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Visualizzazione risultati 46 fino 57 di 57
  1. #46
    Partecipante Veramente Figo
    Data registrazione
    23-08-2006
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    Originariamente postato da bacchetta
    Non so dove stia studiando tu Tipolina, ma anche dove mi sono laureata io è stato esattamente così. Ho fatto tutti i miei 5 anni (e anche piuttosto bene), ma ora che sto facendo il tirocinio presso un CPS e assisto a moltissimi colloqui mi rendo conto che strumenti non ne ho...
    si tratta giusto di un'infarinatura come hai detto tu...e più vedo pazienti e più mi rendo conto della necessità della scuola di specializzazione...ma poi mi vengono mille dubbi (SARà VERAMENTE FORMATIVA O COME QUESTI 5 ANNI NO??).

    Ecapisco benissimo anche la tua "fame di concretezza", di capire concretamente quali sono gli strumenti, le tecniche che si possono usare per curare....io ancora non l'ho capito!!

    Insomma, come avrai capito il mio non era certo un messaggio di risposta visto che ho le stesse domande che hai tu, ma di solidarietà ehhehe :-)
    Ciao!

    grazie per il messaggio di "solidarietà"...

    Condivido in pieno ciò che hai detto!

    Io sto facendo tirocinio in ospedale, reparto psichiatrico...mi sto rendendo conto...che più del mio buon senso...non ho altri strumenti!!

    come te, confido molto nella scuola di specializzazione in psicoterapia!!

  2. #47
    ninfaverde
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da willy61
    Carissima

    Nessuna posizione è semplicemente intellettuale. Noi siamo la nostra storia, non meno che il nostro racconto. Nella mia posizione c'entra di tutto, compreso il mio amore per Aristotele. Per questo dico sempre che è la mia posizione, e so - o credo di sapere - che è semplicemente diversa da altre. Non ha né maggiore né minor valore. Può essere anche completamente fuori strada. Ma è l'espressione di quel che sono, per quanto mi è possibile.



    Difficile sganciarsi da un campo "privato" quando entra in gioco il soggetto. Come è possibile "sganciarsi da se stessi", mi chiedo? Soprattutto lavorando nel campo della psicoterapia? Il mio sentire è che non è la teoria a lavorare, ma lo psicoterapeuta. E che ogni psicoterapeuta è e sarà necessariamente diverso da qualsiasi altro. E questo non è un ostacolo, a mio modo di vedere, ma solo un riflesso della molteplicità esistente nel mondo umano. In fondo, io non saprò mai cosa intendi tu quando dici di vedere "un colore rosso vivo". Ma è proprio questa molteplicità che ha consentito agli esseri umani di creare bellezza nel e col mondo.



    Confrontarci. Che non significa aderire (né ostacolare). Confrontarci con la società è inevitabile, dato che non esistiamo da soli (e, a mio modo di vedere, non esisteremmo come esseri umani, senza altri esseri umani attorno). Questo però non significa modificare se stessi in funzione dei desiderata sociali, né delle richieste dei corpi sociali, né delle mode, né delle opinioni o dei giochi linguistici predominanti. Non mi sembra renderei un buon servizio né a me stesso né ai miei pazienti se decidessi di cambiare teoria e pratica a seconda della "moda" corrente.
    Questo non significa rimanere inflessibili sulla propria posizione. Per me, significa tentare di utilizzare al meglio le risorse di cui dispongo, e lasciare anche che siano altri, più capaci di me, o che padroneggiano approcci diversi, a lavorare con alcuni pazienti.
    Nota che questo discorso non ha molto a che vedere con le tecniche utilizzate. Ha a che vedere con la coerenza tra teoria di riferimento e tecnica utilizzata. A patto che sia coerente con la teoria cui faccio riferimento, posso utlizzare qualunque tecnica con un particolare paziente. Ma se utilizzo una tecnica che non è coerente con la teoria mi pare che ottengo come unico risultato quello di aumentare la confusione (mia e del paziente) e non si diminuirla.

