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  1. #481
    Partecipante Super Figo L'avatar di Agony
    Data registrazione
    02-11-2004
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    1,509
    La mia terra è sui fiumi stretta al mare,
    non latro luogo ha voce così lenta
    dove i miei piedi vagano
    tra giunchi pesanti di lumache.
    Certo è autunno. Nel vento a brani
    le morte chitarre sollevano le corde
    su la bocca nera e una mano agita le dita
    di fuoco.
    Nello specchio della luna
    Si pettinano fanciulle col petto d'arance.

    Chi piange? Chi frusta i cavalli nell'aria
    rossa? Ci fermeremo a questa riva
    lungo le catene d'erba e tu amore
    non portarmi davanti a quello specchio
    infinito: vi si guardano dentro ragazzi
    che cantano e alberi altissimi e acque.
    Chi piange? Io no, credimi; sui fiumi
    corrono esasperati schiocchi d'una frusta,
    i cavalli cupi i lampi di zolfo.
    io no, la mia razza ha coltelli
    che ardono e lune e ferite che bruciano.

    Le morte chitarre - S. Quasimodo

  2. #482
    Partecipante Super Figo L'avatar di mircalla
    Data registrazione
    05-05-2005
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    1,718
    Ore cinque pomeridiane

    Da otto giorni, avevo lacerato i miei stivaletti
    ai ciottoli delle strade. Entravo in Charleroi.
    -Al Cabaret Vert: chiesi delle tartine
    al burro e del prosciutto mezzo freddo.

    Beato, allungai le gambe sotto il tavolo
    verde: contemplai i motivi assai ingenui
    della tappezzeria - E fu un momento adorabile
    quando la fante dalle poppe enormi dagli occhi briosi

    ( quella, non sarà un bacio a spaventarla! )
    mi portò, ridanciana, delle tartine al burro
    e del prosciutto tiepido, in un piatto colorato,

    prosciutto roseo e bianco profumato da uno spicchio
    d'aglio, - e mi riempì un boccale immenso,
    con la schiuma
    dorata da un raggio tardivo di sole.

    Al Cabaret vert - Arthur Rimbaud

  3. #483
    Postatore Compulsivo L'avatar di ghiretto
    Data registrazione
    15-11-2004
    Residenza
    nell'orbita di Anarres
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    3,359
    IMPARARE


    _


    Dopo un po' tu impari


    la sottile differenza


    tra il tenere una mano


    e l'incantare l'anima


    _


    ed impari che amare


    _non significa possedere


    e che stare insieme


    non significa sicurezza


    _


    e incominci ad imparare


    che i baci non sono un contatto


    e che i doni non sono promesse


    _


    e cominci ad accettare le sconfitte


    a testa alta ed occhi aperti


    con la grazia di una donna


    e senza il dolore di un bambino


    _


    ed impari a costruirti la tua strada


    giorno dopo giorno


    perché il terreno di domani


    è troppo incerto per un programma


    e i piani futuri


    falliscono sempre a metà strada


    _


    dopo un po' tu impari


    che anche il sole può scottarti


    se chiedi troppo


    _


    così coltivi il tuo giardino


    e fai bella la tua anima


    senza aspettare che qualcuno


    ti porti fiori


    _


    e tu impari


    che davvero puoi farcela


    che davvero sei forte


    che davvero vali qualcosa


    _


    e tu impari


    e tu impari


    nonostante gli addii


    tu impari.


    Anonimo Rogersiano

  4. #484
    Partecipante Super Figo L'avatar di Agony
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    02-11-2004
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    Ho baciato l'alba d'estate.

    Nulla si muoveva ancora sul frontone dei palazzi. L'acqua era morta. Gli accampamenti d'ombre non lasciavano la strada del bosco. Ho camminato, destando gli aliti vivi e tiepidi; e le gemme guardarono, e le ali s'alzarono senza rumore.

    La prima impresa fu, nel sentiero già pieno di freschi e pallidi splendori, un fiore che mi disse il suo nome.

    Risi alla cascata che si scapigliò attraverso gli abeti: sulla cima argentata ravvisai la dea.

    Allora sollevai a uno a uno i veli. Nel viale, agitando le braccia. Per la pianura, dove l'ho annunciata al gallo. Nella grande città, ella fuggiva tra i campanili e le cupole; e, correndo come un mendicante sulle banchine di marmo, io le davo la caccia.

    In cima alla strada, presso un bosco di lauri, l'ho avvolta nei suoi veli ammassati e ho sentito un poco il suo immenso corpo. L'alba e il fanciullo caddero ai piedi dei bosco.

    Al risveglio, era mezzogiorno.

