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Discussione: sostegno psicologico

  1. #31
    Partecipante Leggendario L'avatar di sara1985
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    Riferimento: sostegno psicologico

    Citazione Originalmente inviato da Dasavivi Visualizza messaggio
    Finche' passa questo concetto siamo messi male professionalmente e socialmente
    Una curiosita', Sara1985 tu studi psicologia?
    Era un modo per spiegarlo,non volevo mica dire che un professionista che studia anni può essere sostituito da un amico!!!!!!suvvia...
    Delle volte si travisa veramente tutto!!!
    se ti interessa io studio psicologia,ma forse a tempo perso a quanto sostieni tu!!!che bellezza....
    " Bambini senza amore finiranno con l'essere adulti pieni di odio..." Renè Spitz

  2. #32
    Partecipante Affezionato L'avatar di stella*stellina
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    Riferimento: sostegno psicologico

    Ciao ragazzi purtroppo tra pc rotto ed altri impegni sono stata assente.

    Citazione Originalmente inviato da freccia81 Visualizza messaggio
    Stella.stellina se tu fossi una psicologa, dovresti sapere cosa è il sostegno psicologico!!!
    Non capisco perché fai questa affermazione! non vedo nulla di male nell'aver aperto una discussione su questo argomento, dove oltretutto, non ho letto delle definizioni univoche! Siamo in un sito di psicologia e questa domanda è più che legittima! non ho chiesto mica l'andamento della borsa...e poi se tutti già sanno cos'è il sostegno psicologico, un ripasso non fa male a nessuno!

    Citazione Originalmente inviato da giuliadisimone Visualizza messaggio
    ciao ragazzi sono giulia, io per ora sono una volontaria in un ospedale di palermo e ...sto facendo "sostegno"..bè diciamo che la linea di confine fra il sostegno e la cura è molto sottile!!!
    Che cosa intendi dire?

    Citazione Originalmente inviato da Allport80 Visualizza messaggio
    Anche secondo me la questione è mal posta. La differenza va fatta tra interventi che si muovono su un continuum supportivo-espressivo, a seconda delle esigenze che ha la persona che ci sta di fronte.
    Secondo Kemberg una buona interpretazione ha un effetto supportivo
    Secondo Adler la terapia supportiva facilita l'insight.
    Sta al professionista (e questo lo distingue dall'amico di banco) saper dosare e valutare l'opportunità di usare le varie tecniche....
    Quindi possiamo intendere il sostegno come un intervento supportivo? e di quali altre tecniche si avvale oltre all'interpretazione?

    Grazie

  3. #33
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    Riferimento: sostegno psicologico

    Il supporto, puo', nel senso inteso da Kenberg, cui si riferisce Allport80, secondo un continuum supportivo-espressivo, dosato in modo equilibrato, come ha ben specificato, anche ad. es., della chiarificazione, che ha anch'essa, una valenza sia supportiva che interpretativa, se ben gestita (puo' agire anche a livello profondo, sapendola ben gestire, in altri tipi di psicoterapie, nei limiti sopportabili dal pz) o pre-interpretativa. Per Kenberg, pero', ci sono delle differenziazioni piuttosto precise tra tre livelli d'intervento, si qs continuum, in base alle esigenze e strutture di personalita' del pz.
    Molti terapeuti, prendono spunto da qs approccio, in ambito supportivo, che ha poi sempre anche una valenza espressiva, in particolare in certi momenti del processo terapeutico. Soprattutto, a livello terminologico.

    Come stiamo andando con il nostro ripasso, stella stellina?

    Ciao
    Ultima modifica di RosadiMaggio : 28-11-2008 alle ore 06.41.10
    Gaia

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  4. #34
    Partecipante Affezionato L'avatar di Allport80
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    Riferimento: sostegno psicologico

    Guarda in effetti sotegno e tecniche supportive non sono sinonimi perchè il primo non può avere un significato 'a priori'. E l'interpretazione il più delle volte mira all'insight e non al sostegno...
    In altri termini, non significa niente 'fare sostegno psicologico'.... ha più senso dire si applicano tecniche supportive (o si fa un intervento di sostegno se vuoi) a quel paziente, con quella struttura, per raggiungere quei risultati, per cui il sostegno ha un senso.
    Definire il sostegno 'oltre il conteto' può solo portare a definizioni non esaustive....

