Proprio così: completamente d'accordo!!!
Proprio così: completamente d'accordo!!!
Bene, ora possiamo mandare questo thread all'ordine?
Santiago
"Soltanto i pesci non sanno che è acqua quella in cui nuotano, così gli uomini sono incapaci di vedere i sistemi di relazione che li sostengono" L. Hoffmann
Già, purtroppo ho paura che non se ne farebbero molto...
gieko
già...
Santiago
"Soltanto i pesci non sanno che è acqua quella in cui nuotano, così gli uomini sono incapaci di vedere i sistemi di relazione che li sostengono" L. Hoffmann
...sarebbe però carino essere una mosca per sentire i loro commenti....![]()
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... certo che quella delle scuole (master/specialità) è divenuta una terra di nessuno, un far-west senza leggi ... se penso che ad 'inventarla' e a guadagnarci sono i nostri ex docenti universitari che lavorano anche come liberi professionisti o nelle AUSL e magari anche nella ricerca, con le pubblicazioni e con una carica nei consigli dell'ordine!!!... mi viene male ... e noi che non abbiamo neanche una sola entrata mensile decente ci preoccupiamo tanto di capire prima di agire ... che amarezza.
Insomma ... pare naturale concludere sottolineando l'emersa necessità di cercare di cambiare le leggi in direzione di adeguarle maggiormente alla pratica e dicendo anche che, considerando gli immensi interessi economici in gioco e magari anche una differente visione della questione da parte della politica preposta all'eventuale cambiamento, questa più che una speranza sembra essere un'illusione. Anzi, se guardiamo meglio alle proposte di legge fin qui presentate, mi pare di poter dire che non si possa escludere che le cose potrebbero x noi addirittura peggiorare dal punto di vista etico a vantaggio, tutto da dimostrare, di quello lavorativo.
Mi viene da dire che in questa situazione ciascuno di noi sia solo davanti alle proprie scelte e alle proprie responsabilità civili/penali ed etiche. Però, x quanto mi riguarda posso dire che questa ed mi è stata di 'supporto', nella fattispecie ha costituito un necessario spazio rielaborativo.
Ringrazio tutti x la generosità degli interventi, la correttezza e l'impegno profusi in questa 3d concretizzatisi in contributi seri ed utili ad inquadrare la situazione. E inquadrare la situazione è senz'altro il primo indispensabile passo x poter decidere come comportarsi.
Siccome mi dispiace allontanarmi da persone come voi, per proseguire propongo che qualcuno più esperto di me inizi una nuova 3d intitolata più o meno "la riforma delle professioni" partendo dagli articoli proposti dal Governo e che potrebbero presto diventare legge. Articoli che ci possono riguardare e che penso siano reperibili in rete.
definire il sostegno psicologico che dà uno psicologo uguale a quello che dà il prete mi sembra un po' tanto riduttivo.. In teoria lo psicologo dovrebbe conoscere qualche dinamica in più... e non dovrebbe dare consigli ma aiutare la persona a comprendere meglio queste determinate dinamiche e stare meglio.Un prete.. un amico... ti offrono una spalla su cui piangere e ti dicono ciò che pensano in base alla loro esperienza e alla loro morale. Uno psicologo assolutamente no!! E poi se siamo noi i primi a dire che il sostegno psicologico non serve a nulla..!!!!!! dal punto di vista formale sostegno psicologico e terapia sono due cose ben diverse.. ma entrambe portano ad un cambiamento (si spera) e per questo motivo concordo con il fatto che si dovrebbero definire meglio le due cose perchè spesso la confusione è inevitabile.
Secondo me molte cose dipendono da fattori di potere e di soldi!!!
Proverei a chiedere ancora a Saretta che cosa intende per "sostegno" perchè, dal suo intervento mi sembra di intuire che sia qualcosa (capire dinamiche, ottenere un cambiamento) che va decisamente nella direzione della psicoterapia. Come dicevo il sostegno viene spesso inteso o come "spalla su cui piangere" o, più spesso, come forma di terapia velata. Nel secondo caso però, se si vuole fare terapia, perchè non formarsi?
