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  1. #616
    Partecipante Esperto L'avatar di missfreedom
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    07-07-2009
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da lalangue Visualizza messaggio
    Freud era un personaggio affascinante. Certo, non era un Lacan (che, a quanto pare, era un seduttore stricto sensu), ma di sicuro aveva un fascino mesmerizzante. Quanto questo sia collegato all'emersione di contenuti sessuali nelle analisi fatte da colleghi a lui contemporanei e a quelli che vennero dopo di lui...

    Personalmente, credo che rimandare l'emersione di materiale sessuale al fascino intrinseco dell'analista sia, oltre che riduttivo, forse anche un poco fuorviante. Non credo affatto che sia il fascino dell'analista a canalizzare certi materiali; forse quanto dici si collega anche a quanto Alejandro avrebbe voluto sentire circa il "corpo dell'analista", ma penso che sia una questione parecchio complicata, che può avere a che fare con il paziente; con le sue resistenze; con i suoi bisogni, con quella che è stata la sua realtà; e con il suo inconscio che vuole emergere a prescindere dall'analista e dal suo fascino. Il fatto che l'analista, poi, lavori sulle resistenze, e che questo serva a facilitare, ad aprire certe vie, credo che poco abbia a che fare con il suo presunto fascino; del resto, anche lo stesso fascino, forse bisognerebbe capire come lo si vuole intendere; se come suggestione o altro. Forse bisognerebbe parlare di suggestionabilità del paziente, ma mi pare di fare troppi passi indietro. E di rendere il concetto ancora più precario.

    Tu come lo intendi? Perché non mi è proprio chiarissimo.
    A dire il vero mi piacerebbe capire anche cosa volesse dire Alejandro quando citava il "corpo dell'analista".

    Un ulteriore salto all'indietro: l'immagine di Freud che pulisce la lente del microscopio o il vetrino di non mi ricordo quale dispositivo (quello dell'analista, fuor di metafora) è decisamente poco credibile, visto che Sigmund l'analisi se l'è fatta da solo, e sapeva meglio di chiunque altro che tutto poteva essere, fuorché pulito.
    Con questo sono d'accordo, decisamente.
    Siamo noi gli inabili che pure avendo a volte non diamo. R. Zero

  2. #617
    Partecipante Super Esperto L'avatar di neuromancer
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da lalangue Visualizza messaggio
    Ritorno indietro, all'inizio del thread, e ricordo come Lacan additasse gli psicologi dell'Io come "positivisti", perché pensavano di curare stringendo una "alleanza terapeutica" con le "parti sane" o "libere da conflitti" dei pazienti (dell'Io dei pazienti). Lo stesso Lacan ha messo in luce la funzione mistificatoria dell'Io, mostrando come Freud lavorasse in realtà per sollevare resistenze e difese che l'Io stesso aveva posto in essere, contro l'emersione dell'Inconscio (e delle richieste dell'Es). Rimozione terziaria?
    Sembra proprio che l'Io sia quasi un intralcio al "fascino " dell'INconscio...

    Citazione Originalmente inviato da lalangue Visualizza messaggio
    L'analisi "didattica", cioè l'obbligo che hanno gli analisti di farsi analizzare a loro volta, non è per ottenere uno strumento perfettamente sterile, ma, al contrario, per mostrare nella pratica ciò che nella teoria è solo intuibile, ovvero l'esistenza e l'essenza dell'Inconscio.
    Una volta mostrato nella pratica l'essenza e l'esistenza dell'INC (sic!?) cosa succede? Hai la lente lucidata meglio? oppure diventi un adepto dell'Inconscio?....

    ciaz.

  3. #618
    Megiston Matema
    Ospite non registrato

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da lalangue Visualizza messaggio
    Un ulteriore salto all'indietro: l'immagine di Freud che pulisce la lente del microscopio o il vetrino di non mi ricordo quale dispositivo (quello dell'analista, fuor di metafora) è decisamente poco credibile, visto che Sigmund l'analisi se l'è fatta da solo, e sapeva meglio di chiunque altro che tutto poteva essere, fuorché pulito. L'analisi "didattica", cioè l'obbligo che hanno gli analisti di farsi analizzare a loro volta, non è per ottenere uno strumento perfettamente sterile, ma, al contrario, per mostrare nella pratica ciò che nella teoria è solo intuibile, ovvero l'esistenza e l'essenza dell'Inconscio.
    Cari Lalangue e Missfreedom,
    mi permetto di insistere su ciò che ho scritto in precedenza, l'idea di non contaminare il setting con la personalità dell'analista era molto presente in Freud che la esprime ogni volta che ne ha l'occasione. In maniera molto significativa potete leggerlo nel suo breve saggio di tecnica del 1912, Consigli al medico nel trattamento psicoanalistico (OSF, vol. 6, p. 532-541), dove paragona l'analista ad un chirurgo (più sterile di così...), e poi ne riparliamo.