  5. #35
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: sostegno psicologico

    Forse conviene ribadire che l'approccio supportivo in psicoterapia ed il sostegno psicologico sono cose diverse. Arrivare a pensare che nel sostegno si lavori con l'interpretazione (che è lo strumento psicoanalitico per eccellenza, quello che si colloca sul cosiddetto "versante espressivo" peraltro) significa essere fuori strada...
    Attenzione poi a cosa intende Kernberg quando parla di valore "supportivo" dell'interpretazione, perchè si tratta di supporto a processi di trasformazione del mondo oggettuale mediante l'attività interpretativa dell'analista. Quindi "sostegno al cambiamento strutturale". Tutt'altra cosa rispetto alla "comprensione" che vorrebbe fornire l'intervento di sostegno psicologico, che non può nè intende mirare al cambiamento.

    Saluti
    gieko

  6. #36
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    Riferimento: sostegno psicologico

    Citazione Originalmente inviato da Allport80 Visualizza messaggio
    Guarda in effetti sotegno e tecniche supportive non sono sinonimi perchè il primo non può avere un significato 'a priori'. E l'interpretazione il più delle volte mira all'insight e non al sostegno...
    In altri termini, non significa niente 'fare sostegno psicologico'.... ha più senso dire si applicano tecniche supportive (o si fa un intervento di sostegno se vuoi) a quel paziente, con quella struttura, per raggiungere quei risultati, per cui il sostegno ha un senso.
    Definire il sostegno 'oltre il conteto' può solo portare a definizioni non esaustive....

    In effetti, mi riferivo ad un tipo di chiarificazione (che è il 1 livello di intervento di Kenberg, in riferimento all'autore da te citato, sia per sondare il terreno sia piu' frequente, nelle aree piu' problematiche a livello strutturale) molto ben preciso, utilizzato in altre psicoterapie con fini di sostegno e contenimento, dove, esso, puo' lavorare su diversi piani di coscienza, in modo funzionale alla struttura di personalita' e delle problematiche sia contingenti che piu' generali della persona; anche sz andare oltre le possibilita' emotive, (ai fini di non compromettere il processo stesso ma anzi di permetterne un ampliamento dello spettro di intervento) del pz, ma facilitando la sua presa di coscienza, che si allarga progressivamente, si puo' anche tramite altre tecniche, giungere a livelli profondi, come avviene ad es., nella psicoterapia sistemico-familiare, che interviene molto bene anche a livello individuale, riuscendo a lavorare anche a livello profondo e fantasmatico, nonostante questo sia l'aspetto meno noto a chi non la conosce in prima persona o ignorato, portando l'individuo sia ad un allargamento sempre maggiore dei propri spazi mentali- emotivi, e quindi della possibilta' di trovare nuove soluzioni, sia supportandolo in qs processo sia lavorando a livello espressivo, dato che è una forma di psicoterapia che permette di intervenire su diversi livelli di necessita' e domanda, compreso il sostegno, se necessario su determinate fasi del ciclo di vita. Per poter sapere utilizzare il sostegno, che non è conosciuto e/o riconosciuto in molti ambiti psicologici dagli stessi psicologi, come ha ben detto una collega, DasaVivi, in precedenza, bisogna cmq, avere una griglia di riferimento teorico, che puo' essere quella che ho citato, che in qs casi, è particolarmente utile e funzionale, permettendo un ampio spettro di interventi e su diversi piani di coscienza, fino a quelli piu' profondi, di tipo sistemico-relazionale, oppure anche di tipo cognitivo-comportamentale, nelle sue forme piu' recenti elaborate da G. Liotti, fino ad alcune forme di psicoterapia psicodinamica breve, elaborata originariamente alla Tavistock Clinic e che si sono man mano ampliate, ad es. negli USA. In tutti qs casi, è sempre fondamentale in primo luogo saper riconoscere la vera domanda del paziente in modo da utilizzare in maniera flessibile il sostegno che puo' essere circoscritto ad un momento di crisi oppure premessa ad una vera e propria psicoterapia, senza tuttavia ingabbiare il pz in essa "a priori", per non aver compreso la vera domanda iniziale. Se lo si ritiene necessario, bisognerebbe invece, viceversa, lavorare affinchè una domanda di sostegno, o di aiuto, riesca a tradursi in una domanda di psicoterapia, come ben conosciuto ad esempio, in campo psicoanalitico, dai lacaniani (in qs caso di analisi).

