No, dai.. Ce la puoi fare anche tu.-ikaro fanno una fatica immane, ma ce la fanno. E se la fanno, hanno i mezzi per farlo. Io non li ho. Mi sparo?![]()
No, dai.. Ce la puoi fare anche tu.-ikaro fanno una fatica immane, ma ce la fanno. E se la fanno, hanno i mezzi per farlo. Io non li ho. Mi sparo?![]()
Era proprio questo che intendevo...forse, sempre con fatica, un giorno potrò farla anch'io, ma adesso no. Bisogna riconoscere le proprie possibilità e i propri limiti ma non perdere mai le proprie speranze e aspirazioni!
Quante belle parole!!!
Non si tratta solo dell'aspetto economico, che cmq sia - in certi casi e per certi ceti o persone che non possono contare sull'aiuto di mammina e papino a 40 anni- è l'aspetto piu' difficoltoso; si tratta anche di TEMPO. TEMPO di vivere. Bene che ti vada tra una cosa e l'altra finisci a 30-35 anni (se ti dice bene), se non trovi intoppi.
Non tutti vogliono abdicare alla propria individualità, alla vita alla propria soddisfazione.
CHE PSICOLOGI SAREMMO SE ASCOLTASSIMO GLI ALTRI PARLARE DI UNA VITA CHE DI FATTO NON VIVIAMO?
Io la penso cosi, sono forse cinica, dura...
ma dopo 10 anni di terapia e insegnamenti e 10 di studio, mi sento di poter sottolineare questa realtà..
ovvio che poi uno non si arrende! ma fa quel che puo' e ci arriva piu' o meno "acciaccato"
![]()
E quindi? Non è detto che la psicoterapia sia una strada per tutti, ma nessuno costringe ad intraprenderla...
Saluti
gieko
Sembra che stai parlando delle suore di clausura (ammesso che sia una non-vita la loro!Quante belle parole!!!
Non si tratta solo dell'aspetto economico, che cmq sia - in certi casi e per certi ceti o persone che non possono contare sull'aiuto di mammina e papino a 40 anni- è l'aspetto piu' difficoltoso; si tratta anche di TEMPO. TEMPO di vivere. Bene che ti vada tra una cosa e l'altra finisci a 30-35 anni (se ti dice bene), se non trovi intoppi.
Non tutti vogliono abdicare alla propria individualità, alla vita alla propria soddisfazione.
CHE PSICOLOGI SAREMMO SE ASCOLTASSIMO GLI ALTRI PARLARE DI UNA VITA CHE DI FATTO NON VIVIAMO?
Io la penso cosi, sono forse cinica, dura...
ma dopo 10 anni di terapia e insegnamenti e 10 di studio, mi sento di poter sottolineare questa realtà..
ovvio che poi uno non si arrende! ma fa quel che puo' e ci arriva piu' o meno "acciaccato"
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), in ogni caso è una strada in salita, molto lunga e faticosa, questo è fuor di dubbio, ma non è certo un "diritto" specializzarsi in psicoterapia...
Saluti,
ikaro
Si, sicuramente io l'ho percepita come clausura perchè mi sono dovuta privare e privare x anni per poter persguire i miei obiettivi; ma non concordo assolutamente sul fatto che specializzarsi non sia un diritto...
dovrebbe esserlo invece, perchè non c'è altro modo per diventare psicoterapeuti e non è detto che gli sbocchi professionali dello psicologo siano sempre combacianti coi reali desideri di un individuo, sopratutto quando non si tratta di uan reale scelta MA DI UN RIPIEGO.
Ecco quindi tanti "psicologi" che operano in aree assai confuse in attesa di potersi permettere quello di fatto non è un diritto, ma un lusso per pochi.![]()
Concordo....tra "diritto" e "privilegio" c'è una gran bella differenza.
Non comprendo sopratutto il senso dell'intervento di gieko: sicuramente la specializzazione non è una strada per tutti, ma qui si sta parlando di ciò che può costringere a NON intraprenderla, o quanto meno a rimandarla finché non si hanno i fondi necessari.
Anche perché a volte ci si trova di fronte a situazioni che ti portano a dover dare la precedenza ad altre cose nell'impiego dei (limitati) fondi (una casa, una famiglia...) Non mi si venga a dire che fare lo psicoterapeuta è una missione, come quella del sacerdote, che comporta obbligatoriamente il dover rinunciare a tutto il resto. Che poi acquisire la qualifica non significa necessariamente esercitare la professione, per cui la "missione" per la quale rinunciare a tutto non sarebbe nemmeno esercitare la professione, ma semplicemente formarsi...
Tutto ciò è illogico![]()
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Nessuno ha mai detto che le formazioni specialistiche siano semplici e comode, ma non so come si possa pensare che sia "un diritto", almeno nel senso che mi pare emerga qui. E', a mio parere, un'acquisizione... E poi è una scelta. E guardate che ce ne sono di persone che fanno letteralmente i salti mortali per formarsi in psicoterapia e non sono nè privilegiati, nè persone che sentono di avere una "missione".
Per il resto non capisco dove portino questi "sfoghi", per questo mi chiedo: e quindi?
gieko
Gli sfoghi portano....a sfogarsiE a confrontare le idee e le esperienze. A volte, quando è possibile, preparano anche le basi per un cambiamento. Cosa c'è di difficile da capire?
Per tornare al discorso: a me sembra che il nodo fondamentale sia quello economico.
Le scuole sono molto costose. Penso sia un dato oggettivo.
