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  1. #31
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    Riferimento: il disagio esistenziale

    Citazione Originalmente inviato da bella primavera Visualizza messaggio
    facciamo chiarezza; se una persona dice che ha pregiudizi, e preconcetti si sta ponendo dei limiti, perchè le cose vanno conosciute e sperimentate
    e tutto ciò che è legato ad un preconceto è un credenza che i limita.
    riguardo il disagio, penso riguardi il fatto che alcune
    persone non sappiano realmente cosa vogliono dalla vita, non hanno creato una gerarcha di bisogni su cui vivere la propria esp di vita (ricordate Maslow e i bisogni dell'essere umano)?
    se tu hai bisogno di assumere qs prospettiva, perchè ti da' un'ancora di sicurezza e certezze, puoi liberamente farlo, ma cerca di capire che è solo la tua personale "migliore" credenza, che probabilmente, ti permette di stare sufficientemente bene. La gerarchia dei bisogni di Maslow, è una teoria utile e conosciuta, fondata su 5 livelli, a cui ne aggiunse un'altro, il sesto quello dei bisogni spirituali e di trascendenza. Ora, il fatto che tu citi Maslow, che comprese i bisogni di trascendenza dell'uomo, non è un po' contraddittorio con la tua posizione prettamente empirista o sperimentalista dell'esistenza?
    tra l'altro, ridurre i bisogni del'uomo a delle priorita' fondate su un'unica teoria, o anche due, mi sembra davvero una visione altamente limitante; se gli uomini non avessero appunto provato disagi nel loro essere nel mondo, se non avessero cominciato ad interrogarsi sul senso di moltissime cose, probabilmente, si sarebbero gia' estinti, o sarebbero rimasti indietro di secoli rispetto alla loro evoluzione antropologica, storica, psicologica e sociale.
    E' altrettanto logico che la capacita' di interrogarsi sia da una parte, figlia di incertezze dettate dalla ricerca di un senso dovuta al proprio "non essere animali" la cui vita si fonda solo su certi biosogni e soddisfazione degli stessi ma sull'aver acquisito la consapevolezza di esserci e di essere destinati poi a non esserci piu', e che i tentativi di trovare qs risposte, abbiano comportato e comportino delle sofferenze, parlando di un tipo di sofferenza che è intrinseco nell'essere umano e che in alcuni puo' amplificarsi, diventando fonte di disagio, perchè probabilmente, hanno dentro di se' un percorso ancora incompiuto come persone.
    Esisterebbero forse testimonianze artistiche di altissimo livello, come La Divina Commedia, la poetica di Foscolo, Leopardi, Manzoni, (solo per citarne alcuni tra i piu' famosi, sz voler far torto ad altri, come Tasso, ad es.), gli Ermetici,
    i quadri di Michelangelo, di Leonardo Da Vinci, oltre a tutte le sue pre-invenzioni, se qs uomini non avessero vissuto certe tensioni interne che gli hanno permesso di dare forma a cio' che ci hanno lasciato a testimonianza di se' e del loro operato, nei secoli?
    Tralascio volontariamente l'opera di grandissimi filosofi, dai greci piu' antichi, come Pitagora a testimonianza che sempre l'uomo ha avuto bisogno di porsi domande da qd si differenzio' dagli animali, non basando piu' la propria vita su esclusive priorita' (quali, tra l'altro? da parte tua, perchè non lo hai detto, tranne citare Maslow) di bisogni ma divenne autocosciente del proprio esistere e del proprio "pensare", oltre che del proprio "esserci".
    I bisogni possono cambiare nel corso dell'evoluzione umana ed ontologica ma il mancato raggiungimento della propria priorita' di bisogni, non esaurisce certo il discorso del disagio esistenziale, è solo un tentativo di ridurre a qualcos'altro trasformandolo in una credenza base attorno cui far girare il tutto, cio' che è di per se' un discorso che riguarda l'uomo tutto nel suo essere e nella sua storia.
    Se qs credenza fa str bene, per me ben venga, ma non tentiamo di esaurirci o annullarci discorsi molto piu' complessi.
    Gaia

