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  1. #31
    Matricola
    Data registrazione
    17-02-2005
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    21
    Citazione Originalmente inviato da ghiretto Visualizza messaggio
    Io penso che si dovrebbe, prima di aspirare a posizioni giuste per la nostra preparazione, o adeguate al nostro livello culturale o conformi alle nostre aspettative economiche chiedersi cosa si è realmente in grado di fare.
    Credo si impari molto di più dallo svolgere un lavoro sottopagato e costruirsi un'indipendenza, che dovremmo saperlo non è solo economica, che non ad aspettare che la tanto desiderata aspettativa ci bussi alla porta. Penso che chiunque e qualunque esperienza possa arricchirci, non vedere la realtà o non accettarla non mi pare sia evolutivamente una mossa vincente.
    Questo non vuol affatto dire che non si debbano perseguire i propri sogni o desiderata, solo che sporcarsi un poco le mani con la vita, fatta non solo di rosa, oltre a restituirci il valore di cosa si conquista ce ne dia dopo una doppia soddisfazione, quella di vedere tutti i gradini fatti con le proprie gambe, guardando avanti.

    Pat

    Ciao a tutti!
    Questa discussione mi interessa molto da vicino in quanto mi trovo nella situazione descritta da Ghiretto di chi si è "sporcato le mani" con numerosi lavori non attinenti alla propria formazione universitaria!
    Sono perfettamente d'accordo con tutti quello che dici, solo che oggi mi trovo a gestire le non facili conseguenze di scelte che ho dovuto fare forzatamente, nel senso che nel dolce far nulla non avrei potuto starci..
    In breve la mia storia di psicologa:
    33 anni, laureata in psicologia nel 2002 (indirizzo Lavoro e Organizzazioni), svolto tirocino ed esame di stato concluso nel 2004.
    Da allora, dopo aver ricevuto solo ed esclusivamente proposte di stages full time gratuiti per lavorare nel nostro settore (che non ho potuto accettare, per oggettivi motivi, non per mancanza di volontà) ho iniziato a svolgere una lunga sequenza di lavori a tempo determinato non attinenti alla psicologia (passando dal centralino a svariati call center, all'accettazione di un ospedale fino a a fare l'impiegata nel settore amministrativo, poi nella segreteria e quindi approdando al primo contratto a tempo indeterminato circa un paio di mesi fa!! Dal punto di vista contrattualistico, mi rendo conto che è una vera svolta ed una benedizione di questi tempi!!
    Però, nel contempo, sono frustrata perchè faccio un mero lavoro di inserimento dati nella contabilità, per 8 ore al giorno che ti minano, in certi momenti, anche la capacità di astrazione oltre che la fantasia.........annullando forzatamente il mio bagaglio formativo!
    Il tutto per circa mille euro al mese, con i quali sbarco il lunario e non potrei, attualmente, permettermi la specializzazione.....
    Evidentemente il raggiungimento del contratto a tempo indeterminato è una conquista pagata a caro prezzo!!
    Però credo di aver anche imparato tanto, nel senso che non c'è migliore scuola di vita di quella di doversi assumere le proprie responsabilità interfacciando con il duro mondo del lavoro (lontanissimo dal mondo dei libri, finoa qualche anno fa ero come Biancaneve!).....
    Attualmente, vorrei tanto riprendere in mano i miei studi, fare qualcosa nel settore, per costruirmi un futuro migliore e per riscattare tanti anni di studio e di sacrifici fatti!
    Un obiettivo (quello della conquista della pagnotta) l'ho raggiunto, ora non resta che impegnarsi per cercare di arrivare a fare, un giorno, quello per cui ho studiato..............
    Sicuramente la strada dello psicologo è tutta in salita e occorre molta tenacia, già riuscire a chiarirsi le idee su quello che si vuole fare è un grande passo in avanti perchè consente di focalizzare le proprie energie in un settore specifico, senza "disperderle"!!
    In bocca al lupo a tutti!!!

