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Discussione: sostegno psicologico

  1. #46
    Partecipante L'avatar di ulissasempre
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    16-11-2008
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    Riferimento: sostegno psicologico

    Citazione Originalmente inviato da RosadiMaggio Visualizza messaggio
    Personalmente, trovo che le tue, siano considerazioni molto profonde ed espresse con un linguaggio semplice e ben comprensibile, non banale; inoltre, credo che tu abbia compreso molto meglio di altri, alcuni degli ambiti in cui necessariamente, si deve intervenire con un sostegno psicologico al paziente che vive particolari momenti problematici della sua vita ed eventualmente sul contesto di riferimento, come il caso dell'elaborazione in vita di un lutto legato ad una grave malattia invalidante e che richiede di confrontarsi con l'idea della propria morte reale ed in essi sempre piu' presente, soprattutto in certe fasi, vissuta talvolta anche come colpa in qs casi, e separazione da molte cose. In qs casi, come in tutti, ed hai fatto giustamente notare, entra molto gioco oltre la capacita' "metodologica" di fornire sostegno emotivo, anche la sensibilita' personale dell'operatore, che è uno degli aspetti piu' delicati ed impegnativi di qs tipologia del lavoro di psicologo clinico con il quale, poichè ci si puo' trovare in situazioni molto dolorose ed anche spiazzanti ed improvvise, non tutti riescono a confrontarsi, giungendo talvolta alla negazione dell'esistenza dello stesso. Probabilmente, i due ambiti che hai citato tu, come l'ospedale, nei reparti oncologici, sia adulti che infantili, dove il sostegno, ad es., va fornito a bambini colpiti da leucemie o patologie gravi di altro tipo, in modi adeguati alla loro eta' ed ai loro genitori, oltre che al personale e le scuole infantili, sono quelle dove piu' si puo' comprendere, in modo diretto, contattandolo con "mano", l'utilita' di qs tipo di intervento ed il modo in cui si svolge in modo pratico. Portando anche altri operatori, possibilmente senza stressarli data gia' la problematicita' con cui si confrontano, (attenendomi alla tua di esperienza che è comune a mote altre, nel senso di problemi infantili vissuti in ambito scolastico) nel caso della scuola, gli insegnanti, che per ii bambini, sono figure di fondamentale importanza, a riflettere su problematiche proprie e capire se sentano ulteriori necessita' di approfondire qs conoscenza di se ed in che modo. Una volta superata quella crisi di quel contesto, per non creare possibili involontarie confusioni. Il fatto che siate riuscite ad intervenire sia sulla bambina che sui suoi compagni, facendo loro capire a cosa era dovuto in modo adeguato alla loro eta' il disagio manifestato dalla bambina stessa, mi sembra il racconto di una esperienza molto ben coordinata e dimostra come, oltre che agli psicologi, una grande sensibilita' è sempre necessaria e non tutti ce l'hanno, (in nessuno dei due campi purtroppo, anche se so che puo' sembrare brutto dirlo, ma sono cose reali) nel modo in cui trapela invece dal tuo racconto, anche alle/agli insegnanti. Credo che tu sia una persona molto sensibile e con molta esperienza con i bambini, dal modo in cui parli di qs esperienza ed anche rispetto al primo esempio esempio che hai portato.

    Ciao
    Grazie RosadiMaggio, anche io penso, leggendo i tuoi post nelle varie discussioni, che tu sia una persona intelligente, sensibile e molto preparata. Devo essere d'accordo con te sul fatto che la sensibilità e la capacità d'ascolto, che non si limita al silenzio e alla comprensione razionale delle parole dette dall'altro, non si incontrano spesso, in tutti i campi. Il concetto che per dare qualcosa di positivo agli altri bisogna prima lavorare molto su noi stessi non piace alla maggior parte della gente, (parlo in generale) si tenta sempre, "furbescamente" di dare la responsabilità agli altri e quindi di cercare di cambiarli a nostro uso e consumo. Penso che questa sia una delle cause di relazioni problematiche e quindi di disagio psicologico. Altra causa principale e legata alla precedente sono i sensi di colpa generati da giudizi alla persona, "etichette", che purtroppo la maggior parte delle persone inizia a dare già nella prima infanzia: come "sei cattivo", "sei svogliato"... insomma sempre sei e sei, difficilmente senti i genitori o le maestre dire: "se fai così io mi sento così, tu come ti senti?". Forse sto andando OT
    un viaggio di scoperta non consiste nel guardare nuovi paesaggi ma nell'avere nuovi occhi

  2. #47
    Partecipante Affezionato L'avatar di Allport80
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    Riferimento: sostegno psicologico

