Io su questo sono pienamente daccordo. Il problema è quando la cosa è imposta. Hai ragione quando parli di questione culturale.Originariamente postato da psicofreud
Quattrostracci, hai completamente travisato il mio post, io volevo solo dire che x me sarebbe un'ottima soluzione prevedere in azienda una figura che faccia da contenitore per le frustrazioni e lo stress dei lavoratori...
All'estero i programmi di sostegno psicologico per i dipendenti delle aziende funzionano alla grande, ma non sono imposti da nessuno e hanno le seguenti caratteristiche:Comunque, ti ripeto, il cuore di tutto il mio ragionamento è il seguente: la tutela della professione deve nascere prima dalla categoria e interessare poi la società attraverso strumenti di sensibilizzazione culturale (non legislativa).
- sono gestiti da una società esterna all'azienda
- sono anonimi
- l'azienda assolutamente non può venire a conoscenza di chi ha fatto richiesta di sostegno
- all'azienda spetta solo un quadro statistico dettagliato
Altrimenti non si spiega perché nei paesi dove l'accesso ad una professione è libero il tasso di abuso è inferiore a quelli dove l'accesso è controllato dallo Stato.







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