    "Non raccomanderò mai con troppa insistenza ai colleghi di prendersi a modello durante il trattamento psicoanalitico il chirurgo, il quale mette da parte tutti i suoi affetti e persino la sua umana pietà nell'imporre alle proprie forze intellettuali un'unica meta: eseguire l'operazione nel modo più corretto possibile. Nelle attuali condizioni il sentimento più pericoloso per lo psicoanalista è l'ambizione terapeutica di riuscire [...] a fare qualche cosa che possa avere un effetto persuasivo su altre persone. In questo modo non solo si pone in uno stato d’animo sfavorevole per il lavoro, ma si espone anche, indifeso, a determinate resistenze da parte del paziente, la cui guarigione dipende com’è noto innanzitutto dal suo modo di agire e reagire rispetto alla cura. La giustificazione di tale freddezza emotiva che si richiede all’analista riposa sul fatto che essa crea le condizioni più vantaggiose per entrambe le parti: per il medico l’auspicabile salvaguardia della propria vita affettiva, per il malato il massimo d’aiuto che siamo in grado di dargli” (OSF, vol. 6, Consigli al medico nel trattamento psicoanalitico, 1912, p. 536).

    E più avanti:

    “Non basta a questo fine ch’egli stesso sia una persona pressappoco normale; piuttosto è lecito esigere ch’egli si sia sottoposto ad una purificazione psicoanalitica e abbia acquisito nozione di quei complessi personali che sarebbero atti a disturbarlo nella comprensione di quanto gli viene offerto dall’analizzato. Non si può ragionevolmente dubitare dell’effetto squalificante di simili deficienze personali; ogni rimozione non risolta nel medico corrisponde, secondo un’indovinata espressione di Wilhelm Stekel, a una ‘macchia cieca' nella sua percezione analitica”. (OSF, vol. 6, op. cit., p. 537).

    E il resto è ancora più interessante .
    Un saluto e buon fine settimana.
    Ultima modifica di Megiston Matema : 16-01-2010 alle ore 15.39.26

  4. #619
    Neofita L'avatar di IlProfeta
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    La mente è la vera causa dei nostri problemi, la mente che lavora meccanicamente notte e giorno, consciamente e inconsciamente. La mente è qualcosa di estremamente superficiale, ma per generazioni e generazioni noi abbiamo dedicato le nostre vite - e continuiamo a dedicarle - a coltivare la mente, rendendola sempre più intelligente, più sottile, più astuta, più disonesta e imbrogliona, incapace di affrontare la realtà, ed è questo che crea i problemi, anzi, questo è il problema: la mente, in relazione al sesso. Cosa intendiamo, noi, per sesso? I nostri discorsi ne sono pieni, esattamente come i desideri: è l'atto, o il pensare all'atto? Di certo non è l'atto. L'atto sessuale non è un problema per noi, non più di quanto lo sia mangiare, ma se pensiamo a mangiare o qualunque altra cosa per tutto il giorno, perché non abbiamo nient'altro a cui pensare, allora diventa un problema. Il problema è dunque, l'atto sessuale o il fatto di pensare all'atto?

    Perché voi ci pensate?
    Perché date tanto peso al sesso, come evidentemente state facendo?

    Perché il sesso fa dimenticare ed è l'unica via di fuga. Perché senza le parole che ci avvolgono, e senza colui che - prima di noi - le ha già pensate: nulla saremmo. Ci limitiamo a riprodurre suoni astratti e false-copie dell'Originale. E allora voi dimenticate, di tanto in tanto, che nulla siete. Ma non lo accettate, e allora lo chiamate transfert e gli attribuite un senso che non è mai vero.


    Un saluto.
    Caelum non animum mutant qui trans mare currunt.

  5. #620
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Cari Lalangue e Missfreedom,
    mi permetto di insistere su ciò che ho scritto in precedenza, l'idea di non contaminare il setting con la personalità dell'analista era molto presente in Freud che la esprime ogni volta che ne ha l'occasione. In maniera molto significativa potete leggerlo nel suo breve saggio di tecnica del 1912, Consigli al medico nel trattamento psicoanalistico (OSF, vol. 6, p. 532-541), dove paragona l'analista ad un chirurgo (più sterile di così...), e poi ne riparliamo.