gieko
Penso che il problema di "sforare" dal sostegno alla psicoterapia, o solo porsi il problema...è solamente di chi si apre uno studio privato da psicologa e comincia a lavorare!E penso che sia sano porselo tale problema, ma con tranquillità e serenità, cercando di essere il più leali possibile verso se stessi sia come persone che come professionisti! Per il resto...penso che possiamo andare avanti all'infinito di somiglianze/differenze dello psicologo e dello psicoterapeuta
, con il rischio di non cominciare mai a lavorare!
no, il sostegno psicologico è tutt'altra cosa, secondo me, dalla psicoterapia.. negli interventi precedenti ho scritto cos'è secondo me. Scusa ma mi sembra offensivo per la nostra professione identificare il sostegno con "la spalla su cui piangere". "Terapia velata" ? allora non esiste il sostegno? Un conto è chiedersi dove stanno i propri limiti.. un'altro è denigrare la professione dello psicologo che offre sostegno e non fa terapia. Allora a questo punto lo psicologo non può neanche fare prevenzione perchè, per me fare prevenzione, può voler dire capire determinate dinamiche e produrre un cambiamento..E tu dici che ciò è già in direzione della psicoterapia.. Mi fa rabbia vedere disconosciuta la nostra professione da chi, forse arrivato in alto, disprezza ciò che sta sotto. Senza alcuna offesa, questo è ciò che pensobenvenga invece chi cerca di definire meglio la professione!!!!Questo, invece, lo trovo costruttivo!
Nessun disprezzo per una categoria di cui tutti noi facciamo parte che penso di non disconoscere affatto. Mi preme solo l'esigenza di chiarezza concettuale e operativa.
Sono del parere, a costo di ripertermi, che il sostegno in quanto tale non esista. Non mi pare che sia stato definito chiaramente in alcun modo, rimane sempre qualcosa di concettualmente ambiguo, appunto tra la "spalla su cui piangere" e la "psicoterapia velata". La prevenzione non è assimilabile al cosidetto "sostegno" e tantomeno alla psicoterapia perchè ha una funzione differente, di profilassi e informazione appunto.
Voglio dire cioè che da un punto di vista logico ed etico, se una persona sta male fai una diagnosi e poi attui una terapia, non mi sembra che ci siano altre cose di mezzo.
Un saluto
gieko
Originariamente postato da paroletta
Penso che il problema di "sforare" dal sostegno alla psicoterapia, o solo porsi il problema...è solamente di chi si apre uno studio privato da psicologa e comincia a lavorare!
Per il resto...penso che possiamo andare avanti all'infinito di somiglianze/differenze dello psicologo e dello psicoterapeuta, con il rischio di non cominciare mai a lavorare!
Credo anche io che alcune posizioni rischino di diventare molto teoriche e poco centrate sulla realtà.
Io quando lavoro come psicologa e offro un sostegno psicologico non mi sento affatto un prete o una spalla su cui piangere: applico delle tecniche psicologiche specifiche, ho degli specifici obiettivi ma lavoro semplicemente ad un livello meno profondo della psicoterapia, con tempi e modi diversi.
Se vedo una coppia di genitori per 5-10 incontri per aiutarli a vedere il comportamento del figlio che non sta alle regole in un modo diverso, aiutandoli a fare qualche collegamento con il loro modo di porsi, con i loro ricordi infantili e con quello che il figlio potrebbe pensare... non sto facendo psicoterapia perchè non c'è nessuna patologia e nessun lavoro sul profondo, c'è il sostegno per ristrutturare percezioni errate e per acquisire una maggiore conoscenza e competenza rispetto ad alcune dinamiche.
Ma non è sicuramente la spalla su cui piangere o il comportarsi come un prete.
Allo stesso modo se aiuto un bambino ad affrontare un lutto con 5 o 6 incontri, ad affrontare una separazione conflittuale dei genitori o faccio una riabilitazione cognitiva perchè è dislessico, non faccio psicoterapia ma nemmeno sotegno= spalla su cui piangere, è semplicemente un lavoro da psicologo (o sostegno psicologico).
Che poi alcune tecniche possano essere in comune... non so.
Qualcuno faceva l'esempio della RET: la uso anche io, ma non come terapeuta bensì come psicologa.
Quindi non con pazienti portatori di un disturbo ma con classi di bambini sani, con i quali faccio educazione affettiva: uso sempre le tecniche della RET, ma in modo del tutto diverso, con finalità diverse e tipologia di pazienti diversa.