    Alba - Rimbaud

  5. #485
    Partecipante Super Figo L'avatar di mircalla
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    05-05-2005
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    Andare, o sorella, o fanciulla,
    come sarebbe dolce,
    laggiu' andare (ci pensi?)
    a vivere, tu e io!
    Amare a sazieta'
    amare e morire
    nel paese che ti rassomiglia!
    I soli inumiditi
    di quegli inquieti cieli pel mio spirito
    hanno l'incanto cosi' misterioso
    dei tuoi occhi ingannevoli,
    splendenti tra le lacrime.

    Tutto, laggiu', e' ordine e bellezza,
    lusso, calma e volutta'.

    Decorerebbero la nostra camera
    mobili rilucenti
    levigati dagli anni; e i fiori
    piu' rari, che mischaino i loro
    profumi ai sentori
    vaganti dell'ambra.
    I ricchi soffitti,
    gli specchi profondi
    e lo splendore orientale, tutto
    parlerebbe in segreto alla nostra anima
    la dolce sua lingua natia.

    Tutto, laggiu', e' ordine e bellezza,
    lusso, calma e volutta'.

    Guarda: vedi su quei canali
    vascelli dormire,
    di umor vagabondo.
    Perche' sia pago perfino
    il minimo tuo desiderio
    sono venuti di capo al mondo.
    I soli declinanti
    rivestono i campi, i canali,
    la citta' intera, di giacinto e d'oro.
    Il mondo s'addormenta
    in una calda luce.

    Tutto, laggiu', e' ordine e bellezza,
    lusso, calma e volutta'.

    Invito al viaggio - Charles Baudelaire

  6. #486
    Partecipante Super Figo L'avatar di Agony
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    02-11-2004
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    Non avrei voluto...
    ma a questo punto...

    Mentre scendevo per fiumi impassibili,
    non mi sentii più guidato dagli alatori:
    urlanti Pellirosse li avevan presi per bersagli,
    inchiodàtili nudi ai pali multicolori.

    Non mi davo pensiero di nessun equipaggio,
    portatore di grani fiamminghi o di cotoni inglesi.
    Quando con gli alatori finirono quegli strepiti,
    i fiumi mi lasciarono scendere dove volessi.

    Negli sciacquii furiosi delle maree,
    l'altro inverno, più sordo che cervelli di bimbi,
    io corsi! E le penisole disormeggiate
    non subirono mai gazzarre più trionfali.

    La tempesta ha benedetto i miei risvegli marittimi.
    Più leggero d'un sughero ho danzato sui flutti
    - che dicono eterni voltolatori di vittime-
    dieci notti, senza rimpiangere l'occhio èbete dei fari.

    Più dolce che ai fanciulli la polpa delle mele acerbe,
    l'acqua verde penetrò il mio scafo d'abete
    e dalle macchie di vini bluastri e dai vomiti
    mi lavò, disperdendo timone ed ancorotto.

    E da allora mi son bagnato nel poema
    Del mare infuso d'astri e lattescente,
    divorando i verdi azzurri dove, fluttuazione livida
    ed estatica, un annegato pensoso talora discende;

    dove, tingendo a un tratto le azzurrrità, deliri
    e ritmi lenti sotto il rutilar della luce,
    più forti dell'alcool, più vasti delle nostre lire,
    fermentano gli amari rossori dell'amore

    Io so i cieli scoppianti in lampi e le trombe
    E le risacche e le correnti; so la sera,
    l'alba esaltata come un popolo di colombe,
    e ho visto talvolta ciò che l'uomo credette di vedere.

    Ho visto il sole basso, maculato di mistici orrori,
    illuminare di lunghe coagulazioni violette,
    simili ad attori di drammi antichissimi,
    i flutti rotolanti lontano i loro brividi d'imposte.

    Ho sognato la notte verde dalle nevi abbagliate,
    bacio che lentamente saliva agli occhi dei mari,
    la circolazione delle linfe inaudite
    e il gialloazzurro risveglio dei fòsfori canori.

    Per mesi ho seguito, simile a mandre di vacche
    Isteriche, il maroso all'assalto degli scogli,
    senza pensare che i piedi luminosi delle Marie
    potessero forzare il muso agli oceani bolsi.


    Ho urtato, sapete? Contro incredibili Floride
    Che mischiano ai fiori occhi di pantere dalla pelle
    Umana! Arcobaleni tesi come briglie,
    sotto l'orizzonte dei mari, a glauchi armenti.

    Ho visto fermentare le paludi enormi, nasse
    Dove imputridisce tra i giunchi tutto un Leviatano!
    Crolli d'acque in mezzo alle bonacce
    E le lontananze sprofondanti verso gli abissi!

    Ghiacciai, soli d'argento, onde madreperlàcee, cieli di bragia,
    orridi incagli in fondo ai golfi bruni
    dove serpenti giganti divorati da cimici
    cadon dagli alberi contorti con neri profumi!