    Ultima modifica di RosadiMaggio : 28-11-2008 alle ore 06.47.54
    Gaia

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  7. #37
    Partecipante Affezionato L'avatar di Allport80
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    Riferimento: sostegno psicologico

    Infatti nel mio ultimo post scrivevo:
    "Guarda in effetti sotegno e tecniche supportive non sono sinonimi perchè il primo non può avere un significato 'a priori'. E l'interpretazione il più delle volte mira all'insight e non al sostegno"

    Non sono tanto d'accordo con gieko per il fatto che 'la comprensione' non possa mai condurre al cambiamento. Questa è una diatriba aperta tra i teorici del conflitto, come Kemberg, e i teorici del deficit, come Adler, secondo cui è importante fornire al paziente (soprattutto se border), soprattutto in una prima fase, l'immagine di un terapeuta supportivo, essendogli mancata la possibilità di interiorizzare tale immagine a causa di carenze genitoriali, rotture empatiche ripetute, abusi. Kernberg ritiene che non sia così facile comportarsi in questo modo perché continuamente il paziente mette alla prova con aggressività questi atteggiamenti supportivi del terapeuta. Non solo, ma Kernberg ritiene sbagliato fornire supporto in quanto non esiste, anche concettualmente, un supporto privo degli aspetti cognitivi. In altre parole, il paziente legge ogni cosa alla luce del suo transfert, per cui può percepire come persecutorio anche un atteggiamento benevolo (prendo in considerazione per il discorso sempre i pazienti border).
    Occorre distinguere, secondo l'autore, due tipi di supporto, molto diversi l'uno dall'altro: una cosa è il supporto come effetto di un intervento espressivo, ad esempio come effetto di interpretazione, e questo è proprio quello a cui si mira nella psicoterapia focalizzata sul transfert, e un'altra cosa è il supporto ricercato in quanto tale, e questo è quello che non andrebbe fornito per Kernberg. Addirittura Kernberg ritiene che il desiderio, da parte del terapeuta, di fornire supporto al paziente possa già rappresentare un dato controtransferale da analizzare, un indicatore di una dinamica relazionale, una potenziale trappola tesa inconsciamente dal paziente, una possibile controidentificazione proiettiva, una spinta ad abbandonare quella che Kernberg chiama "neutralità tecnica" dell'analista.
    Altri autori (Gill, 1996; Horwitz et. al, 1998), la cui posizione condivido, sottolineano che conflitto e deficit, interpersonale ed interpsichico, non sono concetti o approcci terapeutici mutualmente escludentisi, ma sono entrambi importanti (anche per il cambiamento) anche se la loro proporzione va decisa per ogni caso.
    Tuto questo per dire che nel mondo psi, è fuorviante dare definizioni generali e bisogna sempre consideare contesto e coppia terapeutica al lavoro..
    Forse sono andato OT

  8. #38
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    Riferimento: sostegno psicologico

    Credo che si sia OT ma per un motivo piuttosto semplice: alla domanda iniziale su cosa sia il sostegno psicologico, non sembra esistere una risposta chiara e netta. Qualche post fa ho provato a dare il mio parere personale sul perchè il sostegno non abbia una metodologia di intervento specifica:

