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  1. #46
    Partecipante Assiduo
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    12-04-2007
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    Riferimento: Studenti di psicologia, questo è il mercato del lavoro

    Citazione Originalmente inviato da N_is_Near Visualizza messaggio
    Da parte mia, sono uno studente che ha accettato già di partenza la situazione di altissimo rischio, quasi certezza, di disoccupazione, salvo miracoli o sapersi vendere maledettamente bene.
    Dico anche che quando ho visto tutti le colleghe, la mia reazione è stata questa: " Cinicamente, ma realisticamente, qui dovremmo comportarci come delle iene, se fossimo animali."
    Perchè ogni collega è un potenziale e concreto avversario in un mercato molto difficile e complesso da gestire.
    Ed eravamo una marea, una marea davvero.
    E non stavo nemmeno pensando a quelli già laureati, agli spacializzandi e quelli che già erano in cerca di lavoro o l'avevano già, e quale...
    La prima grande motivazione, è stata quella di avere almeno una laurea, avendo fallito altri studi, in secondo luogo studiare qualcosa che veramente mi piacesse e ritenessi utile e degno per la vita.
    LA MIA, vita.
    Quindi, mi preparo psicologicamente , anzi mi sono preparato già da tempo, e continuo a prepararmi non per essere pessimista: ma per essere preparato a cosa NON mi aspetterà fuori, ovvero una fortunaccia sfacciata.
    Mi viene da dire anzi, e spero non mi prenderete per polemico : anzi, lo dico con la più sincera empatia e dispiacere per la vostra situazione...
    Ma perchè volete continuare questo lavoro in queste condizioni?
    MI spiego subito meglio: sapendo che la situazione è cosi tragica, sapendo tutte le difficoltà e avendole provate per prima mano... non è più saggio, dopo essersi dato tot tempo, proprio per quello che si è imparato, a reinventarsi o in modo diverso, come hanno detto sopra all'interno della categoria, o accettare che la situazione era molto diversa da quella sperata, e che sia davvero meglio fare e tentare un altro lavoro.
    C'è chi su questa situazione ha costruito una famiglia...è riuscito a trovare un lavoro e riesce a stare a galla, chi bene, chi con forti frustrazioni.
    E hanno il mio incondizionato rispetto per esserci riusciti!
    Ma ricordiamoci anche il meccanismo di selezione naturale: o ci uniamo e siamo abbastanza forti da cambiare l'ambiente, oppure ci dobbiamo adattare.
    Se non ci riusciamo e non vogliamo farlo, allora è veramente colpa nostra.

    Perdonami ma il tuo atteggiamento è esattamente quello che ci stà frantumando.
    La colleganza è un punto fondamentale (oltre che presnte nel nostro codice deontologico).
    I nostri colleghi sono nostri alleati, più collaboriamo e più la professione diventa forte a livello polito e d'immagine con la clientela
    Ogni collega è un potenziale collaboratore con cui creare qualcosa di nuovo.
    Io sono in due gruppi di psicologi, uno di psicologia clinica e uno di psicologia del lavoro.
    Capisco il timore di non trovare lavoro ma non facciamo cavolate. Bisogna guardare a medio e lungo termine non solo a breve.
    Ultima modifica di Peterpan1977 : 28-10-2011 alle ore 13.12.53

  2. #47
    Partecipante Assiduo L'avatar di N_is_Near
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    Riferimento: Studenti di psicologia, questo è il mercato del lavoro

    Percarità, è più che lecito essere in disaccordo ed esprimerlo chiaramente: l'educazione è intonsa, quindi ne prendo atto e ok.
    Ho espresso la mia visione, e mi fa piacere sentire anzi che c'è chi la ritiene troppo cinica.
    Pur tuttavia, non credo che manchino "i colleghi" in tutta franchezza...sbaglierò.
    Però non capisco quale sarebbe la cavolata che mi adduci: non è che non ho mai fatto amicizie o non ho rispetto e stima di alcuni miei colleghi, o che non mi piacerebbe lavorare anche con loro.
    Ho solo riportato una mia sensazione a caldo di anni fa, che non ho del tutto cambiato sinceramente.
    Conosci te stesso, ama te stesso e il prossimo.