    Buona vita

    Guglielmo

    Proprio per il tuo ragionamento che non fa una grinza, credo che si debba abbracciare una teoria e un metodo di lavoro senza la fobia di tradirla o di tradire se stessi se solo si sperimenta la ricchezza della diversità (credo di poter restare fedele a me stessa anche se per il senso comune mi contraddico, c'est la vie, ma è più un discorso filosofico). Sono d'accordo riguardo al nostro essere persone che certamente non si può obiettare, però credo che neanche ci si debba orientare nel mondo solo in base alla nostra unica esperienza. Mi spiego meglio: se anche per me è importante impiegare molto tempo nell'analisi, non ho dati a sufficienza per ritenere che questo tipo di metodo e queste modalità temporali siano le più idonee per il mio futuro professionale, cioè a quando passerò dall'essere paziente all'essere terapeuta. Hai espresso un pensiero in cui credo fermamente anche io, ma devo constatare che se mi lasciassi guidare solo da me stessa, non riuscirei a pensare seriamente ad un futuro da psicoterapeuta. Ci sono io e c'è un mondo là fuori..e noi dobbiamo cercare di intuire anche cosa si muove là fuori. Non vuol dire annullarsi, sminuirsi o mandare in fumo i nostri intenti, ma non aver paura di scostarsi un po' da se stessi e dalle coerenze simbiotiche (la coerenza logica potrebbe rischiare di tramutarsi in coerenza ottusa).
    Ultima modifica di ninfaverde : 01-08-2007 alle ore 17.10.50

  3. #48
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Dunque... per fortuna esistono le differenze! Anche se, a volte, è difficile spiegarsi e farsi capire.
    Spero di riuscire a far capire a chi mi legge che non ho nessuna "fobia di tradimento". Per ora sto solo cercando di imparare a fare lo psicoterapeuta secondo l'approccio della mia scuola. Perdonami ma prima di imparare a correre ho bisogno di imparare a camminare (e considera che sono solo al gattonare, ora come ora). Non voglio per nulla convincerti che una cosa si debba o non si debba fare. Tu sei tu e fai quel che credi giusto e opportuno fare. Io mi limito a far domande, cercare di capire, far presente come la vedo io.

    Quanto all' "orientarsi nel mondo solo in base alla nostra unica esperienza" non credo semplicemente sia possibile. La nostra esperienza è formata anche dalle esperienze degli altri. Quelli che abbiamo vicini e quelli che non conosciamo nemmeno di persona. La mia esperienza è formata anche dagli altri utenti di ops (e personalmente ne conosco solo 4 o 5).

    Tempi. I miei tempi sono i miei. Quelli dei miei pazienti i loro. Cerco di rispettarli, per quanto so e posso. Il che, dal mio punto di vista, significa consentire che siano loro a scegliere quanto tempo devono passare in psicoterapia. E' il loro, di tempo, in gioco. E' la loro, di vita.

    Mi incuriosisce, comunque, il fatto che leggo alcuni passi dei tuoi interventi come dei "tentativi di diagnosi". Può essere si tratti di "resistenze" o di "corenze simbiotiche" mie. Ma non mi piace molto "sentirmi" incasellato in una definizione data da altri. Mi spiegheresti meglio perché hai usato quei termini?

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
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  4. #49
    ninfaverde
    Ospite non registrato
    Willy, nulla di personale contro di te, perchè sei sempre stato un utente corretto ed elegante nel modo di porti ( a differenza di altri che per sostenere il loro punto di vista fanno i macellai e forse questa volta sono stata io a fare il macellaio con te, ma mi dispiace, non era mia intenzione).. Stavo facendo delle osservazioni su qualche termine che nei post ti era sfuggito, anche in risposta a discussioni passate sui tempo e la psicanalisi ed avevo semplicemente notato che un po' ti mettevi sulla difensiva (perdonami se questo è stato scortese e maleducato).
    Quanto alla riflessione sulle coerenze, mi stavo attenendo ad un tema generale, non stavo riferendomi alla tua modalità di pensiero, anche perchè non potrei giudicarti solo in base a questo forum.
    Scusami, spero che non ti abbia infastidito.

  5. #50
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Originariamente postato da willy61
    Nota che questo discorso non ha molto a che vedere con le tecniche utilizzate. Ha a che vedere con la coerenza tra teoria di riferimento e tecnica utilizzata. A patto che sia coerente con la teoria cui faccio riferimento, posso utlizzare qualunque tecnica con un particolare paziente. Ma se utilizzo una tecnica che non è coerente con la teoria mi pare che ottengo come unico risultato quello di aumentare la confusione (mia e del paziente) e non si diminuirla.
    Sottoscrivo pienamente. L'importante non è "come lo si fa" ma "perchè lo si fa", ed alcune tecniche sono semplicemente incompatibili con la teoria perchè legate a presupposti completamente differenti.