  2. #32
    Partecipante Esperto L'avatar di fiore1969
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    21-06-2006
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    genova
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    327
    Ciao, anche a me interessa molto questa discussione. Io un lavoro lo avevo, anche io ero contabile a 8 ore al giorno e poco più di 1000 euro....però mi sentivo frustrata e mentalmente annullata...allora a 30 anni mi sono iscritta a psicologia e nel frattempo ho avuto 2 figlie...e mi hanno licenziato (no comment)...ora dopo sei anni mi sono laureata e ho trovato un lavoro (molto sotto sotto pagato) in una comunità...però cerco cerco sempre..
    Quello che penso è che se non si cerca nel nostro ambito il rischio è quello di trovare qualcosa di completamente al di fuori (come la contabile) che però è pagato talmente bene (rispetto al resto) che chi te lo farà mai fare di cambiare????
    fiore1969

  3. #33
    Partecipante Esperto L'avatar di Princesa76
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    16-10-2004
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    roma
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    Ragazzi grazie davvero a tutti per il vostro contributo sono contenta di aver suscitato dalle mie frustrazioni una vostra reazione, sopratutto da chi cerca di perseguire la stessa mia strada....Sono interessanti tutte le vostre storie, e la cosa che mi ha colpito di piu è la diversità...tante persone con tanti percorsi diversi accumunate dallo stesso obiettivo..Io ammiro molto chi lavora nel settore e riesce a vivere da solo e pagarsi la scuola...ma come ho potuto constatare sono rari i casi se nn rarissimi...Vimae hai una bella storia e quello che dici lo penso anche io...ma come sai ora è diverso siamo troppi...nn c'e lavoro in giro per noi clinici sopratutto..e si trovano realmente lavori come educatrici ecc...che nn ti possono materialemnte permettere di avere una vita "tua" e la scuola...ecco io credo che occorre dare delle priorità...e fondamentalmente io do ampio spazio a me stessa e alla mia realizzaizone nn solo lavorativa ecco perchè nn arrivo a trovare un equilibrio mio...vorrei entrambe le cose ma occorre scegliere. Scherzate.. chi dice che a 40anni la vita è finita anzi!!Come psicologi e psicoterapeuti forse inizia direi!!!!MA il problema mio, attuale è sentirmi in gabbia e ad oggi, forse accetterò il lavoro che ho trovato, sperando un giorno che con un minimo di serenità io possa valutare cosa realmente voglio. Ora vorrei solo serenità, e questa me la puo dare solo una cosa: un lavoro che mi dia stabilità per guardare avanti.

  4. #34
    Partecipante Affezionato
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    08-01-2003
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    la mia esperienza: 32 anni, lavoro come psicologa ( e lo stipendio non è granchè), convivo e mi pago la scuola ( iniziata solo dopo aver trovato lavoro).... tanti sacrifici però la soddisfazione di essere indipendente è impagabile!

  5. #35
    Partecipante Esperto L'avatar di airamanna
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    06-02-2006
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    la mia esperienza.
    mi sto mantenendo gli studi e pago le bollette con un part-time come impiegata. sono sposata, per cui, non sono la sola a contribuire.
    cerco di fare economia, di non sperperare, ma non mi mancano le pizze con gli amici (tanto paghiamo alla romana!!).

    questo mi lascia la possibilità di studiare ed avere la sacrosanta indipendenza economica. Lo vedo un connubio ottimo per chi non ha grossi finanziatori alle spalle ed al contempo non vuole veder scivolare i propri sogni in fondo al baratro.

    Poi dipende anche dagli eventi.
    Potrebbe succedere che accetti il lavoro, fai l'hostess ed inizi anche la scuola.
    Se avrai segni di cedimento fisico, 2 sono i casi:
    -molli la scuola e continui a fare l'hostess; nessuno te lo toglie il tuo lavoro.
    -molli il lavoro e continui la scuola, nessuno ti redarguirà per aver fatto l'hostess al fine di autofinanziarti gli studi.
    In ogni caso ci hai provato. Lasciare questa grande e bellissima impresa intentata sarebbe un peccato ora che non hai famiglia a carico.