    "Non raccomanderò mai con troppa insistenza ai colleghi di prendersi a modello durante il trattamento psicoanalitico il chirurgo, il quale mette da parte tutti i suoi affetti e persino la sua umana pietà nell'imporre alle proprie forze intellettuali un'unica meta: eseguire l'operazione nel modo più corretto possibile. Nelle attuali condizioni il sentimento più pericoloso per lo psicoanalista è l'ambizione terapeutica di riuscire [...] a fare qualche cosa che possa avere un effetto persuasivo su altre persone. In questo modo non solo si pone in uno stato d’animo sfavorevole per il lavoro, ma si espone anche, indifeso, a determinate resistenze da parte del paziente, la cui guarigione dipende com’è noto innanzitutto dal suo modo di agire e reagire rispetto alla cura. La giustificazione di tale freddezza emotiva che si richiede all’analista riposa sul fatto che essa crea le condizioni più vantaggiose per entrambe le parti: per il medico l’auspicabile salvaguardia della propria vita affettiva, per il malato il massimo d’aiuto che siamo in grado di dargli” (OSF, vol. 6, Consigli al medico nel trattamento psicoanalitico, 1912, p. 536).

    E più avanti:

    “Non basta a questo fine ch’egli stesso sia una persona pressappoco normale; piuttosto è lecito esigere ch’egli si sia sottoposto ad una purificazione psicoanalitica e abbia acquisito nozione di quei complessi personali che sarebbero atti a disturbarlo nella comprensione di quanto gli viene offerto dall’analizzato. Non si può ragionevolmente dubitare dell’effetto squalificante di simili deficienze personali; ogni rimozione non risolta nel medico corrisponde, secondo un’indovinata espressione di Wilhelm Stekel, a una ‘macchia cieca' nella sua percezione analitica”. (OSF, vol. 6, op. cit., p. 537).

    E il resto è ancora più interessante .
    Un saluto e buon fine settimana.
    Già, è ancora più interessante l'incipit del saggio che citi, in particolare questo punto, che non mi sembra proprio trascurabile, se parliamo del rapporto tra personalità dell'analista e setting:

    "[...] devo tuttavia dire eplicitamente che questa tecnica si è rivelata l'unica adatta alla mia individualità e non pretendo di escludere che una personalità medica di tutt'altra natura possa essere spinta a preferire un atteggiamento diverso di fronte al malato e al compito che deve affrontare".

    Questo passo peraltro sembra andare a braccetto con quello successivo, che appare un anno dopo, nel 1913, in "Nuovi consigli":

    "Comunque mi sembra opportuno presentare queste regole come 'consigli' e non pretendere che vengano accettate incondizionatamente. La straordinaria diversità delle costellazioni psichiche di cui siamo costretti a tener conto, la plasticità di tutti i processi psichici e la quantità dei fattori che si rivelano di volta in volta determinati, sono tutti elementi che si oppongono ad una standardizzazione della tecnica e fanno sì che un procedimento peraltro legittimo risulti talvolta inefficace, mentre un procedimento solitamente difettoso vada una volta ogni tanto a buon fine".

    Più sterile e standard di così...

    Saluti,
    ikaro
    Ultima modifica di ikaro78 : 16-01-2010 alle ore 17.08.14

  6. #621
    Partecipante Super Esperto L'avatar di lalangue
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Sarebbe già un buon inizio se l'analista, grazie alla propria analisi personale, sapesse distinguere un minimo ciò che è del paziente e ciò che è suo. Questa cosa è andata a finire sotto il tanto nefasto appellativo di "analisi del controtransfert".
    Sulla standardizzazione del setting il discorso è potenzialmente infinito. Anche qui è auspicabile che il terapeuta abbia una teoria di riferimento ben articolata e che agisca in base a quella, così da poter osservare dei fenomeni da qualche punto di vista (il grandangolo non è tra le possibilità umane). Poi, se si è attenti come lo è stato Freud, si potrà distinguere tra ciò che rientra in un caso particolare della teoria e ciò che invece la contraddice (richiedendo il tanto richiesto adeguamento della teoria alla realtà del paziente).
    Ribadisco che la teoria è di massima importanza, poiché di fatto genera un setting (in senso lato) e, con esso, un dispositivo di osservazione di fenomeni altrimenti irriconoscibili.

