
Originalmente inviato da
monicadal
Credo che ci sia posto per ogni opinione e ogni orientamento.
Ognuno sceglie "anche a pelle" l'orientamento che sente più consono al suo modo di lavorare.
E anche un eventuale paziente che non si sente a suo agio esplorando le proprie esperienze familiari pregresse (ma ricordiamoci che anche se uno è single o se ha deciso di rompere con la famiglia non è detto che il ruolo che aveva all'interno di essa non influisca lo stesso nel suo modo di rapportarsi col mondo) potrà scegliere in totale libertà un altro terapeuta con un indirizzo diverso. Ma non corrisponde alla realtà dire che la terapia sistemica non sia adatta ai single come categoria. Ogni persona è diversa e vive le cose in modo diverso.
D'altra parte anche scegliendo altri orientamenti c'è la possibilità che un cliente non si senta a proprio agio e cerchi altrove.
Chi vi dice che un paziente dopo aver seguito una terapia cognitivo comportamentale non senta il bisogno di scavare maggiormente nel profondo delle motivazioni ai suoi problemi?
Nessun modello può valido per tutti i pazienti, quindi si deve scegliere l'approccio che ci è congeniale, anche dando uno sguardo al tipo di lavoro che gli piacerà fare in futuro.
Ad esempio se vi piacerebbe lavorare con i minori abusati o maltrattati, fare perizie per il tribunale dei minori, valutazioni delle capacità genitoriali, consulenze in caso di separazioni, lavorare con i tossicodipendenti o con chi ha disturbi alimentari, credo che l'indirizzo sistemico relazionale potrebbe essere estremamente valido.