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Discussione: sindrome asperger

  1. #46
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Ciao neuropsy. Di Asperger e DPS ne so giusto quel poco che ho studiato a scuola (molto poco). Però ho trovato interessante l'uso del cubo di Rubik. Aldilà del fatto che sia o meno uno strumento "standard" (cosa che mi interessa molto poco), mi piacerebbe sapere come l'hai utilizzato. Cioè, l'hai usato per valutare le abilità o per migliorarle? Oppure per giocare e stabilire una relazione?

    Grazie

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  2. #47
    Partecipante Super Figo L'avatar di paroletta
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    Originariamente postato da willy61
    Ciao neuropsy. Di Asperger e DPS ne so giusto quel poco che ho studiato a scuola (molto poco). Però ho trovato interessante l'uso del cubo di Rubik. Aldilà del fatto che sia o meno uno strumento "standard" (cosa che mi interessa molto poco), mi piacerebbe sapere come l'hai utilizzato. Cioè, l'hai usato per valutare le abilità o per migliorarle? Oppure per giocare e stabilire una relazione?

    Grazie

    Guglielmo
    Sono d'accordo con te! L'uso di qualsiasi strumento può essere interessante, soprattutto in una patologia come quella dell'asperger o di un DPS ad alto funzionamento che sono molto difficoltose da trattare!

  3. #48
    neuropsy33
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    !!!!

    Porca miseria... forse non mi sono spiegato bene.
    Ho detto in alcuni messaggi precedenti che l'ho utilizzato con una bambina autistica. Costei presentava (ormai non la seguo più) una capacità di linguaggio sufficientemente sviluppata, e quindi con lei si riusciva a comunicare in qualche modo. Vi sono invece bambini autistici con i quali non si comunica.
    Per me, nonostante i colleghi mi abbiano più volte detto che era un'assurdità, ha fatto enormi progressi dal punto di vista intellettivo riuscendo a comprendere ciò che doveva fare e riuscendo a completarlo tutto; poi la soddisfazione che ha provato mi ha fatto capire quanto potesse essere stato utile in termini di stima di sè il mio intervento. Probabilmente non poi così utile, ma in un modo o nell'altro si è discostato dai giochi che le fa intraprendere la psicomotricista nei quali parla descrivendo ciò che fa non concludendo niente.

  4. #49
    Partecipante Super Figo L'avatar di paroletta
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    Originariamente postato da neuropsy33
    !!!!

    Porca miseria... forse non mi sono spiegato bene.
    Ho detto in alcuni messaggi precedenti che l'ho utilizzato con una bambina autistica. Costei presentava (ormai non la seguo più) una capacità di linguaggio sufficientemente sviluppata, e quindi con lei si riusciva a comunicare in qualche modo. Vi sono invece bambini autistici con i quali non si comunica.
    Per me, nonostante i colleghi mi abbiano più volte detto che era un'assurdità, ha fatto enormi progressi dal punto di vista intellettivo riuscendo a comprendere ciò che doveva fare e riuscendo a completarlo tutto; poi la soddisfazione che ha provato mi ha fatto capire quanto potesse essere stato utile in termini di stima di sè il mio intervento. Probabilmente non poi così utile, ma in un modo o nell'altro si è discostato dai giochi che le fa intraprendere la psicomotricista nei quali parla descrivendo ciò che fa non concludendo niente.
    Guarda che ti stiamo dicendo che "è utile" e vorremmo sapere, se ti va, che ci dicessi come lo hai utilizzato...chissà un domani potremmo utilizzarlo anche noi!

