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Discussione: Farsi analizzare

  1. #31
    Partecipante L'avatar di giulioli
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    25-07-2005
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    33
    Ritengo molto importante fare terapia o analisi personale per fare il nostro lavoro in particolare per far si che le cose (risonanze, controtransfert...) all'interno del setting clinico ci toccheranno quasi sempre come cose che abbiamo in qualche modo vissuto, provato. Con l'analisi personale saremmo sicuraente più bravi e pronti nel gestire queste situazioni. Mi spaventa sentire psicologi e psicoterapeuti in formazione che non fanno terapia personale e che, peggio, dicono che non vogliono farla o che non possono....certo il lato economico ha sempre il suo bel perchè ma è anche vero che ciò fa parte del percorso!

  2. #32
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di Ale_è_Ale
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    22-07-2005
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    forse mi sono spiegata male, sorry...
    allora... quello che volevo sottolineare io era il modo in cui alcuni interventi parlavano dell'analisi personale, di qualsiasi tipo essa sia... e secondo me l'idea della terapia che si ha prima e l'idea che si ha dopo l'averla intrapresa è sicuramente diversa, grazie al cielo...
    questo non vuol dire che una persona per il solo fatto di essere stata in analisi si può considerare "un po' psicologa", altrimenti, chi si fa opreare in laparoscopia e magari ha abbastaza stomaco per seguire l'intervento sul monitor, potrebbe considerarsi "un po' chirurgo"... no?

    Però ho un esempio che mi solletica... proprio ieri ho seguito una parte del resoconto di un convegno per "addetti ai lavori" di terapia... una signora, diceva di essere convinta del proprio ruolo di councellor, con fare deciso, tosta direi, e sicuramente aveva l'età e l'esperienza per sentirsi sicura ... però in un esercizio durante questo convegno, ha dimostrato di non essere "centrata", di avere un problema con la sua aggressività e di fare fatica ad accettarla, per quello che lei riferiva essere un "retaggio del giudizio di famiglia"... questo la portava ad "addormentarsi" sul lavoro quando qualcosa le provocava noia, piuttosto di dichiararlo ed elaborarlo... direi che questo è un problema... è un ostacolo al lavoro... (ha anche detto una cosa tipo "io sono così, ho ragione io, se non vi va bene fatti vostri!" )

    bene... questo mi fa pensare che forse un lavoro intenso su se stessi sia necessario per poter poi lavorare con gli altri... altrimenti si rischia di essere meno efficaci... no?

    la terapia personale ritengo sia necessaria per lavorare in questo ambito, anche se non è ufficialmente richiesta... ne sono fermamente convinta... i libri non aiutano a capire noi stessi e i nostri fantasmi...

    Ale
    Alessandra -------<---<---@


    "(...) I riflettori chiudono gli occhi, le lampade contemporaneamente chiudono le palpebre, e la folla spalanca la sua enorme bocca per l'applauso (...)" F. Depero; Notturno Metropolitano; da Prose Futuriste


    "Great Karen Walker!" - "Honey, what's going on with your hair?" - "Give me a Martini, and don't waste room with those olives!"

  3. #33
    Partecipante Esperto L'avatar di 559venere
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    Questo è certamente vero! Io sono al mio terzo anno della triennale e già da tempo vorrei inziare un percorso terapeutico personale, ma in realtà non ne ho il tempo (può sembrare una scusa ma non lo è, dal momento che la mia è una scelta libera, nessuno mi costringe a farlo!) Prima o poi lo farò, sicuramente prima di iniziare ad esercitare il mio lavoro : lo ritengo estremamaente importante e fondamentale per il percorso da noi scelto!!!

  4. #34
    Partecipante Super Figo L'avatar di Pedrita
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    Originariamente postato da Ale_è_Ale
    ma... l'avete mai fatta la terapia personale?... credo che il punto di vista di chi la fa (la sta facendo, l'ha fatta) e di chi non l'ha fatta e prova a immaginarla, sia piuttosto differente... molto differente...
    a parere mio è una bella faticata, decisamente tosta, ma non c'è paragone tra il prima e il dopo...

    Ale
    concordo!
    x paroletta:
    è ovvio che le proiezioni le eviti cercando di lavorare bene, facendo analisi personale, supervisione sui casi e formazione.
    di quali studi parli: della laurea o della special?

