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Discussione: Abduction

  1. #46
    Postatore Compulsivo L'avatar di riversky
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    Originariamente postato da Alessia Va

    Punto 2.
    La ragazza della sardegna di cui si parla nel primo file che ho allegato all'inizio.
    Ho seguito la vicenda e quindi posso dirvi che siamo ormai oltre la necessita' di una diagnosi, perche' non ha piu' episodi bulimici, non vomita piu', non si taglia piu' continuamente ferendo ogni parte del corpo con le lamette e non sta piu' male. Potremmo dire che e' guarita.
    Così come si "guarisce" dagli attacchi di panico, con l'ausilio di un buon terapeuta....
    Il discorso sul dbp è lungo e complesso, e non mi va' di farlo nel giro di pochi minuti...su di un caso che non conosco,peraltro!
    Buon lavoro!
    "The road of excess leads to the palace of Wisdom..." W. Blake



    Il mio primo blog!!!

  2. #47
    Postatore Epico L'avatar di Alessia Va
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    Originariamente postato da Iggy1982
    A questo rispondo citando me stesso (non è una forma di narcisismo ):
    "Ultimamente ho letto un libro con interviste a una serie di uomini di scienza e di opinione in ambiti diversi, e uno di questi era una una persona di spicco in campo ufologico mondiale. Alla frase che suonava più o meno come "Non trovo tanto interessanti gli impianti recuperati, quanto le esperienze che vengono raccontate", ho saltato a pié pari l'intero capitolo della sua intervista."


    Come se in caso contrario si potessero correlare direttamente a interferenze aliene. Al massimo non si riesce a dare risposta e appare più verosimile del solito pensare tale possibilità. Siamo ben lontani dall'avere prove. Se le avessimo, non saremmo qui a discuterne.


    Va' a lavura', vai

    Ciao
    Sarebbe interessante sapere chi e' la persona in questione...che libro e'? ( me curiosa )

    Riguardo alla precisazione sulla italianizzazione da "abducted" a addotto:
    Il termine non l'ho coniato io.
    E' una terminologia a priori...

    (e poi sai quante italianizzazioni mastichiamo ogni giorno, non sara' questa a sconvolgerci la vita)

  3. #48
    Iggy1982
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da Alessia Va
    Riguardo alla precisazione sulla italianizzazione da "abducted" a addotto:
    Il termine non l'ho coniato io.
    E' una terminologia a priori...

    (e poi sai quante italianizzazioni mastichiamo ogni giorno, non sara' questa a sconvolgerci la vita)
    Beh, io mi limito a non ripetere gli errori altrui, quando mi ci imbatto. I giornalisti sportivi (ma a volte - ahinoi - anche di cronaca) e i divulgatori scientifici (o pseudoscientifici) sono tra i peggiori insegnanti di italiano

    Riguardo al nome dell'intervistato, appena torno a casa prendo il libro e ti riporto il suo nome e il titolo della pubblicazione.
    Buona giornata!

  4. #49
    Postatore Epico L'avatar di Alessia Va
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    Allora ok, aspetto news sul libro

  5. #50
    Postatore Epico L'avatar di Alessia Va
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    un caso

