la psicologia è TUTTO!!!!!!
la psicologia è TUTTO!!!!!!
Però, però... allo stesso modo credo potrei iniziare a dire: quanti esami di neuropsicologia, o di biologia, o di teoria e tecnica dei test, o di qualunque altra cosa mi salti in mente (perché non fisica e matematica, o teoria delle stringhe, allora)? E non ne veniamo fuori più, siamo sempre "'n dèl càp di hìc pèrghe", come si dice a Bergamo...
"Conoscere le basi e la rete di enti" non credo si impari all'Università. O, meglio: all'università (come in qualunque testo) si può imparare com'è in teoria la rete. Poi, sul territorio, io noto che le persone che compongono la rete, le loro caratteristiche e competenze, sono la rete. Non l'organigramma formale. E questa è una delle cose che si imparano solo facendo, come altre.
"Conoscere il territorio" si impara all'Università? Credevo lo si imparasse vivendoci, ma - a quanto pare - mi sbaglio. Poco male. Tornerò all'Università a studiare territori nei quali non vivo. Ma dubito che li "conoscerò" in quel modo. A meno che io e te non abbiamo due idee profondamente differenti circa il significato di "conoscere".
Buona vita
Guglielmo
Dott. Guglielmo Rottigni
Ordine Psicologi Lombardia n° 10126
Caro willy io credo che tu abbia capito cosa in effetti voglio dire: la laurea in progett. insegna proprio ad avere strumenti necessari ad affrontare le reti relazionali all'interno di un territorio. Quindi conoscere le associaz., fondaz., onlus, enti di patronato cooperative case famiglia etc. etc.
Poi è ovvio che ogni territorio è diverso e bisogna starci dentro....
Con la frase prec. in cui si diceva "la psicologia è tutto" avete dimostrato ciò che in realtà volevo dire....
Non ho mai detto che so somministrare test e fare diagnosi ma voi, come volevasi dimostrare, avete la presunzione quando dite "so fare progettazione"
Allora facciamo un esempio pratico. Per i ragazzi che hanno avuto un politrauma da strada e che hano possibilità di entrare a far parte di progetti del tipo borse di lavoro, corsi di formazione professionale etc...è lo psicologo che fa una valutazione....lo psicologo che va una riabilitazione...lo psicologo che fa la rivalutazione e che decide (sempre insieme a tutta l'équipe, medico fisioterapista, terapista occupazionale, infermiere) che questo ragazzo sia pronto per un inserimento di questo tipo.
Ora: la progettazione del piano riabilitativo è compito dello psicologo...ed è anche compito dello psicologo (per quanto riguarda ad esempio le abilità cognitive in questo caso specifico) progettare un possibile inserimento lavorativo. Allora lo psicologo va dall'assistente soiciale...espone il quadro e poi è l'assistente sociale (insieme allo psicologo che conosce le risprse del ragazzo, l'iter riabilitativo etc) che cerca un inserimento adeguato per il ragazzo in questione.
A me questo sembra lavoro di équipe....e non m i sembra che ci sia qualcuno che ruba qualcosa....
Ti ripeto...penso la tua sia una questione personale.
Per quello che dice willy non posso che dargli ragione....
Ma possibile che parlate di lavoro d'équipe solo quando fa comodo a voi?
Vi ripeto: nessuna questione personale
PSICOLOGIA E LAVORO.
Vorrei dedicare questo spazio a tutti coloro che tentano disperatamente di inserirsi nel mondo del lavoro esercitando la professione di psicologo, ma che si trovano a gravitare in circuiti lavorativi, istituzionali e non, che sottostimano la psicologia relegandola a ruoli marginali.
C'è sempre meno spazio per gli psicologi nella sanità, nella giustizia, nella scuola. Svolgere una attività privata diventa quasi impossibile, per la concorrenza e per i costi connessi, mentre lo psicologo tenta di inserirsi da outsider nei settori più disparati.
Le discipline psicologiche hanno una loro specificità che in Italia non è riconosciuta adeguatamente. L'iter per diventare psicologo è lungo e difficoltoso e prepara professionisti validi che non hanno alcuno sbocco nel mondo del lavoro.
Perché accade ciò?
Gli psicologi hanno coscienza del fatto che ormai in Italia sono più di 60 mila unità ?
E' possibile che le discipline psicologiche non siano mai state adeguatamente sostenute a livello politico e legislativo?
E' possibile che gli psicologi, esperti di psicologia delle masse e custodi dei segreti della psiche non riescano a raggiungere risultati collettivi per la loro professione ?
Nella speranza che questo spazio rappresenti uno strumento utile a catalizzare esperienze e contenuti su questo tema, porgo cordiali saluti.
Se volete dare un contributo a questa causa visitate Professione Psicologo
Ciao Zuccherina
Se posso, ti dirò che trovo la tua posizione estremamente curiosa. Stando a quel che dici, sei ancora studentessa. Non lavori come assistente sociale.
