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  1. #496
    Postatore Compulsivo L'avatar di ghiretto
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    nell'orbita di Anarres
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    Originariamente postato da alessianike

    A proposito dei metodi utilizzati dalla psiclogia: ieri ho appreso che la perizia psicologica per gli adulti non è ammessa in tribunale,ma lo è solo per i minori, perchè qui lo psocologo cerca di stabilire la "maturità"del soggetto, mentre per gli adulti l'imputabilità è legata alla capacità di intendere e volere, che viene "sondata"con strumenti di indangine organici, quindi con la perizia psichiatrica che può utilizzare TAC, risonanza ecc..
    Anche perchè con la perizia psicologica il reo potrebbe avere più scappatoie....
    Questo avvalora la mia tesi sul fatto che la psicologia non viene considerata una scienza, mentre la psichiatria si.
    Diciamo che ciò che hai detto è corretto, il resto è una tua interpretazione.

    La ratio della norma sostiene che un adulto sia SEMPRE imputabile (cioè che possa essere soggetto a giudizio) tranne se ritenuto incapace di intendere e volere secondo gli articoli 85- 88-89 del Codice Penale.

    Art. 85 Capacita' d'intendere e di volere
    Nessuno puo' essere punito per un fatto preveduto dalla legge come reato, se, al momento in cui lo ha commesso, non era imputabile.
    E' imputabile chi ha la capacita' di intendere e di volere.


    Art. 88 Vizio totale di mente
    Non e' imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, era, per infermita', in tale stato di mente da escludere la capacita' di intendere o di volere.

    Art. 89 Vizio parziale di mente
    Chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, era, per infermita', in tale stato di mente da scemare grandemente, senza escluderla, la capacita' d'intendere o di volere, risponde del reato commesso; ma la pena e' diminuita.


    Vorrei far notare che si parla esplicitamente di INFERMITA'. Il che significa che tali perizie sono disposte PRIMA di qualunque processo, ove il giudice ne senta l'esigenza, per stabilire appunto che l'imputato (non il condannato) sia in grado per salute di sostenere un processo, comprendere le accuse che gli si muovono, rispondere dei propri atti.

    Ovvio che stando così le cose sia un medico psichiatra ad essere perito, poichè la sola domanda cui egli deve rispondere riguarda la presenza o meno di patologia della persona, semplicemente che le loro risposte riguardano la domanda posta e non le caratteristiche personologiche dell'imputato, proprio perchè esso è tale, dunque il giudizio del giudice non deve essere pre-giudicato dal carattere o dalla personalità dello stesso che non dipendano da cause patologiche.

    In definitiva la norma è tesa a difendere l'imputato da una qualificazione delle sue azioni che sia dipendente da caratteristiche personali e da cui possa discendere una eventuale colpevolezza.

  2. #497
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Come avevo accennato: all'analista il processo di analisi, al paziente il processo di sintesi.
    Non sono d'accordo, il lavoro di analisi spetta al paziente ("analizzante"), non all'analista il quale, piuttosto, ha il compito di dirigere la cura e di creare le condizioni perchè il lavoro analitico (del paziente!) sia possibile e salvaguardato. Mi rendo conto che ci vorrebbe 1 discussione ad hoc per questo tema, ma per ora incomincio a buttarla lì, come questione...

    Saluti,
    ikaro

  3. #498
    Partecipante Assiduo L'avatar di federebe
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    Originariamente postato da alessianike
    A proposito dei metodi utilizzati dalla psicologia: ieri ho appreso che la perizia psicologica per gli adulti non è ammessa in tribunale,ma lo è solo per i minori, perchè qui lo psocologo cerca di stabilire la "maturità"del soggetto, mentre per gli adulti l'imputabilità è legata alla capacità di intendere e volere, che viene "sondata"con strumenti di indangine organici, quindi con la perizia psichiatrica che può utilizzare TAC, risonanza ecc..
    Anche perchè con la perizia psicologica il reo potrebbe avere più scappatoie....Questo avvalora la mia tesi sul fatto che la psicologia non viene considerata una scienza, mentre la psichiatria si.
    Non per ripetermi...ma lo Psichiatra non usa RM, TAC,ecc...
    Usa il colloquio e i test. E per "avvalorare" la mia "tesi" ecco qua di seguito parte di un capitolo de La Perizia Psichiatrica di Gianni Giordano (si trova sul web l'intero libro):

