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  1. #46
    Postatore Compulsivo L'avatar di ghiretto
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    Re: Sì Ghiretto, ma qui parliamo di "convincere"!

    Originariamente postato da Lulla62
    A parte l’analisi della domanda che insomma è ovvia prassi, secondo te l’obiettivo dell’intervento terapeutico è “convincere” il paziente? Mi pare di no, “condividere” è diverso, molto diverso da “convincere”. Condividere presuppone empatia, capacità di sentire come sente l’altro, non calargli addosso costruzioni teoriche e convincerlo della coerenza delle stesse rispetto alle sue costruzioni personali.
    secondo me, a parte il fatto che dare per ovvie le prassi non mi pare il caso, l'obiettivo è fare stare meglio il paziente. Punto.

    Originariamente postato da Lulla62
    Hai preso un bell’esempio, un fobico può arrivare a costruire la sua esistenza in termini di evitamento, magari arriva da te portando chissà quale altro problema.
    Allora che fai? Lo convinci che è fobico? Che in realtà il suo problema non è quello che crede ma quello che gli spieghi tu? Certo che no, almeno spero. Quale che sia il tuo o il mio orientamento, l’opera di convincimento la lascerei agli imbonitori, ai venditori porta a porta e via di seguito.
    Certo che ciascuno di noi ha il suo modello di riferimento, utile per la diagnosi, per la scelta d’intervento, per l’impostazione stessa della relazione terapeutica ma che c’entra questo con un’affermazione come quella di cui stiamo discutendo?
    Convincere il paziente?
    Semmai comprendere, raggiungere consapevolezza, riconoscere, ma “convincere” mi sembra agghiacciante, ripeto decisamente agghiacciante.
    Certo che non lo convinco che è fobico, ma cosa faccio non lo tengo presente nel mio agire teraupetico? O non cerco di seminare dubbi nella lettura e visione di sè stesso e dei suoi sintomi? Allo scopo, per essere chiara, non di validare la mia ipotesi, ma per costruire verificare e ovviamente modificare con il paziente il percorso intrapreso, in base ai rimandi che ne ho.

    Apro un inciso, approfitto così per darti il benvenuto in questa comunità, io interagisco con le persone che scrivono qui da un po' di tempo, e forse per questo avendo maggiori parametri non ho letto questa cosa del "convincere" in modo così duro, come penso lo abbia interpretato tu, vedrai da sola che a leggere gli interventi c'è da imparare tutti e da tutti, che ottime teste pensanti girano qui venditori e imbonitori sono banditi

    Originariamente postato da Lulla62
    Nel momento stesso in cui io tento di “convincere” te di qualcosa ti squalifico, nego cioè il tuo valore, ti sistemo giusto giusto sotto di me, a dimostrare che io so ciò che tu non sai, ti induco ad accettare la mia come l’unica verità perseguibile.
    Ok, è vero, così come però è innegabile che comunque uno squilibrio nelle posizione ci sia comunque, almeno nella testa del paziente, altrimenti se non avesse almeno una fantasia di competenza da noi posseduta e da lui non maneggiata perchè dovrebbe rivolgersi a noi? Potrebbe essere interessante far diventare questo materiale clinico?

    Originariamente postato da Lulla62
    Non ultimo, il paziente arriva da noi quando il sintomo è disfunzionale, alle volte noi possiamo anche intuire che c’è molto di più, ma quel di più, in un modo o in un altro, si è sistemato in un sistema che funziona, e funziona bene anche se ne riconosciamo l’aspetto “patologico” da un punto di vista teorico. Che fai? Convinci il paziente che la sua vita è uno schifo? No lo rispetti e lascia quell’individuo alla sua libertà e autonomia cercando di aiutarlo a ritrovare l’equilibrio.
    Posto che la terapia abbia successo, almeno per il problema portato dal paziente secondo me il nostro lavoro è finito, andare oltre sarebbe ingiusto e scorretto e soprattutto sarebbe irrispettoso dell’altro.
    Qui invece dissento, per primo comunque quel di più quell'altro si sia sistemato come dici tu, se il paziente è da me, vuol dire che non funziona proprio. Anzi che deve esserte diventato abbastanza ingestibile visto che il paziente è ricorso ad un aiuto.
    Sull'andare oltre quanto richiesto io reputo che questo sia un problema molto delicato e soggettivo, mi spiego, in linea teorica sono daccordo con te, ma comunque credo sia anche corretto per me, nei limiti di quanto l'altro possa sopportare e/o gestire, dire che si potrebbe lavorare su questo e quell'altro che appaiono non risolti, lasciando comunque al soggetto la capacità di autogestirsi.