    Ah, già, il sessuale!
    Come lo intendo? Penso che la sessualità "a due tempi" dell'uomo sia importante. Alcune cose vengono registrate come piacevoli e spiacevoli e poi riscritte, a posteriori, attraverso una lente sessuale. Proverò ad approfondire meglio, ma è un concetto che non mi è ancora molto chiaro.
    Ultima modifica di lalangue : 16-01-2010 alle ore 19.33.59
    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Ma per caso la reincarnazione di Freud è Tinto Brass?
    La descrizione calzerebbe a pennello, manca solo il cubano..
    Sorella Psicoanalisi e Il Piccolo Mondo Antico

  7. #622
    Partecipante Esperto L'avatar di missfreedom
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da lalangue Visualizza messaggio
    Sarebbe già un buon inizio se l'analista, grazie alla propria analisi personale, sapesse distinguere un minimo ciò che è del paziente e ciò che è suo. Questa cosa è andata a finire sotto il tanto nefasto appellativo di "analisi del controtransfert".
    Non mi è chiaro; la poni come se fosse passibile di qualche dubbio: è indispansabile, temo, che l'analista sappia distinguere cosa è suo e cosa del proprio paziente, forse è piuttosto la qualità di queste componenti a fare la differenza; a torto o a ragione, non credo che il problema sia distinguerle, nel senso di tenerle ben separate, ma riconoscerle e capire che cosa celano. Circa l'analisi del controtransfert mi incuriosisce una cosa - malgrado mille perplessità e una conoscenza precaria - mi domando se in questa definizione non sia incluso il processo di cui parli, e dunque la distinzione tra ciò che è del paziente e ciò che, invece, è dell'analista. Perché se così fosse, non comprendo per quale motivo debba essere definito nefasto il termine in sé; è forse nefasto il processo che esprime [e dunque la distinzione]? Con questo voglio dire che, forse, ci attacchiamo troppo a certe definizioni (o a certi miti se preferisci, ché noi siamo i primi a non farli morire); se provassimo a chiamare il controtransfert in un altro modo forse non susciterebbe lo stesso scalpore. Tuttavia, quello che mi domando è, se la famosa espressione di Bion, che vuole l'analista senza memoria né desiderio, non sia per caso intrinsecamente in conflitto con il concetto di controtransfert; dunque le alternative, da quella che è la mia corta visuale, mi sembrano due:

    o si ascolta Bion, o il Controtransfert. Ma potrei sbagliarmi.

    A me sembrano incompatibili; e provo a spiegarmi. Dunque, se è vero che il controtransfert è identificabile con la distinzione di cui parlavi, e se è vero che però questo è incompatibile con Bion (un analista privo di desiderio e memoria non dovrebbe possedere la capacità di analizzare i vissuti controtransferali, perché il riconoscimento di qualche desiderio lo implicano, che io ne sappia); deduco che in verità non sia auspicabile tenere distinte le cose [del paziente e dell'analista]. In verità mi appare un discorso ancora enigmatico e oscuro.

    Ah, già, il sessuale! Come lo intendo? Penso che la sessualità "a due tempi" dell'uomo sia importante. Alcune cose vengono registrate come piacevoli e spiacevoli e poi riscritte, a posteriori, attraverso una lente sessuale. Proverò ad approfondire meglio, ma è un concetto che non mi è ancora molto chiaro.
    Credo di non aver capito, a meno che non stia parlando dell'esperienza che viene vissuta, in un primo tempo come priva di significato, e successivamente come fissata attraverso una lente sessuale determinando uno squilibrio, in quanto riconoscibile come esperienza sessuale, ma proprio per questo, inaccettabile. Tuttavia, un dubbio s'insinua come una falla tra i miei ricordi: perché questa esperienza, questa riscrittura, può avere - anche - valenza positiva; e cioè, l'esperienza sessualmente neutra, viene comunque riscritta a posteriori attraverso una lente sessuale [che la fa positiva]? C'è qualche cosa che non mi torna (e forse a quest'ora dovrei accuratamente evitare contorsioni mentali).


    Attendo illuminazioni, a profusione.
    Siamo noi gli inabili che pure avendo a volte non diamo. R. Zero

  8. #623
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    "[...] devo tuttavia dire eplicitamente che questa tecnica si è rivelata l'unica adatta alla mia individualità e non pretendo di escludere che una personalità medica di tutt'altra natura possa essere spinta a preferire un atteggiamento diverso di fronte al malato e al compito che deve affrontare".