    Però, fare l'hostess, a mio avviso, non sarebbe problematico per il tipo di lavoro lontano dall'ambito, lo sarebbe perchè è stancante, troppo, per via degli orari. Il sonno è importante per chi studia e deve memorizzare, vero ragazzi?

    in sintesi, trovandoti di fronte al bivio, ti suggerirei di mirare a centro, cercando di evitare la segnaletica...scherzo...
    lavoro sì, ma attinente. con una bella esperienza sul campo, una volta che intraprenderai la specializzazione, quest'ultima avrà tutto un altro significato rispetto a chi la fa senza avere troppa opportunità di contatto vero con la sofferenza.
    pensa al confronto tra te e le tue amiche. un giorno la specializzazione l'avrai come loro, con in più la memoria di tutte le esperienze fatte nel campo.

    io, cmq, resto del partito del part-time (ambito psicologico) per chi intende fare la scuola. purtroppo l'indipendenza economica quella vera, non si ottiene, si costruisce nel tempo, investendo negli anni.

    Buonanotte e buona scelta

  6. #36
    Partecipante Esperto L'avatar di Princesa76
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    Grazie anche a te...ma tu stai completando gli studi?Non sei laureata ancora?La tua idea sarebbe bellissima e mi darebbe buone soddisfazioni...ma sai che con un part time nell ambito gia è tanto se riesci a pagare la prima rata della scuola??....poi nell ambito cosa significa?...nel sociale...ok...gia è tanto se trovi una cooperativa comunita asilo...ecc...che ti prende come educatore/operatore...poi?lIo nn credo che riuscirei cmq ti dico la verita...poi sai essere gia sposata e sistemata senza dubbio ti da una marcia in piu...quando studiavo pensavo alla carriera e basta...ora invece, penso che la vita nn è solo questo..ma nn comprendete male...io ci tengo tantissimo a completare il mio percorso, anche se nn so se avro l opportunità di esercitare. Ecco, penso spesso che oltre ad avere ogni giorno da anni mille pensieri sarebbe bello lavorare, guadagnare decentemente, tornare a casa e vivere la prorpia vita in maniera piu serena. Forse io sono troppo ansiosa per ogni cosa, e nn mi godo appieno nulla...

  7. #37
    Partecipante Esperto L'avatar di airamanna
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    se il tuo obiettivo è avere un lavoro decente, guadagnare e vivere decentemente, dovresti poterlo fare in questo momento visto che l'oportunità di lavorare (a prescinddere dal tipo di lavoro), ce l'hai.
    credo che dopo poco, la cosa potrebbe non appagarti quanto pensi.
    però, se vuoi semplicemente concederti un tempo per metterti alla prova, perchè non farlo? non mi sembra che sia irreversibile la questione.

    aggiungo che essere sposati non significa affatto essere sistemati.
    tanto per usare una metafora e restare in tema, sposarsi è come decidere di frequentare una specializzazione che dura tutta la vita: costa, è un investimento, non sai se va a buon fine, fai progetti a lungo termine ma stai anche a guardare cosa succede giorno per giorno.

  8. #38
    Partecipante Esperto L'avatar di Princesa76
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    Beh diciamo che per "sistemata" intendevo con una indipendenza economica perche si puo essere sistemate anche andando via di casa senza essere sposati e prendendosi una casa per conto proprio Io nn mi sento sitemata perche vivendo in casa, con i miei senza lavoro, pensarmi appagata è un po piu complicato....ma un ragazzo ce l ho e la speranza è l ultima a morire...sono d accordo con te sul fatto che ogni giorno è una sorpresa...puo darsi che io doamni steso mi svegli e voglia cambiar vita totalmente, il rischio c'e in ogni cosa ma diciamo che come progettualità ecco per quanto riguarda me c'e in primis la possibilità di costruire qualcosa con le mie mani che sia lavoro o famiglia...se poi si sgretolerà un giorno...fa parte della vita
    Per il fatto del lavoro puo anche essere che mi stancherò di un lavoro che nn mi aggrada..ma credo che avere un alternativa è un conto...nn averla è un altro!!!!grazie di cuore!

