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  1. #31
    Len
    Ospite non registrato
    La terapia cognitivo-comportamentale viene spesso definita "asettica e superficiale".
    Credo che questo sia in gran parte dovuto alle poche conoscenze su di essa.
    Questo tipo di terapia non preclude la relazione col paziente, nè tanto meno l'empatia e l'accettazione, ed è perfettamente coniugabile con l'approccio di Rogers centrato sul cliente.
    Non è vero che non si occupa di emozioni (vedi Terapia Razionale Emotiva di Ellis).
    La terapia cognitivo-comportamentale aiuta ad affrontare le situazioni temute, ad autoosservarsi, a comprendere i propri modelli di comportamento e le proprie convinzioni che creano disagio.
    Forse nelle varie Università ci saranno orientamenti prevalenti diversi, ma a me è capitato più volte di scontrarmi con il senso comune che vede la psicologia solo come equivalente a Freud e al complesso edipico. Spesso la terapia cognitivo-comportamentale non è compresa e non è nemmeno presa in considerazione.

  2. #32
    io mordo
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da Len
    La terapia cognitivo-comportamentale viene spesso definita "asettica e superficiale".
    Credo che questo sia in gran parte dovuto alle poche conoscenze su di essa.
    Questo tipo di terapia non preclude la relazione col paziente, nè tanto meno l'empatia e l'accettazione, ed è perfettamente coniugabile con l'approccio di Rogers centrato sul cliente.
    Non è vero che non si occupa di emozioni (vedi Terapia Razionale Emotiva di Ellis).
    La terapia cognitivo-comportamentale aiuta ad affrontare le situazioni temute, ad autoosservarsi, a comprendere i propri modelli di comportamento e le proprie convinzioni che creano disagio.
    Forse nelle varie Università ci saranno orientamenti prevalenti diversi, ma a me è capitato più volte di scontrarmi con il senso comune che vede la psicologia solo come equivalente a Freud e al complesso edipico. Spesso la terapia cognitivo-comportamentale non è compresa e non è nemmeno presa in considerazione.


  3. #33
    Partecipante Esperto
    Data registrazione
    28-05-2004
    Messaggi
    329
    E' anche vero che nella RET l'emozione è vista come un "oggetto", in stile blackbox... l'emozione è una cosa, o un significato soggettivo ? un oggetto cognitivo, od un processo fenomenico ?

    D'altra parte, andando a vedere le radici epistemiche del cognitivismo classico, è difficile dire che ci si apre alle dimensioni semantiche dell'esperienza di vita. Con i costruttivismi probabilmente si... ma con RET ed HIP... mumble.

  4. #34
    kiky
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da Lpd
    E' anche vero che nella RET l'emozione è vista come un "oggetto", in stile blackbox... l'emozione è una cosa, o un significato soggettivo ? un oggetto cognitivo, od un processo fenomenico ?

    D'altra parte, andando a vedere le radici epistemiche del cognitivismo classico, è difficile dire che ci si apre alle dimensioni semantiche dell'esperienza di vita. Con i costruttivismi probabilmente si... ma con RET ed HIP... mumble.



    solo il nome TERAPIA RAZIONALE EMOTIVA credo che sia un ossimoro
    considerare le emozioni una cosa razionale....mah, fosse così allora il mondo sarebbe perfetto

    cmq poi qua si rischia di scendere nella guerra degli approci e non ne usciamo più


  5. #35
    io mordo
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da kiky



    solo il nome TERAPIA RAZIONALE EMOTIVA credo che sia un ossimoro
    considerare le emozioni una cosa razionale....mah, fosse così allora il mondo sarebbe perfetto

    cmq poi qua si rischia di scendere nella guerra degli approci e non ne usciamo più

    Razionale ed emotivo non sono 2 significati contrari (questa dicotomia è veramente veramente ) quindi non è un'ossimoro
    Io non sono un fan sfegatato del comportamentismo ma neanche della psicoanalisi.......di certo non la metto su un piedistallo.