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  2. #32
    Partecipante Super Figo L'avatar di francesca63
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    Riferimento: il disagio esistenziale

    Citazione Originalmente inviato da luigi '84 Visualizza messaggio
    Certo,come no...quindi la storia dell'uomo, che è andata avanti proprio per inesplicabilità di certe situazioni limite dell'esistenza è nullificata...quindi tutti i disagi storici,culturali,e in senso ampio antropologici sarebbero dettati dal fatto che l'uomo non si è creato una gerarchia di bisogni...
    Bene,la gerarchia di bisogni innanzitutto da chi sarebbe dettata?Dalle nostre conoscenze biologiche sul funzionamento degli organismi?Cosè un bisogno?A questo punto basterebbe bere,mangiare,accoppiarsi e il gioco è fatto...non è mai stato così.Tutto il gioco dell'esistenza anche da un punto di vista evoluzionistico è andato avanti perchè c'erano domande travolgenti che hanno sempre spinto sull'orlo del baratro la riflessione umana...non c'è mai stato un solo momento in cui l'uomo abbia vissuto il suo 'ben-essere' con la soddisfazione di bisogni primari:se così fosse il tempo e lo spazio sarebbero fermi in quel punto in cui nessuna coscienza è suscettibile di sorgere,di pervenire alla problematizzazione dell'esperienza.La storia è andata avanti perchè ci sono state domande non perchè abbiamo trovato risposte...il vissuto della morte,il senso del limite,la tensione verso l'infinito non sono gerarchie organizzabili, da raggirare con supposti bisogni antecedenti, ma rappresentano la struttura fondamentale dell'esistenza umana nel mondo.E il senso proprio della sua possibilità.

    Saluti
    Ciao Luigi, ti quoto in pieno.
    Cercare di dare un senso alla nostra vita è come trovarsi di fronte ad un orizzonte infinito in continua evoluzione che si allontana sempre di più, man mano che cerchiamo di raggiungerlo.
    E' come il puntino di luce che intravediamo in fondo al tunnel buio della vita, ma che, se ben mirato, ci può condurre verso un cielo azzurro dove splende il sole .
    Ultimamente ho una visione ottimistica del mio percorso esistenziale...
    Il mio cielo si va illuminando e il malessere, e il disagio esistenziale che
    mi opprimevano si cominciano a dipanare. Scopro in me stessa l'energia per affrontare "la grande difficoltà dei rapporti con gli altri che vogliono parcellizzarci, mentre noi siamo l'infinito" (Lèvinas, 1982).
    FRANCESCA

    Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)

  3. #33
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    Riferimento: il disagio esistenziale

    Citazione Originalmente inviato da francesca63 Visualizza messaggio


    Ciao Luigi, ti quoto in pieno.
    Cercare di dare un senso alla nostra vita è come trovarsi di fronte ad un orizzonte infinito in continua evoluzione che si allontana sempre di più, man mano che cerchiamo di raggiungerlo.
    E' come il puntino di luce che intravediamo in fondo al tunnel buio della vita, ma che, se ben mirato, ci può condurre verso un cielo azzurro dove splende il sole .
    Ultimamente ho una visione ottimistica del mio percorso esistenziale...
    Il mio cielo si va illuminando e il malessere, e il disagio esistenziale che
    mi opprimevano si cominciano a dipanare. Scopro in me stessa l'energia per affrontare "la grande difficoltà dei rapporti con gli altri che vogliono parcellizzarci, mentre noi siamo l'infinito" (Lèvinas, 1982).
    Ci stai dando veramente una bella testimonianza
    Ciao
    Gaia

    Tessera n° 15 Club del Giallo

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  4. #34
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: il disagio esistenziale

