guarda, io non ho molta pratica con soggetti "psichiatrici", ovvero spesso più o meno gestiti dai farmaci con grosse difficoltà ad intraprendere psicoterapie.
certo è che la cura farmacologica non è premessa certa per una buona riuscita psicoterapeutica.
tu dici perchè no, un 30%... ma anche un 50 % dico io, di possibilità in più nel riuscire in clinica. eppure magari può darsi che poi la psicoterapia non fa un bel nulla nulla comunque.
ma sai perchè penso così? perchè tra le due cose c'è un legame tutto da stabilire.
prendiamo come esempio un quadro ansiogeno, disturbo fobico, paura di star soli in macchina o in coda al supermercato, ebbene, supponiamo di poter fargli contemporaneamente una Pet, bene. quindi? tale rete corticale si attiva (magigore flusso sanguigno e quindi maggiore combustione di glucosio), tale si inibisce, e poi? se riuscissimo a stabile quale sia il "contesto reticolare" di un disturbo (è mai possibile? in riferimento a cosa?) questo non ci dice come aavviene nella storia delle relazioni emotive cognitive del paziente.
parlando da un punto di vista riabilitativo, perchè no? non ho ancora capito come funziona il neurofeedback, tuttavia, magari in casi neeuropsicologici, avrà qualche effetto pratico, ma in soggetti con disturbi emotivi-relazionali, cosa possiamo farci? una prova? ne dubito.
che l'attività nervosa poi è fatta di caos, di oscillazioni periodiche, che proprio nei momenti psicopatologici comincino a formarsi configurazioni elettriche più regolari, addirittura contraddice tutto il quadro presunto del neurofeedback. (rimando ai lavori di Globus e Arpaia).
che poi c'è da dire che i sistemi umani siano organizzativamente chiusi, che difficilmente si può parlare di input e output per il sistema nervoso, insomma ci sono molte perplessità a proposito.
per ultimo, che dire del fatto che pensare alll'attività di miliardi di cellule neuronali correlate con precise configurazioni mentali e addirittura emotive relazionali, per cui, se cambio un tipo di configurazione mi aspetto di trovare un certo tipo di rispota mentale/relazionale, mi sembra di perdere di vista che:
sistemicamente il livello emergente non è riducibile a quello precedente, e da un quadro complicato (miliardi di cellule) e caotico si passa ad uno semplificato e complesso (attività autoriflessiva, coscienza emotiva, costruzione di legami, di quadri temporali, di memoria autobiografica), sempre in equilibrio tra regolarità congelate e caoticità dissipative.
ciaz.







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)...


)... scherzo... per come la vedo io l'epserienza ci fa apprendere dei pattern cerebrali che, se reiterati e radicati, sono difficilmente modificabili... è per questo che per cambiare comportamento, attitudine, abitudini, umore e quant'altro è così complicato... sin da piccoli viviamo in un ambiente (famiglia) con dinamiche proprie... e per sopravvivere ogni individuo deve trovare il proprio modo di inserirsi in quell'ambiente... poi pian piano arriva il mondo esterno... e a quel punto le cose si complicano... l'unica costante rimangono degli schemi appresi...(mi spiace un'approccio così cognitivista...)... questi schemi (che si manifestano in pattern cerebrali) a volte non sono ottimali... ecco per me il neurofeedback si inserisce propio lì... nel manifestare al soggetto quali sono questi pattern e nel farlo sforzare a modificarli (molto spesso i soggetti non sono consapevoli di quello che stanno facendo ma comunque si modificano... incoscio?)...