  3. #48
    Partecipante Assiduo
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    Riferimento: Studenti di psicologia, questo è il mercato del lavoro

    Citazione Originalmente inviato da N_is_Near Visualizza messaggio
    Percarità, è più che lecito essere in disaccordo ed esprimerlo chiaramente: l'educazione è intonsa, quindi ne prendo atto e ok.
    Ho espresso la mia visione, e mi fa piacere sentire anzi che c'è chi la ritiene troppo cinica.
    Pur tuttavia, non credo che manchino "i colleghi" in tutta franchezza...sbaglierò.
    Però non capisco quale sarebbe la cavolata che mi adduci: non è che non ho mai fatto amicizie o non ho rispetto e stima di alcuni miei colleghi, o che non mi piacerebbe lavorare anche con loro.
    Ho solo riportato una mia sensazione a caldo di anni fa, che non ho del tutto cambiato sinceramente.
    mi riferisco unicamente a consigliare l'atteggiamento da "iene": estremamente poco produttivo per il professionista e atteggiamento rischioso a livello di segnale professionale che si rischia di dare

  4. #49
    Partecipante Assiduo L'avatar di N_is_Near
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    Riferimento: Studenti di psicologia, questo è il mercato del lavoro

    Mi dispiace che ho fatto trasparire un messaggio simile allora: il senso che voleva trasmettere era quello di tenere conto di una certa competitività con cui bisognerà per forza fare i conti, ma , e credo sia palese, non mi sentirei mai di suggerire di "eliminare" , fisicamente o meno, i propri colleghi.
    Ma è un dato di fatto che una certa "rivalità" ci sarà comunque: non si può essere assunti tutti insieme, non c'è materialmente il posto per tutti quanti.
    E penso che ignorare questo aspetto sia un errore, che se si vuole continuare questa strada sia bene tenerlo a mente...ma non per scoraggiare altri, ma per farsi forti di cosa si troverà nel mondo del lavoro e non venirne schiacciati dalla delusione.

    Per il resto, io sono una persona che se fosse un nativo africano, e non potessi emigrare in un altro posto, eviterei con cura di fare prole: per gli stessi identici motivi.
    Già starei male io per scarsità di risorse, e riterrei un crimine aumentare le bocche da sfamare in una situazione cosi scarsa.
    Oltre a sentirmi in colpa per mettere al mondo creature in una situazione cosi spiacevole.
    Ovviamente si può essere daccordo come no, chiarito questo punto se ritieni ancora che sia sbagliato il mio punto di vista, tanto di cappello: viva le diversità e il rispetto, e stima dovuta per chi sa non essere ipocrita ed esprimere appropriatamente il dissenso verso un altra lettura della realtà!
    Conosci te stesso, ama te stesso e il prossimo.

  5. #50
    fiona774
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    Riferimento: Studenti di psicologia, questo è il mercato del lavoro

    Citazione Originalmente inviato da Dadedidò Visualizza messaggio
    che alternative hai se non sei ricco di famiglia, magari stai nel frattempo vivendo la tua di vita (affitti, rc auto, spese sanitarie, esigenze pratiche....!) e ti servono almeno 800 euro al mese per campare? Che fai se il cellulare non squilla mai e per mesi e mesi o anni non vedi l'ombra di un cliente, da neo iscritto ad un albo che sembra inutile?? Che fai se le fetide coop sono le prime a sottolineare che "non sei nemmeno specializzato" dunque "cosa pretenderesti di fare? Peccato (e assurdo) che gli ordini abbiano una bella responsabilità!!!
    Non so,caro collega, mi sembra che intorno a te, tutti abbiano delle grosse responsabilità per la tua frustrazione e le tue difficoltà lavorative. La famiglia che non è ricca, le cooperative, le specializzazioni, l'albo degli psicologi, l'Ordine di categoria..addirittura i clienti che non chiamano!!
    Sono un pò perplessa.
    Accetto il tuo sfogo, comprensibile e in parte realistico, ma mi chiedo dove sei tu in tutto questo.
    E comunque, se il telefono non squilla, io non starei ad aspettare, ma continuerei a muovermi, magari in modo differente.
    Non sono polemica, ma solo sinceramente dispiaciuta per la situazione che riporti.

  6. #51
    fiona774
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    Riferimento: Studenti di psicologia, questo è il mercato del lavoro

    Citazione Originalmente inviato da N_is_Near Visualizza messaggio
    mi sono preparato già da tempo, e continuo a prepararmi non per essere pessimista: ma per essere preparato a cosa NON mi aspetterà fuori, ovvero una fortunaccia sfacciata.
    Caro futuro collega, sono davvero colpita dal fatto che qualcuno possa credere che la fortuna c'entri con la possibilità di realizzarsi professionalmente. Mi piacerebbe capire, dal tuo punto di vista, per quale motivo ci vorrebbe una "fortuna sfacciata" nel mondo del lavoro?