    4. Lo svolgimento della perizia psichiatrica
    (...) In primo luogo il colloquio nel caso della perizia psichiatrica è una forma, una tecnica di comunicazione, che si svolge in una situazione istituzionale, che ha come antecedente il fatto che l'intervistato ha commesso (potrebbe aver commesso) un reato, e che ha come scopo fornire ad altri che hanno su di lui autorità, informazioni sulla sua personalità in relazione alla genesi e alla dinamica del reato, in caso di colloquio criminologico, sulla sua sanità mentale, (riferita al momento del fatto) in caso di perizia sull'imputabilità. La comunicazione avviene in primo luogo a voce ed in un gruppo di due persone; se nel caso del colloquio clinico terapeutico si incontrano volontariamente instaurandosi in tal modo un rapporto clinico-paziente, nel caso della perizia psichiatrica, manca l'elemento della volontarietà ed il suddetto rapporto. Ebbene che tipo di rapporto può instaurarsi fra perito e periziando, se pur nell'arco di poche sedute (solitamente 3 o 4), in cui si articola la perizia. Ponti ha sottolineato che in primo luogo il perito non è dalla parte del periziando ma davanti a lui. Se non è consigliabile e sembra assente un atteggiamento moralistico che impedisca la comunicazione empatica, è anche opportuno ricordarsi il compito valutativo di cui si è investiti, da qui l'impossibilità di quel "mettersi completamente nei panni dell'altro", di "comprendere totalmente", di cui parlano Rogers e Kinget con riferimento al rapporto terapeutico. La perizia è momento di confronto fra due persone e fra due morali che possono essere diverse perché, in linea di principio, uno dei soggetti ha commesso un reato. Anche il più anticonformista dei periti troverà comportamenti che lo ripugnano: possono essere i reati sessuali, quelli dei colletti bianchi, quelli sui minori. Anche il perito ha una morale razionale ed una emotiva che possono essere mobilitate e ciò è inevitabile perché è umano e si tratta solo di convivere con tale situazione; si tratta di evitare il moralismo e non la morale. (...) Da parte del periziando quali possono essere gli atteggiamenti opposti al perito: è possibile che il perito sia avvertito come "la vacca da mungere" e si cerchi di trarre ogni beneficio possibile ed utilità immediata. È l'atteggiamento di sfruttamento. Può esservi l'intimidazione, cioè il periziando pone un aut aut o con me o contro di me, e ciò non è possibile come ho già detto.Vi è l'atteggiamento accomodante ed ipocrita di chi collabora ma non fino in fondo. Vi è la dispersione cioè l'atteggiamento di chi è loquace ma parla di tutto eludendo quanto richiesto, e in tal caso, il perito deve chiudere il periziando sui temi specifici del colloquio. Abbiamo ancora la drammatizzazione dei propri problemi di salute e giudiziari, la seduzione verso il perito, la provocazione dialettica con atteggiamento ribelle, sarcastico e vi è poi un atteggiamento diffuso tra i membri della criminalità organizzata, l'indifferenza, l'essere impassibili e distaccati nel corso del colloquio. Più difficili sono l'identificazione con l'ideale di sé, il periziando non dice ciò che è ma ciò che dovrebbe essere secondo l'idea dell'ideale di sé. Infine l'inversione dei ruoli con il periziando che vorrebbe condurre il colloquio interrogando ed indagando il perito il quale deve riassumere il controllo della situazione. Ma gli atteggiamenti più comuni e conosciuti sono il silenzio, la menzogna e la simulazione. (...) Sempre in ordine al precetto di cui all'art. 314 c.p.p., Gullotta dice: "il divieto si fonda sul timore che l'uso della psicologia nel processo penale possa diventare una specie di passaporto per l'impunità in quanto, attraverso impostazioni deterministiche, si potrebbe arrivare a "dimostrare" l'inevitabilità di ogni reato e quindi la coscienza e la libera volontà di azione". A completamento di un'indagine che ha il suo fulcro nel colloquio, è possibile la somministrazione di test di personalità. Come ho detto solo a completamento ed infatti a tal riguardo il dott. Paterniniti ha affermato che: "I test hanno un valore molto relativo, in genere, ma alcuni sono validati su campioni di popolazione molto ampia. Tra i più noti ed utilizzati vi è quello di Rorschach e il Minnesota (M.M.P.I.): il primo è quello delle macchie, il secondo consiste in una serie di 500 domande vero falso. Certo ve ne sono molti altri il Koch, il Machover, il W.A.I.S. ma i più noti sono questi, e sono test di interpretazione della personalità, proiettivi, e sono solo un aiuto eventuale essendo il colloquio, il parlare, il capire, l'approfondire, il momento centrale tutto il resto, è un accessorio altrimenti somministreremmo solo test. Esistono test che per quanto standardizzati possono fornire conclusioni peritali". A questo punto il perito concluse queste fasi si sarà fatto un'idea sulle condizioni mentali del periziando e sulla risposta da dare ai quesiti.
    Ultima modifica di federebe : 25-06-2007 alle ore 22.31.05
    DON'T DREAM IT... BE IT. (The Rocky Horror Picture Show)

