
Originalmente inviato da
willy61
Ciao Princesa
Tocchi dei punti interessanti, a mio parere. Ma non riesco ad essere daccordo con te fino in fondo, nonstante riconosca che molto di ciò che scrivi mi suona "vero".
Sì, le differenze di classe (si può ancora dire?) contano, eccome. Ed è ovvio che essere figli di un primario o di un metalmeccanico non è la stessa cosa.
Però...
Però fare lo psicologo o lo psicoterapeuta, saperlo fare bene, riuscire ad ottenere risultati, a mio parere non dipende solo dalla scuola che si è frequentata, né dai soldi che i genitori avevano in tasca. Pat dice una cosa importantissima quando tocca il punto dell'essere. Essere psicologo non è semplicemente fare lo psicologo. E il cliente (o paziente, o chiamatelo come volete) non è né stupido né inetto. E se ne accorge.
E io penso che fare lo psicologo bene (lo psicologo clinico, intendo, o lo psicoterapeuta) è cosa per la quale i propri ascendanti, le ricchezze familiari e consimili cose contano come il due di coppe quando la briscola è bastoni. Otterrà, secondo me, risultati migliori una persona che la vita l'ha vissuta rispetto a chi l'ha sepmplicemente attraversata.
Inoltre, io penso che quando vogliamo ottenere dei risultati per noi stessi, il guardare a che punto sono gli altri sia inutile e controproducente. Perché nel riuscire o noi riuscire a raggiungere un mio obiettivo sono io, non altri, ad essere in gioco. Posso essermi posto un obiettivo non raggiungibile (ma allora farei meglio a modificarlo), o non raggiungibile nelle attuali condizioni (ma allora sarebbe meglio lavorare per modificare le condizioni). Ma quel che fanno gli altri a loro e solo a loro appartiene. E quel che riesco a fare io da me e solo da me dipende.
Capisco che il punto di vista possa sembrare estremo, ma - pur sapendo che le difficoltà nell'avviare la propria professione di psicologo sono moltissime - ritengo che sia preferibile concentrarci su di noi, sulle nostre capacità, sulle nostre potenzialità, su quello che noi sappiamo fare ed essere, piuttosto che continuare a misurare la nostra vita con metri che appartengono ad altri.
Buona vita
Guglielmo