  9. #39
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di pimo_eli
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    06-06-2006
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    provincia di Varese
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    E' un po' che leggo questa discussione senza parteciparvi....
    Anche io sono sulla vostra stessa barca.... mi sono laureata nel 2005 e lavoro come psicologa (ovviamente non 8 ore al giorno) e ho uno stipendio "discreto". Mi sono finanziata i 2 master fatti e a gennaio inizierò la specializzazione. Da un lato sono felicissima, dall'altro mi terrorizza l'idea, perché le spese sono tante e sposandomi a giugno (ovviamente con un bel mutuo alle spalle) non so priprio come farò. I conti li abbiamo fatti mille volte e dovremmo farcela, ma la paura rimane....
    Ragazze, non perdiamoci d'animo!

  10. #40
    Postatore Compulsivo L'avatar di ghiretto
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    15-11-2004
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    nell'orbita di Anarres
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    Provo a fare alcune considerazioni

    Un lavoro è un lavoro, serve per vivere non il contrario e fare, con quel che si può ciò che piace, chi viaggia, chi colleziona quadri, chi cambia auto e chi si paga una formazione perché ama quello che studia. Alcuni riescono anche a far si che il lavoro sia anche un occupazione amata. Molti di questi credo non abbiano questa possibilità nè come prima nè come quarta, spesso è una sudata conquista. I conti con le bollette, il mutuo, la sopravvivenza li facciamo in molti.

    Questo preambolo per dire che il nostro futuro professionale, come categoria e come individui, dipenderà anche da quanto riusciremo ad alzare, singolarmente e conseguentemente collettivamente, la considerazione che di noi si ha socialmente. E se per altre categorie professionali, con storia più antica e consolidata, basta il titolo per avere una buona o almeno sufficiente considerazione sociale, da cui deriva la domanda, per noi questa è ardua e dura salita.

    Solo con alta competenza, a mio avviso, abbiamo possibilità, e con questo intendo si sapere, ma soprattutto essere.

    Pat

  11. #41
    Partecipante Esperto L'avatar di Princesa76
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    16-10-2004
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    Ghiretto nn posso che condividere la tua riflessione. E mi porta a fare delle considerazioni. Quando studiavo e facevo il tirocinio pensavo per una orta di mania di onnipotenza (passatemi il termine)che il lavoro mi avrebbe quasi bussato alla porta....nn avrei mai immaginato e dico mai che a tanti anni dalla laurea mi ritrovo nella stessa situazione, ma con tanta rabbia e frustrazione. Il confrontarmi con la realtà a me è servito per capire innanzitutto che per raggiungere degli obiettivi devi sudare e faticare, ma ho anche capito che nn tutti dovranno sudare perchè chi ha una buona condizione economica si potrà permettere master e scuole costose, pur essendo meno valido di alti...il discorso mio vale nn per tutti ovviamente, ma credo che anche voi avrete conosciuto persone che nn "brillano" ma che vanno avanti piu di voi nella vita...se mi dite di no ci credo pocoForse è sbagliato fare questi paragoni, perche occorre pensare a se stessi, ma è inevitabile quando ti rendi conto che intorno a te vedi tutto questo. Senz'altro la nostra identità professionale è minata da altre professioni come quelle mediche che ci scavalcano...ma il problema è a monte...se nn ci permettono di specializzarsi a costi piu ragionevoli nn si andrà avanti per meritocrazia...chi avrà un buon conto in banca ci scavalcarà sempre.

