ognuno ha la sua etica....non possiamo discutere su questo....altrimenti non ne usciamo più......io personalmente ivierei....e non solo per etica professionale ma soprattutto personale!
ognuno ha la sua etica....non possiamo discutere su questo....altrimenti non ne usciamo più......io personalmente ivierei....e non solo per etica professionale ma soprattutto personale!
Ormai sono un tuo fan. Ho letto in giro i topic, sono pieni di tuoi interventi ( e vorrei sapere che lavoro fai per farne così tanti) e di colleghi che rimangono allibiti e cercano di spigarti con tanta pazienza come funziona il mondo (a volte la pazienza cala)in un forum addirittura un moderatore è intervenuto supplicandoti di dichiarare che stavi scherzando.
Incredibile, fantastico.
Sono due livelli diversi, un conto è la struttura -es. psicotica o nevrotica- un conto è l'aspetto diacronico e fenomenologico, è questo secondo aspetto ad unico e soggettivo.Ma allora, se seguiamo questa linea di pensiero, dovremmo anche evitare di usare il termine "psicosi" e parlare invece di "condizione psicotica" per sottolineare l'aspetto unico e soggettivo dell'esperienza di quel singolo soggetto che non può essere né generalizzata né categorizzata in categorie diagnostiche, acontestuali e astoriche (come ci insegna al'approccio fenomenologico, che fra l'altro è uno dei più interessanti).
Saluti,
ikaro
E purtroppo, l'aspetto fenomenologico e soggettivo, è proprio quello che può essere più ingannevole per un "occhio" ed "orecchio" non esperto in clinica, anche in termini di apparenti "grandi risorse", dove si può fare, se non si hanno solide basi per distinguere tra vari livelli, un bel patatrac.
Gaia
Tessera n° 15 Club del Giallo
Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4
l'occhio clinico per valutare un disagio è nelle competenze dei professionisti dell'aiuto poichè senza questo...mi spieghi come si fa ad attuare l'intervento?in base a cosa?
non esisterebbe la socioterapia, la pedagogia clinica etc...etc...che sono ulteriori specializzazioni per laureati in diverse discipline e non per diplomati magari in ragioneria che fanno un breve corso!!!!
è su questo che non riusciamo ad avere un punto di incontro....poichè sosteniamo due visioni completamente opposte!
clicca sul motore di ricerca socioterapia e vedi che viene fuori......bisogna naprire la mente ad altri modi di "operare"!
Ci indicchi anche il nome del motore di ricerca da dove l'hai preso tu, in modo che ci confrontiamo più direttamente? Magari, noi, ne abbiamo un'idea diversa.
Gaia
Tessera n° 15 Club del Giallo
Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4
qualsiasi motore di ricerca va benetanto sono le stesse cose!
Internet è una grande fonte di informazioni....purtroppo non ho una biblioteca a portata di mano...!!!
Sì Rosa, ma la difficolta secondo me sta prima ancora nel saper individuare, nel transfert, con quale tipo di struttura abbiamo a che fare, perchè è su questo che va impostato l'intervento, onde evitare un bel patatrac appunto!E purtroppo, l'aspetto fenomenologico e soggettivo, è proprio quello che può essere più ingannevole per un "occhio" ed "orecchio" non esperto in clinica, anche in termini di apparenti "grandi risorse", dove si può fare, se non si hanno solide basi per distinguere tra vari livelli, un bel patatrac.
Certo ikaro, lo so. Io mi riferivo all'impossibilità, a livello reale di "scindere" questi due aspetti, nell'intervento, anche a partire dall'inizio, come invece viene fatto, leggendo qua e là. Per "grandi risorse" (in apparenza), mi riferivo ad es., a possibili aspetti sub ed ipo, (per darti un'indicazione) non colti da entrambi per i motivi che puoi intuire ed agiti collusivamente, andando a rafforzare strutture patologiche aggravandone poi "oggettivamente" la situazione, proprio sul piano srutturale, anche se con insorgenza leggermente postuma, come pò avvenire in questi casi. Mentre se questi aspetti, che un non clinico, non riesce a cogliere, se non siamo già "oltre", potrebbero essere ben trattati, nel giusto modo preventivo (in ambito clinico, con tutte le dovute cautele) o, eventualmente, contenuti in certe fasi utili, per passare poi ad un altro tipo di lavoro.
Ultima modifica di RosadiMaggio : 20-05-2009 alle ore 21.09.34
Gaia
Tessera n° 15 Club del Giallo
Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4
Beh, l'etica è il cuore della formazione di un operatore delle relazioni di cura e non va ridotta alla deontologia professionale (come stai facendo tu e non solo), quindi non solo possiamo discutere di questo, ma dobbiamo farlo, perchè l'etica riguarda precisamente da quale posizione facciamo quello che facciamo e le ricadute che un nostro atto può avere sulla persona che ci interpella, quale che sia la sua richiesta...ognuno ha la sua etica....non possiamo discutere su questo....altrimenti non ne usciamo più...
Saluti,
ikaro