    Basta pensare alla contraddizione insita nelle varie definizioni che sono state date fino ad adesso: non è terapia nè cura, perchè lo psicologo non ha strumenti di intervento adatto, non è uguale neanche all'aiuto dato da amici, parenti, preti e portinaie... Quindi? A volte si sente parlare di un generico "ascolto empatico", o, come ha detto qualcuno sopra qualcosa del tipo "ti faccio sentire che sono con te a portare quel peso emotivo, che quando vieni da me ti senti più sollevato". Mi sembra abbastanza chiaro che questa è una tipologia di intervento tutt'altro che specifica, per cui chiedere parcelle ed onorari mi sembra fuori luogo. Altre volte invece capita di sentire di interventi assimilabili a tecniche psicoterapeutiche e dunque si pone la questione della formazione mancante allo psicologo.

    E' chiaro che quindi si finisca per attribuirgli caratteristiche e valenze derivate da altre tipologie di intervento, che hanno però un contesto di riferimento completamente diverso e, soprattutto, necessitano della specializzazione in psicoterapia per poter essere effettuati.

    Rispondo brevemente ad allport80, ma per non parlare di argomenti estranei alla discussione, rimando ai pm o all'apertura di un nuovo topic nella stanza delle psicoterapie.
    Ad ogni modo la diatriba tra teorici del conflitto e del deficit è alquanto superata. Alcuni orientamenti contemporanei (psicoanalisi del campo emotivo, psicoanalisi relazionale) non individuano nè nel processo di insight nè nella comprensione empatica il motore del cambiamento strutturale, quanto piuttosto nel lavoro sul interfaccia interno/esterno che si esplica nel campo analitico e sull'interpretazione dello stesso.

    Un saluto
    gieko

  9. #39
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    Riferimento: sostegno psicologico

    Anch'io ti rispondo brevemente per poi eventuaòmente aprire un'altra discussione...
    Anche se si tratta di una diatriba superata ci sono professionisti che continuano a 'muoversi' in una sola ottica (conflitto vs deficit).
    Poi non mi è chiaro perchè, come a me sembra ma posso aver frainteso, parli di cambiamento strutturale ed interpretazione come se altri tipi di intervento non fossero 'psicoterapeutici'. Un intervento volto al rafforzamento delle difese per una persona per cui non è possibile o auspicabile un cambiamento strutturale, come lo intendiamo? Alle vlte i pazienti ci chiedono di non peggiorare e non di cambiare. In questi casi ha senso, ad esempio, parlare di tecniche supportive e di 'sostegno psicologico'. Tuttavia sono d'accordo che questa capacità presuppone competenze che si acquisicono con la specializzazione e l'esperienza.

  10. #40
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    Riferimento: sostegno psicologico

    Citazione Originalmente inviato da Allport80 Visualizza messaggio
    Infatti nel mio ultimo post scrivevo:
    "Guarda in effetti sotegno e tecniche supportive non sono sinonimi perchè il primo non può avere un significato 'a priori'. E l'interpretazione il più delle volte mira all'insight e non al sostegno"