  5. #35
    Partecipante Super Figo L'avatar di paroletta
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    Originariamente postato da Pedrita
    concordo!
    x paroletta:
    è ovvio che le proiezioni le eviti cercando di lavorare bene, facendo analisi personale, supervisione sui casi e formazione.
    di quali studi parli: della laurea o della special?
    Purtroppo non mi sembra che sia ovvio per tutti (almeno in alcuni ambienti di lavoro in cui ho lavorato)! Per quanto riguarda gli studi, intendo "tutti gli studi": la laurea, la specializzazione, e lo studio che intraprendiamo da sole quando vogliamo approfondire un argomento! Inoltre, oltre allo studio (come fatica che uno fa per imparare delle cose...) per alcune persone, già solo studiando alcuni argomenti inizia un percorso di crescita personale (penso che una buona parte di studenti di psicologia studiando determinate cose ci si è rivisto...ha pianto...ha sofferto....ne ha parlato con i colleghi...questo non è crescita?!?). Tutto questo senza niente togliere alla psicoterapia o alla psicoanalisi, che ritengo fondamentale e necessaria nel nostro lavoro e, penso, che debba continuare per tutta la nostra carriera lavorativa!

  6. #36
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di Ale_è_Ale
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    Originariamente postato da paroletta
    Inoltre, oltre allo studio (come fatica che uno fa per imparare delle cose...) per alcune persone, già solo studiando alcuni argomenti inizia un percorso di crescita personale (penso che una buona parte di studenti di psicologia studiando determinate cose ci si è rivisto...ha pianto...ha sofferto....ne ha parlato con i colleghi...questo non è crescita?!?). Tutto questo senza niente togliere alla psicoterapia o alla psicoanalisi, che ritengo fondamentale e necessaria nel nostro lavoro e, penso, che debba continuare per tutta la nostra carriera lavorativa!

    Io ti posso parlare della mia esperienza, per quel che può contare... penso che quello che ho trovato sui libri, che ho appreso per via dello studio, che ho sentito in aula, non abbia causato in me una crescita... in senso largo, il solo fatto di studiare e di fare l'università si può considerare crescita, certo... ma quando scrivi (penso che una buona parte di studenti di psicologia studiando determinate cose ci si è rivisto...ha pianto...ha sofferto....ne ha parlato con i colleghi...questo non è crescita?!?) non sono d'accordo... mi sembra che faccia riferimento alla confusione che spesso si fa all'inizio degli studi... so di molte persone che sono spinte a fare psicologia quando in realtà cercano una soluzione ai loro problemi... insomma, se n'è parlato tanto di questo fraintendimento, certamente non voluto, ma reale... mi sento a disagio perchè questo mi sembra un tentativo di "autoanalisi" e... non ci siamo... non funziona così, a meno di non avere una grande forza e una grandissima preparazione, e un mare di tempo... e una buona dose di fortuna, diciamolo...
    Il lavoro che andrò a fare sarà con altre persone, ci sarà una relazione, uno scambio, e non posso pensare di risolvere i miei problemi nella "non-relazione", da sola, con le mie forze... io la vedo così, mentre tre anni fa ero convinta del contrario... uno specchio ci vuole... magari uno con le spalle larghe e con l'esperienza che a me manca inevitabilmente...

    Ale
    Alessandra -------<---<---@


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  7. #37
    Partecipante Super Figo L'avatar di paroletta
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    Originariamente postato da Ale_è_Ale
    Io ti posso parlare della mia esperienza, per quel che può contare... penso che quello che ho trovato sui libri, che ho appreso per via dello studio, che ho sentito in aula, non abbia causato in me una crescita... in senso largo, il solo fatto di studiare e di fare l'università si può considerare crescita, certo... ma quando scrivi (penso che una buona parte di studenti di psicologia studiando determinate cose ci si è rivisto...ha pianto...ha sofferto....ne ha parlato con i colleghi...questo non è crescita?!?) non sono d'accordo... mi sembra che faccia riferimento alla confusione che spesso si fa all'inizio degli studi... so di molte persone che sono spinte a fare psicologia quando in realtà cercano una soluzione ai loro problemi... insomma, se n'è parlato tanto di questo fraintendimento, certamente non voluto, ma reale... mi sento a disagio perchè questo mi sembra un tentativo di "autoanalisi" e... non ci siamo... non funziona così, a meno di non avere una grande forza e una grandissima preparazione, e un mare di tempo... e una buona dose di fortuna, diciamolo...
    Il lavoro che andrò a fare sarà con altre persone, ci sarà una relazione, uno scambio, e non posso pensare di risolvere i miei problemi nella "non-relazione", da sola, con le mie forze... io la vedo così, mentre tre anni fa ero convinta del contrario... uno specchio ci vuole... magari uno con le spalle larghe e con l'esperienza che a me manca inevitabilmente...