    Originariamente postato da Lulla62
    Poi scusate, ma io quest’idea di psicoterapeuta come portatore di verità assolute, di guarigione e chissà di cosa ancora la trovo anche pericolosa e molto poco utile da un punto di vista d’immagine di categoria. Tanto più se consideriamo la nostra dimensione umana ovvero la nostra personale probabile dimensione patologica. Secondo me è la “relazione” la vera dimensione terapeutica e per costruirla non si può partire dall’idea di dover “convincere” i pazienti delle nostre verità ( vedi Freud e l’abuso sessuale infantile in versione fantasia), piuttosto riconoscere le loro “verità” e il significato che nella vita del nostro paziente hanno quelle verità.
    Mi pare che l'unica verità sposabile sia quella della nostra umanità e caducità

    Come sono prolissa oggi!! Non starò diventando logorroica? (a proposito di dimensioni patologiche )

    Ciao
    Pat

  2. #47

    però così!

    Ma se non diamo per certa almeno l’analisi della domanda allora ci possiamo mettere dietro il bancone di un bar a far caffè e due chiacchiere e non la chiamiamo psicoterapia! :-)

    E con questa battuta mi salti la questione non certo dell’uso del termine “convincimento” ma delle ragioni che eventualmente lo sottendono.

    Scusa ma per abitudine tendo ad evitare le interpretazioni ( avrai capito che non mi interessa la psicoanalisi, vero?), nel bene e nel male, io mi limito a leggere i post non ad interpretare in base a alla conoscenza dell’autore e/o alla condivisione dei punti di vista con quest’ultimo. Altrettanto ovvio mi pare che partecipare ad un forum significhi essere interessato ai diversi punti di vista dell’altro, tale interesse è motivato dalla certezza che ci siano interlocutori interessanti, altrimenti perché entrare in una discussione? Scrivo poco ma vi leggo e vi stimo, spero con questa dichiarazione di superare la naturale diffidenza che in un "gruppo" può sollecitare una new entry.

    Detto ciò, sulla fantasia di competenza del terapeuta da parte del paziente non discuto, semmai discuto sull’uso che possiamo farne (come psicologi) partendo da assunti che sembrano piuttosto esplicitare le fantasie di competenza/onnipotenza, di posizione dominante, di possesso di verità assolute del terapeuta e la volontà di agirle ( vedi appunto “convincere” i pazienti come obiettivo di un’eventuale azione terapeutica)

    Potrebbe essere interessante far diventare materiale clinico anche questa sorta di delirio di competenza/onnipotenza del terapeuta, non credi?

    Ps: trattandosi di un tragico sabato di lavoro al PC, vi ringrazio perché mi avete fatto compagnia. Salutoni, magari ripasso domani che tanto sarà un’altra giornata di lavoro alla tastiera.

  3. #48
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    Re: Sì Ghiretto, ma qui parliamo di "convincere"!

    Originariamente postato da Lulla62
    A parte l’analisi della domanda che insomma è ovvia prassi, secondo te l’obiettivo dell’intervento terapeutico è “convincere” il paziente? Mi pare di no, “condividere” è diverso, molto diverso da “convincere”. Condividere presuppone empatia, capacità di sentire come sente l’altro, non calargli addosso costruzioni teoriche e convincerlo della coerenza delle stesse rispetto alle sue costruzioni personali.