    Non sono tanto d'accordo con gieko per il fatto che 'la comprensione' non possa mai condurre al cambiamento. Questa è una diatriba aperta tra i teorici del conflitto, come Kemberg, e i teorici del deficit, come Adler, secondo cui è importante fornire al paziente (soprattutto se border), soprattutto in una prima fase, l'immagine di un terapeuta supportivo, essendogli mancata la possibilità di interiorizzare tale immagine a causa di carenze genitoriali, rotture empatiche ripetute, abusi. Kernberg ritiene che non sia così facile comportarsi in questo modo perché continuamente il paziente mette alla prova con aggressività questi atteggiamenti supportivi del terapeuta. Non solo, ma Kernberg ritiene sbagliato fornire supporto in quanto non esiste, anche concettualmente, un supporto privo degli aspetti cognitivi. In altre parole, il paziente legge ogni cosa alla luce del suo transfert, per cui può percepire come persecutorio anche un atteggiamento benevolo (prendo in considerazione per il discorso sempre i pazienti border).
    Occorre distinguere, secondo l'autore, due tipi di supporto, molto diversi l'uno dall'altro: una cosa è il supporto come effetto di un intervento espressivo, ad esempio come effetto di interpretazione, e questo è proprio quello a cui si mira nella psicoterapia focalizzata sul transfert, e un'altra cosa è il supporto ricercato in quanto tale, e questo è quello che non andrebbe fornito per Kernberg. Addirittura Kernberg ritiene che il desiderio, da parte del terapeuta, di fornire supporto al paziente possa già rappresentare un dato controtransferale da analizzare, un indicatore di una dinamica relazionale, una potenziale trappola tesa inconsciamente dal paziente, una possibile controidentificazione proiettiva, una spinta ad abbandonare quella che Kernberg chiama "neutralità tecnica" dell'analista.
    Altri autori (Gill, 1996; Horwitz et. al, 1998), la cui posizione condivido, sottolineano che conflitto e deficit, interpersonale ed interpsichico, non sono concetti o approcci terapeutici mutualmente escludentisi, ma sono entrambi importanti (anche per il cambiamento) anche se la loro proporzione va decisa per ogni caso.
    Tuto questo per dire che nel mondo psi, è fuorviante dare definizioni generali e bisogna sempre consideare contesto e coppia terapeutica al lavoro..
    Forse sono andato OT
    Si, sei un po' OT, pero' devo dire che questa chiara spiegazione della visione di Kenberg, che è un autore che tiene molto alla "rigidita'",( in particolare con i pz bordeline con i quali ha lavorato moltissimo), è davvero molto interessante, anche per spiegare il modo apparentemente contraddittorio in prima istanza ed invece molto coerente con la sua posizione generale, in cui intende il supporto, il primo come effetto dell'intepretazione e qd, all'evoluzione del processo o con valenza trasformativa, per usare una sua definizione tipica e l'altra, in senso collusivo controtransferale da parte dell'analista con le richieste del paziente.
    E' anche vero che M. Gill, ha portato molte innovazioni utili e come te, volendoci attenere ad una definizione ristretta in un certo ambito, ritengo sia valido il concetto del continuum e della non reciproca esclusione, nè tra i due modelli conflitto/deficit , cosi' come che il modello del deficit e del conflitto, anche se superato da alcuni continuano cmq ad esistere per altri che invece vi fanno riferimento.

    Con qs, chiudo da parte mia l'OT, dato che si sta un po' uscendo nel caso voleste approndire eventuali confronti tra qs specifici modelli, tutti altrettanto interessanti, dal tema del thread.

    Ti ringrazio pero' per l'interessante contributo e l'ulteriore spiegazione circa sia Alfred Adler che Otto Kenberg, per il tema del supporto e sostegno ed anche per il resto.
    Mi sembri in ogni caso avere una visione piu' flessibile anche se necessariamente "supportata", come in ogni tipo di intervento psicologico, da una o piu' teorie di riferimento che possano tra loro ben integrarsi.
    Ultima modifica di RosadiMaggio : 28-11-2008 alle ore 16.32.26
    Gaia

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  11. #41
    Partecipante L'avatar di ulissasempre
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    Riferimento: sostegno psicologico