    Ale
    Quello che tu dici non lo vedo in disaccordo con quello che scrivo: si dice che iscriversi a psicologia è "un sintomo". Tutti ci isciviamo per "il nostro disagio interiore" e per trovare una risposta. Tutto sta a fare il primo passo: cioè accettarlo (penso di interpretare così quella "confusione" di cui parli). E, credo, fare il primo passo è l'azione che porta a tutto il resto di cui si sta parlando.

  8. #38
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di Ale_è_Ale
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    Originariamente postato da paroletta
    Quello che tu dici non lo vedo in disaccordo con quello che scrivo: si dice che iscriversi a psicologia è "un sintomo". Tutti ci isciviamo per "il nostro disagio interiore" e per trovare una risposta. Tutto sta a fare il primo passo: cioè accettarlo (penso di interpretare così quella "confusione" di cui parli). E, credo, fare il primo passo è l'azione che porta a tutto il resto di cui si sta parlando.

    come... Tutti? Tutti ci iscriviamo per il disagio interiore? per il disagio interiore si va a parlare con qualcuno, non ci si iscrive all'università sperando di imparare qualcosa per autocurarsi... non porta a niente...

    'ste cose mi fanno arrabbiare...

    Il corso di laurea in psicologia non è nemmeno lontanamente paragonabile al fare analisi personale, ma dove siamo?? sono cose diverse, spero davvero che non ci si iscriva tutti per rispondere a un "sintomo" altrimenti siamo nei guai!!
    e se uno non risolve il proprio disagio entro il 3+2? cosa deve fare? riesce a quantificare il "grado di disagio"? forse decide di non lavorare finchè non si sente pronto e finchè non è convinto di aver risolto il disagio? è un vicolo cieco....

    che poi, accettare il disagio sia il primo passo, questo è da manuale delle marmotte... si trova su tutte le riviste... è tanto vero quanto complesso... e di poco aiuto per risolvere davvero il disagio...

    no, no... o in realtà parliamo di cose diverse senza rendercene conto, o sono in netto disaccordo...

    Ale
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  9. #39
    Partecipante Super Figo L'avatar di paroletta
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    Originariamente postato da Ale_è_Ale
    come... Tutti? Tutti ci iscriviamo per il disagio interiore? per il disagio interiore si va a parlare con qualcuno, non ci si iscrive all'università sperando di imparare qualcosa per autocurarsi... non porta a niente...

    'ste cose mi fanno arrabbiare...

    Il corso di laurea in psicologia non è nemmeno lontanamente paragonabile al fare analisi personale, ma dove siamo?? sono cose diverse, spero davvero che non ci si iscriva tutti per rispondere a un "sintomo" altrimenti siamo nei guai!!
    e se uno non risolve il proprio disagio entro il 3+2? cosa deve fare? riesce a quantificare il "grado di disagio"? forse decide di non lavorare finchè non si sente pronto e finchè non è convinto di aver risolto il disagio? è un vicolo cieco....

    che poi, accettare il disagio sia il primo passo, questo è da manuale delle marmotte... si trova su tutte le riviste... è tanto vero quanto complesso... e di poco aiuto per risolvere davvero il disagio...

    no, no... o in realtà parliamo di cose diverse senza rendercene conto, o sono in netto disaccordo...

    Ale
    Non volevo farti arrabbiare così tanto!!! Probabilmente stiamo parlando di cose diverse

  10. #40
    Partecipante Figo L'avatar di tommy
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    vabbè dipende anche dal tipo di lavoro che vuoi fare come psicologo. io ad esempio vorrei lavorare nell'ambito della psicologia dello sport, dove in realtà non penso che ci siano molti problemi, ma dove occorre dare una spinta motivazionale agli atleti, ecc, quindi mi sembra un po' inutile intraprendere anni di psicoterapia, spendere moltissimi soldi (quello cmq nn sarebbe un probllema, è una cosa che fai per te quindi ne varrebbe anche la pena), per poi andare semplicemente a motivare gli atleti, a dargli un po' di spirito di squadra, e poi ve lo dirò meglio quando ho capito nel dettaglio il nostro ruolo nella psicologia dello sport. comunque sia è sempre un ambiente vivace, sereno, dove non penso che ci siano problemi tali che ad un ceerto punto entri in crisi e non sei più in grado di risolvere i problemi degli altri perchè hai troppi problemi te!