    Citazione Originalmente inviato da ulissasempre Visualizza messaggio
    Forse mi sono spiegata male. Non si lavora su modalità strutturali legate ad i vissuti e alla storia del paziente come in una classica psicoterapia, ma si tiene conto, nell'intervento, delle modalità con cui il paziente affronta queste fasi che non sono tutte perfettamente uguali, ma dello stesso genere, modalità che dipendono solo in parte dalla storia personale. Il fine ultimo dello psicologo che fa sostegno non è quello di risolvere i loro conflitti nati dall'esperienza pregressa, ma di far affrontare nel miglior modo possibile le problematiche relative all'evento. Chiarificatore è il fatto che il supporto viene dato anche alla famiglia, in quanto anche il loro mondo viene sconvolto dall'evento e a parte il dolore i familiari si ritrovano a doversi relazionare con il paziente e non sono più in grado di farlo "come prima". Credo però che le problematiche dei pazienti e dei familiari siano un po' diverse. E' difficile che un paziente affetto di cancro, il cui problema principale è sentire di non avere futuro e con la convinzione, indotta dal suo stato fisico, che se non fosse malato starebbe tanto bene, si rivolga poi ad uno psicoterapeuta, mentre succede spesso che uno dei familiari si senta pronto ad affrontare una terapia proprio perché lavorando sulle proprie emozioni e sulla comunicazione, possono venir alla coscienza problemi personali che lui stesso non aveva mai preso in considerazione.
    In questo caso forse è più giusto parlare di competenze proprie dello 'psicologo clinico'. Per inciso per essere specialista in psicologia clinica è necessaria una specializzazione post-lauream universitaria, attualmente di 5 anni. Lo psicologo clinico nei contesti ospedalieri a cui ti riferisci non solo fornisce sostegno psicologico, ma analizza l'interazione individuo-contesto per le varie fasi di malattia, individua le dinamiche collusive e fa in modo di cambiarle per adattarle a quel paziente, in quel momento e a seconda delle sue esigenze, storie di vita etc etc.
    Sono d'accordo che non si tratta di psicoterapia in senso stretto ma di competenze psicologico-cliniche che possono avere una 'valenza di cambiamento'. Allo stesso modo possono avere incisività le sensibilità degli operatori di cui parli. La differenza è che il primo intervento è pensato sulla base di una teoria strutturata, il secondo sulla teoria del buon senso....

  3. #48
    Partecipante Affezionato L'avatar di Allport80
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    Riferimento: sostegno psicologico

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Qui si entra nel problema delle differenze tra psicoanalisi e psicoterapie, o meglio sulla questione etica legata ad interventi adattativi ed interventi trasformativi.


    Anche ammesso che sia così - e non sono per niente d'accordo che chi si rivolge ad uno psicoterapeuta chieda "di non peggiorare"... -, siamo d'accordo nel considerare che una terapia supportiva è comunque appannaggio dello psicoterapeuta, non dello psicologo.


    Vedi è la stessa questione di interventi supportivi o espressivi o della questione conflitto/deficit che tu dici superata.
    Anche le differenze tra psicoanalisi e psicoterapie stanno per essere abbattute (vedi Gill, psicoanalisi in transizione; oppure ReniK, psicoanalisi pratica per pazienti e terapeuti), per cui molte volte ciò che vale per la prima vale anche per la seconda..


    Inoltre, forse mi sono espresso male, non ho detto che i pazienti si rivolgono al terapeuta per non peggiorare, ma che il terapeuta in determinate occasioni e con determinati pazienti, considera il non peggioramento l'unico obiettivo terapeutico, non essendo possibile il 'cambiamento strutturale' di cui parli.
    Ultima modifica di Allport80 : 29-11-2008 alle ore 08.35.29

  4. #49
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: sostegno psicologico

    Infatti per me è superata da posizioni contemporanee della psicoanalisi che, come ho detto, non contemplano più la dicotomia insight/empatia ma si muovono su altre coordinate teoriche e di conseguenza intervengono. Se mi citi Gill e Renik stiamo però attenti a non considerare ciò che dicono come un semplice tentativo di integrazione tra psicoanalisi e psicoterapia, quanto piuttosto come lo sforzo di descrivere un cambiamento di paradigma, che parte proprio dalla creazione di un nuovo contesto (che con Gill è agli albori e con Renik diviene più compiuto, ma la corrente relazionale ha molti altri autori...) in cui non si tratta più di mettere insieme psicoanalisi e psicoterapia psicoanalitica. Sarebbe interessante dilungarsi, ma risparmio agli altri lettori del thread una discussione OT.

