Signori, io temo di non esser stata abbastanza chiara perchè completamente fraintesa.
Rispondo a Seren:
"Iariuuuz non sono assolutamente d'accordo con te.
Fermiamoci un secondo e lasciamo perdere le brave persone e le persone nascisistico-onnipotenti! Io parlo di professionalità!! Io sono molto brava a passare un po' di cotone con il disinfettante su un ginocchio sbucciato ed altrettanto a posizionare un bel cerotto con i disegnini dei gormiti o delle bratz...ma non sono un'infermiera!! So fare un massaggio rilassante sulle spalle...ma non sono un'estetista e tantomeno un ortopedico!"
Mi sembra di non aver avvallato le professionalità in questione, e non ho scritto che i medici dovranno atteggiarsi anche a psicologi. Anzi, scirvo: "e se il medico "ha" un po' di psicologia", dunque circoscrivo parecchio le eventuali competenze psicologiche di un medico, anche in ragione della dedizione e del lungo tempo necessario per acquisirne (sia mediche che psicologiche…figuriamoci entrambe insieme!!)
Continua Seren -Quindi non è questione di brava persona ed etica...è che i medici devono fare i medici, quelli di base servono per le cose ordinarie e per indirizzare dallo specialista e...noi siamo uno dei probabili professionisti cui loro possono mandare le persone!
Ho fatto l'esempio del mio medico, specificando "sensibilità psicologica", proprio perchè, in qualità di medico, non può supportare con terapie i suoi pazienti, ma VEDE il problema psicologico; questo significa che propone al paziente di cominciare un percorso, e invia ad ASL e consultori. (infatti scrivo: se dovesse farsi carico di ogni suo paziente, seguendolo personalmente in un percorso psicologico/psicoterapuetico, che ne sarebbe di tutto il resto dei suoi pazienti? non potrebbe essere più medico, mi sembra.)
Seren: Ora, se dalla nostra stessa categoria, passa l'idea che "basta ascoltare le persone" o essere "sensibili" allora hanno ragione loro a volersi definire psicologi!!
Siam d'accordo :"Davvero dobbiam darci da fare, cimentarci in un potenziamento delle nostre professionalità, del nostro impegno, della nostra dedizione, e della "maturità" delle nostre discipline tecniche.
Concludo con Seren: "Quindi non è questione di brava persona ed etica...è che i medici devono fare i medici, quelli di base servono per le cose ordinarie e per indirizzare dallo specialista e...noi siamo uno dei probabili professionisti cui loro possono mandare le persone!"
E' esattamente quello che ho scritto: "...chi intende già "la bontà" del nostro lavoro e del nostro impegno, non esiterà a mostrarsi collaborativo. ed ecco che negli studi di medicina generale potranno davvero lavorare sinergicamente "farmaci" e "supporti psicologici".
...ovvero: il medico prescrive farmaci, e nella porta accanto c'è lo psicologo che supporta.
Voglio chiarire ora con *-ras-*, che scrive: dicesi razionalizzazione.
Si, immagino anch’io sia una bella razionalizzazione!!. Devo nutrirmi del positivismo, e dell’idea che le cose, per noi uomini, e psicologi, e cittadini, andranno meglio.
Ovvio che sia tutto legato ad un desiderio di vedere l’italia sollevarsi dalla fossa nella quale è affondata; ovvio che vorremmo un maggior investimento economico nelle politiche della salute, e del welfare, ed è ovvio che vorremmo tutti stare bene. Medici, psicologi, e persone tutte.
Non posso sperare il contrario. E’ pulsione di vita, non di morte.
Si, è decisamente razionalizzazione.
Riguardo al concetto di Ras: “….può essere, ma uno psicologo (o psicoterapeuta) fa supervisioni e analisi personali proprio per riconoscere anche questi vissuti narcisistici ed eliminarli. Un medico questo non lo fa, con tutte le conseguenze del caso. La psicologia c'ha messo tanto tempo per riconoscere l'esistenza di questi vissuti e far sì che anche colui che si prende cura della salute altrui faccia un proprio percorso di analisi personale (si veda la storia del controtrasnsfert, ad esempio). Figuriamoci se un medico può riconoscere che ha dei vissuti narcisistici e che deve sottoporsi, proprio come i suoi pazienti, ad un'analisi personale.”
Son perfettamente d’accordo (anche se penso che la supervisione non è condizione necessaria e sufficiente per controllare narcisismo e onnipotenza!!!!). Infatti il mio discorso si è articolato proprio come ho spiegato qui sopra, rispondendo a Seren. Dobbiamo continuare a sostenere le nostre competenze, in ragione degli invii che arriveranno dai medici (che, se davvero si accosteranno alla NOSTRA disciplina, comprenderanno ancor più l’importanza e la “bontà” dei nostri interventi. [infatti aggiungo: Questo perchè se fosse il medico generico a portare avanti i pazienti in brevi terapie di counseling, questo significherebbe non avere più tempo per esercitare la SUA di professione...ci pensiamo?? ci hanno pensato?? Non potrebbero mai farlo...intendo fare il medico e lo psicologo.]
Concludo con la parte finale di Ras: “…una cosa è la "sensibilità" (toglierei il termine psicologica) verso i propri pazienti: giustamente un medico si prende cura degli altri e sicuramente gli sta a cuore la salute dei propri pazienti, e non metto in dubbio che abbia tatto e sensibilità verso di loro. Quindi la "sensibilità" è una qualità del rapporto medico-paziente, un atteggiamento; in altri termini la "sensibilità" di cui tu parli, mi pare possa essere sinonimo di empatia.
Altra cosa è studiare la psicologia dei propri pazienti, e non mi pare che la medicina si occupi di questo.”
Avevo scritto “sensibilità psicologica”, proprio perché, come scritto a Seren, il medico VEDE l’entità della problematica psicologica del paziente, e avendo delle svelte competenze psicologiche, invia subito a specialisti.
Dunque mi scuso se non ho argomentato troppo bene il discorso, ma siamo davvero ASSOLUTAMENTE d’accordo su tutto!!
Perdonate la prolissità, ma ci tenevo a chiarire la mia posizione (che è esattamente uguale alla vostra…forse c’è solo un po’ di razionalizzazione in più!!![]()







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