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Discussione: Psicoterapia e autismo

  1. #31
    Partecipante Super Figo L'avatar di Hermes Ankh
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    Riferimento: Psicoterapia e autismo

    A mio modo di vedere, non è produttivo porre il problema dell'autismo infantile come una presa di posizione a favore o contro la psicoanalisi.

    La psicoanalisi ha avuto ed ha indubbi meriti anche riguardo il trattamento delle psicosi e delle psicosi infantili, in particolare.
    Per una serie di ragioni, però, non si può dire che così sia stato con l'autismo infantile.
    In genere, le varie correnti psicoanalitiche che si sono interessate della questione, fin verso la fine degli anni '80, hanno assimilato l'autismo alla psicosi.
    Il doppio risultato (almeno in relazione agli effetti) è stato quello, da una parte, che la terapia non ha funzionato e le famiglie, soprattutto le madri, dall'altra, sono state (o si sono sentite) colpevolizzate, in quanto l'autismo, assimilato alla psicosi, è stato, spesso, collegato a problemi nella relazione con le figure significative, in particolare la madre.
    Quando si rilevano i limiti storici delle interpretazioni psicoanalitiche dell'autismo si fa riferimento, fondamentalmente, all'assimilazione fra autismo e psicosi e all'interpretazione dell'autismo come disturbo della relazione e della comunicazione precoce (soprattutto con la figura materna).
    Non credo sia possibile andare oltre e giustificare, in base a questa interpretazione storica errata, una critica generalizzata della psicoanalisi.
    Credo, anzi, che, proprio riconoscendo questo errore interpretativo, la psicoanalisi possa, anche in prospettiva, giocare un ruolo importante nell'intervento sulle situazioni di autismo che, in considerazione della complessità e particolarità del disturbo, potrà essere solo integrato (riabilitativo, educativo e psicoterapeutico) e dovrà fare leva sulla famiglia e sulla comunità come risorse e non come genesi del problema.

    Da un punto di vista storico, l'assimilazione fra autismo e psicosi ha cominciato a mostrare i propri limiti dopo 1964, anno di pubblicazione del libro “Infantile Autism” di Bernard Rimland.
    Dal 1987, poi, dopo la pubblicazione del DSM III-R, non si parla più, in maniera ufficiale, per l'autismo infantile, di psicosi. Le psicosi presuppongono un' alterazione del pensiero e del contatto con la realtà. Nell'autismo non vi sono allucinazioni, deliri o alterazioni della coscienza. Abbiamo, invece, a che fare con quell'ambito patologico che viene qualificato come ambito dei Disturbi Pervasivi dello Sviluppo. Il disturbo è presente fin dalla nascita, anche se si manifesta in epoca più tardiva, ed è strettamente collegato allo sviluppo del bambino in cui si manifesta una disorganizzazione cerebrale.
    Tre sono le aree principalmente danneggiate: la comunicazione, le relazioni sociali, il pattern di interessi e di gioco.
    Per quanto riguarda le relazioni sociali, in particolare, i bimbi autistici non hanno le nostre stesse modalità di manifestare i sentimenti e "apparentemente" risultano freddi e distaccati.
    Gli studi recenti hanno tutti cercato di spiegare questa specificità
    La ricercatrice statunitense Geraldine Dawson ha ipotizzato che nei casi di autismo sia carente la capacità di acquisire abitudini in campo sociale, abitudini che sono determinanti per lo sviluppo della reciprocità sociale, requisito base dell'intersoggettività.
    Nella "teoria della mente" di Baron-Cohen e Utah Frith viene specificamente ipotizzato un deficit cognitivo in un' abilità che si formerebbe in maniera completa dopo i tre anni: la capacità di rappresentare nella propria mente le esperienze sociali vissute nell'interazione con i genitori. Ciò renderebbe praticamente impossibile la capacità di "empatia", capacità fondante e di quotidiana applicazione nei rapporti umani.
    L'inglese Hobson ipotizza, nei casi di autismo infantile, un deficit biologico di base nei sistemi che regolano l' affettività. Il bambino autistico, non essendo in grado di percepire le emozioni altrui, non riesce a condividere con gli altri esseri umani la visione del mondo da cui differenziare la propria. Il senso del significato del mondo deriva al bambino dai primi significati condivisi, per cui un disturbo al primissimo livello emozionale porterà difficoltà cognitive che riguardano l' attività immaginativa, la comunicazione e la comprensione degli stati mentali.