    D'altra parte, andando a vedere le radici epistemiche del cognitivismo classico, è difficile dire che ci si apre alle dimensioni semantiche dell'esperienza di vita.
    Come se le "dimensioni semantiche dell'esperienza di vita" fossero la panacea dei disturbi mentali (secondo me questo è un pregiudizio bello e buono oltre che ingenuo e credo sia proprio la radice di questa discussione ).........vallo a dire a uno schizofrenico che per guarire deve aprirsi alle dimensioni semantiche dell'esperienza di vita........può darsi che rinsavisce di colpo! solo per farsi una bella risata

  6. #36
    Beh d'altra parte ellis proviene dalla psicoanalisi e non trovandola efficace, ha inventato la ret...
    che parte dal presupposto che noi non stiamo male per le cose in se ma per ciò che pensiamo sulle cose (vedi epiteto e i filosofi stoici)... in pratica la ret sostiene che torvando pensieri più razionali (nel senso di funzionali allo stare bene non nel senso del razionalismo classico) si possano avere emozioni meno disturbanti.... in particolare ellis aveva individuato 11 idee disfunzionali che sono alla base di molti disturbi e non son idee superficiali ma stanno alla base della filosofia di vita delle persone.... andando ad agire in prima battuta sui pensieri disfunzionali riguardo a certi eventi, in seconda battuta su i disturbi secondari che si formano sui sintomi piu superficiali (per esempio sono abbattutto perchè ho la fobia dell'aereo), e infine nel profondo sulla filosofia di vita del paziente si può ottenere dei risultati notevoli e stabili in quanto si promuove una nuova metodo per affrontare la vita...
    pensieri ed emozioni sono due facce della stessa medaglia secondo ellis.... ma se non si ci da il piacere o la pena di leggere un suo libro e si ci basa su pregiudizi il dibattito è sterile perchè in effetti il termine razionale può essere fuorviante...
    Infine rispondendo alla domanda iniziale... bisognerebbe chiedere ai pazienti perchè prediligono sempre più la terapia cognitivo comportamentale.... io la mia idea ce l'ho ma è inutile farne una guerra di religione...

  7. #37
    Len
    Ospite non registrato
    Sono d'accordo, inutile fare guerre.
    Il problema è che Ellis non dice che razionale ed emotivo sono la stessa cosa. Credo che Vincentvang abbia spiegato la RET molto bene e in modo sintetico.

  8. #38
    kiky
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da vincentvang
    Beh d'altra parte ellis proviene dalla psicoanalisi e non trovandola efficace, ha inventato la ret...
    che parte dal presupposto che noi non stiamo male per le cose in se ma per ciò che pensiamo sulle cose (vedi epiteto e i filosofi stoici)... in pratica la ret sostiene che torvando pensieri più razionali (nel senso di funzionali allo stare bene non nel senso del razionalismo classico) si possano avere emozioni meno disturbanti.... in particolare ellis aveva individuato 11 idee disfunzionali che sono alla base di molti disturbi e non son idee superficiali ma stanno alla base della filosofia di vita delle persone.... andando ad agire in prima battuta sui pensieri disfunzionali riguardo a certi eventi, in seconda battuta su i disturbi secondari che si formano sui sintomi piu superficiali (per esempio sono abbattutto perchè ho la fobia dell'aereo), e infine nel profondo sulla filosofia di vita del paziente si può ottenere dei risultati notevoli e stabili in quanto si promuove una nuova metodo per affrontare la vita...
    pensieri ed emozioni sono due facce della stessa medaglia secondo ellis.... ma se non si ci da il piacere o la pena di leggere un suo libro e si ci basa su pregiudizi il dibattito è sterile perchè in effetti il termine razionale può essere fuorviante...
    Infine rispondendo alla domanda iniziale... bisognerebbe chiedere ai pazienti perchè prediligono sempre più la terapia cognitivo comportamentale.... io la mia idea ce l'ho ma è inutile farne una guerra di religione...
    hai perfettamente ragione difatti ho scritto poco perchè non la conosco bene
    cmq se ci fai caso non mi sembra poi così diversa dalla psicoanalisi....

    bisognerebbe chiedere ai pazienti perchè prediligono sempre più la terapia cognitivo comportamentale.... io la mia idea ce l'ho ma è inutile farne una guerra di religione...
    anche io ce l'avrei, ma come dici tu non se ne uscirebbe più


  9. #39
    Partecipante Esperto L'avatar di Santiago
    Data registrazione
    27-03-2004
    Messaggi
    471
    Posso intrommetermi?

