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  1. #436
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
    Data registrazione
    06-07-2004
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    Milano
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    Riferimento: Psicoterapie brevi: pubblicità e reale efficacia

    Ora, in una persona del genere, priva di "sintomi", il "sintomo" era lì. Bastava solo attendere che si fossero create le condizioni per la sua espressione.
    Così, mi veniva in mente, leggendo quel che è stato scritto qui, anche da me.
    Il tuo discorso mi fa venire in mente anche la particolarità della clinica contemporanea, in cui sempre più ci troviamo di fronte a persone identificate a tal punto al loro sintomo da non essere più divisibili dal sintomo stesso: pensiamo alla clinica delle dipendenze, delle anoressie-bulimie, degli stati limite. Il sintomo-segno va scomparendo, ci troveremo sempre di più a lavorare con pazienti che non portano un sintomo ("ho l'ansia, e non riesco a capire perchè", il sintomo divide il soggetto e lo porta a chiedere aiuto) sono essi stessi il loro sintomo ("Sono anoressica", il sintomo unisce il soggetto e non lo porta a chiedere aiuto, se non per interposta persona). E spesso sono portati dagli altri perchè, giustamente, non hanno quasi mai interesse di sbarazzarsi del loro sintomo, visto che dà loro persino un'identità (anche se lo fa soffrire, ma questo è 1 altro discorso), io ci penso su un po', altro che 12 sedute...

    Saluti,
    ikaro
    Ultima modifica di ikaro78 : 10-11-2008 alle ore 19.59.51

  2. #437
    Banned
    Data registrazione
    21-03-2008
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    Salerno
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    1,546

    Riferimento: Psicoterapie brevi: pubblicità e reale efficacia

    vresti bisogno di documentarti sul fatto che tra diagnosi organica (medica) e diagnosi psicopatologica esiste qualche piccola differenza; ed è su questa differenza che si è avviato un dibattito internazionale sull’EBM
    Sicuramente devo documentarmi, ma lo avevo scritto nell'altro messaggio "Forse però chissà mi sbaglio...",
    proprio per questo.

    Ma il denominatore comune di chi persegue ad aiutare lobbies potenti, mi sembra essere una documentazione e un bagaglio di informazioni alquanto dubbie.
    Ma chi sarebbe ad aiutare le lobbies potenti? Io?
    Scrivendo in questo forum?

    Sto cercando solo di capire meglio e di esprimere qualche dubbio riguardo a delle cose che vengono dette qui, le informazioni che danno i cosiddetti esperti spesso sono contrastanti, io di chi mi dovrei fidare?
    Io non ho interessi nel difendere questo o quell'altro approccio, non sono psicoterapeuta, ho soltanto usato dei farmaci (sotto prescrizione psichiatrica) e li ho trovati utili, anche se non mi hanno di certo cambiato la vita.

    Per farti capire meglio il senso del mio discorso Lucio cito quello che ha scritto ikaro

    Per questo è fondamentale l'offerta che la persona sofferente incontra: se sto male e incontro 1 offerta farmacologica, da quel sintomo non avrò imparato nulla. Idem, a mio parere, con la cosiddetta TBS e, più in generale, con le terapie sintomatiche, che chiudono la questione del soggetto, questione che il sintomo, invece, tendeva ad aprire.
    Se io ho un forte dolore e non conosco le cause di questo male, se faccio uso di un'offerta farmacolociga o di altro tipo che riesce a sedarlo, perché sbaglio? Sicuramente se possono esserci effetti collaterali vanno presi in considerazione, ma vanno relativizzati sempre e comunque al male che si deve affrontare e subire.
    Per i disturbi mentali non riesco a capire proprio per quale perverso motivo diviene quasi immorale cercare delle cure anche per il "dolore" che viene patito.
    Riguardo a questo modo di vedere come stanno le cose, da paziente, esprimo qualche dubbio e perplessità.
    Queste cose ("insonnia" e così via) che fanno star male, chiamatele poi come volete, sintomi o altro, non è certo questo quello che volevo mettere in evidenza, ma soltanto il fatto che c'è il rischio che in una psicoterapia più lunga la cura di questi eventi deleterei passi in secondo piano finendo col generare altri tipi di danni.
    Bisogna cercare di valutare bene caso per caso.
    Spero di essere riuscito a spiegarmi.