    "Comunque mi sembra opportuno presentare queste regole come 'consigli' e non pretendere che vengano accettate incondizionatamente. La straordinaria diversità delle costellazioni psichiche di cui siamo costretti a tener conto, la plasticità di tutti i processi psichici e la quantità dei fattori che si rivelano di volta in volta determinati, sono tutti elementi che si oppongono ad una standardizzazione della tecnica e fanno sì che un procedimento peraltro legittimo risulti talvolta inefficace, mentre un procedimento solitamente difettoso vada una volta ogni tanto a buon fine".
    Il ''vero'' Freud...tutto il resto è chiacchera da ''successore'': discepoli ed evangelisti vari.

    Saluti,
    Luigi

  9. #624
    Megiston Matema
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    Già, è ancora più interessante l'incipit del saggio che citi, in particolare questo punto, che non mi sembra proprio trascurabile, se parliamo del rapporto tra personalità dell'analista e setting:

    "[...] devo tuttavia dire eplicitamente che questa tecnica si è rivelata l'unica adatta alla mia individualità e non pretendo di escludere che una personalità medica di tutt'altra natura possa essere spinta a preferire un atteggiamento diverso di fronte al malato e al compito che deve affrontare".

    Questo passo peraltro sembra andare a braccetto con quello successivo, che appare un anno dopo, nel 1913, in "Nuovi consigli":

    "Comunque mi sembra opportuno presentare queste regole come 'consigli' e non pretendere che vengano accettate incondizionatamente. La straordinaria diversità delle costellazioni psichiche di cui siamo costretti a tener conto, la plasticità di tutti i processi psichici e la quantità dei fattori che si rivelano di volta in volta determinati, sono tutti elementi che si oppongono ad una standardizzazione della tecnica e fanno sì che un procedimento peraltro legittimo risulti talvolta inefficace, mentre un procedimento solitamente difettoso vada una volta ogni tanto a buon fine".

    Più sterile e standard di così...

    Saluti,
    ikaro
    Caro Ikaro,
    presumo che tu non voglia confutare o sminuire l’importanza che ha avuto e che ha ancora il concetto di neutralità e di frustrazione sistematica del desiderio transferale del paziente. Queste cose sono scritte in tutti i manuali di psicoanalisi e di psicologia dinamica, molti autori ne hanno parlato ed è un punto di discussione molto animato fra analisti intersoggettivi e relazionali da un lato e gli “ortodossi” dall’altro.
    Presumo che il punto che tu porti avanti sia costituito dal termine “suggerimenti”, come dire: “Non sono prescrizioni, ma semplici suggerimenti”.
    Sul setting e sul ruolo dell’analista, in realtà, la psicoanalisi è stata molto ambigua, perché ha delineato univocamente i contorni degli stessi concetti e gli ambiti di applicabilità, attenuandone la portata con dichiarazioni come quelle che tu riporti di Freud e altre ancora sue e di altri esponenti principali (ad esempio Anna Freud sosteneva che non è importante cosa un analista fa, può fare di tutto, purché sappia cosa sta facendo; e questo mi piace molto!).
    Però, non si può trascurare che spesso in Freud queste dichiarazioni di liberalità sono dei preamboli, e Freud utilizzava il preambolo dei suoi libri per accattivarsi la simpatia del lettore.
    Ma non vorrei darti l’idea che ritengo queste dichiarazioni freudiane strumentali, che le metteva li solo come specchietto per le allodole e poi in realtà si comportava diversamente; credo che Freud fosse davvero convinto della relatività di certe sue asserzioni, tanto è vero che lui stesso ha sempre sostenuto il primato della clinica sulla teoria e non ha esitato a operare cambiamenti coraggiosi e persino spregiudicati nel suo impianto teorico (dal buttare alle ortiche il suo “Progetto”, all’abbandono della “teoria della seduzione”, all’introduzione del narcisismo e della pulsione di morte fino alla seconda topica).
    Questa modificabilità della teoria Freud la ribadisce più volte, ti riporto quella che ritengo una delle sue esposizioni migliori:

    “Evidentemente nozioni come quelle di libido dell’Io, energia delle pulsioni dell’Io e così via non sono né particolarmente perspicue né abbastanza ricche di contenuto; una teoria speculativa delle relazioni che le riguardano dovrebbe essere intesa innanzitutto a darsi un fondamento concettuale rigorosamente delimitato. È appunto questa, io credo, l’unica differenza fra una teoria speculativa e una scienza fondata sull’interpretazione empirica. Quest’ultima non invidierà alla speculazione la sua prerogativa di fondarsi su nozioni precise e logicamente inattaccabili; al contrario si accontenterà di buon grado di alcuni sfuggenti e nebulosi princìpi di fondo di cui quasi non riesce a darsi concetto, sperando che essi si chiariscano strada facendo e ripromettendosi di sostituirli eventualmente con altri. Questi princìpi non costituiscono infatti la base della scienza sulla quale poggia tutto il resto; solo all’osservazione spetta questa funzione. Essi non sono le fondamenta, ma piuttosto il tetto dell’intera costruzione e si possono sostituire o asportare senza correre il rischio di danneggiarla” (OSF, vol. 7, Introduzione al narcisismo, 1914, p. 447).