Vimae
"Credo anche io che alcune posizioni rischino di diventare molto teoriche e poco centrate sulla realtà."
Pensa che nell'approccio psicoterapeutico di cui mi occupo si parte dal presupposto che siano le teorie a costruire le realtà!
"Io quando lavoro come psicologa e offro un sostegno psicologico non mi sento affatto un prete o una spalla su cui piangere: applico delle tecniche psicologiche specifiche, ho degli specifici obiettivi ma lavoro semplicemente ad un livello meno profondo della psicoterapia, con tempi e modi diversi."
E per il paziente cos'è quello che stai facendo?
Mi impunto perchè fatico a capire come una professionista con esperienza, come ho potuto apprezzare in questo paio di anni in cui ti leggo, quale 6 non riesca a differenziare la posizione del curante da quella del paziente.
E ancora chi dice che la psicoterapia è profonda? Dubito che Nardone, lo strategico di Arezzo, definirebbe il suo approccio in questo senso!
Le proposte di Wells, illustre cognitivista, in merito ai disturbi d'ansia sono tutt'altro che profonde, direi piuttosto pragmatiche!
Il modello terapeutico di Boscolo e Bertrando, autori di rilievo nell'ambito sistemico, parlano di 10-15 sedute come tempo massimo di una terapia.
In questo marasma di proposte terapeutiche non possono essere eletti a criteri demarcatori nè tempo, nè modi, nè profondità!
"Se vedo una coppia di genitori per 5-10 incontri per aiutarli a vedere il comportamento del figlio che non sta alle regole in un modo diverso, aiutandoli a fare qualche collegamento con il loro modo di porsi, con i loro ricordi infantili e con quello che il figlio potrebbe pensare... non sto facendo psicoterapia perchè non c'è nessuna patologia e nessun lavoro sul profondo, c'è il sostegno per ristrutturare percezioni errate e per acquisire una maggiore conoscenza e competenza rispetto ad alcune dinamiche."
Ristrutturare percezioni errate ( e qui non entro nella teoria che dovrebbe discriminare cosa è errato e cosa non lo è, ma questa è un'altra storia...) per acquisire una maggiore conoscenza e competenza rispetto ad alcune dinamiche è una definizione di psicoterapia quasi da manuale.
La diagnosi e la psicopatologia sono operazioni del sistema osservante! Questo significa che qualunque disagio con o senza nome motiva la richiesta di un'intervento "ristabilizzante" da perte di chi lo patisce!La differenza tra ciò che è patologia e ciò che non lo è non è per nulla netta e su tale differenza pesano come un macigno le diverse punteggiature del terapeuta, con le sue teorie, piaccia o pure no. A meno che usiamo una nosografia puramente descrittiva... ma come psicologi, a qualunque orientamento apparteniamo, non ci interessa visto che operiamo sul "latente" (inteso nella terminologia statistica)
"Che poi alcune tecniche possano essere in comune... non so.
Qualcuno faceva l'esempio della RET: la uso anche io, ma non come terapeuta bensì come psicologa.
Quindi non con pazienti portatori di un disturbo ma con classi di bambini sani, con i quali faccio educazione affettiva: uso sempre le tecniche della RET, ma in modo del tutto diverso, con finalità diverse e tipologia di pazienti diversa. "
Molto banalmente e semi-utopisticamente: se io fossi un tuo paziente e per qualsiasi motivo ti portassi in tribunale e lì si venisse a sapere che con me hai applicato la ret pur non essendo una terapeuta credi che vinceresti la causa?
Santiago
Ultima modifica di Santiago : 31-03-2007 alle ore 04.17.41
"Soltanto i pesci non sanno che è acqua quella in cui nuotano, così gli uomini sono incapaci di vedere i sistemi di relazione che li sostengono" L. Hoffmann
Non potresti farmi causa perchè la RET è una tecnica che puoi usare anche in ambito educativo...
Credo, però, che semplicemente chiamiamo in modo diverso qualcosa su cui siamo d'accordo: io mi rifiuto di chiamarla psicoterapia, perchè quando poi seguo qualcuno dal punto di vista strettamente terapeutico mi accorgo che comunque faccio qualcosa di diverso, ma forse si tratta di una diversità soprattutto quantitativa, la qualità del lavoro resta sempre.
Ultima modifica di Vimae : 31-03-2007 alle ore 09.40.07
Vimae