    Ciao
    Ultima modifica di Char_Lie : 11-11-2008 alle ore 09.00.10

  3. #438
    Partecipante Super Esperto L'avatar di Lucio Regazzo
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    Riferimento: Psicoterapie brevi: pubblicità e reale efficacia

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Sicuramente devo documentarmi, ma lo avevo scritto nell'altro messaggio "Forse però chissà mi sbaglio...",
    proprio per questo.



    Ma chi sarebbe ad aiutare le lobbies potenti? Io?
    Scrivendo in questo forum?

    Sto cercando solo di capire meglio e di esprimere qualche dubbio riguardo a delle cose che vengono dette qui, le informazioni che danno i cosiddetti esperti spesso sono contrastanti, io di chi mi dovrei fidare?
    Io non ho interessi nel difendere questo o quell'altro approccio, non sono psicoterapeuta, ho soltanto usato dei farmaci (sotto prescrizione psichiatrica) e li ho trovati utili, anche se non mi hanno di certo cambiato la vita.

    Per farti capire meglio il senso del mio discorso Lucio cito quello che ha scritto ikaro



    Se io ho un forte dolore e non conosco le cause di questo male, se faccio uso di un'offerta farmacolociga o di altro tipo che riesce a sedarlo, perché sbaglio? Sicuramente se possono esserci effetti collaterali vanno presi in considerazione, ma vanno relativizzati sempre e comunque al male che si deve affrontare e subire.
    Per i disturbi mentali non riesco a capire proprio per quale perverso motivo diviene quasi immorale cercare delle cure anche per il "dolore" che viene patito.
    Riguardo a questo modo di vedere come stanno le cose, da paziente, esprimo qualche dubbio e perplessità.
    Queste cose ("insonnia" e così via) che fanno star male, chiamatele poi come volete, sintomi o altro, non è certo questo quello che volevo mettere in evidenza, ma soltanto il fatto che c'è il rischio che in una psicoterapia più lunga la cura di questi eventi deleterei passi in secondo piano finendo col generare altri tipi di danni.
    Bisogna cercare di valutare bene caso per caso.
    Spero di essere riuscito a spiegarmi.

    Ciao
    Ciao Char_lie,
    credo tu ti sia spiegato bene, ma tutte le risposte che hai avuto mi sembrava ti avessero aiutato ad avere qualche riscontro.
    Evidentemente non sono state esaustive e non erano ciò che ti aspettavi.
    Lucio Demetrio Regazzo

  4. #439
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: Psicoterapie brevi: pubblicità e reale efficacia

    Se io ho un forte dolore e non conosco le cause di questo male, se faccio uso di un'offerta farmacolociga o di altro tipo che riesce a sedarlo, perché sbaglio? Sicuramente se possono esserci effetti collaterali vanno presi in considerazione, ma vanno relativizzati sempre e comunque al male che si deve affrontare e subire. Per i disturbi mentali non riesco a capire proprio per quale perverso motivo diviene quasi immorale cercare delle cure anche per il "dolore" che viene patito. Riguardo a questo modo di vedere come stanno le cose, da paziente, esprimo qualche dubbio e perplessità.
    Non credo di aver detto che "sbagli", ognuno in fondo è libero di curarsi (o non curarsi) come meglio crede, il punto è che -dal mio punto di vista, quindi entro una certa teoria di riferimento- "sedare il sintomo" significa mettere un bel tappo ad una questione sospesa che tornerà, prima o poi, a ribussare, magari attraverso altre forme sintomatiche. Intendiamoci: uno può andare anche avanti così tutta la vita e patire il dolore per tutta la vita, questo sì, un "motivo perverso".

    Saluti,
    ikaro

  5. #440
    Partecipante Super Esperto L'avatar di Lucio Regazzo
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    Riferimento: Psicoterapie brevi: pubblicità e reale efficacia

    Qualche utente,ovviamente privo di strumenti più utili, continua a modificare e aggiungere tags offensivi o denigratori.
    Inviterei tale signore ad esprimersi in modo più proprio ad una discussione aperta a tutti.
    Preciso che alcun tag viene inserito da me o membri del mio gruppo.
    Lucio Demetrio Regazzo

  6. #441
    Partecipante Super Esperto L'avatar di Lucio Regazzo
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    16-08-2008
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    Riferimento: Psicoterapie brevi: pubblicità e reale efficacia

    A Char_lie
    Queste cose ("insonnia" e così via) che fanno star male, chiamatele poi come volete, sintomi o altro, non è certo questo quello che volevo mettere in evidenza, ma soltanto il fatto che c'è il rischio che in una psicoterapia più lunga la cura di questi eventi deleterei passi in secondo piano finendo col generare altri tipi di danni.
    Bisogna cercare di valutare bene caso per caso.