    Avrei voluto mostrare ai fanciulli quelle orate
    Del flutto azzurro, quei pesci d'oro, quei pesci canori.
    - Schiume di fiori han benedetto le mie fughe
    E venti ineffabili m'han dato, a tratti, le ali

    Talora, martire stanco dei poli e delle zone,
    il mare, il cui singhiozzo addolciva il mio rullio,
    alzava verso di me i suoi fiori d'ombra dalle ventose gialle
    e io restavo come una donna in ginocchio,

    penisola sballottante sui miei bordi i litigi
    e gli escrementi d'uccelli chiassosi dagli occhi biondi,
    e vogavo, mentre attraverso i miei fragili cavi
    annegati scendevano, a ritroso, a dormire...

    ora io, battello perduto sotto i capelli delle anse,
    scagliato dall'uragano nell'etere senza uccelli,
    io, di cui i Monitori e i velieri delle Anse
    non avrebbero ripescata la carcassa ebbra d'acqua;

    libero, fumante, montato da nebbie violàcee,
    io che foravo il cielo rosseggiante come un muro
    che porti, confettura squisita per i buoni poeti,
    licheni di sole e mocci d'azzurro;

    io che correvo macchiato di lùnule elettriche,
    tavola folle, scortato dai neri ippocampi,
    quando i lugli facevano crollare a randellate
    i cieli oltremarini nelle pévere ardenti;

    io che tremavo, sentendo gemere a cinquanta leghe
    la foia dei Béhemot e dei Maelstrom densi,
    eterno scorridore delle immobilità azzurre,
    io rimpiango l'Europa dai vecchi parapetti.

    Ho visto arcipelaghi siderali! E isole
    I cui deliranti cieli sono aperti al vogatore:
    - forse in quelle notti senza fondo tu dormi e t'esilii,
    milione d'uccelli d'oro, o futuro Vigore?-

    Ma, davvero, ho troppo pianto. Le albe sono strazianti,
    ogni luna è atroce ed ogni sole amaro.
    L'acre amore m'ha gonfiato di torpori inebrianti.
    Oh, esploda la mia chiglia! Oh, ch'io m'inabissi nel mare!

    Se desidero un'acqua d'Europa, è la pozzanghera
    Nera e fredda dove, verso il crepuscolo aulente,
    un bimbo accoccolato, pieno di tristezza, vara
    una barchetta fragile come una farfalla di maggio.

    Non posso più, o onde, bagnato dai vostri languori,
    rapir la scia ai legni che portano cotoni,
    né traversar l'orgoglio delle bandiere e delle fiamme,
    né nuotar sotto gli occhi orribili dei pontoni.

  7. #487
    Partecipante Super Figo L'avatar di mircalla
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    05-05-2005
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    Il battello ebbro - Arthur Rimbaud...



  8. #488

    Rue de Vaugirdard
    a mezza altezza
    debraglio e sbalordito di candore
    la targa espongo alle luci e alle ombre
    poi riparto rinvigorito
    da un irrecusabile negativo

    S. Beckett
    [“Tutte le lettere sono d'amore”]>>Yellow Letters

  9. #489
    vecchio andare
    vecchie soste

    andare
    assente
    assente
    sostare

    S. Beckett - Filastroccate
    [“Tutte le lettere sono d'amore”]>>Yellow Letters

  10. #490
    Partecipante Super Figo L'avatar di Agony
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    02-11-2004
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    1,509
    Morte, inerzia di sonno
    per te, silenzio di memoria, sempre:
    tu non attingi rose
    poetiche.
    Dispitta e scura, vagherai nell'Ade,
    svolacchierai tra larve
    nere.

    Saffo - L'oblio

  11. #491
    Forse un mattino andando in un’aria di vetro.

    Forse un mattino andando in un'aria di vetro,
    arida,rivolgendomi vedrò compirsi il miracolo:
    il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
    di me, con un terrore di ubriaco.

    Poi come s'uno schermo, s'accamperanno di gitto
    alberi case colli per l'inganno consueto.
    Ma sarà troppo tardi; ed io me n'andrò zitto
    tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.

