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  1. #31
    Partecipante Esperto L'avatar di wundt_12
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    25-06-2006
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    Esatto sicuramente non in uno studio privato a meno che non si crea la figura dello psicologo di base che farebbe comunque prevenzione ma in modo diverso...
    Per quel che riguarda i pazienti oncologici non a caso è nata la psiconcologia che è rivolta proprio al paziente oncologico e ai suoi familiari.
    Inoltre in una clinica privata ho visto lavorare uno psicologo con i parenti di pazienti ictati e con problemi di sindrome pre frontale dopo incidenti gravi
    Ultima modifica di wundt_12 : 08-01-2008 alle ore 18.31.34
    Sasi

  2. #32
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    28-03-2004
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    Per le citazioni basta che clicchi su "quote" nel messaggio che ti interessa citare e che eventualmente tieni solo il testo che ti interessa.

    Se ho capito bene il senso del tuo discorso (ma puoi esplicitarlo meglio), uno psicologo potrebbe prendere in carico un paziente oncologico se questo non ha psicopatologie etc, etc...
    Io credo che, al di là dei titoli e delle etichette diagnostiche, una richiesta di intervento dello psicologo, di "gestione della difficoltà", qualunque essa sia ed in qualunque persona, richieda una psicoterapia se questa può essere utile. Compito dello psicologo può essere proprio quello di capire se la psicoterapia è utile o meno, in base a diversi fattori, non dimenticando che è presente una domanda di "cura", e non di "consolazione" (anche quando appare che sia così). Non credo, quindi, che sia questione di malattia terminale, di solitudine, di psicopatologia sottostante o meno, ma di opportunità e utilità di lavorare sulla struttura soggettiva per far sì che le difficoltà le gestisca poi il paziente come meglio riterrà. E questo lavoro lo può fare chi ha una preparazione in psicoterapia.
    gieko

  3. #33
    Partecipante Leggendario L'avatar di kaory_78
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    Geiko
    [QUOTE=gieko;1259589]Per le citazioni basta che clicchi su "quote" nel messaggio che ti interessa citare e che eventualmente tieni solo il testo che ti interessa.

    Se ho capito bene il senso del tuo discorso (ma puoi esplicitarlo meglio), uno psicologo potrebbe prendere in carico un paziente oncologico se questo non ha psicopatologie etc, etc...

    non è esattamente così!! la mia domanda di fondo (x te) era: nella pratica uno psicologo può lavorare nel sostegno con un utente che ha subito un lutto o ha scoperto di avere una grave malattia? Si o no? (lascia stare il pz borderline..)
    Non ti chiedo cosa è meglio secondo te...

  4. #34
    Partecipante Leggendario L'avatar di kaory_78
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    Per quel che riguarda i pazienti oncologici non a caso è nata la psiconcologia che è rivolta proprio al paziente oncologico e ai suoi familiari.
    Inoltre in una clinica privata ho visto lavorare uno psicologo con i parenti di pazienti ictati e con problemi di sindrome pre frontale dopo incidenti gravi[/QUOTE]

    Grazie x la risposta, immagino che non è il caso che questi parenti oltre ad un problema così grande debbano andare pure da uno psicoterapeuta x comprendere come mai non sono in grado di affrontare un adifficoltà di questo tipo

  5. #35
    Partecipante Leggendario L'avatar di kaory_78
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    chiedo scusa x le citazioni!! non accadrà più

  6. #36
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Citazione Originalmente inviato da kaory_78 Visualizza messaggio
    non è esattamente così!! la mia domanda di fondo (x te) era: nella pratica uno psicologo può lavorare nel sostegno con un utente che ha subito un lutto o ha scoperto di avere una grave malattia? Si o no? (lascia stare il pz borderline..)
    Non ti chiedo cosa è meglio secondo te...
    Sì, può lavorarci.

    Citazione Originalmente inviato da kaory_78 Visualizza messaggio
    Grazie x la risposta, immagino che non è il caso che questi parenti oltre ad un problema così grande debbano andare pure da uno psicoterapeuta x comprendere come mai non sono in grado di affrontare un adifficoltà di questo tipo
    Se è una domanda autonoma, che viene dal parente, perchè no?
    gieko

  7. #37
    Partecipante Leggendario L'avatar di kaory_78
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    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio

    Se è una domanda autonoma, che viene dal parente, perchè no?
    Su questo non ci piove...

  8. #38
    Partecipante Leggendario L'avatar di kaory_78
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    Adesso che abbiamo chiarito che lo psicologo può lavorare anche come sostegno con pz in lutto o con gravi malattie ecc...(al di là se è il caso di mandarlo da uno psicoterapeuta) a questo punto mi domandavo (e qui mi ricollego ad una nuova questione posta in precedenza,ma poi sviata..), che tipo di preparazione ti da l'università in questo senso?
    Perché perdere tempo a fare un corso in Psicoterapia e fenomenologia (1200 euro) se poi uno psicologo non può utilizzare questa conoscenza a fini lavorativi? (vedi sopra..)
    Che preparazione concreta da l'università al neo-psicologo su come aiutare un utente a superare un lutto o un momento di crisi? (non vorrei essere riduttiva, ma vorrei che sia chiara la questione di base)
    Non sarebbero più utili corsi di perfezionamento anche x fare lo psicologo?
    Certamente il tirocinio dovrebbe essere utile in tal senso...ma non ci prendiamo in giro...
    sappiamo anche che purtroppo la realtà è un'altra...anche nel tirocinio!