    Quello che attualmente sembra certo e che ogni possibile terapia (psicoanalitica, comportamentale o altro) non potrà, in futuro, non tenere conto di questi studi e riproporre i vecchi schemi, ormai scientificamente screditati, dell'autismo come psicosi, correlata a disturbi della relazione e della comunicazione con le figure di accudimento.
    Di qui a pensare che la psicoanalisi non abbia più nulla da dire circa l'autismo e, pertanto, debba tacere, è come dire che nessun transatlantico potrà più solcare credibilmente i mari perché il Titanic è affondato.

  2. #32
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    Riferimento: Psicoterapia e autismo

    Citazione Originalmente inviato da Hermes Ankh Visualizza messaggio
    A mio modo di vedere, non è produttivo porre il problema dell'autismo infantile come una presa di posizione a favore o contro la psicoanalisi.

    La psicoanalisi ha avuto ed ha indubbi meriti anche riguardo il trattamento delle psicosi e delle psicosi infantili, in particolare.
    Per una serie di ragioni, però, non si può dire che così sia stato con l'autismo infantile.
    In genere, le varie correnti psicoanalitiche che si sono interessate della questione, fin verso la fine degli anni '80, hanno assimilato l'autismo alla psicosi.
    Il doppio risultato (almeno in relazione agli effetti) è stato quello, da una parte, che la terapia non ha funzionato e le famiglie, soprattutto le madri, dall'altra, sono state (o si sono sentite) colpevolizzate, in quanto l'autismo, assimilato alla psicosi, è stato, spesso, collegato a problemi nella relazione con le figure significative, in particolare la madre.
    Quando si rilevano i limiti storici delle interpretazioni psicoanalitiche dell'autismo si fa riferimento, fondamentalmente, all'assimilazione fra autismo e psicosi e all'interpretazione dell'autismo come disturbo della relazione e della comunicazione precoce (soprattutto con la figura materna).
    Non credo sia possibile andare oltre e giustificare, in base a questa interpretazione storica errata, una critica generalizzata della psicoanalisi.
    Credo, anzi, che, proprio riconoscendo questo errore interpretativo, la psicoanalisi possa, anche in prospettiva, giocare un ruolo importante nell'intervento sulle situazioni di autismo che, in considerazione della complessità e particolarità del disturbo, potrà essere solo integrato (riabilitativo, educativo e psicoterapeutico) e dovrà fare leva sulla famiglia e sulla comunità come risorse e non come genesi del problema.

    Da un punto di vista storico, l'assimilazione fra autismo e psicosi ha cominciato a mostrare i propri limiti dopo 1964, anno di pubblicazione del libro “Infantile Autism” di Bernard Rimland.
    Dal 1987, poi, dopo la pubblicazione del DSM III-R, non si parla più, in maniera ufficiale, per l'autismo infantile, di psicosi. Le psicosi presuppongono un' alterazione del pensiero e del contatto con la realtà. Nell'autismo non vi sono allucinazioni, deliri o alterazioni della coscienza. Abbiamo, invece, a che fare con quell'ambito patologico che viene qualificato come ambito dei Disturbi Pervasivi dello Sviluppo. Il disturbo è presente fin dalla nascita, anche se si manifesta in epoca più tardiva, ed è strettamente collegato allo sviluppo del bambino in cui si manifesta una disorganizzazione cerebrale.
    Tre sono le aree principalmente danneggiate: la comunicazione, le relazioni sociali, il pattern di interessi e di gioco.
    Per quanto riguarda le relazioni sociali, in particolare, i bimbi autistici non hanno le nostre stesse modalità di manifestare i sentimenti e "apparentemente" risultano freddi e distaccati.
    Gli studi recenti hanno tutti cercato di spiegare questa specificità
    La ricercatrice statunitense Geraldine Dawson ha ipotizzato che nei casi di autismo sia carente la capacità di acquisire abitudini in campo sociale, abitudini che sono determinanti per lo sviluppo della reciprocità sociale, requisito base dell'intersoggettività.
    Nella "teoria della mente" di Baron-Cohen e Utah Frith viene specificamente ipotizzato un deficit cognitivo in un' abilità che si formerebbe in maniera completa dopo i tre anni: la capacità di rappresentare nella propria mente le esperienze sociali vissute nell'interazione con i genitori. Ciò renderebbe praticamente impossibile la capacità di "empatia", capacità fondante e di quotidiana applicazione nei rapporti umani.
    L'inglese Hobson ipotizza, nei casi di autismo infantile, un deficit biologico di base nei sistemi che regolano l' affettività. Il bambino autistico, non essendo in grado di percepire le emozioni altrui, non riesce a condividere con gli altri esseri umani la visione del mondo da cui differenziare la propria. Il senso del significato del mondo deriva al bambino dai primi significati condivisi, per cui un disturbo al primissimo livello emozionale porterà difficoltà cognitive che riguardano l' attività immaginativa, la comunicazione e la comprensione degli stati mentali.