  7. #52
    Partecipante Assiduo L'avatar di N_is_Near
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    Riferimento: Studenti di psicologia, questo è il mercato del lavoro

    Bisognerebbe vedere e sapere anche nel dettaglio quanti e quali sforzi ha già fatto: solo perchè non li comunica per esteso, non significa che non li abbia fatti.
    E se anche fosse, a tutti capita giustamente di essere abbattuti e voler sfogare un affetto negativo: non c'è niente di male.
    Onestamente un po di polemica nel tuo tono ce lo vedo io Fiona.
    Lo si può leggere anche come dire " ma che ti lamenti, datti da fare, addirittura te la prendi con i clienti ".
    Nulla vieta che possa pure essere il tuo pensiero, ma occhio che un po di vetriolo una persona la può leggere eccome.
    Non essendo la parte chiamata in causa, il fatto che mi salti all'occhio mi ha colpito e volevo confrontarmi con te su questo, se vorrai rispondermi.
    edito.
    Fiona, la fortuna non guasta mai: credo che a nessuno spiaccia vincere alla lotteria, o godere di situazioni esterne favorevoli.
    Ma non era nemmeno quello il senso: parlavo del fatto che la situazione è appunto complicata, e che pensare di trovare sicuramente e facilmente lavoro è utopistica e irreale, sarebbe quella una fortuna sfacciata.
    Ultima modifica di N_is_Near : 28-10-2011 alle ore 14.04.38
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  8. #53
    fiona774
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    Riferimento: Studenti di psicologia, questo è il mercato del lavoro

    Citazione Originalmente inviato da N_is_Near Visualizza messaggio
    Lo si può leggere anche come dire " ma che ti lamenti, datti da fare, addirittura te la prendi con i clienti ".
    Ma è proprio quello che ho scritto. Non volevo intendere altro.
    Con il collega Dadedidò avevo già espresso la mia solidarietà qualche post fa (se hai letto tutto il thread), e non credo che se ne avrà a male se lo "pungolo un pò".
    D'altronde non credo si partecipi ad un forum solo per dire ognuno la sua, senza uno scambio costruttivo. Io credo che il nostro pessimismo di categoria non ci porta da nessuna parte. Ma credo anche che non sia più sufficiente consolarci a vicenda. Il primo cambiamento dobbiamo farlo noi, perchè le cose se cambiano da sè..sì beh, quella sarebbe "fortuna sfacciata"!
    E' d'obbligo, soprattutto per chi vuole fare lo psicologo o lo psicoterapeuta, mettersi in discussione ed assumersi la responsabilità della sua felicità o infelicità.
    E comunque io porto il mio esempio e quello di altri colleghi, proprio come incoraggiamento, con la speranza di trascinare i colleghi che ancora hanno dubbi e frustrazioni, verso un nuovo modo di approcciarsi al mondo del lavoro.
    Ovviamente questo richiede: rischio, frustrazione, impegno, sacrifici, competenza, motivazione ferrea e..vabbè.. dai, ti posso concedere anche un pizzico di fortuna ..anche se forse siamo sempre noi a crearcela ....

  9. #54
    Partecipante Assiduo L'avatar di N_is_Near
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    Riferimento: Studenti di psicologia, questo è il mercato del lavoro

    Fiona, ma lo sai che mi ha fatto proprio piacere leggerlo questo tuo post? E tanto anche.
    Veramente.
    Sono pure io, puoi credermi, un vivace sostenitore della forza della volontà e dell'autorealizzazione, di più: credo veramente che il pensiero positivo ...voglio esagerare? Diciamo che mi sento di dire che "sfiora" quasi il pensiero magico dei bambini, in senso buono: non che porta ad ingannarsi e a illudersi, ma che dia invece la spinta e l'attenzione per afferrare ogni spiraglio possibile.
    C'è anche un piccolo off topic temo, ma ci tengo ad esprimerlo per evitare malintesi: noto spesso, e non solo io, per cui ne ho altra conferma, che serpeggia un atteggiamento per cui, se non sei uno psicologoco laureato ed abilitato, non hai diritto nemmeno a pensare e proporre un idea.
    E che poi, se non sei psicoterapeuta, non vali granchè nemmeno come psicologo in sè.
    Io stò cercando di essere consapevole e onesto delle mie emozioni, e mi rendo conto da qualche tempo quanto questo sia un lavoro a tempo pieno ma estremamente proficuo e indispensabile sotto ogni fattore.
    E se sento qualcosa che mi stona, con educazione e il dovuto rispetto per un altra persona, dico che è meglio confrontarla e chiarirsi, mandarsi anche a quel paese se è il caso, ma farlo nell'ottica dello scambio come qualcosa di sempre costruttivo, se fatto bene.
    Te lo dico come se fossimo davanti ad un caffè, che ti offro io per primo, quel caro collega da te scritto, mi ha fatto alzare gli occhi al cielo
    Poi magari potevo anche sbagliarmi, e non ho la presunzione di non sbagliare mai, cosa che alcuni "dottori" invece non avendo risolto dei problemini di autostima si crogiolano in questo atteggiamento.
    Ma la libertà di poter esprimere e chiarirsi, e accettare di poter sbagliare e di potersi "scontrare civilmente" con il prossimo, non ha prezzo.
    E sono fermamente convinto che queste esperienze costruiscono fondamenta della nostra autostima.
    Conosci te stesso, ama te stesso e il prossimo.