    Saluti
    gieko

  6. #51
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Carissima Ninfaverde

    Giusto per riprendere il confronto. Io resto un po' perplesso di fronte all'uso che fai del termine "flessibilità". E uso questo esempio per riprendere il discorso sull'influenza dei modelli sociali e sulla necessità di confrontarsi con essi, senza tuttavia cedere ad essi.
    Flessibile è un termine che ci viene dalla scienza dei materiali. In origine serve a designare un materiale che, sottoposto ad un forza esterna, è in grado di deformarsi temporaneamente senza fratturarsi, PER POI RIPRENDERE LA SUA FORMA ORIGINARIA.
    Ora, nel discorso sociale (sui quotidiani, in tv, ecc.) il significato del termine ha subito un curioso slittamento, passando a significare "capacità di adattarsi ad una condizione esterna qualsiasi" e "assenza di resistenza alle modificazioni".
    Ma questi due significati appartengono ad un termine differente: duttilità, Che, nelle scienze dei materiali significa appunto la proprietà di un materiale di mutare la sua forma IN MODO PERMANENTE, in risposta ad una sollecitazione esterna.
    Nella pratica, una lama d'acciaio è flessibile (ma non duttile); un foglio di piombo è duttile (ma nient'affatto flessibile). Sempre nella pratica, un materiale flessibile OPPONE RESISTENZA alla trasformazione; uno duttile no.

    Ora, questo spostamento di significato è stato, nella società odierna, veicolato soprattutto da Confindustria e da quella che, in gergo, viene definita la "destra" politica. E' stato applicato inizialmente al mondo del lavoro (lavoro flessibile: cioè io cambio come mi pare e tu ti devi adattare) e ora si sta diffondendo in altri ambiti.
    Fossi in te, un pensierino sull'origine e il significato delle parole, ce lo farei

    Buona vita

    a risentirci a presto

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  7. #52
    ninfaverde
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da willy61
    Carissima Ninfaverde

    Giusto per riprendere il confronto. Io resto un po' perplesso di fronte all'uso che fai del termine "flessibilità". E uso questo esempio per riprendere il discorso sull'influenza dei modelli sociali e sulla necessità di confrontarsi con essi, senza tuttavia cedere ad essi.
    Flessibile è un termine che ci viene dalla scienza dei materiali. In origine serve a designare un materiale che, sottoposto ad un forza esterna, è in grado di deformarsi temporaneamente senza fratturarsi, PER POI RIPRENDERE LA SUA FORMA ORIGINARIA.
    Ora, nel discorso sociale (sui quotidiani, in tv, ecc.) il significato del termine ha subito un curioso slittamento, passando a significare "capacità di adattarsi ad una condizione esterna qualsiasi" e "assenza di resistenza alle modificazioni".
    Ma questi due significati appartengono ad un termine differente: duttilità, Che, nelle scienze dei materiali significa appunto la proprietà di un materiale di mutare la sua forma IN MODO PERMANENTE, in risposta ad una sollecitazione esterna.
    Nella pratica, una lama d'acciaio è flessibile (ma non duttile); un foglio di piombo è duttile (ma nient'affatto flessibile). Sempre nella pratica, un materiale flessibile OPPONE RESISTENZA alla trasformazione; uno duttile no.

    Ora, questo spostamento di significato è stato, nella società odierna, veicolato soprattutto da Confindustria e da quella che, in gergo, viene definita la "destra" politica. E' stato applicato inizialmente al mondo del lavoro (lavoro flessibile: cioè io cambio come mi pare e tu ti devi adattare) e ora si sta diffondendo in altri ambiti.
    Fossi in te, un pensierino sull'origine e il significato delle parole, ce lo farei

    Buona vita

    a risentirci a presto

    Guglielmo
    Mi affido al significato originario, piegarsi e non spezzarsi. Se vogliamo prendere come citazione la capacità di resilienza, fa lo stesso, purchè sia chiaro il significato in italiano. La duttilità è un altro tipo di proprietà, che poi si stia confondendo non è un problema nostro fintanto che non lo confondiamo noi. La nostra società esercita una pressione e volenti o nolenti con le nostre teorie resistiamo alle modificazioni, fin quando non constatiamo che non si può evitare la pressione. Se hai capacità di resilienza ti adatti, ti deformi all'occorrenza, ma non ti spezzi.. A differenza dei minerali noi abbiamo un potere attivo e non siamo passivi, per questo la lingua italiana ci dà la possibilità di usare dei termini ricchi di sfumature. Persona=minerale? Persona flessibile=materia flessibile?
    Mi sembra che sia un' operazione da leguleio tentare di dimostrare che sia esattamente la stessa cosa.. Comunque se non si vuole comunicare, ogni ragione è quella buona..