  9. #39
    Partecipante Super Esperto L'avatar di ama77
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    Si è parlato di me in mia assenza...bene bene...

    Citazione Originalmente inviato da kaory_78 Visualizza messaggio
    grazie wund_12, la penso come te!
    Per me infatti le varie delucidazioni portate da ama77 mi sono state utilissime nel capire la domanda iniziale di questo forum.. e credo che non dobbiamo attaccarci alle parole ma al senso che queste vogliono assumere nella conversazione... (ama77 infatti ha capito perfettamente il senso delle mie parole rispondendomi di conseguenza e ad un livello tale che io potessi comprendere appieno quello che domandavo).
    Essssssatto!!! Ho risposto proprio alla domanda che ponevi tu e in base al modo in cui l'hai posta!
    Io per prima sono proprio contraria alle etichette ed alla mentalità medicalizzata con cui ci dobbiamo scontrare ogni giorno, però ho ritenuto opportuno risponderti schematicamente perchè mi sembrava tu chiedessi questo e me l'hai poi confermato infatti!

  10. #40
    Partecipante Super Esperto L'avatar di ama77
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    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    Quoto Gieko e, in maniera forse poco "politically correct", eliminerei il "magari mi sbaglio". Credo inoltre che, per quanto didatticamente sia molto in uso, la distinzione di Ama "presenza/assenza di patologia" sia in sè pericolosa perchè molto prossima ad una medicalizzazione della nostra epistemologia e quindi dei nostri interventi, oltre a porsi come questione paradossale: definire la "presenza/assenza di patologia" implica di per sè 1 atto diagnostico precedente all'intervento psicologico, insomma, mi sembra che siamo in perfetta sintonia con Cancrini&C.

    Saluti,
    ikaro
    Non posso che condividere la paradossalità del discorso!!! A differenza del gruppo Cancrini&C io però ritengo che l'atto diagnostico possa essere fatto da uno Psicologo e non solo da un medico! Anzi...credo sia proprio alla base del nostro lavoro! Che poi l'Univ non sia in grado di formarci al meglio in merito, è discorso scontato (purtroppo) ma prima o poi una certa esperienza ce la dovremo fare sul campo e aggiungendovi le conoscenze apprese negli anni di studio, dovremmo essere in grado di procedere ad una valutazione diagnostica iniziale che ci permetta di indirizzare il paziente al professionista che meglio può accogliere il suo disagio.
    Faccio un esempio pratico riferito al mio attuale tirocinio post-lauream: io sono al dipartimento di Psicologia di una ASL e vedo passare pazienti esterni di ogni genere e tipo (oltre a poter leggere le varie cartelle cliniche ed assistere alla discussione dei casi), oltre a vedere quando possibile pazienti interni nei vari reparti (specialmente pazienti in dialisi) e famigliari di pazienti oncologici terminali. Per ognuna delle tipologie di pazienti che vediamo in ASL, vi sono diversi modi di agire e diversi modi di andare incontro alla domanda: spesso la motivazione è estrinseca (il medico segnala il paziente o il famigliare al nostro dipartimento) e con pochi colloqui si inquadra la situazione, si fornisce un sostegno psicologico senza che sia necessaria una psicoterapia; altre volte anche se il paziente non mostra interesse a vedere uno Psicologo del servizio e non ne vede la necessità, il lavoro di quest'ultimo evidenzia un disagio profondo che non può essere sottovalutato e ciò viene rimandato al paziente che spesso decide di superare le resistenze iniziali e proseguire; altre volte ancora la motivazione è intrinseca, il paziente arriva dall'esterno, si dichiara fortemente a disagio, ma spesso sono sufficienti poche sedute per dar sfogo ad un vissuto temporaneo di crisi (abbiamo anche una linea telefonica gratuita dove la stragrande maggioranza delle chiamate sono proprio di persone che si vogliono sfogare!), in cui è sufficiente l'accoglienza dello Psicologo per star già meglio; altre volte ancora, infine, il paziente esterno arriva direttamente dalla Psichiatria e quindi ha già una diagnosi psichiatrica definita ma cerca una terapia di supporto per vivere al meglio possibile oppure, senza arrivare dalla Salute Mentale, attraverso la somministrazione di alcuni test emerge un evidente nucleo patologico su cui bisogna iniziare a lavorare con la Psicoterapia.
    In questo contesto c'è, a mio avviso, spazio sia per lo Psicologo che per lo Psicoterapeuta: mentre è lampante cosa andrà a fare il secondo, il primo dovrebbe formarsi sulla conduzione dei colloqui iniziali, sulla capacità di valutazione e inquadramento diagnostico del paziente, sul sostegno ai familiari di pazienti malati, sulla creazione di progetti nell'ambito della prevenzione, della promozione del benessere, e così via...
    Le possibilità ci sarebbero, ma gli ospedali è già tanto se assumono gli Psicoterapeuti, purtroppo (da noi i fondi mancano anche per il riscaldamento e io mi congelo tutti i giorni...no comment!!!)