  10. #55
    fiona774
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    Riferimento: Studenti di psicologia, questo è il mercato del lavoro

    Citazione Originalmente inviato da N_is_Near Visualizza messaggio
    Te lo dico come se fossimo davanti ad un caffè, che ti offro io per primo, quel caro collega da te scritto, mi ha fatto alzare gli occhi al cielo
    Scusa..forse sarà il calo glicemico ore pasti..ma io non ho capito il tuo post.
    Cioè, ti ringrazio per l'apprezzamento, ma non non ho capito cosa c'entra tutto il resto: il nonlaureato, lo psicologo nonpsicoterapeuta, i dottori, la presunzione, il caffè, il "caro collega"..
    Ti prego, chiarisci un pò meglio cosa vuoi dire! Oggi sono un pò rallentata evidentemente..

  11. #56
    Partecipante Assiduo L'avatar di N_is_Near
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    Riferimento: Studenti di psicologia, questo è il mercato del lavoro

    Mi spiego meglio: era una specie di riflessione su più temi assieme che evidentemente erano "lampanti" solo per me e per il filone di pensieri che seguivo.

    Volevo dire che il fatto che tu abbia detto apertamente che pungolavi l'utente, e la tua spiegazione su come la vedi, l'ho trovata chiara, molto vicina e ispirante da una parte.

    Dall'altra ha anche sconfermato un disagio che ho provato e visto da più parti quando si fanno confronti del tipo " ma tu provi questi sentimenti, ma non dovresti, ah ma tu che fai, osi diagnosticarmi qualcosa, a che titolo, ect"
    Ovvero una parata in cui nessuno si prende più il coraggio di esprimere i propri pensieri ed emozioni perchè non è "qualificato per farlo", cosa che a mio avviso manda in frantumi qualsiasi tentativo di discutere seriamente e costruttivamente.
    Io mi sono sentito punzecchiato a mia volta quando hai usato il "caro collega", per dirne una: e ho avuto paura di ritrovarmi in quella situazione con te.
    Il tuo post successivo ha sconfermato completamente quella mia ipotesi, e anzi mi ha restituito il tuo vero pensiero, che già lo apprezzo di mio, ma in quel contesto ha risaltato ancora di più.

    Ho voluto esprimerlo apertamente, proprio per spiegare come mai avevo postato chiedendo a te un tentativo di confrontarti sul perchè "pungolavi" l'altro utente.
    Ultima modifica di N_is_Near : 28-10-2011 alle ore 15.05.47
    Conosci te stesso, ama te stesso e il prossimo.

  12. #57
    fiona774
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    Riferimento: Studenti di psicologia, questo è il mercato del lavoro

    Citazione Originalmente inviato da N_is_Near Visualizza messaggio
    Dall'altra ha anche sconfermato un disagio che ho provato e visto da più parti quando si fanno confronti del tipo " ma tu provi questi sentimenti, ma non dovresti, ah ma tu che fai, osi diagnosticarmi qualcosa, a che titolo, ect"
    Ovvero una parata in cui nessuno si prende più il coraggio di esprimere i propri pensieri ed emozioni perchè non è "qualificato per farlo", cosa che a mio avviso manda in frantumi qualsiasi tentativo di discutere seriamente e costruttivamente.
    Io mi sono sentito punzecchiato a mia volta quando hai usato il "caro collega", per dirne una: e ho avuto paura di ritrovarmi in quella situazione con te.
    Ok. Ci sono. Ora ho capito cosa intendevi.
    Mi spiace se sono stata inizialmente fraintesa. Ci mancherebbe che facciamo interventi su un forum a colpi di interpretazioni e diagnosi fastfood!! Sai che risate!!
    Qui TUTTI abbiamo competenza e risorse per intervenire e portare nuove idee e nuovi stimoli: lo studente fuoricorso come lo psicoterapeuta affermato.
    Il "caro collega" usato da me in questa sede, come in altre, sta a sottolineare proprio questo: siamo tutti colleghi e ci DOBBIAMO sostenere. E' detto con tono affettuoso e solidale, ma sta anche a ricordare che siamo tutti nella stessa barca e quindi condividiamo il disagio lavorativo comune, ma possiamo anche prestare ascolto a ciò che un'altro collega, e quindi che è vicino ai nostri problemi, porta come altro pensiero.
    Magari l'esperienza di uno ha funzionato nel suo territorio, ma non funziona in quello di un altro, allora chissà che un terzo collega non ci dia un'altra impressione e che diventi la soluzione.
    Sebbene gli Ordini sono continuamente messi sotto processo, e a volte a ragione, rappresentano pur sempre il luogo e lo spazio che potremmo sfruttare per accrescere la nostra identità professionale comune. Se consideriamo che 2/3 degli psicologi italiani sono giovani, tutta questa forza di idee e competenza potrebbe, anche un pò di più, impegnarsi attivamente per la categoria e quindi anche nel proprio interesse. Per questo non comprendo il discorso di altri colleghi visti come concorrenti o "iene". Un cittadino medio che non è mai andato dallo psicologo, va per la prima volta da un collega che noi riteniamo concorrente. Magari per inesperienza o incompetenza, fa scappare il cittadino a gambe levate dopo qualche colloquio. Risultato: il cittadino che non ha altre esperienze con gli psicologi, comincerà a pensare che gli psicologi sono incapaci e non servono a niente, e il nostro"concorrente" ha indirettamente danneggiato e noi e tutti gli altri colleghi. (n.b. ho preso ispirazione da un esempio di Stefano Sirri, guru dell'autoimprenditorialità per lo psicologo)
    Non sarebbe meglio collaborare tutti per sostenerci e migliorare?
    Ok. Mi fermo..sennò finisco O.T.