    Hai preso un bell’esempio, un fobico può arrivare a costruire la sua esistenza in termini di evitamento, magari arriva da te portando chissà quale altro problema.
    Allora che fai? Lo convinci che è fobico? Che in realtà il suo problema non è quello che crede ma quello che gli spieghi tu? Certo che no, almeno spero. Quale che sia il tuo o il mio orientamento, l’opera di convincimento la lascerei agli imbonitori, ai venditori porta a porta e via di seguito.
    Certo che ciascuno di noi ha il suo modello di riferimento, utile per la diagnosi, per la scelta d’intervento, per l’impostazione stessa della relazione terapeutica ma che c’entra questo con un’affermazione come quella di cui stiamo discutendo?
    Convincere il paziente?
    Semmai comprendere, raggiungere consapevolezza, riconoscere, ma “convincere” mi sembra agghiacciante, ripeto decisamente agghiacciante.

    Nel momento stesso in cui io tento di “convincere” te di qualcosa ti squalifico, nego cioè il tuo valore, ti sistemo giusto giusto sotto di me, a dimostrare che io so ciò che tu non sai, ti induco ad accettare la mia come l’unica verità perseguibile.

    Non ultimo, il paziente arriva da noi quando il sintomo è disfunzionale, alle volte noi possiamo anche intuire che c’è molto di più, ma quel di più, in un modo o in un altro, si è sistemato in un sistema che funziona, e funziona bene anche se ne riconosciamo l’aspetto “patologico” da un punto di vista teorico. Che fai? Convinci il paziente che la sua vita è uno schifo? No lo rispetti e lascia quell’individuo alla sua libertà e autonomia cercando di aiutarlo a ritrovare l’equilibrio.
    Posto che la terapia abbia successo, almeno per il problema portato dal paziente secondo me il nostro lavoro è finito, andare oltre sarebbe ingiusto e scorretto e soprattutto sarebbe irrispettoso dell’altro.

    Poi scusate, ma io quest’idea di psicoterapeuta come portatore di verità assolute, di guarigione e chissà di cosa ancora la trovo anche pericolosa e molto poco utile da un punto di vista d’immagine di categoria. Tanto più se consideriamo la nostra dimensione umana ovvero la nostra personale probabile dimensione patologica. Secondo me è la “relazione” la vera dimensione terapeutica e per costruirla non si può partire dall’idea di dover “convincere” i pazienti delle nostre verità ( vedi Freud e l’abuso sessuale infantile in versione fantasia), piuttosto riconoscere le loro “verità” e il significato che nella vita del nostro paziente hanno quelle verità.

    Mi piace moltissimo il tuo punto di vista;solo su un punto vorrei porti questo tema.
    Arriva un paziente per un disturbo specifico es. dap . Lui vuole risolvere questo problema.
    Tu,come terapeuta,ti rendi conto che il disturbo di asse I si somma a un disturbo di personalità,mettiamo dipendente.
    per ilo paziente il problema è l'attacco di panico,non la personalità dipendente,che per lui è egosintonica.
    Che fai?
    -se non intervieni sulla personalità i risultati relativi al panico possono essere effimeri.
    -d'altra parte un lavoro sulla personalità non è considerato necessario dal paziente e renderebbe la terapia molto più lunga

    Ok,alla fine gli lasci la libertà di scegliere,ma tu gli esponi o no l'utilità di un lavoro più lungo e centrato non solo sul sintomo?

  4. #49

    Re: Primato? e perchè?

    Originariamente postato da Lulla62

    p.s. quindi anche tu, come Santiago, pensi che “convincere” di qualcosa un paziente sia un obiettivo terapeutico? E non trovi nulla di agghiacciante in questo? ( grossolano mi sembra minimizzante, data l’enormità dell’affermazione.) Mi viene voglia di chiederti chi è, secondo te, lo psicologo per pensare di possedere verità con le quali “convincere” i pazienti? Dico in generale, quale che sia l’orientamento del terapeuta, quale verità del terapeuta può essere migliore di quella del paziente, in quale contesto di vita? Quello del terapeuta o quello del paziente? E le verità che noi psicologi dovremmo sostenere in quale contesto di relazione, di storia personale dovrebbero essere considerate? Forse a prescindere, tanto per riconoscere il primato delle verità? Vuoi vedere che a me con il certificato di laurea hanno dimenticato di dare quello di detentrice di verità assolute con cui andare in giro a convincere la gente!
    Noooo, ho capito. Stai scherzando, vero?
    Mammamia...che lavorone che hai fatto! vedi io NON concordavo con Santiago sul convincere...e se ti leggi bene i miei post non troverai nulla a riguardo! ...indi per cui tutto il discorso a seguire su come IO vedo la Verità e via dicendo non ha nulla di pertinente al mio discorso.
    Invece ci tenevo a precisare che il discorso di Santiago non è "grossolano" ovvero lui sostiene, come te e come tutti noi per fortuna, la SUA posizione (che tra l'altro io posso o meno condividere) però la MOTIVA, la spiega, segue una sua logica...quindi liquidare un discorso dicendo grossolano ecc è riduttivo e svalorizzante rispetto alla comunicazione.
    Per quanto concerne il discorso della VErità non puoi trovarmi più concorde...ma anche il modo di porsi può essere un filtro potentissimo allo scambio reciproco di contenuti che possono arricchire chi partecipa dicendo COMUNQUE la sua (purchè non offenda, non faccia diffamazioni ecc ).