    Ho sofferto di attacchi di panico con tutti sintomi annessi e connessi.
    Ipocondria, derealizzazione, depersonalizzazione, agorafobia, disturbi psicosomatici.
    Ho fatto una terapia cognitiva di quasi due anni con un nome prestigioso. Che insegna a voi, tanto per capirci.
    La terapia mi ha liberato dagli attacchi di panico, mi ha parzialmente liberato dall'agorafobia (intesa banalmente come paura dei luoghi dal quale è impossibile o imbarazzante allontanarsi).
    Ahimè l'ansia di fondo che invade la mia vita attraverso derealizzazione e sintomi associati permane e non sto meglio di un tempo, ve lo assicuro.
    Sento di essermi curato, lungi dal guarire.
    A volte le acquisizioni che ho ricavato dalla terapia sono state notevoli, in altre sedute l'ovvietà di alcuni scambi è stata paralizzante per la superficialità.
    Un'enorme pecca del cognitivismo vissuto a mio parere è la tendenza alla "normalizzazione".
    La disfunzionalità cognitiva e la conseguente ristrutturazione a ben vedere sono concetti classisti. Perchè vedono da una parte il bene e dall'altra il male.
    Un altro terapeuta, in chat, mi disse:
    "Un respiro cattivo genera un pensiero negativo".
    E i teorici cognivisti, sempre a mio modesto parere, non hanno capito che togliendo il pensiero negativo, non è per nulla raro che permanga quel respiro cattivo, il vero crogiuolo della psicopatologia.

    Santiago
    "Soltanto i pesci non sanno che è acqua quella in cui nuotano, così gli uomini sono incapaci di vedere i sistemi di relazione che li sostengono" L. Hoffmann

  10. #40
    Caro Santiago, fortunatamente si può scegliere... ricordando i tuoi vecchi post dubito che tu abbia fatto una terapia con un grosso nome che insegna a me... se ricordo bene eri vicino alla scuola post razionalista... ma la mia memoria mi può ingannare.
    Per il resto credo che può anche succedere che uno non si trovi bene con la terapia cognitiva... certo sarebbe auspicabile accorgersene prima che siano passati due anni... ma si può cambiare.... non credo che il terapeuto dopo averti tolto i sintomi ti abbia cacciato a calci e quindi non abbia voluto lavorare sulla tua tolleranza all'ansia...
    "concetti classisti..." mi sembra indubbio che se uno viene in terapia qualche problema l'avrà e mi sembra indubbio che ci sono elementi che ci fanno stare male ed elementi che ci fanno stare bene nel nostro pensiero (lungo un continuum ovviamente)... detto questo... qual'è il tuo problema? Ti crea disagio il fatto che si possa stare male? Ti crea disagio che si debba faticare per stare bene? Non so se mi spiego ma la critica che fai cosa porta al dibattito?
    Togliendo il pensiero negativo rimane il crogiuolo della malattia? Quindi secondo te emozioni e pensiero sono due cose staccate? Come si agisce sulle emozioni che immagino corrispondino al tuo respiro negativo?
    Mamma mia i pregiudizi e le idee irrazionali che ci sono negli psicologi in formazione riguardo la terapia cognitiva comportamentale andrebbero veramente analizzati... più che a un dibattito scientifico sembra di partecipare a un dibattito politico!

