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  1. #46
    L'avatar di crissangel
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    Una volta che hai fatto la valutazione delle funzioni cognitive e comportamentali del paziente e sei gunta ad avere un quadro specifico di quello che è il profilo cognitivo del paziente, in equipe possibilmente e in secondo luogo, ma non per importanza, con paziente e familiari o caregiver o figura di riferimento, a seconda dei casi, stili un programma di riabiitazione cognitiva che consiste in un training a cadenza regolare in cui il paziente viene impegnato in una seri di esercizi cognitivi, semplici ma che servono a stimolare e riabilitare quegli aspetti delle funzioni cognitive che dalla valutazione risultano deficitari e che dunque incidono negativamente sulla qualità di vita del paziente. Gli esercizi sono semplici, alcuni sono presi dalla stessa settimana enigmistica me devono essere anche ecologici, ossia devi fare durante il percorso riabilitativo delle verifiche per vedere se i risultati che ottieni in ambulatorio si estendono anche alla vita di tutti i giorni. In cas di demenze la proceduraè simile ma si parla di stimolazione cognitiva: gli esercizi saranno volti al mantenimento e non alla riabilitazione delle funzioni cognitive, se una funzione è troppo deteriorata, si punterà a stimolare le altre in modo che possano essere delle risorse per il paziente per poter continuare a comunicare e relazionarsi con il proprio ambiente. Alla fine del trattamento si rifà la valutazione utilizzando gli stessi test cognitivi usati nella valutazione iniziale e si valuta se la riabilitazione è stata efficace e se gli obiettivi sono stati raggiunti. Bisogna monitorare lo stato di salute generale e eventuali cambi di terapia farmacologica in modo da avere sotto controllo quante più variabili possibili.
    Questo è proprio un sunto della riabilitazione cognitiva, non certo esauriente ma per ora può darti un'idea

  2. #47
    Partecipante Esperto L'avatar di sara81
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    grazie sei stata molto chiara. Il dubbio che ho è come poter lavorare con delle persone che non posso guarire?? un mio amico pensa che sia frustrante...e in verità dei dubbi li ho...però nonostante questo non mi riesco ad avvicinare alla clinica....l'idea di lavorare con persone depresse...o peggio mi rattrista...o forse mi spaventa l'idea di non essere capace di aiutarle.
    grazie per i chiarimenti

    ciao ciao

  3. #48
    L'avatar di crissangel
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    11-09-2006
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    Ciao. Intanto sono un maschietto, poi ti dirò che ce i dubbi e le perplessità che esprimi sono di tutti ed è sacrosanto che ognuno le abbia anche perchè è naturale sentirsi più propensi per un ramo piuttosto che per un altro visto che comunque dietro ogn approccio c'è una persona e la propria individualità, nè si può essere tuttologi e farsi piacere chiunque e qualunque tipo di patologia.
    Non credo che si possa dire che non possono guarire, per i dementi magari si, tuttavia anche la stimolazione cognitiva serve a far emergere risorse non utilizzate e a rallentare il progresso della malattia, è già qualcosa, per altri pazienti la riabilitazione cognitiva è necessaria per trovare strategie per accettare le restrizioni dovute ai danni riportati e superarle riccorendo a mezzi diversi da quelli che si usavano prima.
    Il problema vero è che fuori dall'università è praticamente impossibile poter fare questo lavoro se non sei super raccomandato

  4. #49
    Postatore Epico L'avatar di paky
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    Originariamente postato da sara81
    grazie sei stata molto chiara. Il dubbio che ho è come poter lavorare con delle persone che non posso guarire??
    forse non puoi "guarirle", ma puoi aiutarle a star meglio ed è già una gran bella cosa. Certo, devi imparare a convivere e a gestire una grande sofferenza, quella dei pazienti quando si rendono conto che non torneranno più ad essere come prima, quella dei familiari che vedono cambiare una persona cara, e la tua.
    Non credere che il nostro lavoro sia soltanto con le demenze, in cui per quanto tu possa "rallentare" la progrerssione dei deficit cognitivi, sai che purtroppo l'esito sarà obbligatoriamente negativo. Certo, forse è più frequente trovarsi a lavorare con anziani, ma è molto frequente -ahimè- avere a che fare con giovani traumatizzati cranici con cui spesso si può fare un ottimo lavoro di riabilitazione, e i risultati, a fronte di un quadro iniziale drammatico, possono essere davvero sorprendenti.

    Io credo che ci voglia una gran forza e una grande passione per intraprendere questa strada. La passione devi avercela di tuo, per la forza non preoccuparti, la troverai al momento del bisogno

    In bocca al lupo!
    ...love is passion, obsession, someone you can't live without.
    I say fall head over heels.
    Find someone you can love like crazy and who'll love you the same way back.
    How do you find him? Well, forget your head and listen to your heart.
    'Cause the truth is that there's no sense living your life without this.
    To make the journey and not fall deeply in love... well, you haven't lived a life at all.
    But you have to try, because if you haven't tried, you haven't lived.