  13. #58
    Partecipante Assiduo L'avatar di N_is_Near
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    Riferimento: Studenti di psicologia, questo è il mercato del lavoro

    E' vero, la cosa migliore sarebbe mettere in piedi una vera coscienza di classe e farsi valere.
    Un eccesso di pessimismo potrebbe anche suonare "adattivo", ma se non facciamo niente per coltivare il nostro ambiente...è comunque una perdita.
    Hai ragione, avete ragione.
    Ci rifletterò di più, questo pensiero mi ha accompagnato per anni ma ora penso che lo metterò più in discussione.
    Non importa se poi non si farà concretamente , questa presa di coscienza globale, ma iniziare uno per volta e "fare rumore" è meglio che non pensarci e non farci niente.
    Conosci te stesso, ama te stesso e il prossimo.

  14. #59
    Partecipante Assiduo L'avatar di crazy'njoy
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    Riferimento: Studenti di psicologia, questo è il mercato del lavoro

    Avevo perso di vista il topic... ma leggendo le ultime evoluzioni ho notato il sorgere di un atteggiamento propositivo generalizzato, anche se inevitabilmente di scontro a volte, e mi piace

    Mi piacerebbe infatti che grazie a questo spazio si comunicassero esperienze positive per stimolare chi usa il pessimismo come alibi, chi non investe più in questo lavoro, per necessità o concretezza, insomma che si facessero esempi da seguire (senza pretendere di farsi "regalare" le strategie vincenti o spazi di lavoro creati faticosamente), ma esempi e consigli utili per creare degli atteggiamenti condivisi che diano maggior prestigio, credibilità e rispettabilità alla nostra professione. Ad esempio, l'idea del sito non è per niente sbagliata: si diffonde la cultura della psicologia e ci si fa pubblicità, stiamo attenti però ad un nuovo fenomeno: ormai i clienti si "autoaiutano" cercando nozioni e risposte su internet !! (questo è deleterio per noi e pericoloso per loro). Quindi piuttosto che scrivere trattati o consulenze online dovremmo chiarire esattamente quale è l'utilità di andare da un esperto e cosa fa uno psicologo (secondo me, eh).

    Però c'è, a mio avviso, anche da fare attenzione a non liquidare le esperienze di chi ha difficoltà concrete a vivere di questo lavoro e di chi nutre perplessità, come me (che comunque investo), circa la possibilità di vivere di questo lavoro, affinchè ognuno possa valutare per tempo se se lo può permettere e affinchè si possa chiarire insieme come superare tali scogli, quali atteggiamenti adottare.
    Certo, non basta lamentarsi, sarebbe troppo facile dire "è così, quindi non ci posso fare niente". Ci vuole talento, impegno, tenacia, soldi...
    ma nella mia esperienza, (quasi?) tutti i colleghi che ho conosciuto nel tempo:
    - più hanno investito nel loro lavoro e più hanno fiducia nella possibilità di vedere la svolta dietro l'angolo anche perchè più vai avanti e più sarebbe un fallimento abbandonare. Come a dire, "do a questo lavoro un valore molto maggiore perchè ci ho investito troppo per accettare l'idea che ho fatto male". Questi a volte non sopportano chi si pone la domanda "vale la pena o no?", perchè gli smonta tutto il loro castello di illusioni e speranze. Non parliamo di chi gli dice: "io ad un certo punto ho capito che non era un lavoro". é vero pure che più strumenti hai più hai fiducia in te stesso e sei efficace nel tuo lavoro.
    - la maggior parte guadagna una media di 6-8 mila euro l'anno lordi, che a conti fatti equivalgono a zero, se ci togli la ritenuta d'acconto, l'enpap, l'iscrizione all'albo e tutte le spese che vanno sostenute per lavorare (ad esempio comprare un test )
    - la maggior parte sono ragazzi che vivono con i genitori o coniugi di un partner che fa un lavoro "vero", ovvero pagato dignitosamente. Tanti abbandonano quando gli eventi della vita gli impongono esigenze materiali, tanti altri per far fronte a queste esigenze sono costretti a spendere 8 ore al giorno in lavoro sottopagatissimo, in un circolo vizioso che li squalifica, li demotiva e non gli lascia alternative.