  11. #41
    Partecipante Esperto L'avatar di Santiago
    Data registrazione
    27-03-2004
    Messaggi
    471
    Oltre che un paziente sono anche uno studente, e per certi versi uno studioso.
    La mia terapeuta insegna a Milano. Il suo orientamento teorico non è post razionalista.
    Diciamo che integra la teoria classica alla Ret.
    Se avessi letto con attenzione avresti visto che mi sono trovato bene con la cognitiva, tuttavia non mi ha risolto il problema.
    Per rispondere alla tue domande:
    Il mio terapeuta non mi ha tolto l'ansia. Al massimo abbiamo lavorato insieme per eliminare gli attacchi di panico.
    Per quanto riguarda la tolleranza all'ansia credo di essere un maestro in questo.
    Dopo aver lavorato sulle componenti cognitive dell'ansia, l'ansia non è scomparsa, ma si è trasformata in potente somatizzazione, per cui la terapia, negli ultime 6 mesi, ha fatto ben poco.
    Non catastrofizzando i sintomi ( e non è per niente facile e quasi innaturale) evito il panico, ma questo è ben lungi dall'essere una guarigione non credi?
    Mi chiedi se mi crea disagio il fatto di poter star male. Ebbene a chi non lo creerebbe?
    Bisogna faticare per poter star bene, certo, lo so bene.
    La mia critica credo dovrebbe avere anche un piccolissimo valore per voi.
    Al di là delle statistiche bisognerebbe chiedere ai pazienti definiti "guariti" per l'assenza di sintomatologia, in questo caso, panica, come stanno dopo.
    Le questioni sono molto più complesse di quell'80-90% di casi risolti, ve lo garantisco.
    Venendo alle altre domande.
    Personalmente credo che emozioni siano "sistemi funzionali interdipendenti" così come i pensieri.
    Nel dibattito attuale gli stessi cognitivisti sembrano concludere:"l'emozione è infatti, relativamente indipendente dalle cognizioni e spesso inacessibile ad esse".
    A mio parere ogni psicoterapia dovrebbe dar atto al versante cognitivo, ma se è solo su questo che ci si concentrerà, è facile che in realtà si faccia psicoeducazione.
    Agendo sulle cognizioni di riflesso si può agire sulle emozioni. Attenzione "si può".
    Sulle emozioni nessun approccio terapeutico ci agisce a sufficienza, a mio parere.
    E questo giustifica il potente ricorso dei pazienti alla psicofarmacologia e il caos che esiste nel mondo delle psicoterapie, che dovrebbero essere come i pensieri e le emozioni, parzialmente indipendenti, ma interdipendenti.

    Santiago
    "Soltanto i pesci non sanno che è acqua quella in cui nuotano, così gli uomini sono incapaci di vedere i sistemi di relazione che li sostengono" L. Hoffmann

  12. #42
    kiky
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da vincentvang
    Non so se mi spiego ma la critica che fai cosa porta al dibattito?
    [/B]
    ma hai letto quello che ha scritto?

    Togliendo il sintomo il problema di base rimane.
    Modificando il modo di pensare o ristruttandolo in modo "più funzionale" il problema di base rimane.
    O facendo tutte le altre cose che si fanno in una terapia cognitiva che ti aiutano sicuramente a stare meglio, il problema di base rimane.

    Cosa non ti è chiaro della sua critica?

    Comunque è un discorso infinito, il vero problema della psicologia è la poca comunicabilità tra gli approcci. Io credo che per una situazione come quella di santiago la terapia che ha fatto sia stata la scelta migliore, anche perchè metterlo subito sul lettino avrebbe fatto più danni che altro.
    C'è da dire che una terapia non si dovrebbe fermare lì, ma dovrebbe andare avanti con un analisi più approfondita per "guarire" del tutto.
    Credo che qui siamo tutti coscienti che non esiste una terapia giusta e una sbagliata. Semplicemente ci sono terapie più utili e indicate a seconda della situazione della persona che richiede aiuto.
    Mi sembra altrettanto chiaro e riconosciuto che la terapia che va più a fondo sia quella analitica, mentre le altr terpie hanno effetti positivi e curativi ma si fermano ad un livello di analisi un gradino meno profondo.
    Il punto è questo: perchè non riconoscere che tutti i diversi approcci possono essere usati in maniera integrata (sempre in base alla perosna ovviamente) partendo da un livello più 'superficiale' in modo da eliminare i sintomi grossi e le relazioni più disfunzionali (come fa il cognitivismo, comportamentismo, teoria sistemica) per spostarsi (sempre se la situazione della persona lo permette) ad un livello di analisi più profondo ( come quello analitico) in modo da COMPLETARE il processo di cambiamento della persona?

