Non sono niente.
Non sarò mai niente.
Non posso volere d'essere niente.
A parte questo, ho in me tutti i sogni del mondo.
Fernando Pessoa
Non sono niente.
Non sarò mai niente.
Non posso volere d'essere niente.
A parte questo, ho in me tutti i sogni del mondo.
Fernando Pessoa
è bellissima azzu...
A quale ti riferisci?a quella della pace o sulle donne?Originariamente postato da morrigan
è bellissima azzu...![]()
"Un uomo perso nella nebbia, chiamo' aiuto.
Qualcuno gli tese la mano e disse:
-Si afferri a me e io la portero' a destinazione.
L'uomo chiese meravigliato:
-come fa lei a orientarsi con questa fitta nebbia? Non si vede neanche ad un passo di distanza!
-Non si preoccupi - replico' l'estraneo-sono cieco e non mi baso su quello che vedo!"
Originariamente postato da Azzu82
A quale ti riferisci?a quella della pace o sulle donne?![]()
scusa azzu...a quella sulle donne...non avevo specificato e non riuscivo a cancellare il post....![]()
Tranquilla MorriganOriginariamente postato da morrigan
scusa azzu...a quella sulle donne...non avevo specificato e non riuscivo a cancellare il post....![]()
cmq piace moltissimo anche a me!!
Icaro
Appartengo, fin dal principio, al cielo?
Se non v'appartengo, perché
mi ha fissato così, per un attimo,
con il suo sguardo infinitamente azzurro,
e mi ha attirato lassù, con la mia mente,
in alto, sempre più in alto,
e senza tregua mi seduce e mi trascina
verso altezze remote all'umano?
L'equilibrio severamente studiato,
il volo razionalmente calcolato,
nessuna anomalia sarebbe possibile:
perché dunque la brama di salire nel cielo
è così simile, in sé, alla follia?
Niente mi può appagare,
subito mi tedia qualsiasi novita' terrestre.
Più in alto, più in alto, instabilmente
vengo trascinato sempre più vicino al fulgore del sole.
Perché la sorgente di luce della ragione mi brucia,
perché la sorgente di luce della ragione mi annienta?
Sotto di me, in lontananza, villaggi e fiumi sinuosi
assai più tollerabili appaiono di quando sono vicini.
Perché mi perdonano, mi approvano, mi invitano,
suggerendo che da così lontano
potrei anche amare l'umano
sebbene un simile amore non possa essere la mia meta?
E, se anche lo fosse, non avrei forse ragione
di appartenere fin dal principio al cielo?
Mai ho invidiato la libertà degli uccelli,
mai ho desiderato l'indolenza della natura,
incitato solo dal misterioso struggimento
a salire, ad avvicinarmi,
ad immergermi nell'azzurro del cielo.
Così contrario alle gioie organiche,
così lontano dai piaceri di uno spirito superiore.
Più in alto, più in alto,
irretito, forse, dalla lusinga e dalla vertigine delle ali di cera?
E dunque, Se dal principio appartenessi alla terra?
E perché la terra, se così non fosse,
provocherebbe con tanta rapidità la mia caduta
senza concedermi il tempo di pensare o di sentire?
Perché la terra così morbida e languida,
mi ha accolto con l'urto della lamina d'acciaio?
La tenera terra si è trasformata in acciaio
solo per mostrarmi la mia fragilità,
affinché la natura mi mostrasse
che la caduta è molto più naturale del volo,
molto più naturale di quella misteriosa passione?
L'azzurro del cielo è un'illusione
prodotta dall'ebbrezza bruciante ed effimera
delle ali di cera, e tutto, fin dal principio
fu escogitato dalla terra, a cui io appartengo.
O forse il cielo, segretamente, favorì il piano
per colpirmi con la sua punizione?
Per punirmi della colpa
di non credere che esista un io,
o di credere troppo nel mio io,
di volere impazientemente conoscere a chi io appar_tenga,
o di presumere di sapere tutto
e di tentare di volare lontano,
verso l'ignoto,
o verso il conosciuto,
sempre verso il punto di un azzurro simbolo?
Icaro - Yukio Mishima
Ascolto.
Lo sciacquio alla riva lasciato dal battello che passa.
I colpi sordi dell'onda contro la pietra grommosa.
Le grida rauche dei gabbiani, i loro scrosci chiocci, le loro risse stridenti,
le loro pause galleggianti.
Il battito di un motore marino.
il chiocciolìo sciocco del merlo.
Il ronzio lùgubre d'una mosca che si leva e si posa.
Il ticchettìo del pendolo che lega tutti gli intervalli.
La gocciola che cade nella vasca da bagno.
Il gemito del remo nello scalmo.
Le voci umane nel traghetto.
Il rastrello su la ghiaia del giardino.
Il pianto d'un bimbo non racconsolato.
Una voce di donna che parla e non s'intende.
Un'altra voce di donna che dice "A che ora? A che ora?"
Da "Notturno", Gabriele D'Annunzio
Ah, volete proprio sapere perché oggi vi odio?
Per me non sarà difficile spiegarvelo. Ma certo per voi non sarà facile capirlo, perché siete, credo, il più bell’esempio di impermeabilità femminile che si possa incontrare.
Avevamo passato insieme un’intera giornata, che mi era parsa breve. Ci eravamo promessi di avere in comune tutti i nostri pensieri, e che le nostre anime sarebbero state ormai un’anima sola: un sogno che dopotutto non ha niente di originale, se non il fatto che pur essendo stato sognato da tutti non è stato realizzato da nessuno.