    Quindi, secondo me, dobbiamo stare molto attenti alle illusioni come alla rassegnazione e essere onesti con noi stessi e con i nostri colleghi! Altrimenti continuiamo ad alimentare un sistema in cui gli unici che si arricchiscono sono le scuole di specializzazione e di formazione in generale. Facciamo molta attenzione a non proiettare le nostre paure su chi espone un pensiero non congruente con le nostre scelte e con i nostri schemi e soprattutto evitiamo di analizzarci a vicenda, (cosa che sto facendo anche io in questo momento, provocatoriamente) perchè il rischio di metterci del nostro in questi casi è altissimo (ad esempio credo che Dadeidò non abbia mai attribuito la colpa della situazione ai clienti che nn vanno, ma intendesse evidenziare che non è concretamente possibile invvestire soldi, tempo ed energie su una ulteriore qualificazione professionale se questo significa nella realtà che intanto non entrano soldi per vivere).

    Con questo non faccio riferimento a nessuno di voi nello specifico perchè non vi conosco abbastanza ma ad un idea che mi sono fatto in generale e lo dico solo per capire personalmente se è corretta o meno, ma anche per dare informazioni oneste a chi altri intenda capire per regolarsi, tra un intricato labirinto di illusioni, delusioni e analisi di realtà.

    Ovviamente nessuno dirà pubblicamente "io guadagno 30 mila euro" o più, però vorrei davvero capire se qualcuno esiste, perchè a conti fatti questa sarebbe la soglia per chiamarlo un lavoro da libero professionista (a conti fatti, puliti, equivalgono a poco più di mille euro netti per un dipendente).

    Scusate la mancanza di emoticon ma ho scritto di getto. Ciao.
    Ultima modifica di crazy'njoy : 30-10-2011 alle ore 14.57.39

  15. #60
    fiona774
    Ospite non registrato

    Riferimento: Studenti di psicologia, questo è il mercato del lavoro

    Citazione Originalmente inviato da crazy'njoy Visualizza messaggio
    Avevo perso di vista il topic... ma leggendo le ultime evoluzioni ho notato il sorgere di un atteggiamento propositivo generalizzato, anche se inevitabilmente di scontro a volte, e mi piace

    Mi piacerebbe infatti che grazie a questo spazio si comunicassero esperienze positive per stimolare chi usa il pessimismo come alibi, chi non investe più in questo lavoro, per necessità o concretezza, insomma che si facessero esempi da seguire (senza pretendere di farsi "regalare" le strategie vincenti o spazi di lavoro creati faticosamente), ma esempi e consigli utili per creare degli atteggiamenti condivisi che diano maggior prestigio, credibilità e rispettabilità alla nostra professione. Ad esempio, l'idea del sito non è per niente sbagliata: si diffonde la cultura della psicologia e ci si fa pubblicità, stiamo attenti però ad un nuovo fenomeno: ormai i clienti si "autoaiutano" cercando nozioni e risposte su internet !! (questo è deleterio per noi e pericoloso per loro). Quindi piuttosto che scrivere trattati o consulenze online dovremmo chiarire esattamente quale è l'utilità di andare da un esperto e cosa fa uno psicologo (secondo me, eh).

    Però c'è, a mio avviso, anche da fare attenzione a non liquidare le esperienze di chi ha difficoltà concrete a vivere di questo lavoro e di chi nutre perplessità, come me (che comunque investo), circa la possibilità di vivere di questo lavoro, affinchè ognuno possa valutare per tempo se se lo può permettere e affinchè si possa chiarire insieme come superare tali scogli, quali atteggiamenti adottare.
    Certo, non basta lamentarsi, sarebbe troppo facile dire "è così, quindi non ci posso fare niente". Ci vuole talento, impegno, tenacia, soldi...
    ma nella mia esperienza, (quasi?) tutti i colleghi che ho conosciuto nel tempo:
    - più hanno investito nel loro lavoro e più hanno fiducia nella possibilità di vedere la svolta dietro l'angolo anche perchè più vai avanti e più sarebbe un fallimento abbandonare. Come a dire, "do a questo lavoro un valore molto maggiore perchè ci ho investito troppo per accettare l'idea che ho fatto male". Questi a volte non sopportano chi si pone la domanda "vale la pena o no?", perchè gli smonta tutto il loro castello di illusioni e speranze. Non parliamo di chi gli dice: "io ad un certo punto ho capito che non era un lavoro". é vero pure che più strumenti hai più hai fiducia in te stesso e sei efficace nel tuo lavoro.
    - la maggior parte guadagna una media di 6-8 mila euro l'anno lordi, che a conti fatti equivalgono a zero, se ci togli la ritenuta d'acconto, l'enpap, l'iscrizione all'albo e tutte le spese che vanno sostenute per lavorare (ad esempio comprare un test )
    - la maggior parte sono ragazzi che vivono con i genitori o coniugi di un partner che fa un lavoro "vero", ovvero pagato dignitosamente. Tanti abbandonano quando gli eventi della vita gli impongono esigenze materiali, tanti altri per far fronte a queste esigenze sono costretti a spendere 8 ore al giorno in lavoro sottopagatissimo, in un circolo vizioso che li squalifica, li demotiva e non gli lascia alternative.

