A quanto pare non sono all'altezza di formulare ed esprimere una critica, ne prendo atto, okSi vede che ho detto una gran bestialità e non c'è niente di buono da prendere dal mio intervento.
Tolgo il disturbo.
A quanto pare non sono all'altezza di formulare ed esprimere una critica, ne prendo atto, okSi vede che ho detto una gran bestialità e non c'è niente di buono da prendere dal mio intervento.
Tolgo il disturbo.
Conosci te stesso, ama te stesso e il prossimo.
Ma quale sarebbe il significato che appare oltre quella formulazione?Originalmente inviato da schanuel
Che due o più persone che interagiscono si influenzano a vicenda? Questo va bene?
Quando Megiston afferma che io creo un'altra persona, l'Altro, vuole intendere che con certi miei modi di agire e comportarmi influenzo certe modalità di pensiero e d'azione di certe altre persone con cui interagisco in qualche modo?
E' ovvio che anche in un forum succede che in qualche modo un'azione influenza il comportamento degli altri partecipanti. Megiston scrive qualcosa, noi poi interveniamo, io per dire che una serie di cose non le ho capite e perché secondo me tanto chiare non lo erano affatto, altri per dirgli bravo, complimenti, qualcun altro ancora (dando per buona mi sembra l'interpretazione mia di sopra) ha chiesto, va bene, vi occupate delle interazioni reciproche tra le persone e dite che queste si influenzano a vicenda, scoperto questo (l'acqua calda aggiungerei) a me a cosa serve? E così via...
Anche qui si è innescato un processo di interventi in cui partecipano più o meno tutti e in cui influenziamo le prossime mosse degli altri e queste mosse di questi altri influenzeranno i nostri prossimi interventi. Ogni persona può contattare le altre tramite un messaggio (o cambiando l'avatar, o la firma, o inviando anche dei messaggi privati e così via) ovviamente qui l'interazione non è continua, non monitoriamo costantemente le risposte degli altri... arrivano, per così dire, in modo discreto... Prima io, poi tu, poi un altro, io di nuovo e così via...
Io comunque sto aspettando ancora certe risposte.
Spiegate meglio a tutti (lo dico a chi dice di aver capito) in che senso viene usato quel "creo" nel discorso iniziale. E' corretta questa mia riformulazione in grassetto? O comunque non va bene?
In ogni caso se è questa l'interpretazione giusta è comunque sbagliato affermare che l'io crea il non-io, nel non-io ci vanno a finire non solo le persone con cui posso interagire e che posso influenzare in qualche modo, ma anche tutte le altre, pure quelle che non conoscerò mai, queste non le creo né materialmente, né in qualsiasi altro senso. Nel non-io insomma ci vanno a finire sia gli individui che conosco in qualche modo che quelli che non conosco e non conoscerò. Parto dal presupposto (abbastanza ragionevole) che la realtà circostante è molto più vasta rispetto alle porzioni che potrei influenzare, in maniera significativa, con certi mezzi. In pratica il non-io non posso crearlo tutto (= influenzarlo tutto), ma posso interagire soltanto con una piccola parte di questo per modificarlo ed esserne a mia volta influenzato.
Ultima modifica di Char_Lie : 26-10-2011 alle ore 23.03.00
Ciao Char_Lie,
in realtà io non sono in grado di risponderti; né sono in grado di rispondere ad una domanda così netta, nel senso che taglia via tutto il resto, prende di mira lo specifico verbo "creare", e ne chiede conto non più all'interno del discorso di Megiston, in cui è inserito. Se volessi banalizzare la tesi di Megiston, togliendo valenza evocativa, la quale può piacere oppure proprio no, togliendo i riferimenti epistemologici (che credo siano quelli di von Glasersfeld, von Foerster e Maturana - Varela non lo includo perché credo abbia fatto confusione con quelli che Maturana chiama domini cognitivi, aprendo la stada, pur con tutta la buona volontà e nonostante il riferimento alla fenomenologia husserliana, ad un riduzionismo che vuole apparire un non-riduzionismo), togliendo i riferimenti della ricerca sull'infant research... e quindi nella sostanza cancellando tutto quel che Megiston scrive e concentrandomi sul verbo "creare", direi che ciò che tu intendi va bene.