    Resto al tuo ultimo esempio e posto una risposta rapida che se vuoi, possiamo approfondire.
    Insonnie ne esistono di molti tipi, se andiamo oltre alla classificazione diagnostica e sono invalidanti sia per effetti conseguenti sul fronte psicologico, sia sul fronte organico. Pensiamo alla lunga deprivazione di sonno indotta e che si è costatato, provoca deliri.
    Comunque ne esistono molte: alcune sintomatiche come quelle legate all’alimentazione ( vedi carenza di magnesio che provoca continui risvegli o a assunzione di alimenti che eccitano il cervello) o a un cattivo stile di vita ( mancanza di attività fisica. Ad esempio) o a situazioni ambientali o lavorative.
    Altre sono il segnale di un disagio più ampio che coinvolge la personalità del soggetto ( anche qui, andiamo oltre la nosografia).
    Per le prime, sono in sintonia con te: le soluzioni devono essere rapide; ma non esistono solo gli psicofarmaci: tieni presente poi che, per l’insonnia, vengono per lo più prescritte BDZ ad emivita ultrarapida che funzionano per brevissimo tempo; alcuni Psichiatri arrivano a prescrivere neurolettici a basso dosaggio ( risolvono il problema tolleranza, ma ne creano altri). Per quelle sintomatiche esistono molti rimedi alternativi alle molecole psicoattive (anche qui se vuoi approfondiamo), per le altre è necessario intervenire sulla persona nella sua interezza perché sono indicatori di disturbi di personalità o di profondi disagi esistenziali.
    Tieni presente che, ad ogni modo, si sta affermando una corrente che abbina l’intervento breve (quello sul sintomo) all’intervento medio-lungo, che tende ad evitare scompensi.
    Finisco Char_lie: non è immorale chi assume psicofarmaci, sotto la pressione della sofferenza, lo è chi ne approfitta e li distribuisce con volute disinformazioni (bugiardini addomesticati) e promettendo risultati che non si possono avere. Ciao. Lucio
    Lucio Demetrio Regazzo

  7. #442
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Riferimento: Psicoterapie brevi: pubblicità e reale efficacia

    Chiedo scusa a Lucio e agli altri partecipanti alla discussione. Non so se l'articolo che allego sia o meno OT, ma mi pare che informare sulle ricerche in corso per la valutazione dell'efficacia e dell'efficienza delle psicoterapie possa rientrare tra gli obiettivi di questo thread.

    [email protected]
    01 NOVEMBRE 2008
    PAGINA 1
    Lo spirito di ricerca di J. Lichtenberg
    Che cosa guida lo scambio clinico perchè non degeneri nel futile tentativo di una funzione
    genitoriale riparativa o vada tanto avanti nelle gratificazioni concrete da sembrare alla fine un’adozione?
    Ritengo che la risposta si trovi in ciò che io definisco “spirito di ricerca”. Lo spirito di ricerca è il giroscopio del terapeuta e lo aiuta a “raddrizzare” l’impresa terapeutica quando, lottando animatamente con le pressioni del paziente che vuole risposte concrete e gratificanti, perde l’immediatezza dell’esplorazione. La capacità del terapeuta di mantenere lo spirito di ricerca durante una lunga relazione clinica piena di emozioni
    dipende dalla sua profonda fiducia nell’efficacia dell’esplorazione, nelle teorie che lo guidano e nelle tecniche che impiega.

    Brano tratto da: Lichtenberg J.(2005), Mestiere e ispirazione, Cortina Ed.2008, pag XVI


    Le news sulla ricerca

    Lo scopo di questa newsletter è di offrire informazioni sugli argomenti attinenti alla ricerca ipeppt sull’efficacia della psicoterapia e l’efficacia dei training formativi in psicoterapia. Per questa ragione metteremo brevi informazioni, recensioni d’interesse per i partecipanti alla ricerca, notizie sugli strumenti di valutazione del processo terapeutico.
    Saranno brevi e concise perchè il lettore possa avere un “assaggio” e valutare se approfondire l’argomento trattato.