    ciao e buon lavoro!
    "io sono Pessoa e...la Quarta...!"
    ....."MORBOSOooo"
    "Amo il rigore Bauhaus...cravattina nera, camicia bianca...stailosisssima"

    "...mi disturbi esteticamente..."

    http://www.radiodd.com

  5. #50

    Ohibò castagna! ma non ci siamo proprio

    Io ho scritto un post a Santiago:

    "x Santiago
    “Il cognitivista, coerentemente al senso comune, cercherà quei pensieri angosciosi che sostengono l'emozione ansiosa e cercherà di convincere il paziente della loro inaderenza alla realtà.Nella terapia cognitivo-comportamentale si tenta di “Convincere” il paziente della inaderenza alla realtà dei pensieri angosciosi che sostengono l’emozione ansiosa?
    Santiago, ma stai scherzando vero?
    Non entro neanche nel merito perché non ha senso, credimi.
    Mi riferisco soprattutto al “convincere” che è operazione fuori dal mondo, fuori dal setting, fuori da ogni contesto di rispetto reciproco, vale per la relazione terapeuta-paziente come per quella amicale.”

    Tu mi hai risposto che “non trovavi nulla di grossolano nel discorso di Santiago” ( si suppone in riferimento all'affermazione che io contestavo, perché io non ho contestato l'intero discorso di Santiago.)
    Poiché “grossolano” è un termine che hai usato tu e non io, il problema non mi riguarda.

    Così come non mi riguarda la tua intera produzione di post, che io non ho messo in discussione, le mie domande a te erano esclusivamente riferite al tuo commento, non trovare nulla di “grossolano” ( sempre per usare il tuo aggettivo) in riferimento all’affermazione di Santiago che io ho evidenziato, ovvero il “convincere il paziente dell’inaderenza alla realtà dei pensieri angosciosi che sostengono l’emozione ansiosa” come obiettivo della terapia cognitivo-comportamentale. Ora il fatto di non trovare nulla di grossolano equivale a non trovare nulla di anomalo nell’affermazione stessa...e questo non significa forse condividerne anche il significato?

    Allora mettiamola così, neanch’io trovo nulla di “grossolano” nell’affermazione di Santiago, trovo che sia inesatta e che lo sia nello specifico nell’ottica cognitiva –comportamentale. Più in generale, penso che nessun terapeuta, di qualsiasi orientamento, dovrebbe porsi in termini terapeutici a tentativi di convincere i propri pazienti di alcunché.

    Che si possano avere opinioni diverse credo sia lecito, secondo te l'affermazione di Santiago che ho semplicemente copiato e incollato è ben motivata, me ne rallegro per te.
    Resta il fatto che è un’affermazione che, secondo me, non ha senso in termini cognitivo-comportamentali, e che in generale io (opinione squisitamente personale) trovo “agghiacciante” in qualsiasi contesto terapeutico ( e mi sembra che ho ben motivato e spiegato la mia opinione, pure troppo forse).

