io cmq quel caso l'avrei svolto così
Sulla base dei dati a disposizione, l’area di sofferenza di Enrico sembrerebbe essere soprattutto quella dei disturbi d’umore. Egli infatti denuncia da qualche mese insonnia, autosvalutazione, disagio pervasivo e intenso, perdita di interesse verso la moglie, delusione e sensazione di inutilità. Questi sintomi si situano entro un contesto di vita in cui la famiglia di Enrico sta affrontando il difficile momento dell’adolescenza delle figlie, che richiede un movimento di separazione-individuazione che riguarda tutta la famiglia, alla ricerca di un nuovo equilibrio tra autonomia e coesione.
L’uomo sembra aver basato la sua vita sulla famiglia, per la quale ha rinunciato ai propri studi, e fatica ora ad affrontare il cambiamento delle figlie, che in quanto adolescenti adottano il gruppo di pari come riferimento primario e ricercano una propria autonomia. La moglie di Enrico sembrerebbe aver compreso la necessità di una rinegoziazione dei confini e dei sottosistemi familiari, accettando la necessità di un nuovo riposizionamento come donna e non solo come madre. Questo però sembra aver peggiorato la condizione di Enrico, il quale si sente ora sminuito dal fatto che la moglie guadagni più di lui, e “abbia più merito di lui” anche nella crescita delle figlie.
L’episodio di lutto che ha riguardato il soggetto potrebbe aver ulteriormente pesato sull’umore, e potrebbe aver fatto mancare un solido punto di riferimento. Egli infatti dichiara di essere rimasto “impietrito”, quasi a sottolineare un sentimento di paura ancora prima che di tristezza.
Non essendo i dati a disposizione sufficienti, proporrei un ciclo di tre incontri con Enrico per indagare meglio alcune aree del suo funzionamento, tramite colloquio e test, e dargli una restituzione del risultato finale delle considerazioni diagnostiche.
Secondariamente, in quanto psicologo, proporrei un intervento di sostegno rispetto al sentimento di inutilità del soggetto come consentito dalla legge 56; poi previo consenso degli interessati, che convocherei al completo, invierei ad un terapeuta sistemico-familiare l’intero nucleo familiare per un intervento con l’obiettivo di migliorare la comunicazione, la coesione, la chiarezza dei confini, la flessibilità dei sottosistemi del sistema-famiglia.
In particolare con Enrico svolgerei innanzitutto un’analisi della domanda per chiarire se si sia presentato spontaneamente, e perché proprio in questo momento della sua vita. Indagherei la sua motivazione ad un percorso di approfondimento ed eventualmente ad un intervento successivo. Indagherei la domanda implicita evitando di accettare acriticamente quella esplicita, costruendola invece con l’interessato.
Indagherei il funzionamento generale a livello sociale, affettivo e lavorativo, sia attuale che premorboso. Indagherei sull’esordio dei sintomi, in termini temporali e situazionali, e approfondirei se vi siano dei momenti nella giornata in cui vengono esacerbati. Approfondirei il vissuto nei confronti: delle figlie, soprattutto di Margherita, la cui nascita ha provocato la rinuncia agli studi; della moglie; della rinuncia agli studi e della perdita del padre, cercando di capire se e come ne ha rielaborato il lutto. Indagherei la presenza di ulteriori sintomi depressivi come tono dell’umore flesso, cali o aumenti di peso non volontari, perdita di interesse generale, faticabilità. Approfondirei i rapporti con il padre.
L’intervento di sostegno verrebbe condotto con approccio psicodinamico, volto a sostenere Enrico nel processo di separazione-individuazione e nella rielaborazione della perdita del padre e dell’immagine di sé come punto di riferimento per la propria famiglia.







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