
Originalmente inviato da
Giupeppe
COMMENTO AL CASO DI IRENESOTGIA (anch'io sardo):
Il paziente, 48 anni, coniugato (moglie casalinga), 2 figli (17 e 20 anni), caporeparto presso una ditta di servizi della stazione locale, si rivolge allo psicologo su suggerimento del proprio medico di base conseguentemente ad una infiammazione ai tendini del braccio destro trattata con farmaci e laser-terapia con scarsi risultati.
Ai fini diagnosici del caso qui proposto si farà riferimento al manuale DSM IV-TR. Il ricco corollario sintomatologico riportato nel presente caso potrebbe prestarsi a diverse interpretazioni diagnostiche: la sudorazione, il panico, le condotte evitanti specie in conseguenza di uscite di casa, e specie quando deve sostare in luoghi affollati o quando sa che deve relazionarsi con persone che lo possono giudicare potrebbero condurre ad una diagnosi, del tutto ipotetica e provvisoria, ad un disturbo d'ansia. Le manifestazioni cliniche precedentemente riportate sembrerebbero suggerire, più nello specifico, un disturbo di panico con agorafobia o una fobia sociale. Ad ogni modo le informazioni al momento in possesso, non sono tali da poter giustificare una propensione verso una ipotesi diagnostica specifica, almeno fino a quando non verranno condotte ulteriori e più chiaritrici indagini sul caso.
Il dolore al braccio potrebbe invece condurre il clinico ad ipotizzare una ulteriore diagnosi di disturbo somatoforme ma, ancora una volta, tale diagnosi rimane sospesa su un piano puramente ipotetico e provvisorio così come, sempre del tutto ipotetica e provvisoria sarebbe una eventuale diagnosi di disturbo dell'umore riconducibile a quanto affermato dal paziente il quale in certi casi si sente "aggressivo, iroso, pieno di energia, incapace di star fermo" mentre in altri "pauroso e titubante".
Le possibili diagnosi fin qui ipotizzate dovrebbero trovare un maggiore riscontro in una serie di colloqui successivi che consentirebbero così di rilevare e avere un ulteriore conferma dello stato sintomatologico del paziente. Tali colloqui sarebbero molto utili al fine di comprendere quali siano le aspettative del paziente nei confronti del clinico (riordiamoci che la consultazione dello psicologo da parte del paziente non è spontanea) e quali siano le sue richieste implicite. Si dovrebbe indagare sulla storia dei sintomi, quando sono comparsi la prima volta, con quale frequenza tendono a ripetersi e con quale intensità, in che modo vengono vissuti ed elaborati dal paziente. Si dovrebbe indagare circa eventuali disturbi precedenti a quelli attuali (il paziente riporta di aver intrapreso, 11 anni prima, una cura di psicofarmaci per un "esaurimento nervoso" risolto in breve tempo. Non si dovrebbe neanche trascurare la dimensione familiare e lavorativa del paziente.
Nel condurre le indagini del caso lo pscologo potrebbe servirsi di appositi e utili strumenti come lo SCID I e II, 2 interviste semi strutturate, rispettivamente impiegate nella rilevazione di disturbi di Asse I e II del DSM IV, o il MMPI-II, batteria di scale con le quali rilevare diverse componenti di peronalità del paziente.
Sempre che le ipotesi diagnostiche precedentemente espresse dovessero poi trovare un certo riscontro si potrebbe suggerire un trattamento supportivo (qualora il clinico ritenga che l'Io del paziente necessiti di sostegno) ed espressivo ad oreintamento psicodinamico in modo da favorire una rielaborazione dei termini conflittuali. Prima ancora di qualsiasi trattamento sarebbe opportuno consigliare una visita psichiatrica in modo tale che il paziente intraprenda un eventuale trattamento farmacologico utile a stabilizzare il livello dell'ansia o il tono dell'umore.
OK E ANCHE QUESTO E' FATTO....PARERI? SUGGERIEMNTI? CORREZIONI?