    Nell'universo, e a tutti i livelli, tutto è vibrazione. Solo le differenze di velocità di tali vibrazioni ci impediscono di percepire le realtà che definiamo invisibili. (AMADOU HAMPATE BA)

    All'amore non si resiste perchè le mani vogliono possedere la bellezza e non lisciare tramortite anni di silenzio. (Alda Merini)

  4. #499
    Partecipante Assiduo L'avatar di federebe
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    Originariamente postato da alessianike
    mentre per gli adulti l'imputabilità è legata alla capacità di intendere e volere, che viene "sondata"con strumenti di indangine organici, quindi con la perizia psichiatrica che può utilizzare TAC, risonanza ecc..
    E soprattutto questo non è vero! perchè (sempre dal capitolo di giordano):
    "solo in casi rari la capacità di intendere e volere è esclusa: sono i casi di coma, di sonno profondo, di crisi convulsiva di grande male e parimenti in alcune forme di oligofrenia di grado elevato e nelle sindromi demenziali psichicamente marasmatiche; tutte queste situazioni sono definite convenzionalmente "di profonda destrutturazione dello stato di coscienza". Al di fuori di queste situazioni è escluso che la capacità di intendere e di volere possa dirsi abolita; può essere modificata in pejus, ma è concettualmente errato definire in termini quantitativi la capacità di intendere e di volere, poiché tutte le capacità si prestano a valutazioni qualitative."

    Quindi, escluso rari casi in cui intervengono compromissioni NEUROLOGICHE accertate da un NEUROLOGO, in cui si parla di incapacità di intendere e volere, lo psichiatra (che come dice la parola si occupa della PSICHE) usa valutazioni qualitative.
    Ultima modifica di federebe : 25-06-2007 alle ore 22.28.41
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  5. #500
    Partecipante Esperto L'avatar di korianor
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    Originariamente postato da crissangel

    Non soltanto contingenze banali ma contingenze di vario tipo, ne avevo fatto un breve e sommario elenco, ma come anche avevo scritto nel post precedente, era una mia considerazione basata su inferenze più o meno ingenue dato che io in materia sono molto meno ferrato di te. Mi riferivo anche alla diagnosi come ad un processo in evoluzione che può cambiare ed arricchirsi.
    Si, avevo capito bene (avevo scritto ‘contingenze banali’ senza aggiungere altro per brevità)! Ti ripeto, secondo me esistono dei sistemi che sono tranquillamente in grado di gestire un flusso di dati come quello che descrivi. Non sono sicuro al 100%, ma proverò ad informarmi!