    Perchè fare un lavoro incompleto? Perchè accontentarsi di un lavoro a 'metà' che potrebbe andare avanti e portare maggior benessere solo in virtù della convinzione che il proprio approccio sia quello più completo e sufficiente?

    (p.s. l'incompleto intendo visto da entrambe le parti, come mancanze del cognitivismo e altrettante mancanze dela psicoanalisi)
    Ultima modifica di kiky : 22-06-2004 alle ore 12.47.35

  13. #43
    Se il problema di base rimane la terapia non ha funzionato... ora dovete spiegarmi come la psicoanalisi invece è in grado di andare nel profondo... perchè poi è facile parlare sulla base di frasi fatte cara Kiki... ma dimmi come fa la psicoanalisi a cambiare il problema di base?
    Un analisi approfondita per guarire del tutto... benedetta ragazza ma cosa vuol dire guarire del tutto?
    Sono daccordo che per certi tipi di persone siano più adatte le terapie analitiche dove possono andare a sfogarsi tranquillamente ma da qui a dire che agiscano nel profondo ce ne passa di strada...
    riconosciuto da chi che sia la terapia analitica ad andare nel profondo? dagli analisti ovvio...
    Ho gia spiegato che la psicoterapia cognitiva può andare nel profondo agendo sulla filosofia di vita del paziente ma da questo orecchio siam sordi quindi lo ridico...

    Poi che anche la psicoterapia cognitiva abbia dei limiti son daccordo, ma rispetto alle altre psicoterapie ha un grosso vantaggio... un efficace assessment e una efficace concettualizzazione dei problemi...

    Cmq aspetto con ansia di sapere le vie maestre della psicoanalisi per agire nel profondo... fatemi sapere.

  14. #44
    Partecipante Esperto L'avatar di Santiago
    Data registrazione
    27-03-2004
    Messaggi
    471
    Mi spiace che non hai risposto al mio post vincent.
    Ma al di là di questo vincent, nelle terapie analitiche ci si "sfoga"?
    Ci si sfoga con l'amico vincent.
    A parte questo vorrei sottolineare che nemmeno la psicoanalisi è esente da critiche.
    E che nessun orientamento teorico è in possesso di verità assolute e conciliabili a tutti i vissuti, a tutti i pazienti.
    Io credo che si sono delineati, nel corso degli anni, importanti passi nel corso delle terapie.
    Ma ahimè, a mio parere, la psicologia, è ancora, in gran parte, un complesso insieme di teorie eziopatogenetiche del disagio mentale, a cui si associa una gamma di tecniche, ancora insufficienti, specie se considerate indipendentemente.

    Santiago
    "Soltanto i pesci non sanno che è acqua quella in cui nuotano, così gli uomini sono incapaci di vedere i sistemi di relazione che li sostengono" L. Hoffmann

  15. #45
    kiky
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da vincentvang
    Se il problema di base rimane la terapia non ha funzionato... ora dovete spiegarmi come la psicoanalisi invece è in grado di andare nel profondo... perchè poi è facile parlare sulla base di frasi fatte cara Kiki... ma dimmi come fa la psicoanalisi a cambiare il problema di base?
    Un analisi approfondita per guarire del tutto... benedetta ragazza ma cosa vuol dire guarire del tutto?
    Sono daccordo che per certi tipi di persone siano più adatte le terapie analitiche dove possono andare a sfogarsi tranquillamente ma da qui a dire che agiscano nel profondo ce ne passa di strada...
    riconosciuto da chi che sia la terapia analitica ad andare nel profondo? dagli analisti ovvio...
    Ho gia spiegato che la psicoterapia cognitiva può andare nel profondo agendo sulla filosofia di vita del paziente ma da questo orecchio siam sordi quindi lo ridico...

    Poi che anche la psicoterapia cognitiva abbia dei limiti son daccordo, ma rispetto alle altre psicoterapie ha un grosso vantaggio... un efficace assessment e una efficace concettualizzazione dei problemi...

    Cmq aspetto con ansia di sapere le vie maestre della psicoanalisi per agire nel profondo... fatemi sapere.

    va beh, non c'è verso di comunicare


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