Mi inserisco nel dibattito.
A mio parere il sistema economico neoliberista, di matrice statunitense, si sta traducendo in un vero e proprio “darwininismo socio-economico”, con connotazioni naziste.
Per lavorare devi rispondere ai seguenti criteri: devi essere di bell’aspetto, giovane, con ottime capacità fisiche e intellettuali, colto, servizievole, ecc.ecc.
Altrimenti sei una nullità…
L’esimio Psicoivan evidentemente trascura il fatto che la competitività elevata a paradigma è alla base dell’incremento esponenziale di casi di depressione, anche tra i più giovani.
E di tanti altri problemi (imbarbarimento sociale, guerre di interesse, ecc.)
Riporto uno stralcio dal libro “Non siamo capaci di ascoltarli”, di Paolo Crepet.
“Ma è poi vero che la competizione è l’unica legge possibile per sopravvivere in questa comunità? Le persone competitive sono anche le più serene e felici? E la scuola deve per forza assecondare queste richieste da parte di una componente della nostra società per trasformare tutti i bambini in amministratori delegati? O potrebbe tentare di essere anche un luogo mite capace di insegnare a sopravvivere anche a quei bimbi che non vogliono diventare gladiatori ma persone sensibili?”
E vi riporto anche un piccolo trattatello dialogico che ho scritto due mesi addietro.
- Perché sei sempre così triste?
- l’uomo, non riflettendo, si è costruito la propria schiavitù.
- In che senso?
- L’uomo nasce, entra nella catena di montaggio denominata in modo mistificatorio “scuola”, e in seguito comincia a lavorare. Lo fa per lunghi anni e poi finalmente va in pensione, pensione che non può essere goduta appieno, data l’età. Poi sopravviene la morte, e da lì il nulla.
- E allora?
- Non senti la mancanza di qualcosa?
- Di cosa?
- Della libertà!
- Eh, la vita è così…
- Ma questo l’abbiamo deciso noi, e noi possiamo cambiarlo.
- Tu vivi di fantasia!
- quella che tu chiami fantasia io la chiamo rivendicazione di libertà. L’uomo tende a modellare il suo comportamento sulla base di conformismi da lui creati ai quali celermente seguita a uniformarsi, perpetuandoli nel tempo.
- Questa è la vita, nulla ti è regalato.
- L’abbiamo deciso noi! Te l’ho già detto! L’uomo è artefice del proprio destino, non riesci a comprenderlo?
- Ma tu cosa proponi?
- Io ritengo che l’uomo debba cominciare a riflettere sulla propria natura e sul ruolo passivo che si è autocreato. Così facendo potrà apportare cambiamenti radicali nella propria vita.
- Passivo? L’uomo modifica la natura.
- Si, ma l’uomo è schiavo di se stesso.
- Le tue idee sono utopiche.
- Ti sembrano utopiche perché hai la mente obnubilata da un gretto conformismo masochistico.
- Ribadisco che le tue idee sono utopiche.
- Beh, non mi aspetto cerco che l’uomo recepisca le mie idee; l’uomo non riflette.
- Ma perché dovremmo cambiare il nostro stile di vita?
- Per ottenere la libertà, che però non vada a intaccare quella degli altri.
- Ma cosa intendi per libertà?
- Libertà significa prima di tutto…
- Oh, è tardissimo, mi piacerebbe continuare ad ascoltarti ma devo andare al lavoro. Ciao.
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Bene, secondo i personaggi alla Psicoivan l’uomo è un oggetto nelle mani del padrone
L’operaio deve produrre, produrre, produrre, produrre, produrre.
Possibilmente a velocità ultraelevata, senza imperfezioni, e con il sorriso sulle labbra.
Psicoivan, l’operaio è un UOMO!!!!
Una mia zia lavorava in una fabbrica. È una persona con una discreta forza fisica, che non ha POTUTO studiare dopo le scuole medie.
Lo scorso gennaio i dirigenti della fabbrica dove lavorava hanno deciso di aumentare il numero di pezzi da produrre, e mia zia, pur mettendoci tutto l’impegno possibile, non ce la faceva più a mantenere questi ritmi.
L’hanno licenziata, senza troppi complimenti.
Depressione neurotica.
Ora sta cercando lavoro, ma ovviamente si ritrova a sbattere contro porte chiuse.
Oggigiorno l’uomo è un burattino dominato dal Dio Profitto, che egli stesso ha creato.
Libertà, anticonformismo, giustizia sociale sono concetti che alle persone con mentalità imprenditoriale entrano da un’orecchia ed escono dall’altra…
Meglio piegarsi alla mentalità dominante, accettare supinamente tutti i suoi dogmi…
Non si da un peso alla propria vita!
Sono all’ultimo anno di ragioneria (e penso sia chiaro anche a voi che ho sbagliato scuola, ma me ne sono accorto troppo tardi…), e se dovessi seguire i consigli dei soggetti massificati dovrei cercare impiego in banca… Un lauto stipendio, non ci si ammazza di lavoro…
Mi è capitato anche di discutere su un forum con un professore partenopeo, il quale mi consigliava di studiare ingegneria, che ha sbocchi sicuri e ben pagati.
E invece no! Io non pianifico la mia vita in funzione del profitto. La pianifico in funzione del piacere personale!
E quindi sceglierò una facoltà a me congeniale, ma con sbocchi incerti, come psicologia, o filosofia, o sociologia….
E se non troverò lavoro in qualche modo mi arrangerò…
Preferirei vivere sotto un ponte piuttosto che mettermi alla dipendenza di un personaggio alla Psicoivan o trasformarmi in uno Psicoivan.
(Psicoivan, non prenderla come critica unilaterale nei tuoi confronti, ma dai tuoi post emerge con precisione chirurgica il tipo di uomo che non vorrei mai diventare…)
A proposito di ricchezza. Berlusconi, multimiliardario, se la gode la sua ricchezza?
Non ha molto tempo per farlo…
Che senso ha arricchirsi senza godere appieno della propria ricchezza? Liberisti, rispondete!
Bertrand Russel nella sua opera “Un’etica per la politica” afferma che la società migliore è quella produce il minor numero di scontenti.
Ebbene, siamo lontani anni luce da questo traguardo.
Marco







Ora che affermi che non lavoreresti mai alle dipendenze di un futuro, tra l'altro, Psicologo del Lavoro (magari orientatore professionale!!!
) che non ha la minima intenzione di diventare un imprenditore, ma che sa COME TUTTO IL MONDO SA che se si aprisse un'azienda PRIVATA i propri dipendenti dovrebbero sottostare al regolamento interno e non li farebbe di certo stare a scaldare la poltrona come gli impiegati statali che hanno la certezza del posto fisso, cosa vuoi fare, impiccarmi???

...non puoi nemmeno parlare di mobbing perchè, appunto, si assunta una motivazione che per quelli che sono I FINI dell'azienda sono più che accettabili!

!}


E allora che faccio? mi impegno anche nelle materie che meno mi piacciono, e proprio Martedì è arrivato un 30 a Metodologia e Tecniche di Analisi dei Dati nella Ricerca Psicologica!
Eppure io e la statistica non andiamo d'accordissimo... 
sono contento che questo mio argomento abbia suscittato tanta attenzione, io credo che in una società capitalista e comunista ci siano i pregi ed i difetti, qualsiasi cosa che facciamo qualsiasi scelta che optiamo, saranno come una moneta, cioè a due faccie, un lato buono ed uno no...