  11. #41
    Partecipante Figo L'avatar di tommy
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    e poi quando si lavora i problemi personali dovrebbero restarne fuori perchè se no si va in burnout ed è un casino (io l'ho già provato in prima persona durante il mio corso di studi, ma ho imparato una bella lezione e non penso che ricaderò di nuovo in quella sindrome).

  12. #42
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di Ale_è_Ale
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    il burnout pare sia una cosa diversa...

    basta, altrimenti mi inalbero, e non voglio

    Ale
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  13. #43
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Originariamente postato da Pallina
    vabbè dipende anche dal tipo di lavoro che vuoi fare come psicologo. io ad esempio vorrei lavorare nell'ambito della psicologia dello sport, dove in realtà non penso che ci siano molti problemi, ma dove occorre dare una spinta motivazionale agli atleti, ecc, quindi mi sembra un po' inutile intraprendere anni di psicoterapia, spendere moltissimi soldi (quello cmq nn sarebbe un probllema, è una cosa che fai per te quindi ne varrebbe anche la pena), per poi andare semplicemente a motivare gli atleti, a dargli un po' di spirito di squadra, e poi ve lo dirò meglio quando ho capito nel dettaglio il nostro ruolo nella psicologia dello sport. comunque sia è sempre un ambiente vivace, sereno, dove non penso che ci siano problemi tali che ad un ceerto punto entri in crisi e non sei più in grado di risolvere i problemi degli altri perchè hai troppi problemi te!
    Carissima

    Scusami se entro così nella discussione, ma questo tuo post ha attirato la mia attenzione.
    Mi pare tu abbia un'idea, come dire, idilliaca dello sport e delle persone che lo praticano, oltre che degli psicologi che se ne occupano.
    Se ti occuperai degli sportivi, ti troverai di fronte (se vuoi fare bene il tuo lavoro) a problemi relativi al rapporto con il proprio corpo (che cos'è il corpo per uno sportivo? Un alleato, un ostacolo, una macchina?...), a problemi relativi alla dipendenza da sostanze, a problemi riguardanti i limiti e l'accettazione dei limiti, e a mille altre cose di questo genere.
    E io non ho idea di quali siano le tue zone oscure nei confronti di questi aspetti dell'esistenza. E non credo lo sappia nemmeno tu. Quantomeno, non mi pare tu avessi pensato agli aspetti che ho citato.
    Ambiente vivace e sereno? Sul vivace ho pochi dubbi. Sul sereno non saprei. Ma come li gestiresti i rapporti di ragazzi tredicenni che giocano a calcio con genitori che li forzano a fare qualunque cosa (legale o illegale che sia) per "essere i migliori" o "prevalere sull'avversario"? Come le gestisci le tematiche relative all'aggressività, al rapporto con i genitori, al conflitto tra ottenere il risultato e rispettare le regole? Già è difficile farlo con adolescenti non inseriti in situazioni di competizione forte (chiedi a qualunque genitore o insegnante e te lo saprà dire...)

    Insomma, mi pare la metta un po' troppo semplice. E che svaluti anche un lavoro molto difficile. E, forse, una psicoterapia personale ti aiuterebbe anche a capire perché hai questo modo di "negare" gli aspetti difficili dell'esistenza e vedere bene solo quelli "facili".

    Scusa l'intrusione, e buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  14. #44
    XXXYYYXY
    Ospite non registrato
    ciao , avete tutti raggione ma qualcosa di noi lo possiamo capire anche studiando.........anche se non è lo stesso !

  15. #45
    Neofita L'avatar di psycocri
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    caltagirone (ct)
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    9

    psicologa cognitiva

    Anch'io ho seguito un percorso di psicoterapia cognitiva per circa due anni e mi son trovata benissimo. Sono una psicologa e frequento il 3 anno della scuola di specializzazione in psicoterapia cognitiva. Conoscere prima se stessi è fondamentale per aiutare gli altri e aiuta anche a capire come fare psicoterapia (insieme alla scuola ovviamente!). Io uso tantissimo il lavoro fatto su me con i miei pazienti. Mi aiuta a capirli meglio.

    Ps. Se volete dare in giro la mia email, fatelo pure!

    Svolgo attività privata a Milano, in centro, e sono specializzata in disturbi d'ansia, attacchi panico, alimentari, mobbing, disturbi psicosomatici (cefalee), etc.
    Grazie !
    Cristina Leone ([email protected])

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