    Per il resto sei stato chiarissimo. Personalmente non sono per niente d'accordo con una posizione simile perchè, uscendo dalla dicotomia di cui sopra e posizionandosi in un nuovo contesto in cui il cambiamento strutturale non è legato nè alle capacità di insight nè all'empatia, non vedo perchè ci debbano essere pazienti con cui l'unico obbiettivo terapeutico sia "il non peggioramento". Ho l'impressione che ci si trascini dietro considerazioni (vedi tutte le concezioni sulla "forza dell'Io") che, cambiando paradigma teorico, vanno necessariamente riscritte e/o abbandonate.
    gieko

  5. #50
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: sostegno psicologico

    Citazione Originalmente inviato da ulissasempre Visualizza messaggio
    Forse mi sono spiegata male. Non si lavora su modalità strutturali legate ad i vissuti e alla storia del paziente come in una classica psicoterapia, ma si tiene conto, nell'intervento, delle modalità con cui il paziente affronta queste fasi che non sono tutte perfettamente uguali, ma dello stesso genere, modalità che dipendono solo in parte dalla storia personale. Il fine ultimo dello psicologo che fa sostegno non è quello di risolvere i loro conflitti nati dall'esperienza pregressa, ma di far affrontare nel miglior modo possibile le problematiche relative all'evento.[...]
    E il modo di affrontare una malattia grave non è forse legato alla struttura? Il cancro fa parte della struttura del soggetto e del contesto che gli è attorno, si inserisce all'interno di questo sistema complesso. Le problematiche strutturali non sono solo conflitti con la mamma o il papà, ma punti di impasse che il soggetto può incontrare in determinate situazioni e che si possono esprime con un sintomo. Quindi lavorare su vissuti sintomatici legati alla malattia (ad esempio un'ansia ingestibile) significa - almeno per me - lavorare sulla struttura che ora si trova a dover inserire in sè il cancro e l'idea della morte.

    Saluti
    gieko

  6. #51
    Partecipante Affezionato L'avatar di Allport80
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    Riferimento: sostegno psicologico

    Gieko se vuoi spostiamoci nella stanza opportuna (io non ho molta dimestichezza), ma spiegami una cosa: secondo la tua posizione, che io voglio comprendere essendo interessato alle differenze, un cambiamento strutturale è possibile per tutti i pazienti? Per quelli per cui non è possibile, se per te ci sono, sostenere la struttura per non far si ad esempio che ci sia uno scivolamento psicotico, significa ugualmente cambiamento strutturale. Se no in questi casi come ti muovi (se la tua ipotesi di lavoro non è un non peggioramento? Forse il termine è infelice)
    Non sono tanto d'accordo sui termini rispetto all'intervento per i malati terminali, ma questo è un'altro argomento....

  7. #52
    Neofita L'avatar di giuliadisimone
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    Riferimento: sostegno psicologico

    Citazione Originalmente inviato da stella*stellina Visualizza messaggio
    Ciao ragazzi purtroppo tra pc rotto ed altri impegni sono stata assente.


    Non capisco perché fai questa affermazione! non vedo nulla di male nell'aver aperto una discussione su questo argomento, dove oltretutto, non ho letto delle definizioni univoche! Siamo in un sito di psicologia e questa domanda è più che legittima! non ho chiesto mica l'andamento della borsa...e poi se tutti già sanno cos'è il sostegno psicologico, un ripasso non fa male a nessuno!


    Che cosa intendi dire?



    Quindi possiamo intendere il sostegno come un intervento supportivo? e di quali altre tecniche si avvale oltre all'interpretazione?

    Grazie
    ciao stellina, intendevo dire che il supporto è già di per sè una forma di cura, se per cura intendiamo il prendersi "carico" di una persona, secondo me.
    droirs

  8. #53
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: sostegno psicologico

    Citazione Originalmente inviato da giuliadisimone Visualizza messaggio
    ciao stellina, intendevo dire che il supporto è già di per sè una forma di cura, se per cura intendiamo il prendersi "carico" di una persona, secondo me.
    Sarebbe interessante capire che idea c'è dietro ad una concezione del genere. Quale sarebbe il legame tra la "presa in carico" e la "cura"? Sono molto dubbioso che esista...
    gieko

  9. #54
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: sostegno psicologico

    Allport vedo che non è possibile inviarti pm. Al più presto si può aprire un topic o rinvendirne uno di qualche tempo fa.
    Intanto ti chiedo: perchè dovrebbero esserci persone che non possono accedere al cambiamento strutturale? Può non essere semplice, ma dal mio punto di vista la psicoanalisi deve lavorare sul livello strutturale, se no diviene adattamento.
    gieko

  10. #55
    Partecipante Affezionato L'avatar di Allport80
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    Riferimento: sostegno psicologico

    Non so cosa siano i PM, ma mi informo e cercherò di renderli possibili
    Rispondo alla tua domanda citando il NOSTRO avatar (Freud): semplicemente credo, da non psicoanalista e quindi mi posso sbagliare, che l'analisi e quindi il cambiamento strutturale non sia per tutti...