    Originariamente postato da crissangel
    L'unica cosa che volevo dire a completamento dei tre punti di sintesi che hai tracciato è il fatto che, soprattutto in riferimento al punto 2, spesso, ma è una mia osservazione, non ci si rende conto, nel corso delle discussioni, che si arrivano a toccare dei tipi logici, delle categorie semantiche differenti, senza farci troppo caso. Ecco allora il ruolo della relazione, relazione che assume delle caratteristiche e delle finalità del tutto diverse in medicina e in psicologia dinamica, ma che comunque permea entambe le discipline di una dimensione fatta di differenti livelli descrittivi: quando si è di fronte ad un esame obiettivo strumentale e ad un medico che lo sa laggere, è di solito facile ottenere risposte inequivocabili tipo "ecco una costola rotta"; man mano che il processo avanza e si rendono necessarie nuove integrazioni di informazioni entrano sempre più in gioco variabili più soggettive e legate più al cambiamento della situazione patogena e alla capacità del medico di interpretare risultati fare previsioni di trattamento ecc legata come hai ben detto tu alla particolarità dell'oggetto di studio che è l'uomo. (In psicologia il colloquio e la comunicazione con la persona invece assume ben altri risvolti, ovviamente).
    Questo è vero soprattutto nel campo delle neuroscienze dove la psicologia trova applicazione in discipline come la neuropsicologia o la psicofisiologia, mentre la medicina mette in campo competenze da attribuire a neurologi, neuroradiologi, neurofisiologi ecc che hanno a che fare con un organo che, come nessun altro, è diverso a livello funzionale e anche a livello neuroanatomico, da persona a persona, tanto che spesso a lesioni, in persone diverse, assimilabili per aree coinvolte e dimensione delle lesioni stesse, corrispondono quadri patologici differenti e differenti prognosi e tempi di recupero.
    La medicina è una disciplina fatta da tante sottodiscipline molto diverse tra loro (dalla psichiatria alla chirurgia, dall’ortopedia alla diagnostica per immagini) a cui sono associati gradi diversi di ‘importanza’ della relazione. Non ho dubbi che negli ambiti che hai citato la relazione abbia una certa rilevanza (come ben esemplificato da Federebe nei suoi ultimi post), ma, come dicevo, la medicina è fatta di tante altre sottodiscipline. Tanto per fare degli esempi (entrambi relativi alla chirurgia, l'unica specializzazione medica di cui ho qualche esperienza -come paziente -):
    1) All’ospedale mi è capitato di essere visitato dal medico X (solo per confermare quello che era stato detto dal mio medico di base) con un incontro molto breve e sbrigativo; operato dal medico Y; medicato per il post operazione dal medico z.
    2) Pensiamo ad una persona che ha perso coscienza ed ha un’emorragia interna (per esempio). Il processo diagnostico e di successivo intervento chirurgico potrebbero essere effettuati tranquillamente da delle macchine sufficientemente raffinate (specialmente per l’intervento chirurgico), indipendentemente dalle variabili ‘soggettive e legate al cambiamento’.
    Questi due esempi limite per dire che in molti casi (e io credo siano la maggior parte del comportamento routinario dei medici dagli oculisti ai radiologi, etc), la soggettività conti molto poco.




    Originariamente postato da willy61

    Mi piacerebbe iniziare a discutere con chi vuole, in modo più approfondito, il terzo punto. Anche alla luce dell'osservazione di Giorgio:

    Perché ha dei collegamenti con le speculazioni e le ricerche circa "la mente" e, secondo me, potrebbe avere dlle ricadute significative nel campo della psicologia applicata, in particolare in psicologia clinica e psicoterapia (di qualunque orientamento).

    Così, per introdurre, in allegato posto un saggio breve di Francisco J. Varela, intitolato: "Quattro pilastri per il futuro della scienza cognitiva", comparso su Pluriverso, 2, 2000.

    Buona vita e vediamo di continuare a discutere. Ci sono tante cose che non so e che mi piacerebbe imparare da voi due e dagli altri che passano da queste parti.