Però ti preoccupi di quello che fanno gli psicologi che già lavorano (magari già da anni come pimo_eli), di quali debbano essere le loro competenze, di quali siano i loro campi, i loro ambiti, pretendendo pure di deciderlo tu quale debba essere l'ambito di intervento di una professione che non è la tua e che non conosci.
E a me questa cosa sembra strana, come se tu fossi preoccupata del tuo futuro e della possibilità che altri ti "rubino il posto". Sinceramente, continua a studiare per formarti come assistente sociale poi, quando iniziaerai a lavorare, vedrai che nessuno psicologo sarà in grado di fare quel che dovresti fare tu. E che tu non sarai in grado di fare quel che fanno gli psicologi. E le cose si risolveranno da sole, senza tante storie. Ti accorgerai che il lavoro d'équipe esiste, che gli psicologi sanno rispettare le competenze altrui, ma sanno anche difendere le loro. Non per "invadere" territori o per "occupare" spazi. Solo perché il punto di vista degli psicologi va in un senso diverso rispetto a quello dei legislatori, dei giudici, dei politici. Almeno, dalle mie parti, tante volte, funziona così.
Buona vita
Guglielmo
Dott. Guglielmo Rottigni
Ordine Psicologi Lombardia n° 10126
Forse hai ragione, sono preoccupata del mio futuro, e chi non lo sarebbe....
Forse sarà perchè durante il tirocinio ne ho viste di cotte e di crude....insomma uno schifo.... Invece di collaborare era una lotta continua...
Ma anche parlando con amici psicologi con i quali esco intravedo quasi sempre quell'atteggiamento di superiorità e onnipotenza che urta non solo me ma anche chi svolge una professione che "non c'entra niente" tipo chimica, ingegneria per fare un esempio. Forse lo psicologo sarà più apprezzato il giorno in cui smettera di sentirsi Dio e si comporterà più da essere umano che può sbagliare. Non critico la psicologia come scienza, anzi più volte mi è capitato di difenderla quando qualcuno ha sostenuto che era una pseudoscienza e non era importante come le scienze esatte tipo fisica.
In quanto Ass. Soc. sono portata a dare importanza a meterie come psicologia, pedagodia, sociologia.....
La psicologia, trattando prevalentemente di tutto ciò che comprende l'uomo, può realmente "appartenere" a ogni campo e svolgere una funzione sociale. Il problema è che la nostra società (non parliamo poi dell'Italia) non ne ha ancora compreso appieno le potenzialità. Questo partendo dalla formazione, dalla specializzazione, ambiti che dovrebbero essere ripensati...
Ok....è un discorso personale...ora mi dispiace che tu abbia amici che si credono onnipotenti...io però ho un amico farmacista che crede di essere dio....cosa ci devo fare? Criticare tutta la categoria?
Comunque secondo me dovresti seguire il consiglio di willy....e una volta che sarai entrata nel mondo del lavoro vedrai che troverai psicologi, medici, assistenti sociali, chimici,farmacisti....che fanno il loro lavoro e sanno lavorare in équipe....!
E' giusto preoccuparsi per il proprio futuro, ma criticare così aspramente una categoria mi sembra esagerato
Mamma mia, Willi e Pimo_Eli, quanta fatica vi siete accollati... Questa discussione, viziata fin dall'inizio da una tara di preconcetti difficile da sciogliere, mobilita tante energie a mio parere non perché Zuccherina sia partita in quarta dispensando opinioni tranchant, ma forse perchè le critiche che ci fa toccano delle aree della nostra coscienza professionale assai traballanti... Il Post di am.bruscella, per quanto sembrasse estemporaneo, tocca il tasto fondamentale della nostra identità professionale, ferita originaria che la psicologia si porta dietro (da sempre?) e che dentro la quotidianità lavorativa di ognuno di noi si declina in modi molto variegati. Di sicuro già a livello di episteme la Psicologia è sempre stata "di qualcosa": lo stesso non vale forse per la filosofia, la sociologia e anche per la (pur concretissima) medicina? Su questo peccato originale (che a mio modo di vedere è la ricchezza che ci porteremo sempre dietro) si innesta la difficoltà tutta italiana ad ottenere un riconoscimento della nostra identità. Non parlo ovviamente di un riconoscimento concreto (tipo essere pagati durante il tirocinio, vederci riconosciuti stipendi adeguati alla durata degli anni di formazione) ma di un accoglimento formale e sostanziale delle nostre specificità, delle nostre competenze, delle risorse che possiamo offrire. In questa società dove tradizionalmente la nostra funzione è stata ricoperta dagli assistenti spirituali e dove la nostra emersione a professione definita è stata costantemente osteggiata dalla ben più blasonata casta medica, ogni psicologo si trova a confrontarsi, prima o poi, con manifestazioni di diffidenza, sufficienza quando non di esplicita discriminazione, nei confronti delle quali a nulla valgono gli anni spesi a costruirsi come professionista, che sollevano in molti di noi sentimenti di impotenza e rabbia a cui ci si immunizza solo col tempo...