    Inutile dirti che solo qualche anno dopo di pulsioni dell'Io e di libido dell'Io non ne resterà traccia ... Ma, accanto a questo aspetto “liberale” e “democratico” di Freud ce n’è un altro molto più conservatore, che cerca di fissare dei punti fermi e inalterabili e cha avoca a sé il potere di stabilire cosa è psicoanalisi e cosa non lo è, con queste parole:

    “Nessuno dovrà stupirsi del carattere soggettivo e della parte che alla mia persona è assegnata nei contributi che mi accingo a fornire sulla storia del movimento psicoanalitico. La psicoanalisi è infatti una mia creazione; per dieci anni sono stato l’unica persona che se n’è occupata, e tutto il disappunto che questo fenomeno ha suscitato nei contemporanei si è riversato sotto forma di critica sul mio capo. Mi ritengo quindi autorizzato a sostenere che ancor oggi, pur non essendo io da tempo l’unico psicoanalista, nessuno meglio di me può sapere che cos’è la psicoanalisi, in che cosa essa si differenzi da altri modi di indagare la vita psichica, e che cosa con il suo nome si debba intendere rispetto a quello che sarebbe meglio indicare con una diversa denominazione”. (OSF, vol. 7, Per la storia del movimento psicoanalitico, 1914, p. 381).

    Si tratta di una concezione della scienza discutibile, ma questo è ciò che Freud sentiva e su queste basi si sono consumate scissioni, lacerazioni, allontanamenti e tragedie (alcuni pensano soltanto alle defezioni di Jung, Adler e Steckel, ma abbiamo già in precedenza l’allontanamento di Groddeck che chiedeva cortesemente a Freud di non essere definito psicoanalista, cosa che Freud non concede, e la distanza sempre mantenuta da Binswanger pur mantenendo con lui rapporti cordiali e amichevoli, per non parlare del discusso suicidio di Victor Tausk).
    Pochi hanno letto delle forti pressioni esercitate dal grande maestro sull’allievo-figlio (voleva dargli persino in sposa Anna per un certo periodo di tempo) Ferenczi, con l’invito ad abbandonare sul nascere gli esperimenti di analisi reciproca e i primissimi germogli di relazionalità.
    O il consiglio paterno dato ad Abraham che dall’analisi e dall’esperienza con le “nevrosi narcisistiche” non ne avrebbe cavato molto, perché si tratta di soggetti inanalizzabili e incapaci di provare transfert per l’analista, senza il quale l’analisi non poteva aver luogo.
    I suoi successori, fino a tempi recentissimi (e forse fino ai nostri giorni), hanno operato forti pressioni per un allineamento degli aspiranti analisti all’ortodossia e in particolar modo alla variante ortodossa del loro analista; l’analisi personale e le supervisioni sono state spesso fattori di controllo dell’ortodossia e non elementi di liberazione, di conoscenza di sé, di aiuto nel trovare (o creare) lo strumento analitico più adatto per il neo-analista.
    Queste pressioni erano tanto forti, soprattutto negli USA, che Otto Kernberg decide di denunciare questo modo di intendere il training analitico (© PSYCHOMEDIA - Otto F. Kernberg, 'Trenta modi per distruggere la creatività degli allievi degli istituti di psicoanalisi').
    Leggendo la storia della psicoanalisi si rimane sconcertati di fronte alla “faida” fra kleiniani e annafreudiani a Londra che deborda abbondantemente i limiti del ridicolo al punto che potrebbe sorgere il dubbio circa la validità di un’analisi; e del tentativo di cristallizzazione della teoria in regole ferree e in una catastrofica coincidenza fra la psicoanalisi e il setting (in cui quest’ultimo diventa connotativo, decide cioè cos’è analisi da ciò che non lo è e diventa in tal modo autoreferenziale).
    Di questa piega che assume la psicoanalisi se ne accorgono ben presto i “creativi”, i “geni”, i “non allineati”, gli innovatori e coloro che semplicemente si trovano a disagio con un metodo estraneo al loro carattere e che osano proporre delle alternative.
    Penso a Lacan, che viene espulso dall’associazione internazionale per una questione di lana caprina relativa alla durata delle sedute; ma penso anche al sospetto con cui veniva guardato il lavoro di Winnicott o di Bowlby (accusato addirittura di comportamentismo e di non tenere in alcun conto l’inconscio); e vogliamo parlare di Sullivan, della Horney e di Fromm?
    Leggendo i contributi dei principali teorici della psicoanalisi non è difficile rendersi conto che pur mantenendo inalterata la terminologia e facendo ossequio formale al teoreticismo freudiano e al suo naturalismo, in realtà tutte queste persone abbiano detto cose profondamente diverse dal loro maestro (prova a pensare ad esempio al concetto di pulsione in Freud, nella Klein, in Fairbairn, in Kernberg e in Kohut).
    Questo ha creato profonde carenze teoriche, costrutti epistemologici insoddisfacenti, conflitti antinomici, incongruenze concettuali, dogmi patogenetici, mai risolti, che vengono semplicemente aggirati, giustificando dissidenze inconfessabili e stili terapeutici, nel segreto del proprio studio, molto personalizzati, che stridono con la sottomissione formale e pubblica all’ortodossia e con il conforto ricercato nell’ammissione alla Società internazionale di Psicoanalisi.
    Questi atteggiamenti, uniti ad una sorta di solipsismo autocratico (l’ostinazione a riproporre il primato della clinica ad onta di ogni evidenza sperimentale nel formulare o nel mantenere le proprie teorie), hanno fatto scuotere la testa degli epistemologi (basti leggere le severe critiche di Popper, Habermas, Ricœur, e quelle meno severe e più probabilistiche di Grünbaum), dei filosofi o di altri esponenti delle scienze sociali (critiche che hanno un loro fondamento).
    Un saluto.
    Ultima modifica di Megiston Matema : 18-01-2010 alle ore 00.04.14

