L'Ordine può svolgere procedimento deontologico prima ancora che penale, cosa appunto consentita e normata da una legge dello Stato (che l'abolizione degli ordini impedirebbe). Le persone non iscritte possono essere segnalate alla Magistratura da chiunque, ma l'Ordine ha anche la possibilità di attivare i propri consulenti legali e/o di costituirsi parte civile contro gli eventuali abusatori di professione, oltre ad essere un importante interlocutore stragiudiziale nelle presentazioni di pareri e richieste di merito ad altri Enti o Istituzioni dello Stato.
Questo è vero; ma non è solo un problema degli Ordini in quanto istituzione, quanto della categoria professionale nel suo complesso: le Università, i Sindacati professionali, gli ordini, i professionisti, etc. Quindi, gli Ordini in questo hanno la responsabilità di un ritardo, che è però condivisa strettamente con tutte le altre componenti del sistema "psi" italiano.Tornando alla diatriba coach counselor, il problema non è dato dallo pseudo professionista in questa professione parallela, (che magari sbarca il lunario), quelli che spostano realmente gli equilibri, sono le scuole di psicoterapia che aprono ed organizzano corsi per queste altri professioni, spesso dirette da psicologi e psicoterapeuti, anche di alto livello, o le strutture di coaching, che con una serata riempono le sale dei mega alberghi di lusso, e che spesso si vantano di seguire personaggi importanti del mondo sportivo, o addirittura politici si rivolgono a loro.
Bene, considerando che la 56/89 è precedente all'entrata in campo di queste nuove figure (verificatasi con prepotenza, metà anni 90, prima erano solo accenni), perchè l'ordine, non si è mosso allora, per limitare l'accesso a queste figure? allora erano agli albori, sicuramente si poteva fare molto, ed invece no, ha proseguito per la sua direzione medica,visto che addrittura, un ex presidente dell'ordine voleva far diventare la psicologia, una specializzazione della medicina, seguendo quindi il filone psicologo=problema psicologico, lasciando purtroppo il campo, del benessere emozionale e pensiero positivo, a queste nuove figure che furbamente ne hanno approfittato, per poi cercare ultimamente di opporsi, ho rifacendosi all'articolo 21 o intentando cause, di dubbia riuscita giuridica.
Direi di no; gli Ordini hanno responsabilità e meriti, e se la professione di psicologo in quanto tale esiste in italia oggi e non è stata "cannibalizzata" e dissolta in altri percorsi professionali questo è gran parte merito della strutturazione Ordinistica, e delle normative che ne stanno a fondamento. Sui Codici Deontologici, c'è una distinzione enorme tra quelli di un Ordine riconosciuto e quelli di un'associazione privata: i primi hanno valenza normativa pubblica, i secondi privatistica. La differenza non te la spiego, è facile trovarla in rete :-) Ma è una differenza radicale.l'ORDINE HA DEL TUTTO FALLITO, nel suo compito di tutela della categoria, non ha funzionato né come controllo, né come filtro e garanzia. D'altronde il pensare che la qualità e la tutela verso il cittadino vengano date da un codice, spesso superabile e passibile di molte interpretazioni, come già accaduto in diversi contesti giuridici, è un qualche cosa che rimane legato a vecchi standard e sistemi corporativi, che ti chiedono solamente di sganciare la quota annuale.
Già, però io non stavo parlando dei contenuti del documento, quanto di una riflessione sul fatto che se una documentazione contro gli Ordini me la produce una realtà associativa che porta avanti una sua pluriannuale e notissima (legittima, eh) polemica contro le organizzazioni ordinistiche, non la posso citare come unica fonte interpretativa di una questione che richiede invece una corretta contestuazione e neutralità delle fonti di analisi e pareri.Sul MOPI, loro riportano su quel documento, la situazione Francese, se pensi che scrivano il falso perchè sono di parte, è una tua associazione di fatti ed eventi.








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