    Brevi articoli d’interesse potranno essere inviati alla mail della ricerca: [email protected]. Sono graditi feedback e informazioni.

    Ricordiamo il sito della ricerca in lingua inglese:IPEPPT.net :: Intro ::.

    Nicoletta Cinotti


    Con l’occasione del convegno per il trentennale della SIAB a Sorrento abbiamo avuto
    l’opportunità di presentare il progetto di ricerca Ipeppt. Un progetto di ricerca
    internazionale. Nella fase attuale stiamo lavorando per costruire una rete di psicoterapeuti bioenergetici disponibili a utilizzare un comune protocollo
    di ricerca che apra la riflessione su “cos’è che funziona in analisi bioenergetica”. La ricerca intende raccogliere sia l’esperienza di psicoterapeuti esperti che dei
    giovani colleghi.Questa fase prevede l’utilizzo di una scheda strutturata di autovalutazione del processo terapeutico con i pazienti. E’ una scheda pensata
    per riflettere. Uno strumento di riflessione e non di giudizio. Per questa ragione la partecipazione alla ricerca sarà valutata ai fini del conseguimento dei crediti
    necessari per diventare CBT. Varrà 1 credito. Un segno del valore che la SIAB dà alla ricerca e alla formazione di una comunità di psicoterapeuti in rete.
    NC

    “L’amore, il lavoro e la conoscenza sono le fonti della nostra vita. Dovrebbero anche governarla”. W. Reich

    NEWSLETTER
    [email protected]
    01 NOVEMBRE 2008
    PAGINA 2

    LA RICERCA IN LOWEN:TEORIA ,TECNICHE E METODO

    Nel 1977 Lowen pubblicava un articolo sulla rivista “Pulsazioni” dell’Istituto di Bio-
    Energetica W. Reich. In questo articolo descriveva sinteticamente che cosa
    contraddistingue la teoria, il metodo e la tecnica della bioenergetica. Malgrado sia un
    articolo “trentennale” affronta con modernità gli argomenti di interesse attuale, sia dal punto di vista scientifico che della riflessione sulle caratteristiche peculiari dell’analisi
    bioenergetica. Lowen riprende l’impostazione classica della riflessione teorica in psicoterapia: definisce gli elementi base della teoria, il metodo e l’obiettivo terapeutico. ”Dare una definizione dell’analisi bioenergetica significa specificare
    i principi fondamentali sui quali si basano sia la teoria che la tecnica.Penso che questa
    premessa sia indispensabile perchè si tende a confondere le tecniche specifiche, di cui si fa uso, con la conoscenza che tali tecniche giustifica. Io non ho mai seguito un procedimento standardizzato nel trattamento di un mio qualsiasi paziente.(...)
    Procedimento e tecnica variano da terapista a terapista. Spero comunque che gli obiettivi e i concetti fondamentali, siano comuni a tutti coloro che si considerano interessati a questo lavoro”(Pulsazioni, I, 1977, pag 94). L’articolo prosegue poi
    affermando i principi teorici di base, che sono:l’identità funzionale psiche - soma(1), il
    fatto che ogni organismo è una unità le cui funzioni vitali sono regolate dal principio del piacere (2).
    Su questo punto torneremo in uno dei prossimi numeri della newsletter quando affronteremo il tema dei processi di autoregolazione. Il terzo punto è che pensare in termini di unità significa pensare in termini energetici. Questo, afferma Lowen, significa “ che il controllo della salute e della malattia dipende dalla quantità di energia
    che una persona possiede e dal modo in cui questa energia è usata nel corpo. Il concetto di energia è un concetto quantitativo. Senza questo fattore qualsiasi comprensione della personalità mancherà di fondamento. I fattori qualitativi,
    da soli, sono troppo superficiali.”Illustra poi la differenza con un esempio:” La
    parola “collera” descrive una emozione che non è sempre la stessa per tutti gli individui, per tutte le situazioni. Dire che un paziente è arrabbiato è una definizione solo qualitativa. Resta da vedere quanto intensa, quanto bene diretta e quanto prolungata fosse la collera espressa. Solo una concezione energetica ci permette di misurare la profondità dell’emozione” (ibidem pag 97).