  5. #50
    neuropsy33
    Ospite non registrato
    Mi sembra ci sia poco da dire! Le ho detto come utilizzarlo, e ogni volta che veniva in studio glielo facevo utilizzare per mezz'oretta e glielo conservavo come l'aveva lasciato per tutta la settimana. Siccome questi bambini il più delle volte sentono i parenti che dicono: "poverina, poverina, non comunica, è ritardata, etc." ho pensato che fosse utile far qualcosa per far sì che la sua identità si ricostruisse dopo tutte quelle "mazzate" che prendeva, ed era giusto che portasse a compimento il suo 'lavoro' senza un aiuto, per questo non glielo facevo portare a casa, altrimenti la madre l'avrebbe sicuramente aiutata facendole percepire di non essere all'altezza di completare un gioco che, come anche qui è stato ritenuto, è stupido e semplice. Così le ho fatto capire che, al contrario del pregiudizio della gente, lei non è né stupida, né semplice.
    Alla fine, in studio è riuscita a completarlo (cosa che io, onestamente, pur essendo dove sono oggi, da piccolo e nemmeno oggi non sono riuscito e non riuscirei a completarlo!). La madre ci ha raggiunti a fine seduta ed è rimasta stupita da quel che la figlia è riuscita a fare; l'appagamento della bambina era senz'altro molto alto.

    E questo a discapito del primario, dei colleghi e dei professoroni qui presenti che dicono che "è una cosa da incompetenti" solo perché non è scritta sui loro preziosi libri.
    Scusate ma questa dovevo dirla.

  6. #51
    Partecipante Super Figo L'avatar di paroletta
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    Visto che stimo parlando di trattamento (anche se il thread chiedeva di valutazione) mi fa piacere condividere con voi, se vi va, il fatto che io propongo (oltre che le storie sociali e i diari visivi) un metodo sullo sviluppo delle abilità cognitive e metacognitive: il Feuerstein! E devo dire che con alcuni ragazzini mi sta dando dei buoni risultati!

  7. #52
    neuropsy33
    Ospite non registrato
    Io condivido pienamente il pensiero di Feuerstein sull'intelligenza e sulla sua possibilità di essere sviluppata con il tempo, l'aiuto e ciò che noi "diamo" ai bambini in termini emotivi; in sostanza, condivido il suo metodo riabilitativo dei bambini affetti da deficit dello sviluppo.

  8. #53
    Partecipante Super Figo L'avatar di paroletta
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    Si è vero!
    Ma sapete cosa mi sta capitando?
    Che, almeno per ora, quando lavoriamo sulle emozioni, le comprendono solo dal punto di vista cognitivo, e non prendono in considerazione l'emotività vera e propria.
    Provo a fare un esempio: il bambino riesce a riconoscere l'emozione, a dire e a descrivere anche immaginandolo un viso che ha una determinata azione, a dire in quali occasioni si esprime quella determinata azione (ovviamente tutto questo dopo un duro e lungo lavoro, e con alcuni dopo due anni ancora non ci riesco!) ma, non sono ancora riuscita a passare al meta, cioè alla consapevolezza di se stessi "durate" una emozione e quindi un controllo maggiore sul proprio comportamento.
    Voi come lavorate sulle emozioni?

  9. #54
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Originariamente postato da paroletta
    Si è vero!
    Ma sapete cosa mi sta capitando?
    Che, almeno per ora, quando lavoriamo sulle emozioni, le comprendono solo dal punto di vista cognitivo, e non prendono in considerazione l'emotività vera e propria.
    Provo a fare un esempio: il bambino riesce a riconoscere l'emozione, a dire e a descrivere anche immaginandolo un viso che ha una determinata azione, a dire in quali occasioni si esprime quella determinata azione (ovviamente tutto questo dopo un duro e lungo lavoro, e con alcuni dopo due anni ancora non ci riesco!) ma, non sono ancora riuscita a passare al meta, cioè alla consapevolezza di se stessi "durate" una emozione e quindi un controllo maggiore sul proprio comportamento.
    Voi come lavorate sulle emozioni?
    Secondo me, può essere utile un approccio di tipo corporeo, per lavorare CON le emozioni. Un'emozione non è avvertita solamente a livello cognitivo. E', prima di tutto, una sensazione corporea. Il controllo e la gestione delle emozioni presupppongono il riconoscimento della sensazione corporea associata all'emozione e la sua differenziazione da altre. Per lavorarci, a livello corporeo, potrebbe esserti utile chiedere ai tuoi soggetti di imitare un'emozione, o di ricordare un momento nel quale hanno provato quell'emozione, per poi passare a far loro descrivere, nel modo più fine possibile, le sensazioni corporee che erano associate ad essa. Dopo è possibile aprire spazi di pensiero circa le origini, i ricordi associati, le strategie per trattarla. Tieni conto che frequento una scuola di specializzazione in psicoterapia a mediazione corporea, quindi - ovviamente - sono "di parte".