    Quello che attualmente sembra certo e che ogni possibile terapia (psicoanalitica, comportamentale o altro) non potrà, in futuro, non tenere conto di questi studi e riproporre i vecchi schemi, ormai scientificamente screditati, dell'autismo come psicosi, correlata a disturbi della relazione e della comunicazione con le figure di accudimento.
    Di qui a pensare che la psicoanalisi non abbia più nulla da dire circa l'autismo e, pertanto, debba tacere, è come dire che nessun transatlantico potrà più solcare credibilmente i mari perché il Titanic è affondato.
    Mi dispiace constatare che il mio riferimento agli aspetti "relazionali" e ad ipotetiche figure di "accudimento" -che non ho citato-è stato completamente frainteso, almeno da te, in quanto lo ponevo su un livello molto piu' avanzato di quello a cui fai riferimento qui, rispetto alla psicoanalisi. Cmq, non è mia intenzione qui portarlo oltre, perchè credo che se lo riterra' utile, lo fara' chi del campo specifico, in modo molto piu' appropriato del mio.
    In effetti, pero' posso dire che proprio quegli studi che tu citi come colpevolizzanti dei genitori, sono ststi presi in causa da alcune correnti psicoanalitiche moderne e fatti oggetto di notevole critica.

    Detto cio', tutti gli altri studi che citi e le loro ipotesi sono molto conosciuti ed hanno la loro notevole importanza nel campo specifico, ma non capisco, io personalmente, almeno, perchè si pensa che qualcuno voglia negare il ruolo di eventuali coinvolgimenti di tipo neurologico, anche se gli studi si stanno ancora conducendo e non sempre i risultati sono convergenti. Secondo me, cio' che puo' venire dalle neuroscienze, dalla psicoanalisi, da studi cognitivi e sulle metacognizioni, da altre discipline, andrebbero tutti presi in considerazione, cercando di ricavarne i risultati migliori e specifici di ognuna, per poi poterli se e qd utile, integrare per aiutare qs bambini e le loro famiglie, richiedendo anche un maggiore coinvolgimento delle istituzioni che spesso, invece, li abbandonano a se' o li relegano in "spazi" predefiniti dove ogni potenzialita' evolutiva puo' subire dei blocchi.

    Un saluto
    Gaia

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  3. #33
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    Riferimento: Psicoterapia e autismo

    Citazione Originalmente inviato da theduke84 Visualizza messaggio
    Ma sei così sicuro che gli psicoanalisti utilizzino ancora il modello pulsionale freudiano?
    Per come mi è stata proposta la psicologia dinamica in ambito universitario, direi proprio di sì
    Appunto, in ambito univeristario... Ma le cose stanno in modo differente, basterebbe solo leggere i testi più recenti per rendersi conto che il paradigma dominante in psicoanalisi è mutato da qualche decennio. D'altronde gli insegnamenti universitari sono quello che sono: potrei credere dalle mie conoscenze universitarie che il comportamentismo si sia fermato a Skinner e il cognitivismo al paradigma HIP, ma sono consapevole che ci sono stati notevoli progressi... Lo stesso dicasi per Freud, Klein e compagnia bella.

    Citazione Originalmente inviato da theduke84 Visualizza messaggio
    Di quale cambio di paradigma parli?
    Parlo del passaggio da un paradigma unipersonale e pulsionale (Freud), ad uno ambientale o del deficit (relazioni d'oggetto, psicologia del Sè), ad uno bipersonale e relazionale (teorie del campo, psicoanalisi intersoggettiva e relazionale). Se non altro la seconda dovresti averla studiata e sapere che si affranca dal concetto di pulsione.

    Citazione Originalmente inviato da theduke84 Visualizza messaggio
    Dici poi che vengono ignorate le conoscenze "comportamentali e psicobiologiche in materia", cosa che può essere vera o meno a seconda dei casi (nello specifico gli autori non sembrano ignorarle, ma le trovano insufficientemente spiegative)
    A me pare che le scartino già a partire dalla paginetta di presentazione...
    Leggo questo: "Le ipotesi di una genesi organica dell'autismo non sono giunte a precisarla se non come una maggiore "fragilità" riscontrabile a livello statistico in questi soggetti". Non mi sembra che si ignori, quanto piuttosto che si trovi la sola ipotesi biologista non sufficiente per rendere conto di tutta la fenomenologia del disturbo autistico.