    Il quarto punto è che tutte le tensioni di un individuo confluiscono a formare la sua struttura caratteriale. “Energia, tensione e carattere sono interdipendenti - prosegue
    Lowen - poichè il complesso totale delle tensioni controlla la quantità e l’uso dell’energia
    corporea.(...)Poichè il carattere è la somma totale di tutte le forme di tensione, esso si esprime attraverso l’aspetto e la mobilità del corpo.”Il quinto principio è il grounding: “essere radicati alla terra vuol dire che l’energia e le emozioni possono liberamente fluire al suolo attraverso le gambe, assicurando all’individuo mobilità, equilibrio e stabilità. Nella misura in cui non è radicato, un individuo ha una vita irreale”(ibidem pag.99).
    L’obiettivo terapeutico per Lowen non è il cambiamento della struttura caratteriale, un
    obiettivo che Reich perseguì fino ad un certo punto della sua ricerca. Lowen ritiene che il
    cambiamento possa essere quantitativo, legato all’avere più energia e al rimanere grounded anche di fronte a situazioni ed emozioni forti. “Poichè le tensioni non si formano da un giorno all’altro, non possono essere sciolte da un’unica esperienza terapeutica. Le
    esperienze debbono accompagnarsi ad una presa di coscienza se si vuole che abbiano
    un effetto positivo sulla personalità in trattamento. (...)

    Mentre è relativamente facile suscitare emozioni o esperienze in una persona, è molto più
    difficile aiutare quella persona ad integrare tali esperienze a livello caratteriale”.Il metodo in analisi bioenergetica spesso viene identificato con le tecniche di lavoro corporeo usate. Su questo, in realtà Lowen ha una visione ampia. Sempre nello stesso articolo afferma: “Se si tengono in mente questi cinque principi non ha importanza il modo in cui
    si tratta il paziente. Nell’armamentario terapeutico c’è posto per ogni tecnica. Tutte
    funzionano di volta in volta. Nessuna funziona sempre. Ciò che è importante non è quello
    che facciamo ma in che modo comprendiamo la vita e i processi vitali, compresi noi stessi”. Un bel modo di concludere l’articolo e un monito a non identificare la
    bioenergetica con le tecniche di lavoro corporeo.La bioenergetica è una teoria e poi anche una “tecnica”.

    Nicoletta Cinotti
    Buona vita

    Guglielmo
    Ultima modifica di willy61 : 30-03-2009 alle ore 18.52.06
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  8. #443
    Partecipante Figo L'avatar di bella primavera
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    Riferimento: Psicoterapie brevi: pubblicità e reale efficacia

    ilf atto è che molti utilizzano solamete il farmaco e senza consigli medici, si fanno autodiagnosi e autocura e così creano dipendenza dal farmaco.
    Il prof. marshall, psichiatra e direttore di un clinica In America anni fa scrisse un bel libro "la paura degli altri" in cui elencava vari disturbi, molti dei quali legati ad uno spettro ansiogeno, con resoconti clinici.
    Lui considerava l'ansia sociale come una vera e propria malattia e non come un sintomo.
    Ed i migliori risultati li ha ottenuti integrando alla terapia cognitivo comportametale l'uso di psicofarmaci.

  9. #444
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    Riferimento: Psicoterapie brevi: pubblicità e reale efficacia

    Citazione Originalmente inviato da Lucio Regazzo
    Resto al tuo ultimo esempio e posto una risposta rapida che se vuoi, possiamo approfondire.
    Insonnie ne esistono di molti tipi, se andiamo oltre alla classificazione diagnostica e sono invalidanti sia per effetti conseguenti sul fronte psicologico, sia sul fronte organico. Pensiamo alla lunga deprivazione di sonno indotta e che si è costatato, provoca deliri.
    Comunque ne esistono molte: alcune sintomatiche come quelle legate all’alimentazione ( vedi carenza di magnesio che provoca continui risvegli o a assunzione di alimenti che eccitano il cervello) o a un cattivo stile di vita ( mancanza di attività fisica. Ad esempio) o a situazioni ambientali o lavorative.
    Altre sono il segnale di un disagio più ampio che coinvolge la personalità del soggetto ( anche qui, andiamo oltre la nosografia).
    Per le prime, sono in sintonia con te: le soluzioni devono essere rapide; ma non esistono solo gli psicofarmaci: tieni presente poi che, per l’insonnia, vengono per lo più prescritte BDZ ad emivita ultrarapida che funzionano per brevissimo tempo; alcuni Psichiatri arrivano a prescrivere neurolettici a basso dosaggio ( risolvono il problema tolleranza, ma ne creano altri). Per quelle sintomatiche esistono molti rimedi alternativi alle molecole psicoattive (anche qui se vuoi approfondiamo), per le altre è necessario intervenire sulla persona nella sua interezza perché sono indicatori di disturbi di personalità o di profondi disagi esistenziali.
    Tieni presente che, ad ogni modo, si sta affermando una corrente che abbina l’intervento breve (quello sul sintomo) all’intervento medio-lungo, che tende ad evitare scompensi.
    Finisco Char_lie: non è immorale chi assume psicofarmaci, sotto la pressione della sofferenza, lo è chi ne approfitta e li distribuisce con volute disinformazioni (bugiardini addomesticati) e promettendo risultati che non si possono avere. Ciao.
    Lucio hai chiarito tutto bene, forse cercare un'integrazione tra le diverse forme di cura è la cosa più ragionevole da fare. Ci sono esigenze variegate e secondo me è sbagliato sia pensare che ogni male è sempre rappresentato da dei sintomi sia che i sintomi non rappresentano mai alcun male.