  10. #625
    Partecipante Esperto L'avatar di missfreedom
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Mitchell ha parlato alla sottoscritta; non in sogno ma a colazione. Come di consueto mi ha incuriosita una cosa nella quale sono inciampata in uno di quegli strani libri-da-successore [mica no] che leggo, e ve la riporto. In questo libro l'autore (il solito Gabbard, 2003) sostiene che i teorici relazionali come Mitchell sono giunti a sostenere l'inevitabilità e l'utilità degli agiti controtransferali. Pare che Mitchell, abbia fatto la seguente osservazione:

    "L'analista è considerato, almeno in una certa misura, parte della matrice relazionale dell'analizzando. In nessun modo può evitare i ruoli e le configurazioni che gli vengono assegnati entro il mondo relazionale dell'analizzando. L'esperienza dell'analista è necessariamente determinata dalle strutture relazionali dell'analizzando; egli svolge i ruoli assegnatigli anche se tenta disperatamente di rimanere fuori dal sistema del paziente e di non svolgervi alcun ruolo."

    Poi ribadisce con forza che se l'analista non entra nel mondo relazionale del paziente l'esperienza analitica non sarà ottimale.

    Ora, quello che percepisco è una sottile contraddittorietà, perché non ci si svincola di un coinvolgimento eccessivo dicendo di far parte della matrice relazionale del paziente "soltanto in una certa misura". E quale sarebbe questa misura? Io credo sia preferibile non parlare di misurazioni quando non è possibile verificarle né dimostrarle; in questo noto la - nettamente superiore - onestà del buon Freud che quantomeno era consapevole del fatto che, determinate cose, non è proprio possibile Quantizzarle. La cosa che non capisco, in seguito, è perché, se è possibile monitorarle in questa presunta-certa-misura poi si senta un disperato bisogno di rimanere fuori dal sistema del paziente, senza svolgervi "alcun ruolo"; ma essere parte della matrice relazionale del paziente, non significa forse svolgere un ruolo? Secondo me si, e anche fin troppo incisivo. Inizio a credere che Mitchell, almeno in relazione a questa specifica affermazione, dimostra di rimanere ancora faticosamente attaccato alle origini da cui chiaramente ha preso vita - Freud e la sua psicoanalisi - tuttavia, mosso da una smania di innovazione è disposto persino a contraddirsi.

    Anzi, quel disperatamente, la dice parecchio lunga. Inoltre, secondo me, fintanto che ci sarà una sovrapposizione tra il concetto di pulsione e quello di relazione, non ci sarà modo di trovare un punto di accordo perché sono due cose assolutamente distanti e, contrariamente a ciò, siete pregati di dimostrarmi in che modo possono essere assimilabili alla stessa identica cosa; è un po' come pretendere di sostituire i benefici del cardo mariano (proprietà coadiuvanti della fisiologica funzionalità del fegato), con quelli di un antibiotico (che curerà altro, ma che il fegato lo appesantisce). Chiaramente sono solo pensieri e impressioni, e in quanto tali opinabili.

