
Originalmente inviato da
psicoceci
Il professionista, nel suo lavoro di clinico, deve basarsi su principi scientifici, sull’esperienza personale e sulla specificità di ogni paziente; rischia di riporre troppa fiducia nella sua teoria di riferimento e di non cogliere le opportunità che altre teorie potrebbero suggerire.
lo scienziato lotta per semplificare, sottopone più volte a verifica la medesima teoria e usa tutti i metodi che ha a disposizione; il rischio è che semplifichi troppo e che si attenga rigidamente a ciò che osserva. La scienza tratta del generale ma ha difficoltà ad entrare nello specifico evento.
“Unire” il professionista e lo scienziato vorrebbe dire utilizzare l’osservazione non come conferma di un metodo di riferimento, ma come un contributo originale (che può comunque, a volte, confermare la teoria di partenza).
L’osservazione si discosta nettamente dal metodo psicoanalitico classico che si basa su testimonianze retroattive (di adulti), dalle quali si inferiscono dati che vanno ad avvallare le teorie della psicoanalisi: secondo Bowlby è importante capire il passato del paziente in funzione di quanto questo incida sul presente.
Eccoti un “suntissimo” di quello che ricordo… e ora mi immergo di nuovo in psicopatologia