Quelle pubbliche costano un po' meno, ma rendono più difficile il poter frequentare (diverse persone lavorano con orari non compatibili). Tra l'altro, giusto per peggiorare la situazione, molte le stanno anche chiudendo.
In ogni caso, il costo delle scuole crea una "selezione" in ingresso dei potenziali futuri psicoterapeuti. Su base economica. Sacrifici e salti mortali o meno, credo sia un dato innegabile, e c'è chi comunque per quanto possa saltare, se non ha i soldi salta a vuoto.
Questa situazione, ben lontana dal configurare un "diritto a specializzarsi", rende invece la specializzazione quasi un "privilegio", nel senso che la disparità economica è un fattore che pesa non poco nella possibilità di intraprendere questo percorso.
Stando così le cose, davvero ti stupisci che a qualcuno venga voglia di sfogarsi?
Forse ti chiederai a che serve, in quanto nell'immediato non cambia le cose. Ma ci imbarcheremmo in discorsi lunghi...
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Non ho capito perchè sarebbe un "diritto", comunque io credo che si possa fare, anche se non si naviga nell'oro.dovrebbe esserlo invece, perchè non c'è altro modo per diventare psicoterapeuti e non è detto che gli sbocchi professionali dello psicologo siano sempre combacianti coi reali desideri di un individuo, sopratutto quando non si tratta di uan reale scelta MA DI UN RIPIEGO.
Saluti,
ikaro
Mah, che dire... se ritieni veramente che gli sfoghi "preparino il cambiamento"...
La storia del "privilegio" è vecchia e pare non tenere conto del fatto che si specializzano persone con entrate normali, magari con famiglia o costrette a fare trasferte. Gente che sa che sono sacrifici che fanno parte del gioco e li tengono in conto, senza lamentarsi. Con ciò dico anche che si è altrettanto liberi di ritenere che questa strada sia troppo frustrante, che richieda troppi sacrifici... E ci sono strade diverse da percorrere.
Qundi si può capire se c'è qualcuno che si stupisce...
Saluti
gieko
In certi casi. In altri, evidendentemente gli sfoghi servono comunque a chi li fa...
Per il resto, il fatto (quello per cui mi stupisco che ti stupisca) è che non mi sembra che nessuno neghi che c'è chi ce la fa, anche con entrate "normali", magari con famiglia e in trasferta....c'è chi fa in trasferta anche l'Università, figurati (però l'Università costa molto meno...e la si fa in un momento della vita più favorevole).
Trovo abbastanza logico che chi può accedere sopporti i sacrifici senza lamentarsi, ma chi non può accedere perché magari non ha entrate "normali" o deve destinarle ad altro, mi sembra altrettanto logico che si lamenti.
Non penso proprio sia possibile negare (né minimizzare) il peso del fattore economico nella possibiltà di accedere alle scuole. E' un dato di fatto. E di per se basta per configurarlo come un "privilegio". Che a volte ci si guadagna a caro prezzo. Quando si può.
Insomma, a chi non ce la fa (non per troppa frustrazione o troppi sacrifici, ma per ragioni puramente economiche) serve a poco sapere che altri ce la fanno (con difficoltà o meno).....perché lo sa già!
Come diresti tu...e quindi?
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Chi non ha entrate normali dovrebbe pensare prima ad averle: un lavoro e uno stipendio normale, quello sì che è un diritto costituzionale!!In certi casi. In altri, evidendentemente gli sfoghi servono comunque a chi li fa...
Per il resto, il fatto (quello per cui mi stupisco che ti stupisca) è che non mi sembra che nessuno neghi che c'è chi ce la fa, anche con entrate "normali", magari con famiglia e in trasferta....c'è chi fa in trasferta anche l'Università, figurati (però l'Università costa molto meno...e la si fa in un momento della vita più favorevole).
Trovo abbastanza logico che chi può accedere sopporti i sacrifici senza lamentarsi, ma chi non può accedere perché magari non ha entrate "normali" o deve destinarle ad altro, mi sembra altrettanto logico che si lamenti.
Non penso proprio sia possibile negare (né minimizzare) il peso del fattore economico nella possibiltà di accedere alle scuole. E' un dato di fatto. E di per se basta per configurarlo come un "privilegio". Che a volte ci si guadagna a caro prezzo. Quando si può.
Insomma, a chi non ce la fa (non per troppa frustrazione o troppi sacrifici, ma per ragioni puramente economiche) serve a poco sapere che altri ce la fanno (con difficoltà o meno).....perché lo sa già!
Come diresti tu...e quindi?![]()
Appunto....e il forum è zeppo di colleghi che, pur di cercare di arrivare (o per lo meno avvicinarsi) alle cosiddette entrate "normali", son costretti a mollare o trascurare la professione....
Difficile che possono aspirare alla specializzazione, al momento e in quella situazione![]()
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E perchè mai? Ci si può iscrivere alla specializzazione quando la propria situazione economica è più stabile e garantita. E lavorare in altri campi può essere estremamente utile e formativo... In fondo un tempo era così, si iniziava a praticare dopo lunghi training e non mi pare che fosse così male.
Sono d'accordo quindi con ikaro: se la propria situazione è così precaria è meglio pensare prima a sè che agli altri. Se invece si sente questa strada come troppo piena di frustrazioni, se ne può scegliere una ritenuta migliore.
Quindi potrebbe essere un pensiero su cui riflettere piuttosto che rabbia da sfogare. "Perchè loro ce la fanno ed io no?" Domanda che potrebbe essere estremamente utile... Ma non eri tu che parlavi dell'utilità del confronto, della condivisione?
Saluti
gieko