    Meet Joe Black

  5. #50
    piumealvento
    Ospite non registrato
    parlando di clinica nel senso stretto...
    è importante sapere di non essere onnipotenti e di poter o dover guarire un paziente, anche perchè questo non è il tuo compito. Il tuo compito è quello di fornire gli strumenti e di porti nella maniera corretta con cui poi sarà il pz l'artefice di un cambiamento. Il lavoro dello psicoterapeuta è molto piu "semplice" di quello che si potrebbe pensare, ma proprio per questo tremendamente difficile, perchè c'è poco da imparare a livello teorico, ma è soprattutto il tuo modo di essere e poi di fare a essere determinante.
    La frustrazione che provi dall'esserti accorta di non essere onnipotente e di non avere gli strumenti necessari per guarire qualcuno è un'emozione che tutti provano che non deve essere allontanata con smania ma deve essere accettata vissuta elaborata.
    parlando di riabilitazione.....
    qui è diverso, i miglioramenti non li vedi se hai a che fare con pz dementi, certo è tutto diverso se la riab cognitiva la fai con pz post traumatici o con pz anossici dove li tocchi con mano. Anche con i pz dementi a volte si apprezzano dei migilioramenti, se non altro a livello magari non cognitivo ma magari per quanto riguarda gli aspetti relazionali o funzionali

  6. #51
    Partecipante Figo L'avatar di tata_moni
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    Originariamente postato da sara81
    grazie sei stata molto chiara. Il dubbio che ho è come poter lavorare con delle persone che non posso guarire?? un mio amico pensa che sia frustrante...e in verità dei dubbi li ho...però nonostante questo non mi riesco ad avvicinare alla clinica....l'idea di lavorare con persone depresse...o peggio mi rattrista...o forse mi spaventa l'idea di non essere capace di aiutarle.
    grazie per i chiarimenti

    ciao ciao
    Hai ragione, può essere frustrante lavorare con persone che soffrono di demenza, a volte sembra che nel lavoro che si fa con loro manchi il senso: che senso ha svolgere trattamenti quando qualsiasi cosa io faccia lui continuerà a peggiorare e a peggiorare e a peggiorare??!
    E' un po' il percorso che ho fatto io nel mio lavoro. Ora ho imparato a spostare il focus del mio intervento (e quindi delle mie competenze e delle mie energie emotive) dal miglioramento delle capacità cognitive al MIGLIORAMENTO DELLA QUALITA' DI VITA. Chi si occupa di qualità di vita fa un lavoro più faticoso, ma alla fine vince sempre! Ecco che a questo punto entrano in gioco competenze non solo neuropsicologiche, ma anche cliniche. Infatti, senza la pretesa di essere una tuttologa, tuttavia se il mio obiettivo è la qualità di vita non posso esimermi dal prendere in considerazione anche gli aspetti emotivi e relazionali sia del paziente che dei famigliari, e quindi dovrò avere competenze cliniche.
    Ad ogni modo quoto gli interventi delle altre persone che ti hanno risposto, tutti hanno toccato punti fondamentali.

  7. #52
    L'avatar di crissangel
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    tati_momi ha esteso il concetto che ti ho velocemente espresso io tirando in ballo la stimolazione cognitiva: quando ti trovi a lavorare con una determinata tipologia di pazienti, ti devi mettere in gioco come professionista e anche come persona; per definizione le demenze sono processi ingravescenti e pogressivi (esclusa la breve parentesi delle demnze reversibili tipo quelle alcoliche o da intossicazione di sostanze) e dunque devi trovare altre strade, la prima delle quali, che è anche l'obiettivo principale della riabilitazione e della stimolazione cognitiva, è il raggiungimento del migliore livello POSSIBILE della qualità della vita del paziente che ti trovi di fronte..... a volte sembra impossibile e tanto si ottiene anche con l'osservazione e la pazienza e con laiuto di altri professionisti e dei familiari che sopportano tutto o quasi il carico dell'assistenza al malato. Un esempio nella mia breve esperienza è stato notare (non l'ho visto da solo!) che spesso i dementi in fase anche avanzata che presentano afasia non sono più in grado di parlare "bene" e di veicolare significati secondo la logica del linguaggio formale, ma hanno ancora la capacità di comunicare (prosodia, rispetto dei tempi e dei ruoli nel dialogo) anche se magari esprimono concetti assurdi. Le funzioni cognitive sono complesse e non hanno sede in un'unica e specifica area crebrale e quando iniziano a decadere non scompaiono in toto, ci sono sempre aspetti di specifiche funzioni che servono come risorsa almeno per continuare a relazionarsi con il proprio ambiente il più a lungo possibile