Questo nel caso per niente scontato in cui non abbia frainteso Megiston.
Ultima modifica di schanuel : 26-10-2011 alle ore 22.33.55
Tolgo il disturbo anch'io. Non sono all'altezza di capire argomentazioni così alte. Ninfaverde, se ti riferivi a qualcosa scritto da me, non mi riferivo a te e ti chiedo scusa se hai capito male. Comunque certi posts sono secondo me inutili (quando poi avremmo 3000 problemi e argomenti da discutere in questo spazio di scambio prezioso) e pesantissimi "giri mentali" che non servono ad altro se non a "mettersi in luce" con un'aria di compiaciuta superiorità che personalmente non tollero e non ho alcuna intenzione di tollerare. In questa splendida professione, le persone più valide e che più mi hanno dato fino ad oggi sono sempre state le più umili e le più aperte mentalmente. Poi, personalmente ho anche incontrato molti noiosissimi palloni gonfiati. Che, alla fine, lasciano anche un pò il tempo che trovano. Saluti
Chi non fa psicoterapia devo dire che fa psicoterapia per rispetto al suo lavoro? Se non fai psicoterapia farai quello che ti pare, ma non è psicoterapia... Qual'è la mentalità innovativa che vuoi proporre?Qual è.Arroganza, vuota autoreferenzialità e psicologi divisi in due blocchi, tutto questo perchè ho usato la metafora della volpe e l'uva con Char Lie a proposito poi di un altro discorso... Se continuo a studiare è proprio perchè non sono arrogante, non credo nell'onnipotenza di nessuno e non mi piace chi pensa di avere le risposte in tasca per aver studiato psicologia. Sento il bisogno di continuare la mia formazione, chi non è d'accordo con me fa la sua strada, ma qual'è il problema?
Senza apostrofo.
Adesso più o meno ho capito, un palazzo lo costruiamo, ed una serie di cose le influenziamo con la nostra stessa esistenza (le altre persone che sono con noi), d'altra parte facciamo parte anche noi stessi del mondo ed ognuno contribuisce ad influenzare la sua nicchia ecologica e viceversa, questo per me risulta ovvio, ma questa non direi che risulta una costruzione della realtà, si costruiscono oggetti possibili nel reale appunto, ma è la realtà di fondo che permette a questi oggetti di esistere e permette a noi stessi di esistere, la realtà ultima non la può costruire nessuno. Sulla terra puoi costruire una piramide che poggia sulla base ma non una piramide che poggia sulla punta, il fatto che non si possano costruire questi oggetti non lo decidiamo noi con un accordo, e la consapevolezza del nostro contributo al reale non credo che prima o poi ci permetterà di costruire piramidi capovolte.
Quel che si può modificare è una visione distorta di certe leggi, se abbiamo sbagliato ad osservare certi fenomeni, ecco tutto, ma se le leggi ultime di statica son vere, non le possiamo più costruire. E comunque per costruire le cose in tal senso ci vogliono risorse e soprattutto forme di lavoro coatto e costrittivo (i problemi sono questi poi), non basta fare qualche scelta soggettiva.
Io è per questo che ho storto il naso quando ho letto quei passaggi di Fichte.
Comunque vorrei influenzare una donna carina io, senza faticar troppo, in maniera tale che si convinca a stare con me senza rompere troppo le scatole... Si può fare? Me la posso costruire così come mi piace?