    Uno spazio di discussione dovrebbe essere aperto non per incensarsi reciprocamente ma per discutere i diversi punti di vista, per esprimere critiche, confrontarsi, altrimenti che senso ha?
    Se non c’è spazio per lo scambio di opinioni ma solo per proclami e manifesti personali (più o meno ben motivati, più o meno ben esposti) di cui non si possono criticare i contenuti chiedo scusa e tolgo il disturbo. Lasciamo però uno spiraglio di riflessione, tanto per vedere se magari non ci siano invece delle “interpretazioni” personali che falsano i contenuti degli interventi degli altri (vedi il tuo discorso sul “primato” a seguito di un mio post, del tutto fuori luogo rispetto a quanto avevo scritto io)

    In ogni caso io non ho offeso nessuno, neanche diffamato e poiché il comportamento offre sempre informazioni su chi lo agisce non sul destinatario dell’agito, non mi resta che riflettere sul tuo post.

    Grazie per il prezioso contributo ( mi riferisco alla lezioncina sulla comunicazione) e nell’augurarti una buona giornata spero di riuscire ad avere uno scambio con te anche sui contenuti, non solo sulle tue interpretazioni personali e sul modo di porsi degli altri.

    salutoni :-)

  6. #51

    Re: Re: Sì Ghiretto, ma qui parliamo di "convincere"!

    Originariamente postato da Parsifal
    Mi piace moltissimo il tuo punto di vista;solo su un punto vorrei porti questo tema.
    Arriva un paziente per un disturbo specifico es. dap . Lui vuole risolvere questo problema.
    Tu,come terapeuta,ti rendi conto che il disturbo di asse I si somma a un disturbo di personalità,mettiamo dipendente.
    per ilo paziente il problema è l'attacco di panico,non la personalità dipendente,che per lui è egosintonica.
    Che fai?
    -se non intervieni sulla personalità i risultati relativi al panico possono essere effimeri.
    -d'altra parte un lavoro sulla personalità non è considerato necessario dal paziente e renderebbe la terapia molto più lunga

    Ok,alla fine gli lasci la libertà di scegliere,ma tu gli esponi o no l'utilità di un lavoro più lungo e centrato non solo sul sintomo?
    Caro parsifal,
    certo che sì, una chiara esposizione del progetto d’intervento è doverosa e deve essere concordata con il paziente in termini di contratto terapeutico.
    Secondo me è sempre il paziente a dover esprimere la propria richiesta, io non credo che dobbiamo “spiegare” o “convincere”, semmai “trasformare”, promuovere cambiamento e, in quest’ottica, se il cambiamento avviene può significare anche formulare una nuova domanda e un nuovo contratto terapeutico.
    Non dovrebbe esistere una finalità di “ normalità clinica” da perseguire, ma un buon funzionamento dell’individuo nei diversi contesti e con i diversi gradi di variabilità in senso positivo e negativo.
    In quest’ottica nessuno potrebbe convincere me che potrei funzionare meglio, solo se raggiungessi una diversa consapevolezza di me potrei concordare un obiettivo di cambiamento, penso sia lo stesso per il paziente.

    Non ultimo, mi farei promotrice in ogni dove del rispetto della libertà dell’individuo, in particolar modo della libertà terapeutica, ancora di più in ambito psichiatrico/psicologico clinico, visti i limiti della nostra scienza...:-)

  7. #52
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    Re: Ohibò castagna! ma non ci siamo proprio

    Originariamente postato da Lulla62

    Ora il fatto di non trovare nulla di grossolano equivale a non trovare nulla di anomalo nell’affermazione stessa...e questo non significa forse condividerne anche il significato?
    e questo non significa interpretare? se rammento avevi detto di non essere abituata a farlo...

    Originariamente postato da Lulla62
    In ogni caso io non ho offeso nessuno, neanche diffamato e poiché il comportamento offre sempre informazioni su chi lo agisce non sul destinatario dell’agito, non mi resta che riflettere sul tuo post. Grazie per il prezioso contributo ( mi riferisco alla lezioncina sulla comunicazione) e nell’augurarti una buona giornata spero di riuscire ad avere uno scambio con te anche sui contenuti, non solo sulle tue interpretazioni personali e sul modo di porsi degli altri.
    Non hai offeso alcuno, ma il tono dei tuoi post non è morbido. Anzi a leggerlo così a caldo è palese una discrasia tra cosa dici e come lo dici. Pensaci.

    Salutoni
    Pat

  8. #53
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    comunque il caro buon vecchio Freud tiene ancora banco

  9. #54

    accidenti...