    Scusate, intervengo in questa discussione forse in modo banale e con un linguaggio semplice.
    Vi faccio un esempio: in un ospedale dove ci sono pazienti affetti da cancro si offre un sostegno psicologico sia all'ammalato che alla famiglia. Per poter dare aiuto bisogna conoscere per prima cosa le varie fasi che questo tipo di paziente, in genere, deve affrontare: il rifiuto, la disperazione, la paura della sofferenza, la separazione, l'idea della morte, per dirne alcune che mi vengono in mente, ma voi senz'altro ne saprete più di me. Certamente la storia personale del paziente incide sul modo di affrontare queste fasi e il supporto serve proprio ad aiutarlo a vivere nel modo migliore possibile questo evento della vita. Certamente il supporto non è una psicoterapia ma si avvale di conoscenze specifiche e di strategie già sperimentate in pazienti che hanno dovuto affrontare questo tipo di evento. La sua efficacia dipende oltre che dalla preparazione dello psicologo anche dalla sua sensibilità e dalla sua capacità di intuizione.
    Vi faccio un'altro esempio: una bambina della mia classe ha cominciato in terza elementare ad avere attacchi di panico e noi maestre del team abbiamo avuto un supporto psicologico che ci ha aiutato a capire prima il tipo di problema della bambina e poi le nostre reazioni emotive in modo da facilitare sia il compito dello psicoterapeuta che l'aveva in cura sia la relazione tra noi e la bambina stessa. Inoltre è servito a darci indicazioni e strumenti per intervenire durante le lezioni non solo sulla bambina ma anche sui compagni, che si domandavano che stesse succedendo e quindi il perché di certi nostri comportamenti. Di certo non siamo state psicoanalizzate, ma abbiamo avuto tanti spunti per una riflessione sui nostri "problemi personali" e forse ha fatto capire a qualcuno di noi che aveva bisogno di aiuto attraverso una terapia. Ovviamente non con lo psicologo che ci ha fatto da supporto.

    Vi porto le mie esperienze e non voglio affermare niente.
    Mi sembra che le mie esperienze siano in linea con quello che ha scritto RosadiMaggio.
    Ultima modifica di ulissasempre : 28-11-2008 alle ore 18.02.29
    un viaggio di scoperta non consiste nel guardare nuovi paesaggi ma nell'avere nuovi occhi

  12. #42
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: sostegno psicologico

    Citazione Originalmente inviato da Allport80 Visualizza messaggio
    Poi non mi è chiaro perchè, come a me sembra ma posso aver frainteso, parli di cambiamento strutturale ed interpretazione come se altri tipi di intervento non fossero 'psicoterapeutici'. Un intervento volto al rafforzamento delle difese per una persona per cui non è possibile o auspicabile un cambiamento strutturale, come lo intendiamo?
    Qui si entra nel problema delle differenze tra psicoanalisi e psicoterapie, o meglio sulla questione etica legata ad interventi adattativi ed interventi trasformativi.

    Citazione Originalmente inviato da Allport80 Visualizza messaggio
    Alle vlte i pazienti ci chiedono di non peggiorare e non di cambiare. In questi casi ha senso, ad esempio, parlare di tecniche supportive e di 'sostegno psicologico'.
    Anche ammesso che sia così - e non sono per niente d'accordo che chi si rivolge ad uno psicoterapeuta chieda "di non peggiorare"... -, siamo d'accordo nel considerare che una terapia supportiva è comunque appannaggio dello psicoterapeuta, non dello psicologo.
    gieko

  13. #43
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: sostegno psicologico

    Citazione Originalmente inviato da ulissasempre Visualizza messaggio
    Scusate, intervengo in questa discussione forse in modo banale e con un linguaggio semplice.
    Vi faccio un esempio: in un ospedale dove ci sono pazienti affetti da cancro si offre un sostegno psicologico sia all'ammalato che alla famiglia. Per poter dare aiuto bisogna conoscere per prima cosa le varie fasi che questo tipo di paziente, in genere, deve affrontare: il rifiuto, la disperazione, la paura della sofferenza, la separazione, l'idea della morte, per dirne alcune che mi vengono in mente, ma voi senz'altro ne saprete più di me. Certamente la storia personale del paziente incide sul modo di affrontare queste fasi e il supporto serve proprio ad aiutarlo a vivere nel modo migliore possibile questo evento della vita. Certamente il supporto non è una psicoterapia ma si avvale di conoscenze specifiche e di strategie già sperimentate in pazienti che hanno dovuto affrontare questo tipo di evento. La sua efficacia dipende oltre che dalla preparazione dello psicologo anche dalla sua sensibilità e dalla sua capacità di intuizione.
    Perchè non dovrebbe essere un intervento di natura psicoterapeutica? Stando alle tue parole si lavorerebbe addirittura su modalità strutturali legate alla storia ed ai vissuti del paziente (cosa su cui peraltro sono d'accordo).