La sera, un po’ stanca, voleste sedervi all’angolo di un nuovo boulevard, davanti a un nuovo caffè ancora pieno di calcinacci, e che già mostrava la gloria dei suoi incompiuti splendori. Il caffè scintillava. Perfino il gas vi esibiva tutto l’ardore di un debutto, e con tutte le sue forze rischiarava i muri di un biancore accecante, le abbaglianti superfici degli specchi, gli ori delle modanature e delle cornici, i paggi dalle guance paffute trascinati dai cani al guinzaglio, le dame che sorridevano al falcone appollaiato sul loro pugno, le ninfe e le dee con frutti, pasticci, cacciagione in capo, Ebe e Ganimede che porgono col braccio teso la piccola anfora per la ‘bavarese’, o l’obelisco tricolore dei gelati mantecati; tutta la storia e tutta la mitologia messe al servizio dell’ingordigia.
Proprio davanti a noi, sulla carreggiata, se ne stava impalato un brav’uomo sulla quarantina, la faccia stanca, la barba ingrigita, che teneva per mano un bambino e reggeva sull’altro braccio un esserino troppo debole per camminare. Faceva da bambinaia, e portava i suoi figli, la sera, a prendere un po’ d’aria. Cenciosi tutti e tre.
Quei tre visi erano straordinariamente seri, e quei sei occhi contemplavano e fissavano il caffè nuovo con pari ammirazione, benché con diverse sfumature a seconda dell’età.
Gli occhi del padre dicevano: "Come è bello! Come è bello! Si direbbe che tutto l’oro della povera gente sia venuto a mettersi su questi muri".
Gli occhi del bambino: "Come è bello! Come è bello! Ma è una casa dove possono entrare solo quelli che non sono come noi".
Quanto agli occhi del più piccolo, erano troppo affascinati per esprimere qualcosa di diverso da una gioia profonda e ottusa.
Gli autori di canzoni dicono che il piacere rende l’anima buona e intenerisce il cuore. Per quanto riguarda me, la canzone quella sera aveva ragione. Non solo ero intenerito da quella famiglia d’occhi, ma avevo un po’ vergogna dei nostri bicchieri e delle nostre caraffe, più grandi della nostra sete.
Giravo il mio sguardo verso il vostro, mio caro amore, per leggervi il mio stesso pensiero; mi tuffavo nei vostri occhi così belli, così bizzarri e dolci, nei vostri occhi verdi, abitati dal capriccio e ispirati dalla Luna, quando mi diceste: "Questa gente, con quegli occhi spalancati come portoni, mi è insopportabile! Non potreste chiedere al maïtre di allontanarli da qui?".
Tanto difficile è capirsi, caro angelo mio! E il pensiero è a tal punto incomunicabile, anche fra coloro che si amano!
Gli occhi dei poveri - Charles Baudelaire
La perfezione è terribile, non può avere figli.
Sylvia Plath
Se riesci a mantenere la calma,
quando tutti attorno a te la stanno perdendo,
se sai avere fiducia in te stesso, quando tutti dubitano di te
tenendo, però nel giusto conto i loro dubbi…
se sai aspettare senza stancarti di aspettare
o essendo calunniato, non rispondere con calunnie
o essendo odiato, non dare spazio all’odio
senza tuttavia sembrare troppo buono, né parlare troppo da saggio…
se sai sognare, senza fare dei sogni i tuoi padroni
se riesci a pensare, senza fare dei pensieri il tuo fine,
se sai incontrarti con il Successo e la Sconfitta
e trattare questi due impostori allo stesso modo…
se riesci a sopportare di sentire la verità che hai detto
distorta da imbroglioni, che ne fanno trappola per ingenui
o guardare le cose per cui hai dato la vita
distrutte e umiliarti a ricostruirle…
se sai fare un’unica pila delle due vittorie
e rischiarle in un sol colpo a testa o croce
e perdere, e ricominciare di nuovo
senza lasciarti sfuggire una parola su ciò che hai perso…
se sai costringere il tuo cuore, i tuoi nervi, i tuoi polsi
a sorreggerti, anche dopo molto tempo che non li senti più
e così resistere, quando in te non c’è più nulla,
se non la volontà che dice loro “Resistete!”…
Se sai parlare con i disonesti, senza perdere la tua onestà
O passeggiare con i Re, senza perdere il comportamento normale
Se non possono ferirti né i nemici, né gli amici troppo premurosi,
se per te contano tutti gli uomini, ma nessuno troppo…
se riesci a riempire l’inesorabile minuto
dando valore ad ogni istante che passa,
tua è la Terra, e tutto ciò che vi è in essa
e – quello che più conta – tu sarai un Uomo…”
R. Kipling
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi-
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla
Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.
Pavese
stupenda!!!!!
Originariamente postato da pax83
Lentamente Muore
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco ed i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.
Pablo Neruda
questa è la numero uno in assoluto!!!!![]()
![]()
...l'essenziale è invisibile agli occhi! ....
( da Il Piccolo Principe)
Ti ha portata Novembre: quanti mesi
dell'anno durerà la dolceamara
vicenda di due sguardi, di due voci?
Se io avessi una leggenda tutta scritta
direi che questo
tempo che ci sfiora
ci appartiene da sempre: ma non sono
che un uomo tra mille e centomila
ma non sei
che una donna portata da novembre
e un mese dona e un altro saccheggia.
Sei una donna
che oggi tiene un naufrago impaziente
dimmi tu
sei scoglio
o continente?
Luciano Erba