A me questo interesserebbe... Che mi si dice che i palazzi li costruiamo noi ed influenziamo le altre persone, beh questo l'abbiamo capito tutti da un pezzo. Io spesso sono perfettamente consapevole che comportandomi in certi modi, posso fare incazzare qualcuno, oppure dar fastidio a qualcun altro, provocando reazioni varie. Ed è proprio per questo che gli altri non li costruisco interamente io, le loro reazioni nei confronti di certe mie azioni sono abbastanza vincolate a certe risposte. Posso cercare di capire come funzionano per farli reagire in certi modi che risultano a me convenienti, ma se mi scoccio già di fare certe cose per fare reagire gli altri in certi modi che a me piacerebbero, il problema di fondo resta.
Rigiro nuovamente la domanda di complicata un po' modificata...
Un saluto
Ultima modifica di Char_Lie : 27-10-2011 alle ore 09.32.00
Aggiungerei...
O sono caduto, o ho caduto... Sempre per terra ho andato.
Che palla la grammatica, la sitassi ecc. ecc. spesso si capisce meglio una frase che vìola (qua c'ho dovuto mettere l'accento se no qualcuno mi bacchettava) tutte le regole linguistiche ufficiali, che certe altre ben scritte in italiano alla Lacan. Qua bisogna stare attenti, m'hanno bacchettato n'altra volta perché (pure qua non si deve usare questa "è" ma quest'altra "é") avevo scritto psicanalisi invece di psicoanalisi.
Io scrivo uno schifo da questo punto di vista qua, ma la lingua italiana con tutte 'ste regole sembra davvero un campo minato, come ti muovi finisci su una mina.
Io comunque l'unica cosa che vorrei migliorare è l'utilizzo della punteggiatura, spesso quando non metto una virgola non si capisce dove uno si deve fermare, e il senso di quel che volevo dire viene stravolto, e questo non mi piace.
Se le persone non facessero errori e non trasgredissero certe regole, la lingua resterebbe fissa ed inchiodata a certi canoni nei secoli dei secoli, e oggi noi parleremmo latino, certe volte mi sono chiesto se è meglio cercare di costruire una lingua legale o lasciare le cose al caso, all'invenzione e al gusto dei singoli. C'era pure la "consecutio temporum" (almeno ricordo che a scuola si teneva conto della cosa quando l'ho frequentata io) ma qualcuno di voi la applica ancora?
Bisognerebbe forse osservare come parlano le persone e come usano le parole piuttosto che dire a tutti come dovrebbero usarle... Il linguaggio può essere usato per i più svariati scopi, tanto vale usarlo come ci piace in funzione di questi... Certe regole linguistiche sono una costruzione di sicuro, qualcuno deve essersi messo a tavolino e deve aver deciso che non si può scrivere "qual'è", ma in che senso questo è un errore, rispetto a cosa? Rispetto alle sue idee di come si dovrebbe scrivere correttamente.
Un saluto
Ultima modifica di Char_Lie : 27-10-2011 alle ore 11.34.54
E' un errore rispetto ai canoni stabiliti da un cerchia ristretta di linguisti che si scervellano sulle regole della lingua italiana. Alcune regole sono sacrosante (le regole grammaticali, ortografiche, sintattiche che preservano la comprensibilità del messaggio), altre comunemente accettate, altre ancora controverse e molto dibattute. I dibattiti su qual è o qual'è effettivamente ci sono stati, comunemente anche sui giornali si può trovare "qual'è", anche se è una forma sbagliata. Trattasi di apocope vocalica e non di elisione, errore molto frequente. Ci possiamo aprire un thread. Io poi scrivo pure con una tastiera americana, che in teoria non dovrebbe neanche avere accenti di nessun tipo, mi dovrebbe risultare più semplice... ed invece mi vado a cercare appositamente l'apostrofo!.
Char_lie,
La frase di Fichte che ho riportato sopra: “L’Io crea il non-io nell’Io per essere Io” non l’ho trascritta perché la condivido, ma per prenderne le distanze; Fichte e gli idealisti giungono temporalmente subito dopo Kant, che aveva affermato che la cosa in se (das ding) è inconoscibile, noi possiamo conoscere soltanto i fenomeni, come cioè le cose si manifestano a noi, non come sono.