    UNA PRIMA STORIA INTERESSANTE: IL CASO DI ANNA
    Il caso di Anna (Anna è uno pseudonimo) lo dimostra.
    Conobbi questa giovane donna durante un convegno organizzato in una cittadina di
    montagna, nota località sciistica italiana.
    La ragazza, allora ventisettenne, era direttrice in un ufficio per il turismo. Dopo la mia
    conferenza sul fenomeno abduction mi prese da parte e mi raccontò un strana storia.
    Avevo notato che, mentre parlavo delle esperienze degli addotti, aveva assunto una
    strana postura nello stare seduta: ascoltava come se fosse bloccata da quello che dicevo,
    si riconosceva in quello che dicevo.
    Io non do mai l’impressione di aver capito che mi potrei trovare di fronte ad un addotto
    totalmente incosciente del fatto di esserlo, ma, ad un certo punto, la ragazza decise di
    raccontarmi la sua strana esperienza, che, in poche righe, desidero ora riproporre.
    La ragazza mi raccontò che, quando aveva quindici anni ed era in campeggio, era stata
    violentata. Era andata dalla madre e le aveva raccontato tutto. La madre l’aveva
    accompagnata dal ginecologo, il quale non aveva confermato il suo racconto.
    A questo punto la situazione precipitò: la ragazza insisteva a sostenere che era stata
    violentata ed i genitori non ci credevano. Lei non sapeva descrivere colui o coloro che
    l’avevano violentata.
    Questo è l’antefatto.
    La psicologa, da cui la ragazza viene condotta a forza, sostiene, poi, che l’ignoto
    violentatore, non identificabile perché il suo viso non è visibile, ha, in realtà, la faccia del
    padre della ragazza: la ragazza si sentirebbe violentata dal padre, che si oppone ai suoi
    comportamenti, quindi è suo il viso ad essere celato dall’inconscio della ragazza.
    La psicologa sostiene che la ragazza odia il padre. La ragazza, che non odia affatto suo
    padre, crede che, cominciando ad odiarlo, uscirà dal suo problema e segue il consiglio
    della psicologa, ma in seguito l’abbandona, ben sapendo, dentro di sé, che non ha
    scoperto la verità. Alla fine del racconto io chiedo alla ragazza perché mi abbia raccontato
    questa storia e cosa c’entrino gli alieni. La ragazza scuote la testa, come per scacciare
    una mosca che la sta solleticando all’interno del cranio, e mi dice:
    “Non lo so!”
    “Come non lo sai! Pensaci bene,” le dico io, “ché in realtà lo sai bene…”
    e lei risponde, sempre più smarrita ed impaurita:
    “Non lo soooo…”.
    La ragazza si mostra incapace di continuare a gestire la situazione e sta per piangere.
    Io tergiverso e la riempio di parole inutili, ma nel contempo guardo quello che fa e come si
    muove. Alla fine le dico:
    “Guarda che si può ricostruire quello che è realmente successo, perché il tuo cervello è
    come un hard disk a sola scrittura: tutto ciò che ti è successo è stato registrato. Magari
    non sai più dove hai messo la registrazione, ma se vuoi possiamo provare a ricostruire la
    situazione, cioè a trovare la registrazione di quell’avvenimento…”
    Lei mi guarda, fa una rapida pausa, poi:
    “Sì, facciamolo,” mi risponde “ma è pericoloso?”
    “Cos’è pericoloso?” Le rispondo
    “L’ipnosi: quella roba lì…”
    “Non c’è bisogno dell’ipnosi,” le dico io, “si tratta solo di parlare…” e comincio a farle
    ricordare lo strano episodio della presunta violenza carnale.
    “Raccontami tutto daccapo” le dico, e lei comincia (all’inizio è importante ascoltare il
    soggetto e poi interagire con lui senza pietà; si fa ricorso alla Programmazione Neuro
    Linguistica, che utilizza i movimenti del corpo, la voce, nonché le contraddizioni ed i
    contrasti dei ricordi, esaltandoli e mettendoli in luce). Ecco il testo del colloquio:
    50
    - Ero lì.
    - Lì dove?
    - In campeggio.
    - Cos’è successo?
    - Mi sono sentita prendere da dietro e mi ha portato nella tenda.
    - Mi ha portato è singolare: allora era una sola persona?
    - …mmmmm, sssì, non ci avevo mai pensato prima…
    - Come non ci avevi pensato? Ti hanno violentato e tu non ci avevi pensato?
    - Non so perché, ma non ci avevo mai pensato prima…
    - E nella tenda cosa c’era?
    - Non so: non si vedeva niente.
    - Ma lui lo vedevi in faccia?
    - No, non lo vedevo.
    - Era buio?
    - No non era buio.
    - Allora perché non lo vedevi?
    - Non lo so!? Non lo vedevo, ma non era buio.
    - Di che colore era la tenda?
    - Dall’esterno era bianca.
    - Bianca? Una tenda da campeggio bianca? È un colore un po’ inusuale per una tenda
    da campeggio: il bianco è anche un colore che si sporca facilmente e poi dentro ad una
    tenda da campeggio bianca c’è un sacco di luce.
