Sai dipendedame, ognuno forse focalizza l'attenzione su aspetti diversi, io, diciamo così, non è che avverto questo mio disamore verso me stesso (poi non è questo il problema secondo me). Io quando sono immerso in contesti di realtà relazionali più o meno cerco di capire come valutano il mio essere così o colà le altre persone, non credo che se penso io al fatto che fare certe cose mi piace, questo piacere poi passa automaticamente nella testa degli altri, difficilmente capita questo.
Per fare un esempio banale magari a me piace un brano musicale, ecco non è che sia insicuro rispetto a questo fatto (il fatto che mi piaccia a me personalmente quello che ascolto) quello di cui dubito è che poi possa piacere anche ad altre persone (non vale questa sorta di proprietà transitiva... Mi piace, lo amo, dunque lo ameranno anche gli altri... Per rendersi amabili devi cercare di capire anche agli altri cosa può piacere, e se ne hai voglia poi cercare di andare incontro a queste altre esigenze, a me spesso è questa voglia che manca e non questa specie di autoamore che poi dovrebbe passare nella testa degli altri tramite la certezza di quel che piace o interessa me), insomma queste due cose non è detto che collimino.
Se tu sei sicuro che ti piace quel che hai dentro (e magari anche fuori, perché una persona può avere qualsiasi forma o aspetto e comunque piacersi) non è detto però che piaccia anche ad altre persone, anche quando hai lavorato su questo e ti sei reso piacevole ai tuoi occhi non è detto che questa piacevolezza transiti nella testa di tutte le altre persone (se il problema per te è quello di non piacere ad altre persone, risolvendo quello di non piacere a te stesso, ammesso che ci sia, non è detto che lo risolvi in automatico quest'altro). Per sentirmi amabile io dovrei suscitare amore facilmente in molte persone che mi piacciono, altrimenti non saprei dire l'amabilità concretamente in cosa consiste (siccome questo non capita tanto spesso in certi contesti io mi ritengo non particolarmente amabile nei confronti dell'altro sesso).
Riguardo all'amor proprio questo secondo me ci può essere indipendentemente da tutto il resto, l'amabilità invece no è legata alle relazioni (non ci sei solo tu e non dipende solo da te la risposta sociale); si è amabili rispetto a qualcun altro. A me personalmente non è l'amor proprio che manca (mi tratto piuttosto bene) ma l'amabilità, e secondo me è meglio che distinguiamo le due cose (per me si accavallano solo parzialmente). Essere amati da qualcun altro o risultare attraenti è una cosa, trattarsi bene e piacersi un'altra secondo me, confonderle a mio avviso rende ancora più confusi certi problemi. Per me personalmente questi due aspetti risultano addirittura conflittuali: per suscitare amore (di altre persone) in certi contesti in cui ho appreso come potrei rendermi amabile, spesso dovrei fare cose costrittive e tutt'altro che salutari nei confronti di me stesso, secondo il mio giudizio.
Ad esempio se una donna si tratta bene e mangia dei cibi gustosi e calorici (e qua non è che lo faccia compulsivamente, son cose che sto supponendo le faccia con piacere) e poi magari si accorge di essere ingrassata può capitare che pensi al fatto di risultare meno attraente. Subentra una sensazione sgradevole in questi casi, la persona avverte sensi di colpa ecc. ecc. ma questo non dipende direttamente dal suo giudizio negativo contro l'obesità, si perde un passaggio importante per strada nel descrivere quel che accade al livello psicologico, non è tanto il suo giudizio che la fa star male, ma quel che lei crede sia il giudizio degli altri nei confronti di un certo tipo di linea.
Se lei non credesse che una donna obesa risulta meno attraente, probabilmente il senso di colpa sparirebbe e vivrebbe più serenamente, non è il suo giudizio contro il grasso che è forte in questo caso, non si autopercepisce magari nemmeno in modo distorto, è solo presente la credenza che gli altri esprimono certi tipi di giudizi negativi nei confronti di uno stato a cui potrebbe andare incontro se non si trattiene dal mangiare certi alimenti. Io personalmente se dovessi collocarmi in una popolazione descritta in certi manuali diagnostici direi di ricadere tra i fobici sociali, o almeno spero che sia così, perché solo questo giudizio altrui forse lo percepisco in modo distorto, il resto mi sembra non funzioni proprio scorrettamente.