    Citazione Originalmente inviato da francesca63 Visualizza messaggio


    Ciao Luigi, ti quoto in pieno.
    Cercare di dare un senso alla nostra vita è come trovarsi di fronte ad un orizzonte infinito in continua evoluzione che si allontana sempre di più, man mano che cerchiamo di raggiungerlo.
    E' come il puntino di luce che intravediamo in fondo al tunnel buio della vita, ma che, se ben mirato, ci può condurre verso un cielo azzurro dove splende il sole .
    Ultimamente ho una visione ottimistica del mio percorso esistenziale...
    Il mio cielo si va illuminando e il malessere, e il disagio esistenziale che
    mi opprimevano si cominciano a dipanare. Scopro in me stessa l'energia per affrontare "la grande difficoltà dei rapporti con gli altri che vogliono parcellizzarci, mentre noi siamo l'infinito" (Lèvinas, 1982).
    Bene...parole sentite e autentiche.

    Saluti,
    Luigi

  5. #35
    Partecipante Figo L'avatar di bella primavera
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    Riferimento: il disagio esistenziale

    Le credenze, sono quelle idee che bloccano la nostra crescita.
    Es: è sempre stato cosi, è nella natura umana, nella vita non si può cambiare, i Tedeschi i Cinesi i Francesi sono fatti in un certo modo, quando magari chi lo afferma non è mai stato nè in Germania, nè in Francia ,nè in Cina. anche con le psicoterapIe si può dire la stessa cosa. Affermare di avere preconcetti su un modello di terapeutico senza conoscerlo solo perchè si discosta dalle nostre teorie di riferimento.
    I bisogni di Maslow sono stati una geniale intuizione, io personalmente ora mi rifaccio alla scala dei bisogni di Tony Robbins
    1) Sicurezza
    2) Varietà
    3) Importanza
    4) Amore/Unione
    E due principi superiori, 5) Crescita 6) comprensione
    Non si tratta solamente di bisogni fisiologici, ma c'è ben altro; per me il disagio esistenziale è dovuto da una non corretta comprensione di tali bisogni, il disagio esistenziale non può essere visto come un qualcosa di inspiegabile, ma è possibile smascherarlo

  6. #36
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    Riferimento: il disagio esistenziale

    Citazione Originalmente inviato da massimomassimo Visualizza messaggio
    beh, in buona parte sono d'accordo sul fatto le cose vadano sperimentate, ma da qule che dici desumo una domanda. Cos'è che non è una credenza limitante, dunque? dalle tue parole mi sembra conseguire la conlusione per cui ogni certezza (o presunta tale) che ciascuno si crea sulla propria esistenza è una credenza limitante.
    Lo afferma anche il costruttivismo radicale (la realtà è inventata) e la PNL: la mappa non è il territorio

  7. #37
    Postatore Compulsivo L'avatar di peste1987
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    Riferimento: il disagio esistenziale

    Per me il disagio esistenziale è il vuoto che si sente dentro.
    E' chiedersi continuamente come mai siamo al mondo..qual è il nostro scopo...dove andremo...che ne sarà di noi...
    il disagio esistenziale è il non riuscire mai a trovare serenità e pace interiore.
    E' questo vuoto enorme che si tenta di riempire in qualunque modo e a qualunque costo.
    E' non sapere cosa farne della propria vita.
    E' pensare, a volte, che non vale davvero la pena stare al mondo.
    Il disagio esistenziale è come essere in mezzo ad una nebbia fitta, nella quale non solo ci si perde, ma ci si disperde anche con sè stessi.
    Il disagio esistenziale è pensare che nessuno ti possa riuscire a capire.
    E' camminare senza più sapere dove vuoi andare.
    E' la ricerca continua di un valido motivo per vivere.
    E' come stare in un mondo parallelo. Le persone intorno a te son tante, le vedi, le senti, ma non riesci a toccarle.
    Risulta tutto inutile. Non c'è un senso a niente.
    Ecco, secondo me è questo il disagio esistenziale.
    Io creo sogni, voi li uccidete

    -----------------------

  8. #38
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    Riferimento: il disagio esistenziale