  11. #56
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    Riferimento: sostegno psicologico

    Citazione Originalmente inviato da Allport80 Visualizza messaggio
    In questo caso forse è più giusto parlare di competenze proprie dello 'psicologo clinico'. Per inciso per essere specialista in psicologia clinica è necessaria una specializzazione post-lauream universitaria, attualmente di 5 anni. Lo psicologo clinico nei contesti ospedalieri a cui ti riferisci non solo fornisce sostegno psicologico, ma analizza l'interazione individuo-contesto per le varie fasi di malattia, individua le dinamiche collusive e fa in modo di cambiarle per adattarle a quel paziente, in quel momento e a seconda delle sue esigenze, storie di vita etc etc.
    Sono d'accordo che non si tratta di psicoterapia in senso stretto ma di competenze psicologico-cliniche che possono avere una 'valenza di cambiamento'. Allo stesso modo possono avere incisività le sensibilità degli operatori di cui parli. La differenza è che il primo intervento è pensato sulla base di una teoria strutturata, il secondo sulla teoria del buon senso....
    Mi sembra pero' che qui nessuno abbia detto che l'intervento non debba essere fatto dallo psicologo clinico; è solo la tipologia di intervento diverso in qs casi, quello di cui si parla ed anche a molti psicologi clinici, parlando ovviamente in generale, una buona dose di buon senso, unita' ad una capacita' di utilizzare il/i propri riferimenti teorici e metodologici, e a sensibilita' personale, non farebbero che bene.
    Anche il buon senso, non inteso in senso di non conoscenza di altro, è un sempre un buon alleato e, spesso, addirittura prezioso. Soprattutto in particolari situazioni problematiche; ad es, non so se hai sentito parlare di psicologia dell'emergenza, nella quale attuamente, si sta ampliando preparazione anche in Italia?
    Gaia

    Tessera n° 15 Club del Giallo

    Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4

  12. #57
    Partecipante Affezionato L'avatar di Allport80
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    Riferimento: sostegno psicologico

    Sono assolutamente d'accordo con te..
    ma il mio intervento voleve chiarire che in quei casi si tratta comunque di interventi effettuati da uno specialista e non di sostegno psicologico ricavato dalla sensibilità di persone che stanno 'vicino' al paziente..
    Ma probabilmente ho frainteo la questione..

  13. #58
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: sostegno psicologico

    Citazione Originalmente inviato da Allport80 Visualizza messaggio
    Non so cosa siano i PM, ma mi informo e cercherò di renderli possibili
    Rispondo alla tua domanda citando il NOSTRO avatar (Freud): semplicemente credo, da non psicoanalista e quindi mi posso sbagliare, che l'analisi e quindi il cambiamento strutturale non sia per tutti...
    I pm sono i messaggi privati, probabilmente li hai disabilitati nel tuo profilo.

    E perchè non è per tutti? Credo che l'intervento psicoanalitico sia chiamato al cambiamento strutturale, che - e forse qui non ci intendiamo - è un processo proprio del paziente, per come lo "potrà e vorrà" realizzare per effetto del processo analitico. Certo che si determina a priori che il cambiamento strutturale significa passare dalla simbiosi alla triangolazione edipica secondo quelli che sono standard teorici allora siamo a posto...
    gieko

  14. #59
    Partecipante Affezionato L'avatar di Allport80
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    Riferimento: sostegno psicologico

    Adesso devo scappare ma la mia domanda è:
    esistono pazienti per cui il processo analitico non è possibile, anche per come lo intendi tu?
    Mi riferisco a pz con bassa capacità di mentalizzazione, nel senso inteso da Fonagy, per cui non resta che 'manipolare' il transfert....

  15. #60
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: sostegno psicologico

    Citazione Originalmente inviato da Allport80 Visualizza messaggio
    Adesso devo scappare ma la mia domanda è:
    esistono pazienti per cui il processo analitico non è possibile, anche per come lo intendi tu?
    Mi riferisco a pz con bassa capacità di mentalizzazione, nel senso inteso da Fonagy, per cui non resta che 'manipolare' il transfert....
    Risposta altrettanto rapida: secondo me no. Provocatoriamente dico che si possa lavorare in senso analitico anche con chi ha gravi forme di ritardo, perchè i cambiamenti non sono causalmente determinati dal processo di mentalizzazione.
    gieko

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