Questo è un disagio non legato direttamente al proprio giudizio, ma legato a come si pensa e crede che giudichino gli altri che ci stanno intorno. Magari il mio giudizio rispetto a certe cose manco lo applico... Che so, ho il naso a patata? E chi se ne frega, se sto da solo mica devo starmelo a guardare notte e giorno!!!Sembra che scherzi ma per me è davvero così. Il giudizio diretto funziona, è il giudizio di quale sia il giudizio di certe altre persone nei miei confronti che forse in me potrebbe essere difettato (dato che non lo posso osservare direttamente ma solo dedurlo tramite certi segni), se c'è questa distorsione io sono ben disposto ad eliminarla soprattutto se la mia percezione è sbilanciata sul credere che vengono giudicate negativamente certe mie caratteristiche, quando poi invece a causare un rifiuto sono altre caratteristiche che potrei modificare volentieri e agevolmente.
Magari uno pensa che è il proprio aspetto gracile la causa di un rifiuto e si piazza là in palestra a pompar muscoli malvolentieri (e invece di migliorare la situazione la peggiora, perché non solo poi non risulterà più amabile per l'altro sesso, ma sarà pure di cattivo umore a causa di questa autocostrizione prolungata: i muscoli poi cosa fa uno, se li guarda da solo per star meglio?), quando magari a dar fastidio ad una donna è solo il fatto che non si pronunci o le dica qualcosa, che non la si ascolti, cioé cose magari molto più semplici che si potrebbero mettere in pratica volentieri, ma alle quali uno non pensa proprio perché ormai il pensiero rispetto al giudizio altrui prende sempre le stesse strade, che forse sono strade sbagliate perché non riescono a rappresentare la realtà dei fatti che risulta migliorabile più facilmente di quel che si crede.
Questo è il mio pensiero ottimista, se sono presenti cose del genere, veri e propri errori rispetto a quel che ho intorno, che peggiorano la mia qualità della vita e mi fanno credere di dover fare cose che non desidero fare, preferisco eliminarli io stesso, io infatti cerco sempre delle disconferme, non c'è alcun attaccamento a queste credenze negative, se il mondo in cui vivo è migliore, preferisco abbandonarle queste credenze sbagliate, però se mi manca la persuasione che siano sbagliate è impossibile che io le abbandoni. Insomma per convincerti che qualcosa sia vera non basta la volontà o il preferire che sia vera, bisogna trovare le prove e gli argomenti adatti per autopersuaderti che la realtà è un'altra, una volta trovati però (se esistono) la realtà in cui vivi trasfigurerà e vivrai davvero in un mondo diverso.
Ad esempio per convincermi che la luna è piatta come un disco dovrei trovare prove ed argomenti più forti e più convincenti per me rispetto a quelli che mi fanno credere che sia simile ad una sfera. Per ora io continuo a credere che è simile ad una sfera e vivo in questa realtà, ma questa realtà potrebbe modificarsi soggettivamente... Se però ho visto tutto bene e correttamente e visione della realtà e realtà coincidono, non c'è rimedio secondo me.
In ogni caso non basta volerci credere o preferire credere, per credere che qualcosa sia fatta in un certo modo. Un mondo in cui c'è un Dio buono che dà dei doni a tutti è di sicuro un mondo migliore, ma da questo non segue necessariamente che tutti credono nell'esistenza di questa entità e chi non ci crede ha una cattiva volontà.
La persuasione non si ottiene tramite sforzi di volontà.
Un saluto








) ma l'amabilità, e secondo me è meglio che distinguiamo le due cose (per me si accavallano solo parzialmente). Essere amati da qualcun altro o risultare attraenti è una cosa, trattarsi bene e piacersi un'altra secondo me, confonderle a mio avviso rende ancora più confusi certi problemi. Per me personalmente questi due aspetti risultano addirittura conflittuali: per suscitare amore (di altre persone) in certi contesti in cui ho appreso come potrei rendermi amabile, spesso dovrei fare cose costrittive e tutt'altro che salutari nei confronti di me stesso, secondo il mio giudizio.
), quando magari a dar fastidio ad una donna è solo il fatto che non si pronunci o le dica qualcosa, che non la si ascolti, cioé cose magari molto più semplici che si potrebbero mettere in pratica volentieri, ma alle quali uno non pensa proprio perché ormai il pensiero rispetto al giudizio altrui prende sempre le stesse strade, che forse sono strade sbagliate perché non riescono a rappresentare la realtà dei fatti che risulta migliorabile più facilmente di quel che si crede.
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