    Quindi, secondo me, dobbiamo stare molto attenti alle illusioni come alla rassegnazione e essere onesti con noi stessi e con i nostri colleghi! Altrimenti continuiamo ad alimentare un sistema in cui gli unici che si arricchiscono sono le scuole di specializzazione e di formazione in generale. Facciamo molta attenzione a non proiettare le nostre paure su chi espone un pensiero non congruente con le nostre scelte e con i nostri schemi e soprattutto evitiamo di analizzarci a vicenda, (cosa che sto facendo anche io in questo momento, provocatoriamente) perchè il rischio di metterci del nostro in questi casi è altissimo (ad esempio credo che Dadeidò non abbia mai attribuito la colpa della situazione ai clienti che nn vanno, ma intendesse evidenziare che non è concretamente possibile invvestire soldi, tempo ed energie su una ulteriore qualificazione professionale se questo significa nella realtà che intanto non entrano soldi per vivere).

    Con questo non faccio riferimento a nessuno di voi nello specifico perchè non vi conosco abbastanza ma ad un idea che mi sono fatto in generale e lo dico solo per capire personalmente se è corretta o meno, ma anche per dare informazioni oneste a chi altri intenda capire per regolarsi, tra un intricato labirinto di illusioni, delusioni e analisi di realtà.

    Ovviamente nessuno dirà pubblicamente "io guadagno 30 mila euro" o più, però vorrei davvero capire se qualcuno esiste, perchè a conti fatti questa sarebbe la soglia per chiamarlo un lavoro da libero professionista (a conti fatti, puliti, equivalgono a poco più di mille euro netti per un dipendente).

    Scusate la mancanza di emoticon ma ho scritto di getto. Ciao.
    Sei un tipo tosto te, eh ??
    Ok! Accetto la sfida!!
    Sinceramente mi sento un po’ come chi fa le televendite nelle reti locali, per vendere la combinazione vincente della Lotteria: tutti pensano “ma se è vincente, perché non se la gioca da sé e vuole venderla ad altri, rischiando poi di ridurre le sue vincite??”. Insomma mi sembra di essere finita a tentare di convincere qualcuno che è possibile lavorare!