    Citazione Originalmente inviato da theduke84 Visualizza messaggio
    E' questo che non capisco proprio.Cosa significa RIDURSI allo psicobiologico? Dici che mente e cervello sono due cose che non possono essere ridotte l'una all'altra? Perchè?
    Cervello e mente sono due distinzioni operate proprio per delineare due ambiti di indagine differenti. Se conosci un po' di epistemologia, saprai che l'indagine scientifica su una determinata area deve essere condotta con dei mezzi adeguati e specifici della disciplina, pena il riduzionismo, ovvero una lettura dei fenomeni osservati mediante strumenti che sono derivati da altri saperi e che privano pertanto il dato della sua specificità. In altre parole: non si può osservare il livello psicologico con gli strumenti della fisiologia, perchè questi ultimi sono studiati per osservare fenomeni diversi da quelli psichici.

    Citazione Originalmente inviato da theduke84 Visualizza messaggio
    Ma la comprensione delle dinamiche emotive profonde è solo Favorita dalle neuroscienze - leggi LeDoux, per esempio -...la psicobiologia ci aiuta a capire COSA succede in un cervello umano quando subiamo traumi, sviluppiamo fobie, abbiamo paura ecc. Questa cosa da sola non basterebbe, è pur vero che dobbiamo capire anche il vissuto, l'esperienza in termini umani e non solo biologici...ma le due cose si possono aiutare a vicenda! E poi, la specificità di entrambe le discipline ( biologismo stretto e psicoanalisi solamente umanistica)deriva dall'ignoranza e dalla chiusura...siono due modi assolutamente integrabili di studiare un problema, se soltanto si cerca di essere un po' aperti. Dove sono tutti questi problemi? Ci sono molti professionisti che già cercano di farlo
    Attenzione però a non confondere la specificità epistemica con la chiusura: non si tratta di integrare ma di interfacciarsi su costrutti che danno informazioni sia alla psicologia che alla biologia, ma che rimangono comunque separati perchè appartengono a domini di sapere differenti. Leggere la psicologia con lente biologica o, ancor peggio, determinarne i costrutti in base a criteri appartenenti alla biologia, costituisce un grave errore epistemico.
    gieko

  4. #34
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    Riferimento: Psicoterapia e autismo

    Senz'altro concordo con le considerazioni sulla lettura erronea che la psicoanalisi ha fatto rispetto all'autismo, a mio parere legata alla confusione tra piano eziologico e fenomenico. Come giustamente ricorda anche Rosa queste letture sono cadute da diversi anni e la psicoanalisi si concentra oggi in misura molto più massiccia sugli aspetti emotivi che sono peraltro estremamente deficitari per questi bambini.
    Quanto all'identificazione tra autismo e psicosi di cui parla Hermes, la questione è complessa, ma tengo a sottolineare che in psicoanalisi psicosi è un termine che indica un'organizzazione di personalità e non una configurazione sintomatologica. Quindi non coincide con la definizione da DSM.

    Non voglio andare troppo OT e mi fermo.

    Un saluto
    gieko

  5. #35
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    Riferimento: Psicoterapia e autismo

    Citazione Originalmente inviato da RosadiMaggio Visualizza messaggio
    Mi dispiace constatare che il mio riferimento agli aspetti "relazionali" e ad ipotetiche figure di "accudimento" -che non ho citato-è stato completamente frainteso, almeno da te, in quanto lo ponevo su un livello molto piu' avanzato di quello a cui fai riferimento qui, rispetto alla psicoanalisi. Cmq, non è mia intenzione qui portarlo oltre, perchè credo che se lo riterra' utile, lo fara' chi del campo specifico, in modo molto piu' appropriato del mio.
    In effetti, pero' posso dire che proprio quegli studi che tu citi come colpevolizzanti dei genitori, sono ststi presi in causa da alcune correnti psicoanalitiche moderne e fatti oggetto di notevole critica.

    Detto cio', tutti gli altri studi che citi e le loro ipotesi sono molto conosciuti ed hanno la loro notevole importanza nel campo specifico, ma non capisco, io personalmente, almeno, perchè si pensa che qualcuno voglia negare il ruolo di eventuali coinvolgimenti di tipo neurologico, anche se gli studi si stanno ancora conducendo e non sempre i risultati sono convergenti. Secondo me, cio' che puo' venire dalle neuroscienze, dalla psicoanalisi, da studi cognitivi e sulle metacognizioni, da altre discipline, andrebbero tutti presi in considerazione, cercando di ricavarne i risultati migliori e specifici di ognuna, per poi poterli se e qd utile, integrare per aiutare qs bambini e le loro famiglie, richiedendo anche un maggiore coinvolgimento delle istituzioni che spesso, invece, li abbandonano a se' o li relegano in "spazi" predefiniti dove ogni potenzialita' evolutiva puo' subire dei blocchi.