Volgiamo parlare delle specializzazioni depredate dai medici? Del diritto di diagnosi che sta incontrando la stessa sorte? Della moltiplicazione dell'offerta formativa che inevitabilmente scade di livello qualitativo e scredita indirettamente le competenze oggetto di insegnamento?
Vogliamo parlare dei soldi estorti da un'organizzazione medievale di categoria (l'Ordine), che poco o nulla si espone a chiedere a difesa del notro ruolo? O di quelli che sedicenti casse pensionistiche spremono (oggi) ma non restituiranno (domani)?
Grazie a Zuccherina, che senza forse volerlo mobiliti le nostre capacità di autodifesa sollevando la questione della nostra identità. Grazie a Willi e Pimo_Eli che mettete tanta passione in ciò che vi sta a cuore.
Ma, a mio modesto modo di vedere, la strada è lunga...
Re
ho visto solo adesso questa discussione.
ho quotato il primo post, ma mi riferisco anche a tutti glialtri di Zuccherina.
Secondo me le tue considerazioni sono tue opinioni personali basate su assunti di senso comune su cosa è la psicologia.
Mi spiego meglio (e faccio riferimento al testo di Carli-Paniccia "Analisi della domanda"): ci sono 2 modi diffusi di intendere "tradizionalmente" la figura dello psicologo:
1) Lo psicologo è colui che cura i disturbi mentali; è quello da cui si va quando si sta male psichicamente; la psicologia è una disciplina affine alla medicina perché così come il medico fa una diagnosi fondata sulle cause (eziologia) e di conseguenza formula una terapia, anche lo psicologo fa una diagnosi "psicologica" e in base a tale diagnosi formula un intervento che è una applicazione tecnica che deriva direttamente dalla diagnosi formulata, acontestuale e astorica. Il pericolo di questa visione è che assume implicitamente il modello medico, lo psicologo diviene il detentore di una definizione della normalità e l'intervento è ortopedico perché cerca di rimettere il soggetto sulla retta via, cioè la normalità, riducendo lo "scarto" dal modello. Il soggetto è "malato" e lo si cura. La guarigione assume 4 connotazioni:
1-riconduzione a uno stato di normalità
2-recessione del sintomo
3.modificazione del comportamento verso modelli pià adeguati alla realtà
4-perseguimento di uno stato terminale considerato ottimale
Questra visione è pericolosa perché se nella medicina è possibile fare una scissione tra la persona nella sua globalità e il male, nella psicologia no. Cioè, il medico ha di fronte un paziente, che ha una malattia, ad esempio un tumore. Questo tumore è un "male altro", il medico cura solamente questo "male altro", senza ledere la dignità della persona.
Quando parliamo di psicologia invece questa scissione non esiste. Se un soggetto è schizofrenico, ad esempio, non esiste una "persona nella sua globalità" e un "male altro", perché il disturbo fa parte della persona stessa, anzi, il disturbo fa parte dela modo di essere della pesona stessa! Dopotutto la Fenomenologia ci insegna che la psiche è l'essere-nel-mondo!
Lo psicologo non può assumere il paradigma modello-scarto (secondo cui esiste una "normalità" dettata dalla cultura dominante e tutti dovrebbero avvicinarsi il più possibile a questo modello) perché con l'intervento (ortopedico) si eserciterebbe violenza sul paziente, in virtù di questo presunto "scarto dalla norma". In certi casi la violenza è stata commessa fisicamente (i nazisti ad esempio uccidevano i disabili e i malati di mente; oppure basta farsi un giro nei vecchi manicomi psichiatrici per farsi un'idea), in altri casi la violenza è sottile (quando cerchiamo di modificare i comportamenti in modo che siano accettabili dalla cultura dominante senza rispsettare la soggettività del paziente). Ovviamente questi interventi servono per tutelare il modello anziché alleviare la sofferenza del paziente.
2) La seconda visione comune dello psicologo (per cui vale ugualmente il discorso fatto per il primo punto) è quello di una persona a cui ci si rivolge per l'applicazione di un test per avere una descrizione della personalità, oppure un colloquio di orientamento professionale, ecc..Lo psicologo in questo caso è visto come un professionista che applica su richiesta strumenti o procedure e la psiche è vista come una specie di "organo" che sta dentro il cervello, acontestuale e astorico.