    - Strano: sssii, non torna…
    - Come mai non torna?
    - Non so: qualcosa nel ricordo non torna…
    - Nella tenda cosa c’era ?
    - Un tavolo. Mi ha sdraiata su di un tavolo.
    - Com’era questo tavolo?
    - Non lo so, non lo ricordo.
    - Era caldo o freddo? (il ricordo delle sensazioni attiva il ricordo delle immagini - nda)
    - Era freddo. Era di metallo.
    - Un tavolo di metallo in una tenda da campeggio?
    - Già, non ci avevo mai pensato prima.
    - Cosa faceva quello che ti aveva preso (non dico né lui né lei né l’alieno né l’assassino;
    dico “quello” e basta - nda)
    - Mi aveva bloccata.
    - Allora ti aveva messo le mani da qualche parte per bloccarti?
    - No… non mi toccava.
    - Ed allora come facevi a stare immobile su quel lettino di ferro in una tenda bianca che
    non faceva passare la luce; chi ti teneva?
    - Qualcuno mi teneva le spalle da dietro… erano in due.
    - Erano alti o bassi?
    - Erano bassi.
    - Allora li hai visti?
    - No, no, non li ho visti, erano scuri.
    - Ma se sai che erano scuri vuol dire che li hai visti. E le mani com’erano?
    - Avevano le dita lunghe (la donna si scuote come se avesse un brivido di freddo).
    - Che odore c’era? (ricostruzione del ricordo dei sensi - nda)
    - Puzzavano, puzzavano forte. (con meraviglia)
    - Ma quella tenda bianca com’era fatta, vista dall’esterno?
    51
    La donna si gira come se fosse stata lì, come se il suo inconscio ricordasse i movimenti
    che aveva fatto allora.
    - Ma non è una tenda, sembra una cosa tonda, ora che la vedo bene (la ragazza sta
    utilizzando il presente: ora che la vedo bene… - nda)
    - Ma tu sei in campeggio?
    - Ora che lo vedo bene non c’è nessuno e non è nemmeno un campeggio.
    - Ma tu dov’eri a fare il campeggio?
    - Ero in Francia.
    - In Francia?
    - Sì, ero in Francia a fare le vacanze.
    - E la tua mamma?
    - Era rimasta in Italia.
    - Ma allora come hai fatto ad avvisare la tua mamma, come mi avevi detto prima?
    - Non so, allora… non so. Forse non era quella volta… (smarrimento e mancanza di
    ricordo temporalmente coerente)
    - Ti diceva qualcosa quello nella tenda?
    - Sì, mi diceva di stare tranquilla.
    - E come te lo diceva ?
    - Non lo so, sembra che non sentissi quelle parole con le orecchie, ma nella testa.
    - E tu lo capivi?
    - Sì.
    - Che lingua parlava?
    - Francese.
    - E tu lo capivi?
    - Sì, sì: io conosco bene il francese…
    Blocco qui questa prima parte del ricordo le dico:
    “Ma come? Non ti ricordavi che eri in Francia quando questo è successo?”
    La ragazza, smarrita, dice che se lo ricorda molto bene, ora, ma prima credeva che la
    cosa fosse successa in Italia, a casa sua. Tuttavia a casa sua, in effetti, nessuno era mai
    stato al campeggio: lei, in tutta la sua vita, era stata al campeggio solamente in Francia.
    Dunque la mente di questa ragazza aveva fatto un involontario tentativo di incollare dei
    ricordi: aveva pensato che la cosa bianca fosse una tenda, quindi doveva essere in
    campeggio. Il presunto violentatore non era solo e parlava telepaticamente in francese,
    ma la ragazza non lo aveva collegato al fatto di essere in Francia.
    Lei, dopo qualche tempo, al suo ritorno dalle vacanze, si era, come per riflesso
    condizionato, ricordata di qualcosa che era successo mesi prima, ma per lei era come se
    fosse successo proprio in quel momento. Non aveva saputo collocare l’accaduto né
    spazialmente né temporalmente e quindi usciva da modelli mentali del savio. Dunque la
    ragazza era matta e la sua pazzia era causata dal padre, che, secondo la psicologa, la
    ragazza avrebbe dovuto odiare. Odiare per guarire: ecco il consiglio della psicologa.
    Dopo il colloquio sopra riportato la ragazza recuperò la vera natura dei suoi ricordi e non
    odiò più il padre, che non c’entrava per nulla con tutta la storia.
    La ragazza comprese cosa c’era dietro quell’esperienza e risolse in un sol colpo i suoi
    problemi di rapporto con gli altri.
    Per risolvere il problema dei rapporti con gli alieni il discorso sarebbe stato, invece, molto
    differente ed avrebbe richiesto un ulteriore lungo sforzo di volontà. In questo caso non mi
    fu possibile ottenerlo.
    Com’è ovvio la ragazza rispondeva positivamente a molte delle domande del Test di
    Autovalutazione (TAV), inoltre la sua grafia indicava che era assolutamente normale e non
    schizofrenica, così come il suo comportamento, nei pochi giorni in cui l’ho frequentata,
    mostrava una chiara capacità di correlarsi perfettamente con gli altri.