    Un saluto
    Ciao, RosadiMaggio, io non mi riferivo al tuo intervento che, in buona parte, condivido.
    Volevo solamente rilevare che quello che i nuovi studi mettono in discussione è, fondamentalmente, l'idea (chiaramente superata, come testimoni sia tu che gieko, anche in ambito psicoanalitico) che l'autismo dipenda da un fallimento delle relazioni primarie.
    Non è mia intenzione sostenere (come, fra l'altro, mi pareva di aver detto nel mio precedente post) che la psicoterapia non serva a nulla o che l'intervento relazionale non sia importante. Anzi, trattandosi di una sindrome complessa, forse sarà opportuno lavorare su più fronti: riabilitativo, educativo e psicoterapeutico.

    Tu hai scritto:

    "Partendo da qs presupposto, è poi possibile, anche con i soggetti psicotici ed anche con bambini affetti da gravi disturbi pervasivi dello sviluppo e con forme di autismo, istiture dei setting specifici, che permettano loro di recuperare alcune potenzialita' relazionali, favorendo lo sviluppo di un campo emotivo in cui essi, in certo senso, riescano a sviluppare grazie ad un intenso e costante impegno da parte del terapeuta, come dei "muscoli mentali", attraverso partcolare "gioco proiettivo" tra i due che consente anche ad essi di contattare in un contesto protetto, alcune emozioni molto profonde e di tipo nv.
    Naturalmente, con qs, io non nego l'importanza delle neuroscienze nè delle necessarie tecniche di assistenza e riabilitative, ma talvolta, ci sono bambini con grandi possibilita' di recupero emotivo interiore e di possibilita' di espressione dello stesso, quindi, penso che sia giusto, qd possibile e necessario, lavorare su entrambi i fronti, per permettere loro una vita migliore."

    Sono perfettamente d'accordo.
    Ultima modifica di Hermes Ankh : 23-08-2008 alle ore 13.53.32

  6. #36
    Partecipante Super Figo L'avatar di Hermes Ankh
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    Riferimento: Psicoterapia e autismo

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Senz'altro concordo con le considerazioni sulla lettura erronea che la psicoanalisi ha fatto rispetto all'autismo, a mio parere legata alla confusione tra piano eziologico e fenomenico. Come giustamente ricorda anche Rosa queste letture sono cadute da diversi anni e la psicoanalisi si concentra oggi in misura molto più massiccia sugli aspetti emotivi che sono peraltro estremamente deficitari per questi bambini.
    Quanto all'identificazione tra autismo e psicosi di cui parla Hermes, la questione è complessa, ma tengo a sottolineare che in psicoanalisi psicosi è un termine che indica un'organizzazione di personalità e non una configurazione sintomatologica. Quindi non coincide con la definizione da DSM.

    Non voglio andare troppo OT e mi fermo.

    Un saluto
    Sono d'accordo, gieko. Ciò che mi premeva era solo rilevare (per evitare di trasformare un discorso sull'autismo in una polemica sulla psicoanalisi) che quello che i nuovi studi sull'autismo mettono in discussione è, fondamentalmente, l'idea (chiaramente superata, come testimoni sia tu che RosadiMaggio, anche in ambito psicoanalitico) che l'autismo dipenda da un fallimento delle relazioni primarie. Per il resto, siamo ancora a livello di ricerca e di ipotesi.
    Ultima modifica di Hermes Ankh : 23-08-2008 alle ore 13.08.10

  7. #37
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    Riferimento: Psicoterapia e autismo

    Citazione Originalmente inviato da Hermes Ankh Visualizza messaggio
    Ciao, RosadiMaggio, io non mi riferivo al tuo intervento che, in buona parte, condivido.
    Volevo solamente rilevare che quello che i nuovi studi mettono in discussione è, fondamentalmente, l'idea (chiaramente superata, come testimoni sia tu che gieko, anche in ambito psicoanalitico) che l'autismo dipenda da un fallimento delle relazioni primarie.
    Non è mia intenzione sostenere (come, fra l'altro, mi pareva di aver detto nel mio precedente post) che la psicoterapia non serva a nulla o che l'intervento relazionale non sia importante. Anzi, trattandosi di una sindrome complessa, forse sarà opportuno lavorare su più fronti: riabilitativo, educativo e psicoterapeutico.

    Tu hai scritto:

    "Partendo da qs presupposto, è poi possibile, anche con i soggetti psicotici ed anche con bambini affetti da gravi disturbi pervasivi dello sviluppo e con forme di autismo, istiture dei setting specifici, che permettano loro di recuperare alcune potenzialita' relazionali, favorendo lo sviluppo di un campo emotivo in cui essi, in certo senso, riescano a sviluppare grazie ad un intenso e costante impegno da parte del terapeuta, come dei "muscoli mentali", attraverso partcolare "gioco proiettivo" tra i due che consente anche ad essi di contattare in un contesto protetto, alcune emozioni molto profonde e di tipo nv.
    Naturalmente, con qs, io non nego l'importanza delle neuroscienze nè delle necessarie tecniche di assistenza e riabilitative, ma talvolta, ci sono bambini con grandi possibilita' di recupero emotivo interiore e di possibilita' di espressione dello stesso, quindi, penso che sia giusto, qd possibile e necessario, lavorare su entrambi i fronti, per permettere loro una vita migliore."