    Saluti
    gieko

  14. #44
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    Riferimento: sostegno psicologico

    Citazione Originalmente inviato da ulissasempre Visualizza messaggio
    Scusate, intervengo in questa discussione forse in modo banale e con un linguaggio semplice.
    Vi faccio un esempio: in un ospedale dove ci sono pazienti affetti da cancro si offre un sostegno psicologico sia all'ammalato che alla famiglia. Per poter dare aiuto bisogna conoscere per prima cosa le varie fasi che questo tipo di paziente, in genere, deve affrontare: il rifiuto, la disperazione, la paura della sofferenza, la separazione, l'idea della morte, per dirne alcune che mi vengono in mente, ma voi senz'altro ne saprete più di me. Certamente la storia personale del paziente incide sul modo di affrontare queste fasi e il supporto serve proprio ad aiutarlo a vivere nel modo migliore possibile questo evento della vita. Certamente il supporto non è una psicoterapia ma si avvale di conoscenze specifiche e di strategie già sperimentate in pazienti che hanno dovuto affrontare questo tipo di evento. La sua efficacia dipende oltre che dalla preparazione dello psicologo anche dalla sua sensibilità e dalla sua capacità di intuizione.
    Vi faccio un'altro esempio: una bambina della mia classe ha cominciato in terza elementare ad avere attacchi di panico e noi maestre del team abbiamo avuto un supporto psicologico che ci ha aiutato a capire prima il tipo di problema della bambina e poi le nostre reazioni emotive in modo da facilitare sia il compito dello psicoterapeuta che l'aveva in cura sia la relazione tra noi e la bambina stessa. Inoltre è servito a darci indicazioni e strumenti per intervenire durante le lezioni non solo sulla bambina ma anche sui compagni, che si domandavano che stesse succedendo e quindi il perché di certi nostri comportamenti. Di certo non siamo state psicoanalizzate, ma abbiamo avuto tanti spunti per una riflessione sui nostri "problemi personali" e forse ha fatto capire a qualcuno di noi che aveva bisogno di aiuto attraverso una terapia. Ovviamente non con lo psicologo che ci ha fatto da supporto.