    Tono morbido? Discrasia tra ciò che scrivo e come lo scrivo?
    Giochiamo a “piccoli psicologi crescono”: Che divertente!

    Io ci ho pensato: ti sbagli. ( anche sull’interpretazione: l’italiano è italiano, quello che si scrive si legge. Uno può anche scrivere di non trovare nulla di strano in un’affermazione, volendo intendere invece che non la condivide? Sì certo, ma il problema è suo non di chi legge.)

    Comunque a me sarebbe piaciuto uno scambio di contenuti, questo mi pare il girone delle maestrine del convento delle Orsoline: il tono, il modo etc. etc.

    Francamente, non mi interessa.

    Insomma,baci a tutti, è stato un piacere.
    Buon proseguimento ( m’inchino, per il bon ton!)

  10. #55
    Postatore Compulsivo L'avatar di ghiretto
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    Re: accidenti...

    Originariamente postato da Lulla62
    Ora il fatto di non trovare nulla di grossolano equivale a non trovare nulla di anomalo nell’affermazione stessa...e questo non significa forse condividerne anche il significato?

    Io ci ho pensato: ti sbagli. ( anche sull’interpretazione: l’italiano è italiano, quello che si scrive si legge. Uno può anche scrivere di non trovare nulla di strano in un’affermazione, volendo intendere invece che non la condivide? Sì certo, ma il problema è suo non di chi legge.)
    La polemica la lascio stare, l'italiano come dici tu è italiano, dunque fammi capire, se comprendo una cosa automaticamente la condivido? Mi spiego meglio, io con l'italiano ho difficoltà , se leggo il punto di vista di Santiago, che comprendo, perchè lui si spiega bene in italiano e io qualcosa rammento dei miei studi, per la transitiva sto necessariamente sposando la sua teoria?

    Originariamente postato da Lulla62
    Tono morbido? Discrasia tra ciò che scrivo e come lo scrivo?
    Giochiamo a “piccoli psicologi crescono”: Che divertente!
    Non sarebbe male come idea, per vari motivi, uno perchè crescere mi lascia l'impressione piacevole di essere ancora fanciulla due perchè nessuno come rammentavi tu ha la verità

    Originariamente postato da Lulla62
    Comunque a me sarebbe piaciuto uno scambio di contenuti, questo mi pare il girone delle maestrine del convento delle Orsoline: il tono, il modo etc. etc.

    Francamente, non mi interessa.

    Insomma,baci a tutti, è stato un piacere.
    Buon proseguimento ( m’inchino, per il bon ton!)
    Quali contenuti? I tuoi di grazia?
    Scusa volevi candidarti come maestr"ina"?
    E, per inciso, il bon ton non ha mai fatto male, altrimenti possiamo parlare fino all'anno 2046 di empatia rispetto e comprensione dell'Altro, ma anche saperlo fare in un forum credo possa essere un buon tirocinio.


  11. #56
    Johnny
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    vedo che qui c'è molto lavoro x Freud

  12. #57
    letyzzetta
    Ospite non registrato
    E' bello vedere che le persone parlano senza vergogna di cose che non conoscono, forse è l'effetto collaterale dell'utilizzo di un nickname.
    La domanda iniziale (Freud è attuale?) non ha senso.
    Freud ha scoperto che l'essere umano è caratterizzato dalla presenza dell'inconscio e poi, nel corso della sua vita, ha cercato di svelarne il funzionamento. Come tutti i caposcuola ci ha lasciato i suoi studi sui quali riflettere e dai quali partire per portare avanti le sue ricerche ed arricchire la teoria che, tuttavia, parte dai suoi scritti (non finisce mica qui, sarebbe altrimenti una religione e non una scienza). Ciò che resta è la scoperta sensazionale dell'inconscio, scoperta che non potrà mai perdere la sua attualità a meno che non arrivi una persona che ne è sprovvisto, cosa impossibile poichè non potremmo chiamare quella una persona.
    La psicoanalisi, fondata appunto da Freud, ha per oggetto lo studio dell'inconscio. Tutte le discipline che fino a quel momento affrontavano il malato di mente misurandogli il cranio (Lombroso) o mettendoli sul rogo, o praticando gli esorcismi hanno dovuto ripensare integralmente alle proprie teorie. Allo stesso modo non può esistere oggi una teoria seria del funzionamento della mente che non tenga conto del contributo di Freud.
    La pichiatria biologica è un'altra cosa, affronta il malato di mente come un qualunque altro medico affronta il suo paziente, disinteressandosi della sua storia personale e limitandosi alla risoluzione dei segni della sua patologia: i sintomi.
    Chiedereste ad un filosofo se Platone è attuale? sono passati più di 2000 anni dalla sua speculazione filosofica e resta immanentemente il sig. Platone.