  8. #53
    Partecipante Esperto L'avatar di sara81
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    grazie a tutti per le risposte. Scusate se non ho risposto subito ma non ho avuto la possibilità. Avete toccato tutti punti molto interessanti e nel leggere le vostre risposte la voglia di conoscere questo mondo a me ancora molto sconosciuto è andata crescendo. Forse le mie indeisioni provengono dal non conoscere quello che sarà il mio futuro lavorativo, ma penso che questa condizione di "ignoranza" e di "instabilità lavorativa" sia un po comune a tutti gli studenti!bè penso che questo sia il campo della psicologia del lavoro...
    grazie ancora è bello sapere che ci sono persone che la pensano come te
    alla prossima!ciaociao

  9. #54
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    specialistiche SENZA frequenza obbligatoria??

    Chi mi sa dire quali facoltà non richiedono la frequenza obbligatoria ai corsi di laurea specialistici ??(parlo del N.O. chiaramente).
    A firenze c'è obbligo di frequenza...e io devo anche lavorare per vivere!!!

  10. #55
    Postatore Epico L'avatar di paky
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    25-06-2002
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    Avendo aperto la discussione in questa stanza suppongo che tu sia interessata esclusivamente alle specialistiche in Neuropsicologia e campi affini... se non è così ti prego di farmelo sapere così posso spostare il tuo messaggio in un altro forum più adatto

    Detto ciò Sei sicura che a Firenze non abbiano un'organizzazione diversa per gli studenti lavoratori? Io non mi sono mai trovata in questo tipo di situazione, ma so che gli studenti lavoratori dovrebbero essere tutelati in qualche maniera...

    Cmq a Caserta abbiamo la specialistica in Psicologia dei processi cognitivi e del recupero funzionale, che di fatto è in Neuropsicologia, e non ha la frequenza obbligatoria.
    In compenso entrano solo 120 persone e credo ci siano almeno il doppio di agguerriti laureati triennali di Caserta a contendersi il posto!

    Ricordati poi che, volendoti spostare, devi considerare che il tuo piano di studi triennale verrebbe rivalutato e potresti doverti trovare a fare esami aggiuntivi prima di poter accedere alla specialistica.
    Ultima modifica di paky : 19-09-2006 alle ore 12.42.12
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  11. #56
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    io mi laureo in Psicologia generale e sperimentale e non mi pare che esistano lauree specialistiche esattamente con questa denominazione (tranne a firenze intendo). Quindi so bene che se voglio fare una specialistica abbastanza attinente alla mia triennale mi troverò con molti debiti.....
    comunque se ritieni che sia meglio spostare il mio post in un'altra sezione fai pure...io sono molto "disorientata" in mezzo a queste specialistiche con tanti nomi diversi....
    in ogni caso grazie delle informazioni!!

  12. #57
    Partecipante Esperto L'avatar di airamanna
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    chieti non ha obbligo di frequenza!!!

    http://www.unich.it/corsilaurea2006/...ogia/index.htm

    trovi il percorso di studi di psicologia cognitiva.
    mi sono iscritta a quella. lavoro anch'io.

    però forse è lontanuccia da dove sei tu.
    se hai altre domande chiedi pure

  13. #58
    paolette
    Ospite non registrato
    Cioa ValeCosta.
    Anche io mi stòà per laureare in psico generale e sperimentale e mi trovo nella tua stessa situazione!
    L'obbligo di frequenza mi creerebbe dei grossi problemi.
    A Genova ci sono tre laurtee specialistiche in psico:
    -dello sviluppo e dell'educazione
    -di comunità
    -delle organizzazioni
    Queste tre non hanno l'obbligo di frequenza e neanche il test d'ingresso.
    Valutano il tuo curriculum universitario.
    Devi mandare l'elenco dei tuoi esami,con relativi crediti e settore disciplinare di ognuno al prof. Guido amoretti.
    Lui ti valuta i crediti e se hai almenop 140 CFU riconosciuti puoi fare domanda e l'iscrizione,altrimenti no.
    Io ti dico già che a me ha riconosciuto solo 125 CFU su 140 necessari,quindi penso sarà così anche per te!
    Ora guarderà bene i programmi dei miei esami e spero riesca a riconoscermene altri.
    Altre facoltà senza l'obbligo sinceramente non ne conosco.
    Prova a cercare su internet,magari qlc indicazione la trovi.
    In bocca la lupo!
    Magari ci vedremo alla tesi!

  14. #59
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    si, temo sia lontana. sono di salerno e credo che caserta andrebbe meglio o anche napoli. dipende poi da quanti debiti avrei provenendo io da firenze...
    uffà...come è tutto complicato....

  15. #60
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    grazie Paolette...ma credo che genova sia troppo distante da salerno....continuo a cercare....

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