    Un saluto

  10. #445
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: Psicoterapie brevi: pubblicità e reale efficacia

    Il prof. marshall, psichiatra e direttore di un clinica In America anni fa scrisse un bel libro "la paura degli altri" in cui elencava vari disturbi, molti dei quali legati ad uno spettro ansiogeno, con resoconti clinici.
    Lui considerava l'ansia sociale come una vera e propria malattia e non come un sintomo. Ed i migliori risultati li ha ottenuti integrando alla terapia cognitivo comportametale l'uso di psicofarmaci.
    Il Prof. Marshall può dire quello che vuole, ma non spetta a lui decidere se il Signor XY che a lui si rivolge ha un sintomo o è un sintomo, allo stesso modo non capisco cosa si intenda per "vera e propria malattia", ma mi pare il solito retaggio medico dal quale dovremmo imparare a prendere una buona volta le distanze in maniera radicale e definitiva.

    Saluti,
    ikaro

  11. #446
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Psicoterapie brevi: pubblicità e reale efficacia

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Lucio hai chiarito tutto bene, forse cercare un'integrazione tra le diverse forme di cura è la cosa più ragionevole da fare. Ci sono esigenze variegate e secondo me è sbagliato sia pensare che ogni male è sempre rappresentato da dei sintomi sia che i sintomi non rappresentano mai alcun male.
    Mi sembra che di orientamenti integrati ce ne siano a bizzeffe, ma sono molti i dubbi sull'efficacia di questi interventi, oltre ovviamente che sulla scarsa coerenza epistemica che li sorregge. In sostanza il problema è che mancano proprio di una teoria e di una metodologia unitaria. L'altra strada, a mio parere più valida, è la ricerca di un modello teorico e clinico valido sia dal punto di vista della coerenza interna che dell'applicabilità. E in questo senso i modelli teorici dominanti, seppure in forme differenti e con grandi differenze di correnti di pensiero all'interno dell'orientamento (penso al congnitivismo), oltrepassano la questione del sintomo radicandolo nel concetto più ampio di "personalità".

    Saluti
    gieko

  12. #447
    Partecipante Super Esperto L'avatar di Lucio Regazzo
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    Riferimento: Psicoterapie brevi: pubblicità e reale efficacia

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Mi sembra che di orientamenti integrati ce ne siano a bizzeffe, ma sono molti i dubbi sull'efficacia di questi interventi, oltre ovviamente che sulla scarsa coerenza epistemica che li sorregge. In sostanza il problema è che mancano proprio di una teoria e di una metodologia unitaria. L'altra strada, a mio parere più valida, è la ricerca di un modello teorico e clinico valido sia dal punto di vista della coerenza interna che dell'applicabilità. E in questo senso i modelli teorici dominanti, seppure in forme differenti e con grandi differenze di correnti di pensiero all'interno dell'orientamento (penso al congnitivismo), oltrepassano la questione del sintomo radicandolo nel concetto più ampio di "personalità".

