depressione... Potresti spiegare meglio in che cosa consisteva e come mai secondo te era aperto anche agli psicologi?
    gieko

  13. #43
    Partecipante Esperto L'avatar di Santiago
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    Anch'io avevo iniziato, tempo fa, un master in counselling ad orientamento cognitivo, che ho abbandonato quasi subito essendomi accorto, in tempo, della sua inconsistenza.
    Tuttavia il programma mostrava che durante il corso biennale si sarebbero apprese tecniche "psicoterapeutiche". Le virgolette indicano che non venivano presentate con questa dicitura; tuttavia esse si ritrovavano nei manuali di psicoterapia cognitiva e venivano apprese in qualsiasi scuola ad orientamento cognitivo.
    Questo per dire che chiunque frequenti questi master o queste scuole di counselling non sarà psicoterapeuta, ma quando incontrerà un paziente, visto che "bisogna lavorare e che si sono spesi tempo e denaro", e che probabilmente si saranno acquisite delle specifiche competenze, presumibilmente e comprensibilmente, queste le applicherà sotto il velo "del sostegno".
    Inoltre tali "tecniche" sono sostanzialmente rivolte a "correggere disfunzioni cognitive che nell'ottica della teoria della terapia originano, o quantomeno, sostengono il disagio che più spesso è psicopatologico".... Ma lo psicologo counsellor, quando non il filosofo counsellor o il matematico cousellor, mica non potevano occuparsi della psicopatologia?

    Lo stesso discorso, ovviamente, varrebbe per gli specializzandi... in seduta ovviamente non fanno sostegno!

    Santiago
    Ultima modifica di Santiago : 30-03-2007 alle ore 12.26.26
    "Soltanto i pesci non sanno che è acqua quella in cui nuotano, così gli uomini sono incapaci di vedere i sistemi di relazione che li sostengono" L. Hoffmann

  14. #44
    Partecipante Super Figo L'avatar di paroletta
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    Originariamente postato da gieko
    Mi sembra una situazione differente. Un conto è il "sostegno" -che secondo me non serve a nulla, tanto per intenderci- e un conto è l'utilizzo di tecniche riferibili all'ambito della psicoterapia.
    Mi sembra strano che ad un master formino specificamente sul trattamento terapuetico ad es. della depressione... Potresti spiegare meglio in che cosa consisteva e come mai secondo te era aperto anche agli psicologi?
    ...Tutti i master postuniversitari ad orientamento cognitivo-comportamentale sono aperti anche a psicologi (oltre che a medici non specializzati!), puoi controllare sul sito di molte scuole di specializzazione!!!...e ti assicuro che ti insegnano delle tecniche psicoterapeutiche! Ad esempio, ci sono corsi sulla tecnica RET che, appunto, è una tecnica psicoteraputica.

  15. #45
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Non ne dubito. Forse, come diceva Santiago, si cerca di "mascherare" sotto mentite spoglie il fatto che un po' di psicoterapia si insegna.
    D'altronde anche qualsiasi candidato di una scuola di stampo analitico fa delle analisi sotto la dicitura di "colloquio psicologico", anche se per lo meno una scuola garantisce la supervisione.
    Come è evidente l'ambiguità regna sovrana ed è incentivata dalla legislazione.
    gieko

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