Questo manifestarsi a noi significa dire anche ciò che dei fenomeni può essere noi possiamo cogliere dopo averli inquadrati a priori in una dimensione spazio-temporale, al di fuori del quale non c’è conoscenza, e dopo averli sottoposti al vaglio delle categorie che noi possediamo (molteplicità, unità, totalità, realtà, negazione, ... ) e che condividiamo con tutti gli altri esseri umani.
Gli idealisti accentuano il potere poietico (e non poetico) della ragione umana, tagliano la testa al toro e arrivano a sostenere che la realtà è creata dal soggetto stesso, è il soggetto in una dialettica tutta interna fra parti distinte e scisse di sé (qualcuno come Marx e Kojève in realtà interpretano ad esempio la dialettica Hegel in chiave sociologica, ma io credo che il servo e il padrone siano parti distinte di un’unica coscienza che pone una polarità della dialettica in sé e l’altra la pone all’esterno e poi se ne riappropria). L’Assoluto di Hegel è tutto, ma non si conosce, per questo si rivolta come un calzino, si pone fuori di sé, snodandosi storicamente e dialetticamente, per poi ritornare in sé con la piena consapevolezza di sé.
E’ chiaro come in questi pensatori la realtà non sia altro che una creazione di loro stessi, esiste una psicologia mentalista che si avvicina pericolosamente a queste posizioni, la realtà non esiste (o se esiste non posso conoscerla) quindi, ciò che a me sembra essere la realtà non può non essere una mia creazione
Io credo, invece, che se alla realtà (che possiamo anche chiamare Altro, come ha fatto Lacan) togliamo ogni statuto di esistenza, riducendola ad una creazione soggettiva, togliamo al contempo anche statuto di esistenza anche al Soggetto che a partire da una dialettica serrata con essa si struttura.
A parte che per creare una realtà da contrapporre al Soggetto io dovrei già essere un Soggetto, creare una realtà per soggettivarmi sembra quasi il prendersi per i capelli del barone di Munchausen per tirarsi fuori dalla palude.
Io credo, invece, che l’essere umano alla nascita del Soggetto ha solo la potenzialità, che necessita del rapporto dialettico con l’altro per diventare un soggetto, che questo rapporto non avviene una volta per tutte, ma è un processo che dura tutta la vita e che aspira attraverso espansioni diadiche della coscienza a raggiungere una sempre maggiore coerenza.
Come avviene nel concreto questo scambio dialettico fra me e l’altro? Difficile pensare che io possa conoscere l’altro così com’è, da Kant in poi questo realismo ingenuo, questo isomorfismo fra categorie conoscitive e cosa conosciuta è insostenibile; difficile anche pensare che io posso conoscermi per ciò che sono, perché la mia coscienza di me è sempre mediata dalla superficie attraverso cui soltanto posso cogliermi. Io, come l’occhio, non posso vedermi se non ho una superficie riflettente come uno specchio.
Ciò che però posso conoscere e su cui si basa davvero la mia conoscenza sulla realtà è la relazione che io ho con le cose, con gli altri; ma cos’è in concreto questa relazione? E’ una creazione congiunta fra ciò che io sono e ciò che è l’altro, una co-creazione; se preferisci è un mondo abitabile sia per me sia per l’altro, dove sia io sia lui possiamo incontrarci, qualcosa che ci permette di stare insieme, fatto di legami, di sentimenti, di impressioni, di idee, di linguaggio condiviso, qualcosa che sia anche confortevole da abitare.
La creazione di questi legami è essenziali, addirittura vitale, René Spitz descrisse la cosiddetta “depressione anaclitica” del bambino allevato dai brefotrofi o affidato ai servizi, che veniva nutrito, pulito, curato, però era soggetto a frustrazioni precoci e a forti carenze affettive, in questa condizione il bambino smetteva di piangere, di attirare l’attenzione dell’adulto, era rallentato nei movimenti e nell’apprendimento, e poteva disregolarsi emotivamente fino alla disperazione e alla morte per deperimento organico.