    Vi porto le mie esperienze e non voglio affermare niente.
    Mi sembra che le mie esperienze siano in linea con quello che ha scritto RosadiMaggio.
    Personalmente, trovo che le tue, siano considerazioni molto profonde ed espresse con un linguaggio semplice e ben comprensibile, non banale; inoltre, credo che tu abbia compreso molto meglio di altri, alcuni degli ambiti in cui necessariamente, si deve intervenire con un sostegno psicologico al paziente che vive particolari momenti problematici della sua vita ed eventualmente sul contesto di riferimento, come il caso dell'elaborazione in vita di un lutto legato ad una grave malattia invalidante e che richiede di confrontarsi con l'idea della propria morte reale ed in essi sempre piu' presente, soprattutto in certe fasi, vissuta talvolta anche come colpa in qs casi, e separazione da molte cose. In qs casi, come in tutti, ed hai fatto giustamente notare, entra molto gioco oltre la capacita' "metodologica" di fornire sostegno emotivo, anche la sensibilita' personale dell'operatore, che è uno degli aspetti piu' delicati ed impegnativi di qs tipologia del lavoro di psicologo clinico con il quale, poichè ci si puo' trovare in situazioni molto dolorose ed anche spiazzanti ed improvvise, non tutti riescono a confrontarsi, giungendo talvolta alla negazione dell'esistenza dello stesso. Probabilmente, i due ambiti che hai citato tu, come l'ospedale, nei reparti oncologici, sia adulti che infantili, dove il sostegno, ad es., va fornito a bambini colpiti da leucemie o patologie gravi di altro tipo, in modi adeguati alla loro eta' ed ai loro genitori, oltre che al personale e le scuole infantili, sono quelle dove piu' si puo' comprendere, in modo diretto, contattandolo con "mano", l'utilita' di qs tipo di intervento ed il modo in cui si svolge in modo pratico. Portando anche altri operatori, possibilmente senza stressarli data gia' la problematicita' con cui si confrontano, (attenendomi alla tua di esperienza che è comune a mote altre, nel senso di problemi infantili vissuti in ambito scolastico) nel caso della scuola, gli insegnanti, che per ii bambini, sono figure di fondamentale importanza, a riflettere su problematiche proprie e capire se sentano ulteriori necessita' di approfondire qs conoscenza di se ed in che modo. Una volta superata quella crisi di quel contesto, per non creare possibili involontarie confusioni. Il fatto che siate riuscite ad intervenire sia sulla bambina che sui suoi compagni, facendo loro capire a cosa era dovuto in modo adeguato alla loro eta' il disagio manifestato dalla bambina stessa, mi sembra il racconto di una esperienza molto ben coordinata e dimostra come, oltre che agli psicologi, una grande sensibilita' è sempre necessaria e non tutti ce l'hanno, (in nessuno dei due campi purtroppo, anche se so che puo' sembrare brutto dirlo, ma sono cose reali) nel modo in cui trapela invece dal tuo racconto, anche alle/agli insegnanti. Credo che tu sia una persona molto sensibile e con molta esperienza con i bambini, dal modo in cui parli di qs esperienza ed anche rispetto al primo esempio esempio che hai portato.

    Ciao
    Ultima modifica di RosadiMaggio : 28-11-2008 alle ore 20.08.43
    Gaia

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  15. #45
    Partecipante L'avatar di ulissasempre
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    Riferimento: sostegno psicologico

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Perchè non dovrebbe essere un intervento di natura psicoterapeutica? Stando alle tue parole si lavorerebbe addirittura su modalità strutturali legate alla storia ed ai vissuti del paziente (cosa su cui peraltro sono d'accordo).

    Saluti
    Forse mi sono spiegata male. Non si lavora su modalità strutturali legate ad i vissuti e alla storia del paziente come in una classica psicoterapia, ma si tiene conto, nell'intervento, delle modalità con cui il paziente affronta queste fasi che non sono tutte perfettamente uguali, ma dello stesso genere, modalità che dipendono solo in parte dalla storia personale. Il fine ultimo dello psicologo che fa sostegno non è quello di risolvere i loro conflitti nati dall'esperienza pregressa, ma di far affrontare nel miglior modo possibile le problematiche relative all'evento. Chiarificatore è il fatto che il supporto viene dato anche alla famiglia, in quanto anche il loro mondo viene sconvolto dall'evento e a parte il dolore i familiari si ritrovano a doversi relazionare con il paziente e non sono più in grado di farlo "come prima". Credo però che le problematiche dei pazienti e dei familiari siano un po' diverse. E' difficile che un paziente affetto di cancro, il cui problema principale è sentire di non avere futuro e con la convinzione, indotta dal suo stato fisico, che se non fosse malato starebbe tanto bene, si rivolga poi ad uno psicoterapeuta, mentre succede spesso che uno dei familiari si senta pronto ad affrontare una terapia proprio perché lavorando sulle proprie emozioni e sulla comunicazione, possono venir alla coscienza problemi personali che lui stesso non aveva mai preso in considerazione.
    Ultima modifica di ulissasempre : 29-11-2008 alle ore 06.23.43
    un viaggio di scoperta non consiste nel guardare nuovi paesaggi ma nell'avere nuovi occhi

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