  13. #58
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Originariamente postato da letyzzetta
    E' bello vedere che le persone parlano senza vergogna di cose che non conoscono, forse è l'effetto collaterale dell'utilizzo di un nickname.
    La domanda iniziale (Freud è attuale?) non ha senso.
    Freud ha scoperto che l'essere umano è caratterizzato dalla presenza dell'inconscio e poi, nel corso della sua vita, ha cercato di svelarne il funzionamento. Come tutti i caposcuola ci ha lasciato i suoi studi sui quali riflettere e dai quali partire per portare avanti le sue ricerche ed arricchire la teoria che, tuttavia, parte dai suoi scritti (non finisce mica qui, sarebbe altrimenti una religione e non una scienza). Ciò che resta è la scoperta sensazionale dell'inconscio, scoperta che non potrà mai perdere la sua attualità a meno che non arrivi una persona che ne è sprovvisto, cosa impossibile poichè non potremmo chiamare quella una persona.
    La psicoanalisi, fondata appunto da Freud, ha per oggetto lo studio dell'inconscio. Tutte le discipline che fino a quel momento affrontavano il malato di mente misurandogli il cranio (Lombroso) o mettendoli sul rogo, o praticando gli esorcismi hanno dovuto ripensare integralmente alle proprie teorie. Allo stesso modo non può esistere oggi una teoria seria del funzionamento della mente che non tenga conto del contributo di Freud.
    La pichiatria biologica è un'altra cosa, affronta il malato di mente come un qualunque altro medico affronta il suo paziente, disinteressandosi della sua storia personale e limitandosi alla risoluzione dei segni della sua patologia: i sintomi.
    Chiedereste ad un filosofo se Platone è attuale? sono passati più di 2000 anni dalla sua speculazione filosofica e resta immanentemente il sig. Platone.

  14. #59
    Gladstone
    Ospite non registrato
    Mi piace questa precisazione di letyzzetta (che inoltre riporta sui binari la discussione).

    L'unica cosa che proprio non condivido è l'accostamento con Platone: lo psicologo e il filosofo non fanno due lavori diversi? le competenze richieste alla due categorie e i risultati dei rispettivi lavori richiedono indubbiamente aggiornamenti e attualità decisamente diverse, non credi?

    (questo per dire che, riconoscendo a Freud tutti i meriti di questa terra per quanto è nato grazie a lui, limitiamoci a studiarlo come parte della storia passata e conclusa)

  15. #60
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    Originariamente postato da Gladstone
    Mi piace questa precisazione di letyzzetta (che inoltre riporta sui binari la discussione).

    L'unica cosa che proprio non condivido è l'accostamento con Platone: lo psicologo e il filosofo non fanno due lavori diversi? le competenze richieste alla due categorie e i risultati dei rispettivi lavori richiedono indubbiamente aggiornamenti e attualità decisamente diverse, non credi?

    (questo per dire che, riconoscendo a Freud tutti i meriti di questa terra per quanto è nato grazie a lui, limitiamoci a studiarlo come parte della storia passata e conclusa)

    La domanda iniziale "Freud è attuale?" non è priva di senso.Si può sostenere che il contributo di Freud sia stato utile,ma ciò è molto diverso dall'essere attuale.La teoria freudiana,per forza di cose,non tiene conto di tutti gli sviluppi successivi della psicologia;questo la rende meno forte da un punto di vista teorico e meno utile da un punto di vista pratico di ciò che esiste ora.Quindi la teoria di Freud può essere lodata e ammirata,come si potrebbe lodare e ammirare chi ha inventato il treno a vapore;allo stesso tempo oggi è preferibile usare l'eurostar piuttosto che il treno a vapore.

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