    E. Montale
    "io sono Pessoa e...la Quarta...!"
    ....."MORBOSOooo"
    "Amo il rigore Bauhaus...cravattina nera, camicia bianca...stailosisssima"

    "...mi disturbi esteticamente..."

    http://www.radiodd.com

  12. #492
    tati81
    Ospite non registrato
    Questo amore
    Questo amore
    così violento
    così fragile
    così tenero
    così disperato
    Questo amore
    bello come il giorno
    cattivo come il tempo
    quando il tempo e cattivo
    Questo amore così vero
    Questo amore così bello
    così felice
    così gioioso
    così irrisorio
    Tremante di paura come un bambino quando e buio
    così sicuro dì sé
    come un uomo tranquillo nel cuore della notte
    Questo amore che faceva paura agli altri
    e li faceva parlare e impallidire
    Questo amore tenuto d'occhio
    perché noi lo tenevamo d'occhio
    Braccato ferito calpestato fatto fuori negato cancellato
    Perché noi l'abbiamo braccato ferito calpestato fatto fuori negato cancellato
    Questo amore tutt'intero
    così vivo ancora
    e baciato dal sole
    E' il tuo amore
    E' il mio amore
    E' quel che e stato
    Questa cosa sempre nuova
    che non e mai cambiata
    Vera come una pianta
    Tremante come un uccello
    Calda viva come l'estate
    Sia tu che io possiamo andare e tornare possiamo dimenticare
    e poi riaddormentarci svegliarci soffrire invecchiare addormentarci ancora
    sognarci della morte ringiovanire e svegli sorridere ridere
    Il nostro amore non si muove
    Testardo come un mulo
    Vivo come il desiderio
    Crudele come la memoria
    Stupido come i rimpianti
    Tenero come il ricordo
    Freddo come il marmo
    Bello come il giorno
    Fragile come un bambino
    Ci guarda sorridendo
    Ci parla senza dire
    E io l'ascolto tremando
    E grido
    Grido per te
    Grido per me
    Ti supplico
    Per te per me per tutti quelli che si amano
    E che si sono amati
    Oh sì gli grido
    Per te per me per tutti gli altri
    che non conosco
    Resta dove sei
    non andartene via
    Resta dov'eri un tempo
    resta dove sei
    Non muoverti
    non te ne andare
    Noi che siamo amati noi t'abbiamo dimenticato
    Tu non dimenticarci
    Non avevamo che te sulla terra
    Non lasciarci morire assiderati
    Lontano sempre più lontano dove tu vuoi
    Dacci un segno di vita
    Più tardi, più tardi, di notte
    nella foresta del ricordo
    sorgi improvviso
    tendici la mano
    e salvaci

  13. #493
    Postatore Compulsivo L'avatar di sunflower
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    Non sono niente.
    Non sarò mai niente.
    Non posso volere d'essere niente.
    A parte questo, ho in me tutti i sogni del mondo.




    I sentimenti più dolorosi e le emozioni più pungenti, sono quelli assurdi: l'ansia di cose impossibili, proprio perché sono impossibili, la nostalgia di ciò che non c'è mai stato, il desiderio di ciò che potrebbe essere stato, la pena di non essere un altro, l'insoddisfazione per l'esistenza del mondo.


    Pessoa
    Ultima modifica di sunflower : 26-06-2005 alle ore 17.04.52

  14. #494
    Partecipante Super Figo L'avatar di mircalla
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    La mia bocca avrà ardori di geenna
    La mia bocca sarà per te un inferno di dolcezza e seduzione
    Gli angeli della mia bocca troneggeranno sul tuo cuore
    I soldati della mia bocca ti prenderanno d'assalto
    I preti della mia bocca incenseranno la tua bellezza
    La tua anima si agiterà come una regione durante il terremoto
    I tuoi occhi saranno carichi allora di tutto l'amore che si è accumulato negli sguardi
    dell'umanità da quando esiste
    La mia bocca sarà un esercito contro di te un esercito pieno di contrasti
    Vario come un incantatore che sa variare le sue metamorfosi
    L'orchestra e i cori della mia bocca ti diranno il mio amore
    Te lo sussurra di lontano
    Mentre gli occhi fissi sull'orologio attendo il minuto stabilito per
    l'assalto.

    Caposezione - Apollinaire

  15. #495
    Partecipante Super Figo L'avatar di Agony
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    Non c'è stata primavera quest'anno, mia cara;
    Niente canti sotto i fiori nè fiori leggeri,
    Nè Aprile, nè risi e nè metamorfosi;
    E non avremo intrecciato ghirlande di rose.

    Eravamo curvi al chiarore di lucerne
    Ancora, e sui vecchi libri dell'inverno,
    Quando un sole settembrino ci ha sorpresi,
    Rosso e timido e come anemone di mare.

    Mi hai detto: "Tò, l'Autunno!
    Abbiam forse dormito?
    Se dobbiamo vivere ancora
    Tra questi in-folio, che noia!

    Forse già una primavera è fuggita
    E non l'abbiamo vista apparire;
    Perchè l'aurora ci parli in tempo
    Apri le tende delle finestre".

    Pioveva. Abbiamo ravvivato le lucerne
    Che a quel sole rosso erano impallidite
    E ci siamo rtuffati nell'attesa
    Della tersa primavera avvenire.

    Non c'è stata primavera... - A. Gide

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