  12. #42
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Ciao Princesa

    Tocchi dei punti interessanti, a mio parere. Ma non riesco ad essere daccordo con te fino in fondo, nonstante riconosca che molto di ciò che scrivi mi suona "vero".
    Sì, le differenze di classe (si può ancora dire?) contano, eccome. Ed è ovvio che essere figli di un primario o di un metalmeccanico non è la stessa cosa.
    Però...
    Però fare lo psicologo o lo psicoterapeuta, saperlo fare bene, riuscire ad ottenere risultati, a mio parere non dipende solo dalla scuola che si è frequentata, né dai soldi che i genitori avevano in tasca. Pat dice una cosa importantissima quando tocca il punto dell'essere. Essere psicologo non è semplicemente fare lo psicologo. E il cliente (o paziente, o chiamatelo come volete) non è né stupido né inetto. E se ne accorge.
    E io penso che fare lo psicologo bene (lo psicologo clinico, intendo, o lo psicoterapeuta) è cosa per la quale i propri ascendanti, le ricchezze familiari e consimili cose contano come il due di coppe quando la briscola è bastoni. Otterrà, secondo me, risultati migliori una persona che la vita l'ha vissuta rispetto a chi l'ha sepmplicemente attraversata.
    Inoltre, io penso che quando vogliamo ottenere dei risultati per noi stessi, il guardare a che punto sono gli altri sia inutile e controproducente. Perché nel riuscire o noi riuscire a raggiungere un mio obiettivo sono io, non altri, ad essere in gioco. Posso essermi posto un obiettivo non raggiungibile (ma allora farei meglio a modificarlo), o non raggiungibile nelle attuali condizioni (ma allora sarebbe meglio lavorare per modificare le condizioni). Ma quel che fanno gli altri a loro e solo a loro appartiene. E quel che riesco a fare io da me e solo da me dipende.
    Capisco che il punto di vista possa sembrare estremo, ma - pur sapendo che le difficoltà nell'avviare la propria professione di psicologo sono moltissime - ritengo che sia preferibile concentrarci su di noi, sulle nostre capacità, sulle nostre potenzialità, su quello che noi sappiamo fare ed essere, piuttosto che continuare a misurare la nostra vita con metri che appartengono ad altri.

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  13. #43
    Partecipante Assiduo L'avatar di Angelsea
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    24-03-2006
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    torino
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    ciao a tutti, sono di fretta ma voglio condividere con voi la mia esperienza.
    Le scuole di specializzazione costano molto ma, a mio avviso, vanno prese come un investimento. La mia costa 4.900 eurini all'anno, pagabili in comode rate mensili...senza contare le full fuori città a nostro carico etc, i libri, etc...
    Mi sono dovuta svegliare: mi sono guardata intorno e ho cercato modi possibili per pagare la scuola e contemporaneamente sopravvivere visto che non ho una famiglia che copre le mie spese e anzi convivo da 5 anni, con affitto, bollette e spese varie da affrontare.
    La scuola è stato un motore per cercare lavoro: svolgo attività di formazione, ho l'affido di una minore e mi sono lanciata nell'attività clinica che sta iniziando a dare i suoi frutti. La mia agenda è impazzita perchè ho tutto incastrato, lavoro dalla mattina alla sera e mi rimane ben poco da spendere per me stessa ma quando ho deciso di iniziare la scuola ero consapevole che i sacrifici ci sarebbero stati...e non pochi. Credo che ogni esperienza lavorativa faccia "bagaglio" in quanto non solo ci si relaziona con gli altri, ma si apprende molto di come noi stessi "funzioniamo" con gli altri e con le difficoltà.
    E poi sono 4 anni e non tutta la vita...il primo anno mi è volato e sono cresciuta non solo professionalmente (cosa importantissima perchè ti rassicura e ti rafforza) ma anche umanamente.
    Non dormo sonni serenissimi soprattutto perchè il lavoro ha sempre questa maledetta piega di precarietà ma ho scelto di non angosciarmi più di tanto...un modo lo troverò per andare avanti, pagare la scuola e vivere...come si dice: il fine giustifica i mezzi...
    Una cosa è certa: se si è realemte motivati a fare la scuola un modo lo si trova...dipende sempre cosa mettiamo sulla bilancia...non credete? Magari vale la pena aspettare qualche anno prima di inziarla ma darsi da fare per mettersi su quella traiettoria.
    Non lasciamoci prendere dalla demotivazione...è proprio adesso il momento di tenere duro!
    auguri a tutti!
    Angelsea

    "Cinque sensi; un intelletto inguaribilmente astratto; una memoria che seleziona alla rinfusa; un bagaglio di preconcetti e di assunti così numerosi che non posso mai esaminarne se non un piccolo numero e mai avere coscienza di tutti. Quanta parte della realtà totale può lasciare passare una macchina simile?"