Quanto siano essenziali le cure materne, gli affetti, gli stimoli, oltre che le cure e il nutrimento fisico, ce lo dicono gli studi di Bolwby sull’attaccamento, che è stato fra i pionieri in quest’ambito con Ainsworth, Schafer e altri e ce lo dicono la Infant Observation e la Infant Research.
Ciao
Caro Schanuel,
hai inquadrato molto bene la questione dal punto di vista teorico ed epistemologico e hai colto perfettamente il risvolto pratico (che aveva sollevato prima Complicata): "Che ce ne famo?". E' proprio su questo che volevo discutere. come si struttura un soggetto e a che ci serve saperlo, formulare delle ipotesi, costruire dei modelli che ricostruiscano questa genesi? Per chi è, poi, clinico, come utilizzo queste riflessioni nel mio lavoro?
Un saluto
Non ho capito perché dovrebbe essere più semplice conoscere la relazione tra due cose rispetto al conoscere certe proprietà delle cose stesse. Se è impossibile conoscere qualsiasi attributo di una cosa è difficile o impossibile allo stesso modo anche conoscere la relazione che intercorre tra me e questa cosa. Così come è mediata la tua autoconoscenza è mediata allo stesso modo la conoscenza delle cose, ed è mediata pure la conoscenza della relazione che intercorre tra te e queste cose. Non ho capito bene come fai ad arrivare a questa conclusione. Dovresti arrivare alla conclusione che non solo non puoi conoscere l'altro così com'è, ma non puoi conoscere nemmeno la relazione che intercorre tra di voi così com'è.Originalmente inviato da Megiston Matema
Insomma che cos'è in concreto questa relazione finirà con lo sfuggirti allo stesso modo in cui sostieni che ti debba sfuggire completamente chi sei tu e cosa c'è attorno a te.Originalmente inviato da Megiston Matema
Comunque mettendo tra parentesi le parentesi e tornando per un attimo al mio realismo ingenuo, da quel che ho potuto constatare si co-creano anche situazioni conflittuali con gli altri, non solo spazi abitabili in modo confortevole. La relazione c'è, sia nel caso in cui con l'altro ci sono amico, sia nel caso in cui sono in conflitto con questo e al limite desidererei proprio ammazzarlo o eliminarlo. C'è una relazione anche tra la tigre ed il serpente del mio Avatar.
Su questo credo che siano tutti d'accordo, si ha bisogno di contatti di buona qualità con i propri simili per star veramente bene. Io per la verità delle volte penso che buoni contatti per far stare bene realmente ogni individuo spesso non si possono proprio avere, c'è chi muore ammazzato, chi finisce in galera, chi viene cornificato allegramente, chi, non avendo più nulla da dare, viene abbandonato da qualche parte.Originalmente inviato da Megiston Matema
Certo avere persone che ti piacciano davvero intorno e che ti diano determinate cose fa star meglio chiunque, ma le relazioni vere e proprie che si possono avere sono sempre vincolate da molti interessi e producono abbastanza spesso conflitti e tanta frustrazione quanto quella che dovrebbe curare la presenza dell'Altro.
Chi non ha avuto una buona famiglia e cerca una figura materna o paterna non potrà più trovarla, dovrà adattarsi a quel che passa il convento. Un analista o uno psicoterapeuta nemmeno poi potrà sostituire queste mancanze, un genitore è molto presente in maniera gratuita nella vita di un bambino e di un ragazzo, non è che si fa una chiacchierata di un'ora, pretende d'esser pagato, e se ne va pure via.
Un saluto
Ultima modifica di Char_Lie : 27-10-2011 alle ore 15.02.38
'diamo su signori, non parliamo di fischi e si rispondono fiaschi.
Per informazioni sulla grammatica consultare il forum dell'Accademia della Crusca.
Per informazioni sulle regole della retorica, sulla consecutio temporum e sulla musicalità dell'eloquio consultare gli studenti degli antichi collegi, che effettuavano gare retoriche su come dimostrare una tesi la più assurda possibile e convincere l'uditorio!![]()