
Originalmente inviato da
willy61
Ayax, poni una questione interessante. E hai anche qualche ragione, dal mio punto di vista. Tuttavia, mi sembra che la tua posizione, se la lasci così, semplicemente affermando, senza approfondirla, sia difficile da capire ed estremizzata.
Sostanzialmente, credo che il modo di "leggere" le tue affermazioni dipenda dal concetto di "sicurezza" che abbiamo in testa. Se intendiamo la sicurezza come "difesa", in senso stretto, è ovvio che questo ci porta alla necessità di "mettere un carabiniere in ogni camera da letto". Il che, oltre ad essere impossibile, sarebbe anche ingiusto.
Però questo mi pare un modo estremamente ristretto di intendere la sicurezza. Un po' come intendere la libertà solamente nel suo senso negativo, la "libertà da".
Esiste anche una "libertà di". E, secondo me, esiste anche una sicurezza che implica un ruolo attivo, di promozione, non semplicemente di contrasto e di difesa.
E' quella sicurezza che deriva dal possesso dei diritti e dalla possibilità concreta di farli valere.
Il diritto ad una giusta ed equa retribuzione consente a chiunque di mantenere e sostenere l'indipendenza economica. E sappiamo che la dipendenza economica dal partner è uno dei fattori che consente il perpetuarsi della violenza.
Il diritto a scegliere come condurre la propria vita sentimentale e sessuale.
Il diritto ad avere una casa.
Il diritto ad essere valutati, sul lavoro come in altri campi, sulla base delle proprie effettive capacità e potenzialità, e non in base al genere di appartenenza.
Il diritto all'istruzione. A ricevere un'istruzione. Un'istruzione completa e chiara, anche in materia di sessualità e di affettività.
Il diritto alla salute, compresa quella psichica.
Ora, è curioso che tu, che pure difendi le prerogative dello Stato, non veda come lo Stato, se vuole essere credibile, se davvero vuole essere quel che dichiara di essere,e non una semplice appendice dei consigli di amministrazione, o un braccio armato di poteri sovranazionali, ha il compito di garantire l'esercizio e la fruibilità concreta di questi diritti.
Non è forse "sicurezza" il diritto a poter uscire di casa per andare a trovare gli/le amiche senza dover affrontare le ire del partner al ritorno?
Non è forse "sicurezza" il diritto ad essere economicamente indipendenti, così da poter decidere concretamente di allontanarsi da situazioni di violenza?
E non c'è anche un diritto a trovare ascolto ed accoglienza quando si denunciano gli abusi subiti? Eppure, quegli stessi rappresentanti dello Stato che avrebbero il compito di garantire la sicurezza dei cittadini sono spesso i primi a suggerire di "lasciar perdere", di "aspettare". E, spesso, alle denunce viene dato seguito quando i danni subiti dalle donne sono talmente gravi da non essere più riparabili.
D'altro canto, se riduci tutto ad una questione di "rapporti" e di "scelta del fidanzato", potrei contestare che qualunque tema relativo alla "sicurezza", compreso il furto, la rapina o lo spaccio di sostanze stupefacenti, o lo sversamento illegale di rifiuti, è una questione - in fondo - di rapporti e di scelte. Perché che altro sono i comportamenti se non rapporti tra le persone, e che altro sono i comportamenti illegali se non una classe specifica di tipi di rapporti che si è deciso debbano venire sanzionati?
Buona vita
Guglielmo