    Citazione Originalmente inviato da peste1987 Visualizza messaggio
    Per me il disagio esistenziale è il vuoto che si sente dentro.
    E' chiedersi continuamente come mai siamo al mondo..qual è il nostro scopo...dove andremo...che ne sarà di noi...
    il disagio esistenziale è il non riuscire mai a trovare serenità e pace interiore.
    E' questo vuoto enorme che si tenta di riempire in qualunque modo e a qualunque costo.
    E' non sapere cosa farne della propria vita.
    E' pensare, a volte, che non vale davvero la pena stare al mondo.
    Il disagio esistenziale è come essere in mezzo ad una nebbia fitta, nella quale non solo ci si perde, ma ci si disperde anche con sè stessi.
    Il disagio esistenziale è pensare che nessuno ti possa riuscire a capire.
    E' camminare senza più sapere dove vuoi andare.
    E' la ricerca continua di un valido motivo per vivere.
    E' come stare in un mondo parallelo. Le persone intorno a te son tante, le vedi, le senti, ma non riesci a toccarle.
    Risulta tutto inutile. Non c'è un senso a niente.
    Ecco, secondo me è questo il disagio esistenziale.
    Peste, credo che tu abbia delineato in modo chiaro e delicato l'ambito dell'attuale psicopatologia....
    Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c'è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi era entrato.
    (Haruki Murakami)

  9. #39
    Johnny
    Ospite non registrato

    Riferimento: il disagio esistenziale

    scusate ma non capisco il senso di questo thread.
    Si ascolta il paziente, si prende il DSM, si classifica il malessere in una certa sindrome, e poi si fa una certo tipo di psicoterapia.

    Il "disagio esistenziale" come lo intendete qui si riferisce all'angoscia dell'esistenzialismo (tipo Heidegger) che deriva dalla consapevolezza della finitezza della vita, ma non è un "sintomo", è la nostra condizione di esseri umani (secondo gli esistenzialisti) e che quindi porta alla necessità di vivere la vita secondo la dimensione della Cura, ecc....

    Altro discorso se per "disagio esistenziale" si intende il "senso di vuoto interiore", che è un "sintomo" (specificatamente del disturbo borderline), ma non credo che il thread si riferisca a questo.

    E' importante classificare il malessere perchè, anche se in qualche modo "etichetta" uno stato d'animo, che di per sè sarebbe indecifrabile e soggettivo, permette di affrontarlo secondo una tecnica.
    Ultima modifica di Johnny : 13-07-2008 alle ore 15.41.21

  10. #40
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di ziogargamella
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    Riferimento: il disagio esistenziale

    Citazione Originalmente inviato da bella primavera Visualizza messaggio
    Vedi il fatto che tu sia prevenuto, è una tua credenza limitante.
    mi sfugge totalmente il senso di questo rispetto al messaggio che hai quotato...
    Ultima modifica di ziogargamella : 13-07-2008 alle ore 17.08.51

  11. #41
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di ziogargamella
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    Riferimento: il disagio esistenziale

    Citazione Originalmente inviato da *-ras-* Visualizza messaggio
    scusate ma non capisco il senso di questo thread.
    Si ascolta il paziente, si prende il DSM, si classifica il malessere in una certa sindrome, e poi si fa una certo tipo di psicoterapia.

    Il "disagio esistenziale" come lo intendete qui si riferisce all'angoscia dell'esistenzialismo (tipo Heidegger) che deriva dalla consapevolezza della finitezza della vita, ma non è un "sintomo", è la nostra condizione di esseri umani (secondo gli esistenzialisti) e che quindi porta alla necessità di vivere la vita secondo la dimensione della Cura, ecc....

    Altro discorso se per "disagio esistenziale" si intende il "senso di vuoto interiore", che è un "sintomo" (specificatamente del disturbo borderline), ma non credo che il thread si riferisca a questo.

