Caro ziogargamella,A proposito di diverse interpretazioni e diverse costruzioni di significati tra orientamenti differenti, porto il sogno come esemplificazione. In psicanalisi mi pare di sapere che in base a precisi codici simbolici determinati elementi di un sogno vanno a costruire un certo significato. In psicoterapia cognitiva non ci sono invece codici predefiniti in base ai quali un certo elemento significa che “..”, perché il suo significato viene discusso e *costruito* attraverso il dialogo e l’interazione con il terapeuta, che aiuta il paziente a trovare un perché, una collocazione, un senso, e una semantica di fondo. In questo modo due sogni apparentemente *identici* , fatti da due persone diverse, non essendoci un simbolismo precodificato come sfondo teorico, possono avere due significati profondamente diversi. Del resto lo stesso willi parla di unicità della persona. Questa esemplificazione mostra chiaramente come tale unicità attraverso questo approccio venga salvaguardata e tutelata. Bene, dal mio punto di vista questo è un altro limite della psicanalisi, il rischio che l’unicità della persona non dico venga persa, ma in buona parte sfumata. La presenza ingombrante di un terapetuta "onniscente", un rapporto terapeutico poco equilibrato tra paziente e terapeuta a favore di questo ultimo. E la cosa non mi stupisce se penso che la psicanalisi ha come cornice teorica, quantomeno per grande parte, le *intuizioni* certo suffragate da casi empirici del buon Freud, con tutto ciò che ne consegue. Con questo non voglio dire che uno è bene e l’altro è male. Ognuno, proprio per l’unicità di fondo che ci contraddistingue, può trovare ogni percorso affascinante più di un altro per i mille e più motivi che devono essere rispettati. E sono il primo a sostenere che una psicoterapia non va certo a buon fine perché si ha un orientamento piuttosto che un altro.
la psicoanalisi è l'esatto contrario di quanto affermi, proprio l'opposto, ma perchè non limitarsi a parlare di ciò che si conosce, dico io?
Buona giornata,
ikaro







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), nè vorrei fare polemica contro qualcuno o difendere a spada tratta qualcun altro; ma in casi come questi, avendo avuto esperienza anche diretta di "disturbi" di questo tipo, qualche piccola considerazione mi viene spontaneo farla: qui ci si confronta, non abbiamo bisogno di super esperti che ci dicano dove *sicuramente stiamo sbagliando e perchè* quindi:

, ma capisci che quando ti trovi nella situazione di vedere decine e decine di pazienti a settimana non per terapia, ma per un mero consulto diagnostico, è normale che tu operatore debba mettere dei paletti e organizzarti di conseguenza, anche per capire poi a chi lo potresti inviare per una eventuale terapia. Quando vedo pazienti privatamente però non cambio in realtà modalità conoscitiva, perchè considero queste due modalità una buona risorsa e non un limite.
e le testimonianze dei pazienti lasciano il tempo che trovano, nel senso che estrapolare l'hic et nunc della seduta e della cura analitica è un'operazione sempre molto rischiosa, in ogni caso - e al di là della storia (ambigua, contraddittoria e spesso malsana) della psicoanalisi - le critiche di ziogargamella non si collocavano a questo livello, ma - mi pare di capire - ad un livello di confronto epistemologico tra teorie (e pratiche cliniche) differenti.