  6. #51
    Postatore Epico L'avatar di Alessia Va
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    ...che e' preso da qui

    ehm...ho provato ad allegare il file ma e' troppo grosso...
    metto il link:
    http://www.ufomachine.org/Malanga_eb...N_CICATRIX.pdf
    Ultima modifica di Alessia Va : 24-05-2007 alle ore 12.08.39

  7. #52
    Iggy1982
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    Originariamente postato da Alessia Va
    Allora ok, aspetto news sul libro
    "Riflessioni sull'orlo dell'Apocalisse" di David Jay Brown. L'intervistato di quel capitolo è John Edward Mach.

  8. #53
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    Grazie Iggy, me lo segno

  9. #54
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    Ultima modifica di Alessia Va : 25-05-2007 alle ore 12.40.44

  10. #55
    Partecipante Leggendario L'avatar di jlaria80
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    quell' "altro" ramo del lago..
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    molto interessante Alessia..

    volevo fare una precisazione: quando parlavo di condizionamento ed isteria di massa, mi riferivo ai presunti rapimenti.

    per gli avvistamenti la storia è tutta un'altra! almeno per me è molto più credibile (sempre considerando una percentuale alta di false attribuzioni: tipo scambiare un palloncino per un cavallo volante...)
    ci sono anche degli afreschi molto antichi su cui appaiono dischi e cose così... se non erro... (ma vado proprio a memoria)

  11. #56
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    LE ABDUCTION DEL PASSATO

    Il fenomeno delle abduction non rappresenta un fenomeno specifico del nostro tempo, ma sembra possedere anche radici storiche che vanno ben oltre l'era moderna della questione ufo.
    Nel 1670, l'abate francese Mountfaucon de Villary, riporta , in un libello esoterico dal titolo "Il conte di Gabalis", di come, ai tempi di Carlo Magno e Luigi il buono, creature favolose ma con sembianze umane discesero dal cielo su "navi aeree di mirabile struttura", e che gli uomini del tempo definirono silfi, mitici abitanti di Magonia, la misteriosa terra , patria degli spiriti detti "elementali".Orbene, queste creature "rapivano uomini e donne di ogni parte e li rimettevano a terra in vari luoghi del mondo".Tant'è che un giorno, a Lione, "si videro scendere dalle navi aeree tre uomini e una donna", che raccontarono di essere stati rapiti da creature prodigiose mostranti loro incredibili meraviglie, e ben triste sorte li avrebbe attesi , se non vi fosse stata l'intercessione del vescovo di Lione Agobardo.Questi addusse l'impossibilità della loro esperienza , ma, se non altro, li risparmiò dal rogo.
    Nel XVIII secolo, in Russia, un cosacco , tale Puschkin, sparì letteralmente sotto gli occhi di alcuni contadini, mentre inveiva contro una misteriosa sfera di circa tre metri di diametro, comparsa in un campo nelle vicinanze di un boschetto.Dopo due giorni la sfera era scomparsa mentre il cosacco e il suo cavallo fecero ritorno barcollanti e tremanti.
    Le abduction sono un fenomeno di tarda memoria, dunque. La maggior quantità di segnalazioni cui si assiste dagli anni settanta in poi, potrebbe essere dovuto ad una presa di coscienza da parte di alcuni studiosi(Hopkins, Clamar, Mack), ad una maggior disibinizione dei testimoni ad esternare le loro esperienze, e in ultima analisi ad una più grande e capillare informazione.

  12. #57
    Postatore Epico L'avatar di Alessia Va
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    Altro caso tratto dall'ebook di cui vi ho postato il link