    E' importante classificare il malessere perchè, anche se in qualche modo "etichetta" uno stato d'animo, che di per sè sarebbe indecifrabile e soggettivo, permette di affrontarlo secondo una tecnica.
    non sono d'accordo. L'esigenza di trovare una categoria diagnostica è una esigenza nostra, che a volte mal si sposa con il vissuto personale. Come non c'entra l'esistenzialismo filosofico con quello di cui si parlava nel thread. L'uso delle tecniche allo stesso modo lo ritengo molto riduttivo. Non esiste una tecnica elettiva secondo me, del resto ogni tipo di psicoterapia (orizzonte teorico) ha un successo o meno legato a fattori aspecifici, relazione in primis.

  12. #42
    Johnny
    Ospite non registrato

    Riferimento: il disagio esistenziale

    Citazione Originalmente inviato da ziogargamella Visualizza messaggio
    non sono d'accordo. L'esigenza di trovare una categoria diagnostica è una esigenza nostra, che a volte mal si sposa con il vissuto personale. Come non c'entra l'esistenzialismo filosofico con quello di cui si parlava nel thread. L'uso delle tecniche allo stesso modo lo ritengo molto riduttivo. Non esiste una tecnica elettiva secondo me, del resto ogni tipo di psicoterapia (orizzonte teorico) ha un successo o meno legato a fattori aspecifici, relazione in primis.
    si concordo in pieno. La mia riflessione partiva dall'aggettivo "esistenziale" attribuito al termine "disagio" presente nel titolo del 3d e dal taglio filosofico che ha preso la discussione nelle pagine precedenti, quindi mi è venuto il collegamento con la filosofia, forse ho frainteso.
    Concordo col fatto che è una esigenza (esigenza, appunto, vuol dire che è necessario) nostra categorizzare, che l'uso di tecniche è riduttivo, e che i fattori aspecifici sono fondamentali.
    Però, se vogliamo fare psicoterapia dobbiamo ridurre il problema a qualche categoria, legarlo a qualche teoria, per dargli un nome e affrontarlo in un determinato modo, per forza.

    Anzi, il vissuto personale del paziente acquista un senso e un significato proprio grazie alla mediazione dello sguardo esterno dello psico (-logo, -iatra, -terapeuta), è proprio per questo che il paziente va da un professionista, che può categorizzare (visto che stiamo usando questo termine) il suo problema
    Ultima modifica di Johnny : 13-07-2008 alle ore 18.20.25

  13. #43
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    Riferimento: il disagio esistenziale

    Scusate, è una domanda sia per ras che per ziogargamella, dovendo classificare il disagio esistenziale in una categoria diagnostica, come psicologi, in quale la inserireste, ad es., considerando che puo' manifestarsi in modo diverso in individui diversi? Pero', essendo appunto una necessita', per poter comprendere il tipo di psicoterapia piu' idoneo e per comprenderne l'evoluzione, oltre che per le comunicazioni tra psicologi, psicologi e psichiatri,
    per fare una diagnosi basata ad es., sul DSM IV, data la diversita' in genere dei sintomi, voi terreste conto di tale diversita' o gia' sapreste su cosa orientarvi a fini descrittivi-classificatori?
    Grazie ad entrambi per la risposta.
    Gaia

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  14. #44
    Johnny
    Ospite non registrato

    Riferimento: il disagio esistenziale

    secondo me, il temine "diasagio esistenziale" esprime bene la condizione, il vissuto soggettivo di tante situazioni diverse, viste dal punto di vista del paziente. Psicosi, schizofenia, depressione, attacchi di panico, fobie, ecc.....sono tutte patologie che portano il soggetto a vivere una condizione che potrebbe essere da lui definita come "disagio esistenziale".

    D'altronde, nel momento in cui noi diciamo "disagio esistenziale" stiamo già classificando uno stato d'animo, gli stiamo già dando un nome, un'etichetta. Però è una definizione che si colloca si un livello, quello di senso comune. (in poche parole, il paziente quando fa la prima seduta potrebbe benissimo dire al terapeuta: "sono qui perché ho un disagio esistenziale, perché non riesco a fare questo, quello, mi sento così, mi sento cosà")

    dovendo classificare il disagio esistenziale in una categoria diagnostica, come psicologi, in quale la inserireste, ad es., considerando che puo' manifestarsi in modo diverso in individui diversi?
    Quindi, la risposta alla tua domanda sta proprio nel "può manifestarsi in modo diverso in individui diversi": il "disagio esistenziale" (termine generico che esprime tante condizioni diverse e che si colloca a livello del senso comune) va letto su un altro livello, quello scientifico, e quindi in base ai sintomi possiamo classificare il disturbo in una certa sindrome piuttosto che un'altra.

