Da 1 punto di vista psicoanalitico le tue argomentazioni non hanno ragione di essere, ché "se un uomo che si crede un re è un pazzo, un re che si crede un re non lo è meno" (J. Lacan, "Discorso sulla causalità psichica", 1946). Ovvero: la follia dell'uomo è proprio l'Io ("il sintomo umano per eccellenza", dice sempre Lacan, individuando il carattere generalizzato, universale della follia proprio nella passione indomita dell'uomo per la propria immagine), ovvero il fatto di credersi come 1 identità indivisa, come pura credenza, delirante appunto, di "essere un io". Il dispositivo analitico mira proprio a disincagliare il soggetto dai propri sostegni identificatori, e ciò lo differenzia in maniera - ripeto - irriducibile da ogni altro tipo di intervento psicoterapico. Se riuscite a spiegarmi come 1 posizione così estrema possa integrarsi (senza essere snaturata, s'intende) in 1 modello "bio-psico-sociale" prometto che vi seguo...Originariamente postato da TheGathering
Il caso di quello che si crede Gesù è un po' diverso, lì si ha una distorsione del senso di realtà che non è mai una buona cosa.
Forse il paziente in sè può non soffrirne ma di sicuro non riuscirà ad avere rapporti sinceri, xkè verrà sempre visto come un "simpatico matto" e in fondo non sta vivendo la sua vita, ma quella di Gesù! Resta il fatto che può vivere anche senza curarsi se non ne sente la necessità...
Poi forse l'esempio di gesù non è molto semplice da gestire..
Saluti e buon week-end,
ikaro







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per cui capisci che c'è un nesso...