    C.C. Lewis, Diario di un dolore

  14. #44
    Postatore Compulsivo L'avatar di LuisaMiao
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    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    Io penso che quando vogliamo ottenere dei risultati per noi stessi, il guardare a che punto sono gli altri sia inutile e controproducente. Perché nel riuscire o noi riuscire a raggiungere un mio obiettivo sono io, non altri, ad essere in gioco. Posso essermi posto un obiettivo non raggiungibile (ma allora farei meglio a modificarlo), o non raggiungibile nelle attuali condizioni (ma allora sarebbe meglio lavorare per modificare le condizioni). Ma quel che fanno gli altri a loro e solo a loro appartiene. E quel che riesco a fare io da me e solo da me dipende.
    riporto questa parte (anche se sono d'accordo con tutto il post) perchè è quella che più sento mia adesso.
    posso guardare gli altri, sentire le loro opinioni e pareri ma non posso pensare ai miei obiettivi usando gli altri come paragone...
    non è facile entrare nel mondo del lavoro come psicologi, è vero. a volte fa venire lo scoramento. ma pensare che tizio o caio hanno più o meno opportunità di me per i soldi non penso mi aiuti a capire chi sono, cosa so fare e come lo so fare, né tanto meno cosa voglio fare.

    Não sei o motivo pra ir
    só sei que não posso ficar
    não sei o que vem a seguir
    mas quero procurar.
    (Mafalda Veiga)

    Il mio blog

  15. #45
    Partecipante Assiduo L'avatar di Angelsea
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    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    Ciao Princesa

    Tocchi dei punti interessanti, a mio parere. Ma non riesco ad essere daccordo con te fino in fondo, nonstante riconosca che molto di ciò che scrivi mi suona "vero".
    Sì, le differenze di classe (si può ancora dire?) contano, eccome. Ed è ovvio che essere figli di un primario o di un metalmeccanico non è la stessa cosa.
    Però...
    Però fare lo psicologo o lo psicoterapeuta, saperlo fare bene, riuscire ad ottenere risultati, a mio parere non dipende solo dalla scuola che si è frequentata, né dai soldi che i genitori avevano in tasca. Pat dice una cosa importantissima quando tocca il punto dell'essere. Essere psicologo non è semplicemente fare lo psicologo. E il cliente (o paziente, o chiamatelo come volete) non è né stupido né inetto. E se ne accorge.
    E io penso che fare lo psicologo bene (lo psicologo clinico, intendo, o lo psicoterapeuta) è cosa per la quale i propri ascendanti, le ricchezze familiari e consimili cose contano come il due di coppe quando la briscola è bastoni. Otterrà, secondo me, risultati migliori una persona che la vita l'ha vissuta rispetto a chi l'ha sepmplicemente attraversata.
    Inoltre, io penso che quando vogliamo ottenere dei risultati per noi stessi, il guardare a che punto sono gli altri sia inutile e controproducente. Perché nel riuscire o noi riuscire a raggiungere un mio obiettivo sono io, non altri, ad essere in gioco. Posso essermi posto un obiettivo non raggiungibile (ma allora farei meglio a modificarlo), o non raggiungibile nelle attuali condizioni (ma allora sarebbe meglio lavorare per modificare le condizioni). Ma quel che fanno gli altri a loro e solo a loro appartiene. E quel che riesco a fare io da me e solo da me dipende.
    Capisco che il punto di vista possa sembrare estremo, ma - pur sapendo che le difficoltà nell'avviare la propria professione di psicologo sono moltissime - ritengo che sia preferibile concentrarci su di noi, sulle nostre capacità, sulle nostre potenzialità, su quello che noi sappiamo fare ed essere, piuttosto che continuare a misurare la nostra vita con metri che appartengono ad altri.

    Buona vita

    Guglielmo
    Angelsea

    "Cinque sensi; un intelletto inguaribilmente astratto; una memoria che seleziona alla rinfusa; un bagaglio di preconcetti e di assunti così numerosi che non posso mai esaminarne se non un piccolo numero e mai avere coscienza di tutti. Quanta parte della realtà totale può lasciare passare una macchina simile?"

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