    Guglielmo
    Interessa molto anche a me questo punto (oltretutto è un po’ di giorni che discuto con Gieko via PM di argomenti affini). Tuttavia non so se questo è il thread giusto… magari ne possiamo aprire un altro nella stanza di Neuropsicologia e Scienze Cognitive, di Psicologia Clinica o di Psicoterapie, a seconda del ‘taglio’ che vogliamo dare alla discussione
    Aspetto l’apertura di questo thread per commentare l’articolo di Varela

    Originariamente postato da crissangel
    La frase quotata di Korianor mi pare si riferisse al problema che si crea nell'ambito delle emozioni e delle loro simulazioni-induzioni. La prima osservazione che mi era venuta in mente era che secondo alcuni autori interpretazione cosciente e attribuzione cognitiva di un significato al proprio stato emotivo soono processi paralleli alle modificazioni fisiologiche dell'organismo, o meglio del corpo. E' anche vero che nell'ambito delle neuroscienze sono state individuate aree deputate all'esperienza emotiva in alcuni casi, soprattutto per la paura (amigdala) e per il disgusto (parte anteriore del nucleo caudato). Ma dubito fortemente che per la complessità della materia questo sia applicabile e fruibile dall'intelligenza artificiale.
    Magari ne discuteremo meglio sul thread di prossima apertura… per ora faccio solo alcune precisazioni. L’aspetto delle emozioni entra nel problema dell’embodiment (almeno secondo me ) non tanto da parte di chi si occupa di intelligenza artificiale (più preoccupati, credo, della cognizione -probabilmente per i motivi cui accennava Criss-), ma da parte di chi, entro le scienze cognitive/neuroscienze cognitive, sottolinea l’importanza del corpo (tipo Damasio –vero Gieko?).
    "Su ciò di cui non si può parlare si deve tacere" (L. Wittgenstein)

  6. #501
    Partecipante Assiduo L'avatar di federebe
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    Questa discussione mi ha fatto ricordare di un bellissimo articolo di Paolo Quattrini sulla differenze tra oggetto e fenomeno o in altre parole quantità versus qualità.
    Ve ne riporto una frase a mo' di assaggio:
    "Sulle modalità del conoscere, due fondamentali scuole di pensiero hanno attraversato i secoli, il Razionalismo e l’Empirismo.
    Il razionalismo affonda le proprie radici in Platone, l’empirismo in Aristotele. Il modo di conoscere razionalista ha avuto prevalenza nel mondo moderno, e ciò che noi intendiamo comunemente per conoscere coincide con le modalità della scuola razionalista: si costruisce una teoria e poi si confronta il mondo con questa teoria, e questo è il conoscere.
    Il conoscere razionalista è il conoscere attraverso idee, concetti.
    L’altro modo è quello della scuola empirica. Il termine empirismo viene da em-peira, (peira = esperienza): la conoscenza empirica è la conoscenza esperenziale.
    Non si tratta, in effetti, di due modi di conoscere la stessa cosa, ma di due forme di conoscenza rivolte a due realtà completamente diverse. Attraverso un approccio razionalista si conoscono gli oggetti, ma non i fenomeni: è solo attraverso un approccio empirico che si conoscono i fenomeni."

    Vi allego l'articolo che è uno dei più belli che io abbia mai letto...
    Piacerà anche a Carlotta, perchè c'è molta filosofia.

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  7. #502
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Originariamente postato da ikaro78
    Non sono d'accordo, il lavoro di analisi spetta al paziente ("analizzante"), non all'analista il quale, piuttosto, ha il compito di dirigere la cura e di creare le condizioni perchè il lavoro analitico (del paziente!) sia possibile e salvaguardato. Mi rendo conto che ci vorrebbe 1 discussione ad hoc per questo tema, ma per ora incomincio a buttarla lì, come questione...

    Saluti,
    ikaro
    Apriamo il dibattito, più che volentieri... effettivamente meglio una discussione ad hoc per la specificità del tema.
    gieko

  8. #503
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    idem come sopra per quanto riguarda il post di korianor, volentieri...
    gieko

  9. #504
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    apro un 3d dedicato al tema proposto da ultimo, relativo agli studi delle scienze cognitive sulla mente e sui complessi rapporti tra mente e corpo nella stanza "neuropsicologia e scienza cognitive".

    saluti a tutti
    gieko

  10. #505
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    Originariamente postato da carlotta84
    si ma gli strumenti del medico sono tangibili, quelli dello psicologo no..quindi meno dimostrabili, meno accertabili

    Se la tua Weltanschauung , Carlotta, ti porta ad accettare solo le esperienze umane che hanno caratteristiche di universalità, oggettività, necessità, causalità stiamo freschi!