    Una ragazza mi raccontò un sogno nel quale usciva, in auto, con il suo ragazzo. Ad un
    certo punto l'automobile si fermava e, “nel sogno”, un UFO la sorvolava. Il sogno si
    fermava lì, ma lei, nel raccontarlo, aveva orientato i bulbi oculari nella direzione del
    “realmente visto”. Questo mi autorizzava a credere, anche sulla base di altri accertamenti,
    che la ragazza avesse realmente vissuto quell’episodio.
    Eccone la ricostruzione effettuata durante la seduta di PNL:
    Inizio esortando la ragazza a ricordare il sogno vedendolo mediante una telecamera posta
    a lato della macchina e lei risponde:
    - Si vede noi che stiamo in macchina; l’automobile è ferma e noi siamo dentro. Il motore
    è spento.
    - E voi cosa state facendo in macchina?
    - Niente!
    - Come niente, magari state guardando l’UFO!
    - No, siamo fermi e basta.
    - Come siete vestiti tu ed il tuo ragazzo?
    Questa domanda non serve a niente, se non ha focalizzare ancora di più il ricordo sul
    realmente accaduto ed ad attivare quei processi mentali che si verificano durante il
    cosiddetto “sogno ad occhi aperti”, quando il Subconscio attenua piano piano il proprio
    controllo.
    La ragazza racconta come sono vestiti e qualcosa non le torna riguardo ai vestiti di lui: si
    stupisce di non averlo ricordato prima. Questo è il segno che dal sogno, se mai di sogno si
    trattasse, si sta passando a qualcosa di più concreto. La ragazza è sconcertata, perché il
    suo ragazzo non deve essere vestito così, ma in un altro modo, e nel frattempo dice:
    - Ma allora era un’altra volta, non quella volta lì!
    - Quale altra volta?
    - In effetti l’estate scorsa sono uscita con il mio ragazzo e lui era veramente vestito così!
    202
    - Bene, che problema c’è? Tu, come sempre, nel tuo sogno hai preso spunto da
    qualcosa realmente accaduto. Perché ciò ti meraviglia?
    In realtà lei sta comprendendo che il ricordo sta assumendo le caratteristiche di qualcosa
    realmente accaduto e questo la infastidisce non poco.
    Corruga la fronte ed io la distraggo con un’altra domanda:
    - E l’UFO dov’è... nel sogno?
    - È fermo sulla macchina, in alto (pausa)... È strano, perché nel sogno me lo ricordavo in
    movimento.
    - Guarda il colore del cielo. Quando il sogno finisce, il cielo è sempre dello stesso
    colore?
    - No... è buio, ora (Notare l’uso del presente).
    - Strano: ma nel sogno non erano passati pochi secondi? (Perplessità della ragazza).
    Ora inserisco la “telecamera”, le spiego che vorrei che ricordasse la scena come se fosse
    vista “dall’alto” ed ecco quello che succede:
    - Cosa si vede da questa posizione?
    - Si vede la macchina.
    - Chi c’è dentro?
    - Il mio ragazzo, che sta fermo come se fosse addormentato ed ha lo sguardo fisso in
    avanti.
    - E tu non ci sei? Sei scesa dalla macchina, allora?
    - No, io non ci sono nella macchina.
    - Allora la macchina ha lo sportello aperto dalla tua parte, oppure lo hai richiuso quando
    sei uscita?
    - No, lo sportello è chiuso.
    - E tu dove sei ora?
    - Io, io sono in alto. E vedo la macchina dall’alto; si vede il tetto.
    - E come sei arrivata lì?
    - Eh, sono uscita.
    - Uscita da dove?
    - Dal tetto.
    - E come hai fatto?
    - Non lo so, Ci sono passata attraverso.
    L’aggancio con le prime àncore è stato realizzato, ora lo rinforzo con quelle cenestesiche.
    - Ed ora vedi tutto dall’alto.
    - Sì.
    - Fa freddo lì in alto?
    - No, non si sente niente, nemmeno i rumori.
    - E sopra di te cosa c’è?
    - Una cosa tonda, con un buco nel mezzo; la luce viene da lì ed io ci vado dentro...
    Qui comincia il vero e proprio racconto, con i soliti annessi e connessi: lettino operatorio,
    esseri piccoli, grigi e macrocefali, con quattro dita nelle mani e gli occhi senza palpebre,
    poi la presenza di esseri umanoidi alti e chiari di capelli, una strana sedia ginecologica, il
    solito tubo nero per estrarre il feto alieno dall’utero della malcapitata, la quale, nel
    frattempo, ha perso i suoi vestiti originari.
    Durante il ricordo a livello cosciente la ragazza si ferma più volte e dice, o meglio esclama:
    ”Ma non è possibile! Quei bastardi mi hanno fatto questo”