In questo caso la cultura dominante, il contesto, può essere la società, ampia, sia l'organizzazione/azienda per cui lavora, ad esempio, uno psicologo del lavoro (per esempio se facciamo "selezione" del personale, lo selezionaniamo in base a cosa? che criteri abbiamo per "selezionare" un soggetto? La selezione è uno strumento per tutelare la cultura dominante, "scartiamo" dei soggetti perché non sono funzionali all'organizzazione stessa).
Sono 2 visioni pericolose perché entrambe cercano di tutelare la cultura dominante anziché il soggetto.
Comunque a me sembra invece che nel tuo discorso emerga la volonta di altre figure (assistente sociale e quantaltro) che sarebbero "autorizzate" a sforare lla professione dello psicologo, in virtù di una presunta onnipresenza della psicologia nei più svariati campi.
Per la cronaca, quando si parla di "psicologia", ci si riferisce alla psicologia scientifica che è nata nel 1879 a quando è stato fondato il primo laboratorio di psicologia, da allora si è differenziata per oggetto e metodi dalla filosofia (che è nata prima, come dici tu, ma era altra cosa).
E' vero che la "psiche" è implicata in tante attività umane (direi forse in "tutte", appunto), ma la "psico-logia" è quella scienza che studia in modo "scientifico" la psiche nei diversi contesti.
Seguendo il tuo ragionamento io potrei dire che l'individuo è sempre nella società, quindi tutti quelli che lavorano con le persone (commessi, camerieri, baristi, parrucchieri, ecc...ad esempio chi meglio di un parrucchiere conosce la vita delle sue clienti, visto che spesso si confidano?) possono fare gli assistenti sociali. Oppure che il mondo è costituito tutta da materia, quindi tutti quelli che lavorano con la materia (falegnami, fabbri, ecc...) possono dire di essere dei fisici perché modificano la materia. Il tuo ragionamento è un pò questo.
Quindi non è corretto dire "psicologia di tutto". E' corretto invece dire "psicologia di" + "nome di un contesto in cui è situato il soggetto" , perché le qualità del soggetto dipendono dal contesto in cui è situato, appunto (la Gestalt insegna. Vedere l'etimologia di contesto e di situato)
Ultima modifica di Johnny : 06-12-2008 alle ore 09.49.01
Io dico solo questo......non mi servono tante parole e tente citazioni di libri e teorie come fai tu.....Dico semplicemente che lo psicologo a volte, direi spesso, è discriminato proprio perchè non sa riconoscere le competenze altrui....è convinto di poter fare tutto perchè detiene i segreti della mente quando conosco in realtà molti psicologi e anche psicoterapeuti che hanno figli alcolizzati e tossici. Oppure loro stessi sono così, quindi non hanno l'equilibrio interiore per svolgere la professione. Oddio adesso mi dite che io faccio di tutta l'erba un fascio, avete l'abilità di mettere in bocca altrui cose che non sono state mai dette....Cmq questa superbia nei confronti degli altri professionisti è la vostra condanna....Finchè non imparate a riconoscere l'altro come vostro pari sarà sempre così. Magari l'ordine potrà in futuro fare qualcosa per tirarvi su ma l'ordine purtroppo non può cambiare la testa di tante persone che ancora non si fidano di voi....Anche la gente comune avverte questo e secondo voi con chi si viene a lamentare????Magari con chi mostra loro un briciolo di umanità.....
veramente fai tutto tusei tu che metti in bocca parole mai dette agli altri, addirittura intravedi "superbia" nelle intenzioni di tutti gli psicologi! Nessuno psicologo si vanta di essere "detentore dei segreti della mente", anzi è il contrario: è nel senso comune che si crede questa cosa, ma in realtà un buon psicologo è cosciente del fatto che la psicologia è una scienza probabilistica proprio perché non esiste la certezza sugli stai mentali altrui.
Ovviamente, ribadisco, sto parlando di un buon psicologo (così come ci saranno anche buoni e mediocri assistenti sociali, e via dicendo per tutte le categorie).
Per quanto riguarda le citazioni, stavo cercando di rispondere in modo serio alla tua domanda, era una forma di rispetto verso le tue opinioni. Siccome il discorso è un po' complicato ho citato la fonte in modo che se a qualcuno interessa può approfondire. Siamo in un forum di discussione e quindi non serve litigare, meglio argomentare le proprie opinioni magari avvalorandole con citazioni di testi di autori che studiano gli ambiti di cui stiamo discutendo e quindi ne sanno più di noi.
Il discorso mi sembrava importante perché nel momento in cui tu dici "lo psicologo si deve occupare di campi suoi tradizionali, tipo quello sanitario", stai implicitamente facendo riferimento alla visione dell'intervento psicologico come ortopedico, dunque era interessante sentire le tue argomentazinoi a riguardo, visto che non hai ancora risposto alla domanda di Pimo_eli su quali sono per te i campi di "applicazione" della psicologia.
Ciao
Ultima modifica di Johnny : 06-12-2008 alle ore 21.08.44