    Non vorrei farti cadere un mito ma la medicina ufficiale, che spesso citi come esempio di scientificità, (per incisione da Galileo in poi, quasi cinque secoli non sono bastati per definirne i connotati; se qualcuno riuscisse a dire una parola definitiva su cosa debba intendersi per scientifico probabilmente riceverebbe il Nobel come minimo) ha a propria disposizione solo qualche strumento diagnostico e praticamente nessuno strumento terapeutico se per terapia e cura intendiamo agire profondamente non sui sintomi bensi' sulle cause profonde della malattia, le quali, appunto, nella stragrande maggioranza dei casi rimangono misteriose alla grande medicina moderna.

    Figurati che, a un dipresso, si ignora l'etiologia di svariate afflizioni che prostrano l'umanità da decenni, se non secoli, nonostante immensi sforzi profusi in termini di risorse e danari.
    Ancora non sanno nemmeno come stroncare un raffreddore o una febbriciattola e ci costringono spesso ad assumere inutili e spesso dannosi antipiretici, antinfiammatori e antibiotici a largo spettro tanto per non impegnarsi, per incapacità o superficialità, ad effettuare diagnosi accurate .

    Questa medicina non si discosta poi molto da quell'ammasso di teorie e costrutti, molte delle quali in contraddizione tra loro, che appare la psicologia ai tuoi occhi(e non solo ai tuoi).

    Ti consiglio dunque di essere più flessibile nel giudicare questa disciplina, la psicologia.
    Credo che in ambito clinico e psicoterapeutico la consapevolezza di aver agito in scienza e coscienza(facilmente verificabile constatando una assenza di sensi di colpa) sia di per sè sufficiente nel provare di aver svolto un lavoro onesto e consapevole.

    Ti faccio un in bocca al lupo per la scelta che farai

  11. #506
    Partecipante Assiduo L'avatar di federebe
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    Ho fatto una radiografia toracica e a distanza di tre mesi ne ho fatta un'altra di controllo. il primo radiologo ha detto che (nella prima radiografia) c'era una cosa. Il secondo che nella seconda non c'era. Il medico di base che la cosa c'era in entrambe ma che era molto migliorata nella seconda anche se le radiografie non erano confrontabili perchè erano state fatte con una risoluzione completamente diversa (e si che il secondo aveva la prima radiografia come riferimento e confronto). E infine l'esperto, il pneumologo, ha detto che la cosa c'era e non c'era in quanto era minima e che, comunque le due radiografie erano identiche, niente era migliorato o peggiorato.
    Per fortuna si tratta delle conseguenze di una bronchite difficile. Mi auguro di non aver mai nulla di un po' più... oscuro...
    Ultima modifica di federebe : 06-07-2007 alle ore 09.43.02
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  12. #507
    carlotta84
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    Originariamente postato da federebe
    Ho fatto una radiografia toracica e a distanza di tre mesi ne ho fatta un'altra di controllo. il primo radiologo ha detto che (nella prima radiografia) c'era una cosa. Il secondo che nella seconda non c'era. Il medico di base che la cosa c'era in entrambe ma che era molto migliorata nella seconda anche se le radiografie non erano confrontabili perchè erano state fatte con una risoluzione completamente diversa (e si che il secondo aveva la prima radiografia come riferimento e confronto). E infine l'esperto, il pneumologo, ha detto che la cosa c'era e non c'era in quanto era minima e che, comunque le due radiografie erano identiche, niente era migliorato o peggiorato.
    Per fortuna si tratta delle conseguenze di una bronchite difficile. Mi auguro di non aver mai nulla di un po' più... oscuro...
    caspita.. io sto male da mesi e nessuno ha capito cos'ho
    cmq ti rendi conto che anche un paziente che va da uno psicologo e poi da un altro potrebbe dire che ha avuto consultazioni diverse?