    ed altre frasi simili, dalle quali trapela lo stupore per il rivissuto, insieme alla netta
    impressione che lei non abbia dubbi nel ritenere ciò che sta rivivendo come il ricordo di
    una realtà realmente vissuta e non una fantasia.
    Durante il rivissuto il soggetto spesso recita frasi del tipo:
    “Ma cosa vogliono questi da me?”
    203
    oppure:
    “Non voglio, non voglio che mi facciano questo”.
    Va anche notato che, quando la ragazza ricorda il suo ingresso nell’UFO, non lo descrive
    con il termine UFO, ma semplicemente come “cosa strana”. In quel momento, infatti, lei
    non ha identificato ciò che sta accadendo, quindi non può utilizzare vocaboli di tipo
    ufologico, come alieni, Grigi, astronavi, UFO, dischi volanti, poiché non ha la più pallida
    idea di cosa le stiano facendo.
    Gli addotti, quando arrivano al livello della prima applicazione delle tecniche di PNL, non
    sanno praticamente niente di UFO e la maggior parte di loro non ne ha neppure sentito
    parlare. Questo quadro, in genere, non tende a modificarsi nel tempo: essi considerano
    stranamente che il fenomeno UFO, di cui ora sanno qualcosa di più, sia interessante, ma
    non fino al punto di leggere mille articoli su Internet. Solo dopo aver compreso appieno il
    proprio stato cominceranno a cercare freneticamente, anche da soli, soluzioni per
    “liberarsi” del problema abduction, spesso confrontandosi con altri adotti nelle stesse
    condizioni. Se gli addotti, in questa fase, fossero lasciati a se stessi, tenterebbero di
    relazionarsi con l’esterno in modo errato, finendo per ribaltare la loro situazione di vittime e
    trasformandosi in eletti prescelti dall’alieno. La dissonanza cognitiva e la presenza di
    parassiti alieni all’interno delle loro strutture mentali produce, infatti, un ribaltamento
    dell'oggettività a favore di una visione misticheggiante di un Universo occupato da alieni
    buoni che vogliono salvare l’uomo dalla catastrofe ecologica.
    Il vero processo di schizofrenizzazione avviene a questo livello: Il Subconscio dice
    all’addotto che tutto va bene, anzi per lui meglio che per altri, ma il suo Inconscio non ne è
    affatto convinto. Il risultato è uno zombie facilmente manovrabile da parte di qualche setta
    o movimento religioso new-age di gran moda nei circoli esoterici di certi ambienti culturali
    legati alle massonerie locali. Uno zombie che si crede un prescelto, ma che soffre della
    dicotomia tra un Inconscio che gli urla che non è un prescelto ed un Subconscio in preda
    alla dissonanza cognitiva, che gli dice di non pensare e, se anche soffre, è perché Dio
    vuole così! Perché lui è eletto, eletto nella sofferenza.
    Tralascio la trascizione di quella seduta che descrive le solite cose che si possono trovare
    più o meno in tutti i libri dedicati ai rapimenti alieni, perché questo non è lo scopo del
    presente trattato, e passo alla conclusione della vicenda in sé.
    L’addotta, nuda, sta per essere riportata dove è stata prelevata ed alcuni piccoli esseri la
    stano rivestendo.
    - Sono bravi a rivestirti?
    - No, sono molto impacciati. Hanno molta fretta.
    Insisto nel far ricordare alla ragazza i vestiti mentre la rivestono: questo serve per farle
    collocare meglio l’episodio in una sfera temporale, sdrammatizza la vicenda appena
    ricordata e le permette di tornare alla vita quotidiana con un ricordo il meno traumatico
    possibile. La ragazza è perplessa e si preoccupa... i piccoli grigi non trovano le scarpe...
    - Dove le ho messe? Dove le ho lasciate? Ed ora come faccio?
    Guarda a destra ed a sinistra per cercare le scarpe, ma davanti a lei, nella realtà, ci sono
    solo io. Poi, ad un certo punto, sorride e dice:
    - Ah nooo, le ho lasciate in macchina, le avevo tolte quando mi hanno presa...
    La ragazza descrive la discesa ed il rientro in auto attraverso il tetto della vettura, che
    diventa come liquido. Alla fine viene lasciata quasi cadere sul sedile. Il ragazzo è ancora
    fermo e, quando la scena si riprende movimento, riprende “vita” e la macchina volante
    sulle loro teste schizza via a gran velocità. È ormai buio, nessuno dei due ragazzi si fa
    domande e decidono di tornare a casa, perché è notte e si è fatto stranamente tardi.

