L'io per Freud è prima di tutto un io-corpo, sono d'accordo, ma provo a riprendere il passo: "può dunque essere considerato come una proiezione psichica e inoltre (...) il rappresentante degli elementi superficiali dell'apparato pischico". Questo significa che il corpo è la matrice primaria della psiche? Sembrerebbe, secondo me, che l'io-corpo è già una proiezione psichica, un "rappresentante" per l'appunto. In altre parole, il solo accesso dell'uomo al proprio corpo passa per l'io, ma questo non so se significa che il corpo sia la matrice primaria della soggettività, considerando tra l'altro -e forse questo è il punto più importante- che l'io non è la soggettività, ma piuttosto un suo miraggio. Detto questo, preciso che a Freud mancava la riflessione della filosofia del linguaggio, del linguaggio che pre-esiste al piccolo dell'uomo, che si trova così ad essere parlato, dal suo Altro materno innanzitutto, che lo designa in quanto "figlio" o "bel bambino" o "qualsiasi altra cosa". Si pensi, ad esempio, alla scelta del nome. Questo modo di nominarlo determinerà comunque in un certo modo le sue relazioni primarie, prima ancora di essere biologicamente concepito (organismo) e prima ancora di essere un corpo.A mio parere no, Ikaro. Il fondamento della soggettività è corporeo,dal mio punto di vista. Il verbale arriva dopo, come tentativo di descrizione alternativa di qualcosa che esisteva prima e fuori dal linguaggio.
Corretto, a mio avviso, il richiamo a Beebe e Lachman da parte di Gieko. A quella danza di sguardi, movimenti, corpi che costruisce le relazioni primarie. Quelle che costituiscono il fondamento, la matrice del nostro modo di essere in relazione con l'altro nel resto della nostra vita.
Che cosa costituisce un Io? Che cosa se non "la proiezione di una superficie"? Curioso che tu, che ti richiami così spesso a Freud, quasi sembri dimenticare il fatto che per Freud il corpo era la matrice primaria della psiche.
Saluti,
ikaro







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e l'inconscio dell'analista
!! Comunque io considero il linguaggio e il simbolico come fondante la soggettività, non lo psichico che ne è, piuttosto, l'effetto.
) che non è per nulla d'accordo con la metafora di Nino Ferro, perchè non lasciare che il paziente cucini da sè la sua pietanza, fosse anche sapida e sciapita? Dopotutto, per restare nella metafora (che comunque non mi piace molto, la tavola e il mangiare mi sembrano molto/troppo connotati, ci manca solo la bavaglia e l'imboccare!!