    Saluti
    Scusami Gieko; alcune domande:
    1- quali sono queste bizzeffe?
    2- dove nasce l'affermazione che mancano di una epistemologia di base, di una teoria (teoria di cosa?) e di una metodologia unitaria? E i dubbi sull'efficacia (o efficienza?)?
    3- la ricerca del modello clinico valido: per tutto e per tutti? Un modello esistente? O la ricerca del "famoso" modello unico?
    Capisco che sono molte domande e "sforano" in ampie tematiche, ritengo però opportuno che le tue affermazioni vengano chiarite un p0' meglio (almeno per me, se non per Char_lie).
    Buongiorno e grazie.
    Ultima modifica di Lucio Regazzo : 13-11-2008 alle ore 13.02.29
    Lucio Demetrio Regazzo

  13. #448
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Citazione Originalmente inviato da Lucio Regazzo Visualizza messaggio
    Scusami Gieko; alcune domande:
    1- quali sono queste bizzeffe?
    2- dove nasce l'affermazione che mancano di una epistemologia di base, di una teoria (teoria di cosa?) e di una metodologia unitaria? E i dubbi sull'efficacia (o efficienza?)?
    3- la ricerca del modello clinico valido: per tutto e per tutti? Un modello esistente? O la ricerca del "famoso" modello unico?
    Provo a chiarire il mio punto di vista.
    1- Su questo forse hai ragione, ho contato una decina di scuole che si definiscono ad "orientamento integrato", almeno qui sul sito. Mi riferivo comunque anche alle numerose volte che ho sentito prospettare integrazioni tra vari modelli (ad es. cognitivista e psicoanalitico) a livello sia teorico che tecnico.
    2- Questo è un punto per me molto importante, nel senso che la mia affermazione si basa sul fatto che, dal punto di vista teorico, gli approcci integrati mettono insieme concetti tra loro profondamente differenti (nell'esempio di prima: centralità dei processi cognitivi e centralità dei processi inconsci) perchè provenienti - e quindi legati concettualmente - a modelli generali dell'essere umano diversi e, spesso, contrastanti. Ciò comporta una sovrapposizione di metodologie di lavoro a voler veder bene contraddittorie, con possibili effetti sul processo terapeutico. Insomma, l'eclettismo può generare confusione per la propria natura.
    3- Dall'altra parte sono convinto dell'importanza di costruire modelli che siano ampi ed esaustivi ma, contemporaneamente, coerenti al loro interno. I costrutti che ne fanno parte, in altre parole, devono essere epistemicamente coerenti, radicati in una teoria di fondo specifica e ben determinata, oltre che sufficientemente spiegativi di un'ampia gamma di fenomeni. Non penso che esistano modelli definitivi, ma credo che la tensione verso teorie sempre più ampie e complete sia necessariamente da ricercare. Personalmente credo che alcune teorie si stiano muovendo in questa direzione, nonostante lo "stato dell'arte" sia ben lungi dall'essere in una fase avanzata.

    Spero di essermi spiegato meglio.

    Un saluto
    gieko

  14. #449
    Partecipante Super Esperto L'avatar di Lucio Regazzo
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    Riferimento: Psicoterapie brevi: pubblicità e reale efficacia

    Ti ringrazio per la risposta e domani con calma ti rispondo; probabilmente posso chiarire meglio il mio punto di vista.
    Ciao.
    Lucio Demetrio Regazzo

  15. #450
    Partecipante Figo L'avatar di bella primavera
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    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    Il Prof. Marshall può dire quello che vuole, ma non spetta a lui decidere se il Signor XY che a lui si rivolge ha un sintomo o è un sintomo, allo stesso modo non capisco cosa si intenda per "vera e propria malattia", ma mi pare il solito retaggio medico dal quale dovremmo imparare a prendere una buona volta le distanze in maniera radicale e definitiva.

    Saluti,
    ikaro
    il prof. Marshall racconta di avere di base una formazione psicodinamica, e quindi di leggere il sintomo in termini "psicodinamici", però secondo lui visto gli scarsi risultati ottenuti con questo approccio (almeno per le fobie sociali), ha trovato grandi vantaggi con la tcc, e gli psicofarmaci, benziodiazepine o beta-bloccanti, "AFFERMA CHE L'ANSIA NON è LEGATA A CONFLITTI INCONSCI O PROCESSI SIMBOLICI, MA ALL'IDEA ERRONEA CHE UNA PERSONA SI FA DI UNA CERTA SITUAZIONE"; LE CAUSE? " GENETICHE, OPPURE LEGATE AD APPRENDIMENTI SOCIALI SPECIE IN FAMIGLIA, ANCHE ALTRI FATTORI COME NASCERE PRIMO O SECONDO GENITO POTREBBE AVERE UNA SUA INFLUENZA"
    Saluti

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