  13. #58
    Yezidism
    Ospite non registrato
    ciao, complimenti che bel 3d, anche se l'enigma scientifico/medico relativo alle abduction non è stato minimamente toccato.
    Mi riferisco ovviamente all'assorbimento del feto di alcune donne incinte che sostengono di essere adotte dagli alieni. In queste donne incinte imporvvisamente sparisce il feto dentro l'utero, secondo i medici è come se avenisse un assorbimento del feto stesso, la scienza fino ad adesso non ha alcuna spiegazione scientifica al riguardo.
    Con il termine inglese "vanishing twin" (letteralmente, "gemello che sparisce"), in italiano tradotto come "feto fantasma", si tende oggigiorno a classificare quella fenomenologia medica in cui all'interno di una normale gravidanza, poco dopo il terzo mese di gestazione, il feto sembra sparire inspiegabilmente, da cui la più ampia definizione di "Fenomeno dei Feti Fantasma".
    Tale sparizione sembra essere il più delle volte immediata, prevalentemente nell'arco di una nottata ma anche nel giro di pochi giorni, quanto inconcepibile anche per la stessa medicina.
    Il Dr. Kurt Benirschke 3 ha affermato che dall'avvento di strumentazioni come l'ecografia, gli ultrasuoni e la risonanza magnetica le prove tangibili riguardanti il fenomeno dei feti fantasma sono diventate un serio argomento scientifico, oltre che materia ben documentata dalla medicina.
    Si tratta di un fenomeno che formalmente viene confermato anche dal mondo scientifico ma a tutt'oggi la scomparsa di feti, in gravidanze multiple, viene identificata solo occasionalmente.
    La prima volta che venne descritta questa sindrome fu nel 1945 da parte di Stoeckel che la illustrò come una "gestazione multifetale in cui si ha successivamente la scomparsa di uno o più feti", mentre fu nel 1989 che Elizabeth Noble coniò il termine "fenomeno dei feti fantasma". Una definizione cosi particolare venne creata perché questa ricercatrice, dopo alcuni anni spesi nell'analisi di parti gemellari, notò che il 4% delle gravidanze da lei studiate presentavano un feto gemello che misteriosamente moriva o scompariva verso il terzo mese di maternità, senza lasciare nessun tipo di traccia all'interno dell'utero.
    Si evince da tali definizioni come questo fenomeno sia generalmente associato a parti gemellari, almeno da quanto è stato per ora documentato. La differenza tra questa sindrome ed i resoconti testimoniali che vengono forniti da soggetti rapiti consiste proprio nella dicotomia della gestazione gemellare.
    Nella letteratura sulle abductions la quasi totalità dei soggetti si ritrovano infatti a portare nel proprio grembo "un solo bambino" che purtroppo dopo qualche mese scomparirà in modo inspiegabile.
    La sindrome medica dei feti fantasma si riferisce invece, per ora, unicamente a parti gemellari. Ciò non implica, allo stato attuale delle nostre conoscenze su questa sindrome, che ci si trovi inevitabilmente davanti ad un "furto alieno"; il punto che rimane però ancora oscuro è indubbiamente come un singolo feto possa scomparire senza lasciare la minima traccia!
    Secondo alcune recenti teorie gli embrioni potrebbero essere anche assimilati dalla membrana della placenta, risolvendo così al mistero della mancanza di un "corpo del reato". Tale spiegazione non sembra però così esaustiva e risolutiva soprattutto se si considera che in diversi casi presenti in letteratura i feti scomparivano in maniera talmente repentina da non poter assolutamente giustificare un assorbimento così rapido.
    Pur avendo constatato che tale fenomeno è stato parzialmente spiegato dalla medicina moderna, risulta necessario comprendere quale sia la reale matrice dietro tale fenomenologia esposta da donne che affermano di avere avuto contatti di tipo IR4.
    Si tratta di un campo di ricerca costellato di ostacoli e di incognite, prevalentemente prodotte dalla nostra ignoranza su tale patologia medica, ovvero sulle manipolazioni che esseri provenienti da altri mondi "potrebbero" operare sul nostro pianeta. La letteratura in merito risulta essere ancora molto scarna ed i pochi studi scientifici condotti fino ad oggi non riescono pienamente, e in molti casi anzi solo marginalmente, a giustificare tale fenomeno.
    La medicina stessa non è ancora riuscita a fornire chiarificazioni esaurienti nei casi che non si riferiscono ai patti gemellati. Ritenendo verosimile e veritiera una minima percentuale dei casi di rapimento alieno, quelli che vengono comunemente conosciuti come "casi genuini", non sarebbe altresì impossibile ritenere che tra le manipolazioni messe in atto da queste creature estranee si possa anche constatare una "manipolazione" focalizzata su un feto in gestazione.