    Certo la classificazione fatta dallo psicologo non è la realtà, ma una lettura della realtà.
    Dopotutto anche quando diciamo "disagio esistenziale" stiamo facendo una lettura della realtà, solo che è posta su altro livello (senso comune vs scientifico).

  15. #45
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: il disagio esistenziale

    Io non credo che la dimensione filosofica sia tanto distante da quella clinica:coprono uno spazio di azione diverso e con modalità diverse tuttavia si legano in un abbraccio incredibilmente solido.
    Tento un breve excursus:se parliamo di filosofia dell’esistenza…le condizioni 'essenziali' di essa si palesano in quelle 'situazioni-limite' che sono strutture fondamentali dell'esser-ci (essere-per-la-morte che è la possibilità delle possibilità ad es.) che,è vero, sono fuori da ogni concettualizzazione clinica dato che rappresentano per Heidegger i pilastri stessi della 'possibilità' umana nel mondo.Va da se che questa condizione generi angoscia…ma l’angoscia lascia poi spazio alla dimensione della Cura e della ‘autenticità’.Qui si parla di 'ontologia fondamentale'.Teniamo presente che quando Binswanger tentò di tradurre l'ontologia di Heidegger in clinica quest'ultimo non approvò dato che si trattava di una 'declinazione' (si intende una sorta di 'abbassamento',di sottolineare un vissuto strettamente personale a scapito di strutture impersonali).Quindi qui provo ad invertire la tesi di ras:direi che il senso comune vive delle 'forme' di disagio che etichetta col nome di depressione,angoscia,ossessione e che queste forme 'rappresentative' siano l'epifenomeno di domande ineludibili intorno a quelle strutture fondamentali dell'esistenza di cui prima. Questo fu in fondo il dilemma di Binswanger:la psicopatologia diviene il luogo privilegiato di osservazione di come le situazioni-limite agiscano nel vissuto normale e delineino quello patologico. Ecco l'abbraccio a cui accennavo.
    Così la prassi psichiatrica diviene anche 'pratica filosofica'.Faccio un esempio che mi pare emblematico a tal proposito:un uomo vive la sua consapevolezza della morte in continui attacchi di panico soprattutto la notte che lo lascia più solo con sè. La 'domanda' si è ormai insinuata prepotentemente generando un vissuto abnorme. Lo psicoanalista suppone dei processi retroattivi che generano il vissuto:si indaga il mondo relazionale del paziente cercando possibili situazioni patogene (un vissuto di abbandono ad es.) ma l'indagine 'causale' anche se ha sviscerato il vissuto non rompe la sofferenza perchè la domanda essenziale (esistenziale) non trova un senso in cui inserirsi:qui la pratica terapeutica deve saper inserire in un orizzonte di senso la domanda dell'uomo che lo spinge invece nel non-senso generando il vissuto patologico del panico. Quello che ho cercato di dire quindi è che le categorizzazioni spesso conducono all'errore:io in fondo sono partito da alcuni cenni filosofici per arrivare a ritrovare quelle 'strutture fondamentali' nella ‘clinica’ di un singolo ed irripetibile uomo. Ho conosciuto tante persone che si sono ‘ammalate’ perché si sono consegnate ad una visione troppo angusta delle cose che non permette di inserire in un senso la forza dirompente di domande fondamentali che è impossibile eludere.
    Sono convinto di essere stato troppo breve anche solo per accennare ad un progetto di quella che viene chiamata psicopatologia fenomenologica. Ma forse si è delineato un concetto di ‘disagio esistenziale’ un po’ diverso da quello emerso all’inizio della discussione.

    Saluti,
    Luigi

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