    Sono perfettamente d'accordo.
    Ciao Hermes Ankh ti ringrazio per il chiarimento
    Gaia

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  8. #38
    theduke84
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    Riferimento: Psicoterapia e autismo

    Appunto, in ambito univeristario... Ma le cose stanno in modo differente, basterebbe solo leggere i testi più recenti per rendersi conto che il paradigma dominante in psicoanalisi è mutato da qualche decennio. D'altronde gli insegnamenti universitari sono quello che sono: potrei credere dalle mie conoscenze universitarie che il comportamentismo si sia fermato a Skinner e il cognitivismo al paradigma HIP, ma sono consapevole che ci sono stati notevoli progressi... Lo stesso dicasi per Freud, Klein e compagnia bella
    Progressi in quale senso? Io sono certamente meno informato di te in materia...ma molti sostengono che ancora la psicoanalisi stenti, in certi ambiti, ad accettare la necessità del metodo sperimentale...

    Parlo del passaggio da un paradigma unipersonale e pulsionale (Freud), ad uno ambientale o del deficit (relazioni d'oggetto, psicologia del Sè), ad uno bipersonale e relazionale (teorie del campo, psicoanalisi intersoggettiva e relazionale). Se non altro la seconda dovresti averla studiata e sapere che si affranca dal concetto di pulsione.
    Sì, ne so qualcosa, ma poco...e quindi, ti chiedo: questo passaggio di paradigma quanto tiene conto, per esempio, delle ricerche di psicologia sociale, della psicologia del giudizio e della decisione e via dicendo?

    Leggo questo: "Le ipotesi di una genesi organica dell'autismo non sono giunte a precisarla se non come una maggiore "fragilità" riscontrabile a livello statistico in questi soggetti". Non mi sembra che si ignori, quanto piuttosto che si trovi la sola ipotesi biologista non sufficiente per rendere conto di tutta la fenomenologia del disturbo autistico.
    Dire che la sola ipotesi biologista non sia sufficiente a spiegare tutta la complessità del disturbo autistico mi pare umile e sensato. ma dire che le ipotesi di genesi organica abbiano definito l'autismo come una maggiore "fragilità" in termini statistici, è peccare di volontaria ignoranza, a mio avviso. Gli studi sui neuroni specchio, lo sviluppo cerebrale, le prestazioni ai test cognitivi e le peculiarità neuropsicologiche forniscono un quadro ben più complesso e stimolante...

    Cervello e mente sono due distinzioni operate proprio per delineare due ambiti di indagine differenti. Se conosci un po' di epistemologia, saprai che l'indagine scientifica su una determinata area deve essere condotta con dei mezzi adeguati e specifici della disciplina, pena il riduzionismo, ovvero una lettura dei fenomeni osservati mediante strumenti che sono derivati da altri saperi e che privano pertanto il dato della sua specificità. In altre parole: non si può osservare il livello psicologico con gli strumenti della fisiologia, perchè questi ultimi sono studiati per osservare fenomeni diversi da quelli psichici.
    Certo, ma un conto è il riduzionismo...un conto è creare un ponte tra due discipline diverse che condvidono una matrice comune, mi pare. Io - dal basso della mia ignoranza, eh! - tendo a vedere l'analisi "biologica" e quella "psichica" come due punti posti lungo un continuum, che necessitano di trovare un contatto per "integrare informazioni"