  13. #508
    Partecipante Assiduo L'avatar di federebe
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    Originariamente postato da carlotta84
    caspita.. io sto male da mesi e nessuno ha capito cos'ho
    cmq ti rendi conto che anche un paziente che va da uno psicologo e poi da un altro potrebbe dire che ha avuto consultazioni diverse?
    Si ma quelli lì li dovevi vedere a scrutare la radiografia (lo strumento oggettivo!!) come se fosse una runa da interpretare!!
    Almeno gli psicologi di strumenti e orientamenti ne hanno mille, è normale che ci siano differenze, anche e soprattutto perchè nella psicoterapia è la relazione stessa elemento centrale di cura. e ogni diade o gruppo in relazione sono realtà uniche...
    mi spiace per i tuoi problemi di salute, davvero.
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  14. #509
    Partecipante Assiduo L'avatar di Loris***
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    Originariamente postato da federebe
    Ho fatto una radiografia toracica e a distanza di tre mesi ne ho fatta un'altra di controllo. il primo radiologo ha detto che (nella prima radiografia) c'era una cosa. Il secondo che nella seconda non c'era. Il medico di base che la cosa c'era in entrambe ma che era molto migliorata nella seconda anche se le radiografie non erano confrontabili perchè erano state fatte con una risoluzione completamente diversa (e si che il secondo aveva la prima radiografia come riferimento e confronto). E infine l'esperto, il pneumologo, ha detto che la cosa c'era e non c'era in quanto era minima e che, comunque le due radiografie erano identiche, niente era migliorato o peggiorato.
    Per fortuna si tratta delle conseguenze di una bronchite difficile. Mi auguro di non aver mai nulla di un po' più... oscuro...
    Ottimo esempio

    Carlotta per quanto tu possa nuocere con la psicologia, sempre che tu agisca in buona fede, al massimo potrai non alleviare i problemi di chi si rivolge a te chiedendo un aiuto.

    Non arriverai mai ad ammazzare le persone direttamente come invece la cara e beneamata medicina(e dentro ci mettiamo anche la psichiatria) fa da secoli(e negli ultimi decenni in maniera criminale cavalcando gli interessi delle farmaceutiche)

  15. #510
    Partecipante Assiduo L'avatar di silvia80
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    federebe il tuo post non mi stranizza piu' di tanto perche' questo genere di cose succeduno consultando diversi specialisti.
    Se vai da un oculista poi da un altro o da un ginecologo e poi da un altro(per problemi di una certa entita') ti dicono spesso e volentireri cose diverse.
    Vedi pareri discordanti sui laser per combattere la miopia,pareri diversi tra i dietologi,ecc..ecc...
    Tutti queli che attaccano la psicologia mettendone in dubbio la scientificità non considerano il fatto che il nostro lavoro non e' molto diverso da qualle degli specialisti medici.
    Mi spiego meglio.Loro hanno i loro metodi e strumenti di analisi noi abbiamo i nostri.Noi abbiamo tanti orientamenti ma anche loro(anche tra i prof. di fisica scienza esatta per eccellenza) hanno pareri diversi e modi diversi di spiegare alcune cose.
    Ora non voglio assolutamente mettere in dubbio le competenze altrui.

    Pero' colloghi almeno tra di noi non dovrebbero esistere questi dubbi.Se la psicologia vive e prolifera un motivo ci sara'!
    L'attacco e' sempre che noi non abbiamo metodi oggettivi.
    Allora perche' per un mio problema ho consultato 4 specialisti e non ce ne sono stati 2 a dirmi qualcosa di simile?
    Forse i pareri discordanti nascono su patologie poco conosciute!Ok!rispondo che le scienze psicologiche sono molto piu giovani delle scienze mediche quindi a rigor di logica si trovano ad un livello di sviluppo iniziale.Forse fra cento anni i nostri strumenti potrenno raggiungere una approvazione comune che le scienze mediche hanno raggiunto negli anni/secoli.

    Sperare all'oggettivita'intesa come la si intente nelle scienze esatte è sbagliato.So che la psicologia non puo' essere misurata con i parametri delle scienze esatte,e' vero.Perche' e' diverso l'oggetto di studio.Sicuramente.
    Infatti a tale proposito ci sono tutti gli studi sull'epistemoligia che ho avuto modo di approfondire.In particolare il "paradigma della complessita'"(Vedi studi del Prof.Girolamo Lo Verso ateneo di Palermo) che ci mostra la necessita' di nuovi canoni scientifici per inquadrare la psicologia,che sicuramente non rientra tra le scienze esatte classiche.
    Ultima modifica di silvia80 : 21-07-2007 alle ore 15.36.02

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