  14. #59
    Postatore Epico L'avatar di Alessia Va
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    la questione dei feti

    Ciao, in effetti hai sollevato una questione importante .
    Ci sono testimonianze di donne che dicono di essere state usate per produrre feti "alieni" dunque come incubatrici per esseri che non sono in grado di riprodursi.

    Sempre uno stralcio di testimonianza:

    "In questo contesto è fondamentale rendere noto che alcune addotte sono oggetto di
    fecondazione artificiale da parte di alieni, i quali introducono un ovulo, da loro preparato e
    già fecondato, nel corpo delle vittime; queste ultime portano avanti la gestazione per tre
    mesi, quindi, durante un’altra esperienza di rapimento, il feto viene estratto dalla portatrice
    (carrier) ed introdotto in un cilindro di materiale trasparente, pieno di liquido, per
    continuare la gestazione in vitro. Al racconto dell’accaduto, fatto in ipnosi regressiva
    esattamente allo stesso modo da tutte le interessate fino nei minimi particolari, si aggiunge
    il supporto delle analisi mediche, delle ecografie e di quant’altro può servire ad identificare
    in queste donne non casi di gravidanza isterica, come va cianciando qualche disinformato,
    ma vere prove oggettive di abduction.
    Anche in questo caso le prove disponibili sono schiaccianti, ma ancora una volta la
    scienza ufficiale, interpellata su questo aspetto caratteristico delle abduction, spiega il
    fenomeno così (!!!):
    “In queste donne l’insorgere di un tumore alle ovaie mima gli effetti della gravidanza per
    tre mesi, poi il tumore, grande come un piccolo feto, guarisce da solo e scompare.”
    Le nostre addotte sottoposte all’impianto dell’ovulo formano tessuto placentare e,
    successivamente all’estrazione del feto da parte degli alieni, lo espellono, subendo anche
    la montata lattea. Alcune di esse avevano le tube chirurgicamente chiuse, alcune
    utilizzavano progestinici per evitare la gravidanza, altre non avevano avuto rapporti
    sessuali da tempo, ma alla prova chimica tutte risultavano gravide e tutte, sia tramite
    ipnosi che mediante tecniche di Programmazione Neuro Linguistica, raccontavano le loro
    esperienze con gli alieni.
    Di fronte ad una strana analisi ecografia effettuata su di una donna incinta di tre mesi (a
    giudicare dai valori degli steroli presenti nell’analisi chimica), nella quale si individuavano
    del liquido amniotico ed una placenta con dentro qualcosa di molto piccolo e si ascoltava
    un rumore ritmico simile ad un battito cardiaco più lento di un battito cardiaco umano, ben
    undici medici dissero che la gravidanza era isterica e che il battito cardiaco era di un feto
    che stava per morire (in una gravidanza isterica non c’è il feto! nda) oppure si trattava di
    contrazioni ritmiche della vagina della povera malcapitata"

    Successivamente, la donna si e' recata presso la stessa clinica per un intervento esplorativo atto a verificare l'esatto stato delle cose.
    Stesa sul lettino in attesa di essere preparata improvvisamente si fa tutto buio.
    Salta la corrente. IMedici e infermieri affannati cercano di capire che succede...tutto sembra bloccarsi...come se il tempo fosse congelato...e la donna vede entrare nella stanza degli esseri alieni, biondi, che la prelevano e segue il racconto di come le hanno poi estratto un feto che si sono poi, gli alieni, tenuti.
    Al ritorno della corrente elettrica, tutto rientra nella normalita', la donna e' di nuovo sdraiata sul lettino, ma quando i medici, portando avanti l'intervento, non trovano piu' ne l'ipotetico feto, ne nulla di anomalo (in effetti qualcosa avevano visto che non era parte del corpo della donna) non sanno spiegarsi cosa sia potuto accadere. Perche' un attimo prima di fare l'intervento quel qualcosa c'era...

  15. #60
    Yezidism
    Ospite non registrato
    ciao, si conosco i biondi, sono gli Ares (nordici elfici), molto probabilmente vivono all'interno della terra, sono molto alti e molto belli, l'ignoranza dell'uomo antico spesso gli faceva credere che fossero angeli, madonne o fate.

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