  8. #53
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Vedi che belle cose accadono? La capacità di comprendersi nasce direttamente dal fatto che non ci capiamo....

    "Mi sembra che sia un' operazione da leguleio tentare di dimostrare che sia esattamente la stessa cosa.. Comunque se non si vuole comunicare, ogni ragione è quella buona.."
    Rileggi, e ti accorgerai che sostenevo fossero due cose DIVERSE. Quanto al "non comunicare", non avrei nemmeno iniziatp, no? (e poi, lo dice pure il buon Watzlawick che è impossibile...)

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
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  9. #54
    ninfaverde
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da willy61
    Vedi che belle cose accadono? La capacità di comprendersi nasce direttamente dal fatto che non ci capiamo....



    Rileggi, e ti accorgerai che sostenevo fossero due cose DIVERSE. Quanto al "non comunicare", non avrei nemmeno iniziatp, no? (e poi, lo dice pure il buon Watzlawick che è impossibile...)

    Buona vita

    Guglielmo
    Ma alla fine mi hai capita? Altrimenti cerco di spiegarmi meglio..

  10. #55
    Partecipante Esperto L'avatar di korianor
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    Originariamente postato da ikaro78
    [psicologia] applicata alla terapeutica, s'intende: altra cosa è la psicologia generale che è 1 scienza "dura" a tutti gli effetti
    Non so perchè, ma ho l'impressione che questa frase sia stata scritta (anche) per rispondere ad una mia eventuale obiezione
    "Su ciò di cui non si può parlare si deve tacere" (L. Wittgenstein)

  11. #56
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Non so perchè, ma ho l'impressione che questa frase sia stata scritta (anche) per rispondere ad una mia eventuale obiezione
    Touché!!
    Pensavo proprio a te, mentre la scrivevo!!

  12. #57
    Partecipante Esperto L'avatar di korianor
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    Originariamente postato da Iggy1982

    E anche su questo sono d'accordo. Ma non capisco perché tendi a vederlo negativamente. O almeno così mi pare di capire, correggimi se sbaglio.
    Io considero questo tipo di trasformazione ciò di cui le materie nel campo della psicologia necessitano; ovviamente posponendo questo risultato alla sua causa: un'approfondita conoscenza delle meccaniche del cervello umano, attualmente lontana.
    Caro Iggy,

    provo a dire la mia su questo specifico punto così anche da ampliare l’accenno fatto da Ikaro ( ) alla psicologia generale. La psicologia, come è evidente, è segnata da una profonda frammentarietà. Si può vedere la cosa in termini di un continuum dove, ad un estremo, c’è la psicologia come scienza ‘dura’, e, all’altro, c’è la psicologia della soggettività, della relazione, etc… (e, su questa, credo che Ikaro e Willy siano stati davvero chiari). Ovviamente in mezzo ci sono tante aree di grigio.

    La psicologia come scienza dura in pratica si riconduce alla scienza cognitiva, quel particolare ambito di ricerca multidisciplinare (psicologia cognitiva, intelligenza artificiale, neuroscienze, antropologia, linguistica, etc) finalizzato allo studio dei processi mentali. Un’osservazione su quando scrivi un'approfondita conoscenza delle meccaniche del cervello umano : ovviamente molti psicologi si occupano di questo specifico problema (in ambiti che vanno dalla neuropsicologia alle neuroscienze cognitive), ma, in generale, credo sia più completo parlare di un’approfondita conoscenza delle funzioni mentali, del cervello umano e dei loro rapporti.

    Detto questo, i risultati di questi studi si possono applicare nell’ambito clinico della psicologia? La risposta è complessa, ma, come ho scritto altre volte, l’essenziale è che non appena ci si muove verso la soggettività/relazione di sicuro questi risultati ci dicono molto poco (ma, almeno in Italia, la maggior parte delle persone ritengono che la soggettività/relazione sia il principale ambito di studio e applicazione della psicologia)

    In conclusione, esiste anche una parte di psicologia che non ha quei limiti di cui parli, soltanto è veramente lontana dall’idea di psicologo/psicologia che c’è nella nostra società.
    "Su ciò di cui non si può parlare si deve tacere" (L. Wittgenstein)

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