  11. #41
    Partecipante Super Esperto L'avatar di ama77
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    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Il mio dubbio è infatti rivolto al sostegno: se una persona non ha una qualche forma di disagio, come mai dovrebbe rivolgersi ad uno psicologo per un sostegno?
    Mi viene da pensare ai corsi di preparazione alla maternità/al parto...io personalmente ho frequentato 3 anni fa il classico corso pre-parto tenuto da un'ostetrica, ma ti posso garantire che la delusione (non solo mia!) è stata talmente grande che avrei dato chissà cosa per seguire un corso tenuto da una psicologa! Io stessa ho deciso di avviare dei corsi di questo genere in futuro! E cos'altro farei se non sostegno psicologico a donne che comunque non stanno vivendo un disagio (almeno per come è comunemente inteso da noi psicologi, ad eccezione sicuramente di alcuni casi particolari e patologici) ma che hanno bisogno di essere accolte, ascoltate e preparate ad affrontare una nuova vita?

  12. #42
    Partecipante Super Esperto L'avatar di ama77
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    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Credo che se una persona si rivolge ad uno psicologo in seguito ad un lutto è perchè è presente un disagio maggiore, a livello strutturale, tale da rendere difficoltoso l'affrontarlo autonomamente. E qui, a mio parere, vi è la possibilità di una psicoterapia.
    Secondo me non è così scontato: spesso chi subisce una grossa perdita, non ha gli strumenti adatti a capire se sta elaborando il lutto nel modo "corretto" (tra virgolette perchè è ovvio che non esiste un unico modo, però la letteratura presenta vari studi su tale processo di elaborazione). Può quindi rivolgersi ad uno psicologo per capire perchè non riesce a pensare ad altro che non sia la persona che non c'è più o perchè a distanza di tempo continua a evitare tutto ciò che gliela può ricordare o perchè si è chiuso nel mutismo da mesi e non vive più (spesso sono i famigliari in questo caso che si rivolgono allo psicologo). Ma il lavoro iniziale dello psicologo non potrebbe essere anche quello di incrementare nel paziente la capacità di riconoscere il processo di elaborazione del lutto, ridimensionando (anche agli occhi dei famigliari) il vissuto di perdita? Che poi di fondo, in alcuni casi, vi sia un disagio maggiore, una difficoltà relazionale primaria esito di una forte ansia di separazione infantile o quant'altro, siamo tutti d'accordo ed ovviamente in questi casi ci si auspica una terapia. Ma secondo me, in altri casi, non sempre, ecco...

  13. #43
    Partecipante Leggendario L'avatar di kaory_78
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    ama77 ti adoro!!
    mi lasci sempre senza parole tanto che i tuoi interventi li sto memorizzando tutti sul mio pc.
    grazie ancora!!

  14. #44
    Partecipante Super Esperto L'avatar di ama77
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    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Credo che anche in questo caso il sostegno non servirebbe, un lavoro di tipo psicoterapeutico, con le peculiarità che la situazione richiederebbe, invece potrebbe far sì che una persona malata terminale possa vivere in maniera più piena e autonoma la propria malattia. So che può sembrare paradossale ma sono convinto che il sostegno sia compito dei famigliari.
    All'UOCP (Cure Palliative) della ASL dove faccio tirocinio, i malati terminali che sono ospedalizzati a domicilio, sono visti solo da personale medico e infermieristico. Lo psicologo vede i familiari ed a loro è rivolto il sostegno, se serve. Io finora ho assistito ad alcune riunioni di equipe coi familiari, ma solo ad una donna è stata proposta una psicoterapia, perchè si capiva palesemente che stava entrando in depressione. Spesso il semplice sostegno o ancor di più il semplice far sapere "che lo psicologo c'è se si vuole" è sufficiente a far sentire quel poco più sereni i famigliari.

  15. #45
    Partecipante Super Esperto L'avatar di ama77
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    Kaory vengo a te
    Di corsi di formazione, perfezionamento, aggiornamento, ECM, equalsivoglianome, ce ne sono a bizzeffe! Da un lato le varie scuole hanno bisogno di soldini (povere!) e quindi si inventano i corsi dai nomi e programmi più disparati, dall'altro è anche vero che ognuno di noi non deve sempre e solo pensare alla carriera futura e a quanto ognuno di questi corsi possa essere spendibile sul mercato: a volte è bello anche solo fare quello che piace e che attira di più, fregandosene del resto (sempre che il portafogli lo permetta però)!

    Finito il polpettone...fiuuuuuuuuuuuu...buonanotte direi!

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