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
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  10. #55
    neuropsy33
    Ospite non registrato
    Semplicemente chiedendo magari al bambino, tipo affetto da ADHD (quello in cui parlo nell'altro thread) di descrivermi come si sente di fronte a determinate situazioni del suo passato, chiedendogli qual è la sua percezione degli altri e come interpreta la presenza degli altri nella sua vita, che ruolo hanno coloro che gli stanno intorno e che ruolo svolgono in particolar modo i suoi familiari.
    Ciò su cui punto molto è la famiglia, per rendere un bambino consapevole della propria emotività e saperla gestire.

    L'approccio corporeo m'interessa molto; non ritengo, come qualcuno mi diceva in un altra sede, che una psicoterapia non debba fondarsi anche sulla fisicità. L'uomo è mente e corpo, non mente o corpo a seconda delle "occasioni".
    Ultima modifica di neuropsy33 : 21-07-2007 alle ore 12.14.28

  11. #56
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    Sì, anche quella proposta da neuropsy mi are una buona strategia. In fondo, da un punto di vista evolutivo, le emozioni sono strategie complesse di comunicazione con le altre persone che ci circondano.
    Dott. Guglielmo Rottigni
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  12. #57
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    Secondo me, può essere utile un approccio di tipo corporeo, per lavorare CON le emozioni. Un'emozione non è avvertita solamente a livello cognitivo. E', prima di tutto, una sensazione corporea. Il controllo e la gestione delle emozioni presupppongono il riconoscimento della sensazione corporea associata all'emozione e la sua differenziazione da altre. Per lavorarci, a livello corporeo, potrebbe esserti utile chiedere ai tuoi soggetti di imitare un'emozione, o di ricordare un momento nel quale hanno provato quell'emozione, per poi passare a far loro descrivere, nel modo più fine possibile, le sensazioni corporee che erano associate ad essa. Dopo è possibile aprire spazi di pensiero circa le origini, i ricordi associati, le strategie per trattarla. Tieni conto che frequento una scuola di specializzazione in psicoterapia a mediazione corporea, quindi - ovviamente - sono "di parte".

    Buona vita

    Guglielmo
    Avevo già provato con le imitazioni e tutto il resto, ma non ho mai pensato a collegare utto questo alle sensazioni coorporee o comunque a come reagisce il corpo all'emozione!! Che sciocca
    Grazie, proverò sicuramente (ormai a settembre)!!
    Se puoi consigliarmi dei libri da leggere in questo senso lo farò volentieri!

  13. #58
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    Potresti dare un'occhiata a "Bioenergetica" e a "Il linguaggio del corpo" di Alexander Lowen. Feltrinelli tutti e due, poco costosi e semplici da leggere.

    Per esempio, per la rabbia, io uso questo esercizio:

    In coppia, uno di fronte all'altro. Ognuno dei due afferra con la destra (sx se è mancino) il capo di una cintura da judo e si sposta all'indietro finché la cintura è ben tesa tra le due persone. Poi ognuno dei due afferra la cintura con l'altra mano, tenendo quindi il braccio sinistro teso in avanti. A questo punto, ognuno dei due inizierà a gridare con tutta la sua forza, mentre, senza spostarsi con i piedi, tirerà pugni verso l'altro continuando a tenere salda la cintura di judo. L'esercizio dura due o tre minuti ed è molto utile per esprimere la rabbia e l'ostilità e comprendere le reazioni (proprie e dell'altro) a queste emozioni,

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
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  14. #59
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    Interessante l'esercizio che usi! Anche se con un asperger avrei paura di prenderle sul serio
    Leggerò i libri che mi hai proposto. Grazie.

  15. #60
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    Beh, con un soggetto affetto da Asperger potresti provare a fargli esprimere la rabbia semplicemente facendogli prendere a pugni una pila di materassini sovrapposti.

    Mai mettersi in situazioni nelle quali qualcuno possa farsi male
    Dott. Guglielmo Rottigni
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