    Attenzione però a non confondere la specificità epistemica con la chiusura: non si tratta di integrare ma di interfacciarsi su costrutti che danno informazioni sia alla psicologia che alla biologia, ma che rimangono comunque separati perchè appartengono a domini di sapere differenti. Leggere la psicologia con lente biologica o, ancor peggio, determinarne i costrutti in base a criteri appartenenti alla biologia, costituisce un grave errore epistemico.
    Mi pare che si corra lungo il filo di un rasoio. Mi viene in mente un esempio: supponiamo di avere a che fare con un paziente Borderline che reagisce in modo esageratamente emotivo alle espressioni facciali del terapeuta.
    Un approccio "riduzionistico-biologico" potrebbe portare il terapeuta a dire: "Certo, tipicamente l'amigdala dei Borderline è iperattivata, quindi reagiscono a espressioni "neutre" in modo esagerato".
    E poi? Nella fenomenologia psicologica, questo esattamente cosa significa? Quali sono gli effetti di questo fatto sul modo di percepire le relazioni con gli altri e con se stessi? Quale componente "ambientale" c'è in tutto ciò? Come ridimensionare il problema?...Insomma sembra proprio..."riduttivo"!
    Specularmente, immagino anche un approccio "riduzionistico - psichico":"Beh, il paziente Border ha una disfunzione della regolazione affettiva, probabilmente in relazione alle modalità di transazione con le figure di accudimento primario.."
    E quindi? Questo cosa scatena a livello di reazioni apprese, di ragionamenti automatici, di cambiamenti neuroplastici vincolanti?I comportamenti bizzarri, i "mezzi-deliri" ( mi si passi il termine!), le reazioni emotive impreviste, dipendono da finzione, errata "rilettura" di una situazione, difficoltà nel percepirne certi aspetti?...
    Già se proviamo a fondere le due cose potrebbe saltarne fuori qualcosa di interessante...per esempio, potremmo dire che la eccessiva reattività dell'amigdala porta probbailmente a reagire in modo smodato alle espressioni facciali in modo automatico, e questo può portarci a pensare che sia un problema legato alla "elaborazione" dell'informazione. Ora, possiamo per esempio cercare di modulare il nostro atteggiamento non-verbale in base a queto dato, e indagare come il paziente viva soggettivamente questo specifico punto, quanto ne sia consapevole, che impatto abbia questa faccenda sulla sua immagine di sè e sulla sua vita sociale, intima, emotiva, sulle sue performances cognitive ecc. (questo rifacendosi ad uno o più modelli psicodinamici o cognitivi di riferimento...). potremmo per esempio scoprire che questo "sintomo" porta il paziente a vivere in modo molto ambiguo e frustrante le sue relazioni sociali, poichè spesso la sua ecessiva reattivtà alle espressioni altrui suscita sorpresa e imbarazzo, oltre che reazioni da parte del paziente stesso apparentemente incoerenti e non controllabili. Da un punto di vista neuropsicologico, si può cercare di "riallenare" la corteccia a controllare le iperreazioni dell'amigdala, poichè questo sembra un punto chiave...ma è anche necessario aiutare il paziente a sviluppare un certo stato mentale "positivo", di fiducia e autoefficacia, vedere le relazioni che questo "problema" può avere con esperienze passate/infantili e cercare in qualche modo di "riaffrontarle"...

    va beh ho sbrodolato abbastanza! E' ovvio che il mio è un esempio da supermarket, iper-semplificato e certamente non "realistico" nella descrizione dei sintomi (ma la faccenda dell'amigdala è vera!)...ma è solo per rendere l'idea di quello che intendo...
    Ultima modifica di theduke84 : 25-08-2008 alle ore 05.50.18

  9. #39
    theduke84
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    Riferimento: Psicoterapia e autismo

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Senz'altro concordo con le considerazioni sulla lettura erronea che la psicoanalisi ha fatto rispetto all'autismo, a mio parere legata alla confusione tra piano eziologico e fenomenico. Come giustamente ricorda anche Rosa queste letture sono cadute da diversi anni e la psicoanalisi si concentra oggi in misura molto più massiccia sugli aspetti emotivi che sono peraltro estremamente deficitari per questi bambini.
    Quanto all'identificazione tra autismo e psicosi di cui parla Hermes, la questione è complessa, ma tengo a sottolineare che in psicoanalisi psicosi è un termine che indica un'organizzazione di personalità e non una configurazione sintomatologica. Quindi non coincide con la definizione da DSM.

    Non voglio andare troppo OT e mi fermo.

    Un saluto
    Ecco, questo è interessante...in ambito sperimentale, sembra ormai quasi "certo" che il bambino autistico abbia un deficit - di gravità variabile - nella "mentaliazzazione" (costrutto molto meno vago di quanto possa sembrare!) non un deficit "emotivo" in senso generalizzato...Secondo la psiconanalisi, qual'è il "problema emotivo" del bambino autistico?

  10. #40
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Psicoterapia e autismo

    Al primo messaggio ti rispondo via pm perchè non è attinente alla discussione.

    Per quanto riguarda la mentalizzazione essa rimanda, in senso lato, alla capacità di pensare i pensieri propri e degli altri. Tradizione che ha una lunga storia in psicoanalisi, a partire almeno da Bion. Ovviamente si tratta quindi anche di pensare le emozioni, il che costituisce una delle difficoltà principali dello spettro autistico. Se si intende con mentalizzazione il solo processo cognitivo-razionale allora credo che si sia fuori strada, dal momento che, da quel che so, anche all'interno dei paradigmi cognitivisti più evoluti, si parla di schemi affettivo-emotivi riferendosi alla teoria dell'attaccamento.