    Vabbè, ma partiamo dal principio.
    Innanzitutto questa cosa sui “clienti” che non chiamano il povero Didadedò, è diventato un tormentone.
    Personalmente io non credo proprio che lui pensi che i clienti (almeno per ora..) siano fonte delle sue frustrazioni, ma volevo sottolineare l’atteggiamento di abbattimento e rabbia, verso tutto e tutti. Che io comunque comprendo e siamo tutti qui anche per sostenerci tra colleghi, nelle avversità. Sennò che scriviamo a fare?? Questo però non deve farci crogiolare nel senso di impotenza. Perché non è così orribile la nostra realtà lavorativa.
    Ho pensato ad una storia in questi giorni.
    Nei primi anni del dopoguerra, mio nonno, con tutta la sua famiglia, si trasferì in un piccolo centro. Mio nonno era giovane ed era notaio.
    Aprì il suo studio nuovo di zecca, ma rimase vuoto. Nessun cliente si rivolgeva a lui.
    Mia nonna ogni giorno, a metà mattinata, lo andava a trovare in ufficio e lo trovava sempre sconsolato e preoccupato.
    Mia nonna gli diceva: “domani andrà meglio, vedrai”.
    Erano altri tempi. Se eri l’unico notaio della zona, nel giro di qualche mese la tua attività partiva. E i clienti arrivarono.
    Eppure dopo 50 anni mia nonna cercava di tranquillizzarmi, quando avevo iniziato la mia attività privata, allo stesso modo. Certo mio nonno aveva potuto permettersi di gironzolare nel suo studio vuoto,in attesa, perché sapeva che il mercato di quei tempi funzionava in un certo modo, io invece non ho aspettato. Oggi le cose sono cambiate.
    Se un cliente/paziente non viene da me, sono io che devo trovare nuove strade. Dirò di più: se oggi ha funzionato un certo tipo di strategia, non vuol dire che domani non dovrò pensare ad altre strategie, perché il mercato è in movimento e cambiamento costante.
    Faccio un piccolo elenco di cose da ricordare a chi si vuole lanciare nell'attività privata:
    punto 1. cercare strategie adatte al mercato; ma adatte anche al mio stile ed alla mia filosofia lavorativa e di vita
    punto 2. tutto cambia. Noi. I clienti. Il contesto. Il mercato. Bisogna essere elastici.
    punto 3. quali strategie?
    Ok. Su questo punto credo di essere stata generosa di link e titoli di libri, qualche pagina fa. Se non avete studiato a menadito gli e-book di Piccini e Sirri, non lamentatevi con me
    Vi consiglio un altro titolo: Marketing, comunicazione e relazioni pubbliche per gli studi professionali, di G.Vecchiato, ed.Franco Angeli.
    Punto 4. Collaborate con i colleghi. Personalmente non “regalo” idee o “strategie”, ma volentieri chiacchiero con colleghi via mail, telefono o vis a vis, con amici e colleghi o semplici conoscenti, che mi chiedono un’ idea, un parere e sempre, per mio senso di dovere nei confronti di un ideale e obsoleto concetto di colleganza, rispondo con qualche mio pensiero o suggerimento, laddove non do aiuti più concreti. Inoltre, chiacchierando, chiacchierando partorisco i miei progetti o collaborazioni migliori.
    Punto 5. Per gestire un buon sito web per la nostra professione bisogna: Studiare!! Leggere!! Tutto. Non solo psicologia o psicoterapia, filosofia, ecc. Ma anche come si scrive un buon articolo. Come si crea un sito, o un blog, che ottiene visite e consensi. Un link interessante http://www.mestierediscrivere.com
    Inoltre va detto che di solito, ai “clienti”, non è sufficiente scoprire, da un sito di psicologia, i sintomi dell’ansia o perchè è utile andare dallo psicologo: la gente contatta uno psicologo che si pubblicizza scrivendo articoli sul suo sito perché, tra le righe, appare l’immagine di un professionista che “ci mette” di suo. La persona che ci legge, vuole poter immaginare chi è il dottore che potrebbe contattare. E se comunichiamo attraverso un sito web, dovremmo poter portare anche il nostro modo di essere. In ciò che si scrive, bisogna mettere se stessi. E qui rispondo alla cosa più importante su cui mi ha fatto riflettere Crazy n’joy: “ma vale davvero la pena fare questo lavoro?”
    Bella domanda. A cui ovviamente non sono in grado di dare una risposta esaustiva.
    Però posso portare il mio pensiero e la mia esperienza.
    Io lavoro nel campo della psicologia clinica e quindi parlo per il contesto in cui io lavoro. Io ho scoperto che per fare il mio lavoro non è sufficiente la formazione, l’entusiasmo, la motivazione, la fortuna, il marketing di se stessi, ecc. La cosa più importante per lavorare con i pazienti è mettersi in gioco.
    Quindi punto 6. Mettersi in gioco. E vale la pena studiare tanto, rischiare e sacrificarsi e guadagnare poco all’inizio della propria carriera? Sì, ma bisogna essere pronti a mettersi in gioco e mettere se stessi in relazione con il paziente con tutto ciò che potrà conseguire.
    Non so se mi sono spiegata: con gli anni si può guadagnare dignitosamente, tanto da poter affrontare le spese normali che affrontano tutti, potendo contare, a volte, in un partner che è anche magari un collega, e che quindi vive dei tuoi stessi rischi e difficoltà , quindi fa un lavoro “vero”, come il nostro .
    Ma nessun guadagno, nessuna ricompensa, sarà mai sufficiente se non si entra nell’ottica che questo lavoro è difficile, non perché c’è poco lavoro, ma perché è molto faticoso.
    Non si sceglie di fare questo mestiere per “guadagnare” come si sceglie di fare un lavoro come un altro. Perché non si verrà mai ricompensati abbastanza economicamente di tutte le frustrazioni e le preoccupazioni che bisogna essere pronti a sopportare e gestire costruttivamente con il paziente.
    Il problema più complesso da risolvere non è trovare clienti, ma riuscire a lavorarci, comprendendo di doversi mettere in gioco.
    E si comincia già dal principio. Investendo su di sé e su nuovi progetti. Facendosi conoscere. Facendo pubblic relation. Possibilmente iniziando anche un percorso di terapia individuale, ancor prima di qualsiasi scuola vorreste fare. Studiando l'inglese: sì, perchè gli aggiornamenti arrivano dall'estero e la scienza e la psicologia o psicoterapia, parlano in inglese.
    Chiudo con una domanda a cui non riesco mai a dare una risposta: ogni mese ricevo almeno una richiesta da qualche neo laureato che mi chiede di poter fare volontariato nel mio studio. Io non ho spazi né modi per accettare un volontario, ma rispondo sempre con entusiasmo che se però hanno un'idea o un progetto, potremmo parlarne e pensare a una collaborazione. O comunque potrei dare qualche idea su come realizzarla. Non ho mai ricevuto a tutt'oggi nessuna risposta

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