    Saluti
    gieko

  11. #41
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    Riferimento: Psicoterapia e autismo

    Forse, un'ulteriore difficolta' di comprensione tra i due approcci, rispetto alla mentalizzazione, riguarda il diverso modo proprio di definire la capacita' di pensare i propri pensieri e quelli degli altri, oltre che che le proprie emozioni, processo che in psicoanalisi, come afferma gieko, a partire da Bion, non rientra tutto nel concetto di "metacognizione", proprio invece del modello cogn-comp., ma ha radici e ramificazioni molto piu' complesse.
    Gaia

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  12. #42
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    Riferimento: Psicoterapia e autismo

    Ma praticamente, al di là di tutte le teorie, con un bambino affetto da autismo oggi cosa conviene fare per farlo stare un po' meglio?
    Non so può darsi che la psicoterapia può risultare utile soltanto dopo altre forme di intervento. Se questi bimbi hanno un grosso deficit forse bisogna prima aiutarli a massimizzare le risorse di cui dispongono.
    Magari non possono proprio migliorare se si usano dei metodi standard che sono adatti per le persone "normali". E' un po' come cercare di insegnare qualcosa ad un bambino che non ci vede e non ci sente con dei metodi che funzionano con chi ci vede e chi ci sente bene, bisogna forse prima elaborare qualche metodo e qualche strategia efficaci per permettere al bambino di evolvere comunque (imparare a leggere e a scrivere ad esempio o a svolgere altre piccole attività, se possibile) prima di pensare ad una qualche forma di psicoterapia.

  13. #43
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    Riferimento: Psicoterapia e autismo

    Ciao Char_lie, nelle pagine precedenti, infatti, alcuni di noi, hanno parlato di tecniche di assistenza e di riabilitazione, che nei bambini con diversi tipi o livelli di autismo, oltre che di psicoterapia, nei casi e sono molti, seppure non tutti, in cui questa puo' essere utile per recuperare alcuni aspetti emotivi profondi e, qd, aspetto fondamentale, delle potenzialita' relazionali che potranno poi, aumentare le loro capacita' espressive anche in piccole attivita' come il disegno, per fare un es., a seconda dell'eta' del bambino.
    Purtroppo, se non si recuperano bene, ed in modo integrato tra le diverse professionalita', certe capacita' celate -grazie all'impegno di persone esperte di qs patologie- potrebbe essere piu' difficoltoso anche proporre un impegno del tipo di quello che tu proponi, che sara' piu' fruttuoso dopo essere riusciti a mobilitare certe risorse.
    Cmq, se si vede che un bambino autistico, è propenso ad utilizzare la penna e a scrivere qualche parola, logicamente, ci si impegnera' per potenziare qs capacita' e, qd, quella della lettura.
    Voglio dire che le tue considerazioni, non sono sbagliate, anzi, pero' è logico che con e per bambini con qs problemi, non si utilizzeranno metodi "standard" come per bambini normali, ma metodi e tecniche specifiche di assistenza, riabilitazione e psicoterapia, il tutto coordinato al meglio, per migliorare le loro condizioni di vita, e, possibilmente, anche quelle delle loro famiglie.

    Spero di essere stata chiara.
    Ciao
    Gaia

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  14. #44
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    Riferimento: Psicoterapia e autismo

    Citazione Originalmente inviato da robertav88 Visualizza messaggio
    Vistate questo sito...laboratorio psicoeducativo
    Ciao RosaDiMaggio non so se l'hai visitato ma Roberta aveva indicato questo sito. Beh leggendo i vari messaggi mi era sfuggito, anche se non conoscevo bene il problema avevo immaginato che proprio questo tipo interventi potessero risultare davvero utili.
    Comunque qui vengono spiegate anche le differenze tra alcuni diversi tipi di approcci.
    Leggetelo è proprio inerente al tema trattato da questa discussione.

  15. #45
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    Riferimento: Psicoterapia e autismo

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Ciao RosaDiMaggio non so se l'hai visitato ma Roberta aveva indicato questo sito. Beh leggendo i vari messaggi mi era sfuggito, anche se non conoscevo bene il problema avevo immaginato che proprio questo tipo interventi potessero risultare davvero utili.
    Comunque qui vengono spiegate anche le differenze tra alcuni diversi tipi di approcci.
    Leggetelo è proprio inerente al tema trattato da questa discussione.
    Ti ringrazio Char_lie, entrambi i siti indicati da robertav88, sono molto interessanti; io li avevo gia' visti, in un'altra sezione.
    Hai avuto una buona idea a postarlo anche qui.
    Ciao.
    Gaia

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