    Megiston, gradirei - in particolare - un tuo chiarimento.
    Siamo noi gli inabili che pure avendo a volte non diamo. R. Zero

  11. #626
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Missfreedom, tu mi ingelosisci..

    ( non mi bannate, sto scherzando!)

  12. #627
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da luigi '84
    Il ''vero'' Freud...tutto il resto è chiacchera da ''successore'': discepoli ed evangelisti vari.
    luigi però una persona va presa per intero, non è che c'è il vero Freud solo quando questo si comporta e scrive qualcosa che a voi sta bene e tutto il resto invece rappresenta una specie di maschera, cioé il falso Freud.
    Questa ostinazione nel trovare e cercare una continuità teorica con tutto l'apparato che questo mise in piedi secondo me la dovreste mettere un po' in discussione.
    Megiston ha fatto notare che quando il maestro era in vita ci sono state scissioni, ora è vero che ognuna delle scuole alternative affonda le sue radici nella psicoanalisi Freudiana, ma una cosa è la continuità storica, altra quella delle idee, alcune idee di Freud riguardo alla psiche spesso per certe scuole alternative erano sbagliate proprio, perché questi allievi avrebbero dovuto distaccarsi? Bisogna pur ammetterlo questo.
    Potremmo dire per esempio anche che l'alchimia è un qualcosa che precede la chimica moderna, ma non è che un chimico oggi può formarsi soprattutto su un testo di alchimia, certo può usarlo per rispolverare magari vecchie idee abbandonate e cercare di riapplicarle formalmente in un qualche modo analogo ma nuovo, spostando un po' certi contenuti, ma non è la stessa cosa.
    Certe idee ad esempio della fisica attuale sono simili a quelle di diversi filosofi antichi, preso atto di questo però non possiamo certo affermare che oggi vengono utilizzate le teorie di questi filosofi.

    Un saluto

  13. #628
    Megiston Matema
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da IlProfeta Visualizza messaggio
    La mente è la vera causa dei nostri problemi, la mente che lavora meccanicamente notte e giorno, consciamente e inconsciamente. La mente è qualcosa di estremamente superficiale, ma per generazioni e generazioni noi abbiamo dedicato le nostre vite - e continuiamo a dedicarle - a coltivare la mente, rendendola sempre più intelligente, più sottile, più astuta, più disonesta e imbrogliona, incapace di affrontare la realtà, ed è questo che crea i problemi, anzi, questo è il problema: la mente, in relazione al sesso. Cosa intendiamo, noi, per sesso? I nostri discorsi ne sono pieni, esattamente come i desideri: è l'atto, o il pensare all'atto? Di certo non è l'atto. L'atto sessuale non è un problema per noi, non più di quanto lo sia mangiare, ma se pensiamo a mangiare o qualunque altra cosa per tutto il giorno, perché non abbiamo nient'altro a cui pensare, allora diventa un problema. Il problema è dunque, l'atto sessuale o il fatto di pensare all'atto?

    Perché voi ci pensate?
    Perché date tanto peso al sesso, come evidentemente state facendo?

    Perché il sesso fa dimenticare ed è l'unica via di fuga. Perché senza le parole che ci avvolgono, e senza colui che - prima di noi - le ha già pensate: nulla saremmo. Ci limitiamo a riprodurre suoni astratti e false-copie dell'Originale. E allora voi dimenticate, di tanto in tanto, che nulla siete. Ma non lo accettate, e allora lo chiamate transfert e gli attribuite un senso che non è mai vero.


    Un saluto.
    Caro IlProfeta,
    ma tu ci vedi davvero così ossessionati dal sesso teorico (e magari poco interessati a quello reale)? E come valuti una posizione come la tua di occuparti di chi a tuo dire si interessa solo di sesso teorico per sfuggire al suo essere nulla? Non ti pare questa un'altra ossessione e un'altra fuga?
    Infine, una considerazione: i tuoi scritti mi sembrano apocalittici, si respira un'aria da fine del mondo, da "non sprecate gli ultimi 7 giorni!".
    Un saluto e una buona domenica a te.

  14. #629
    Partecipante Super Esperto L'avatar di lalangue
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da neuromancer Visualizza messaggio
    Sembra proprio che l'Io sia quasi un intralcio al "fascino " dell'INconscio...



    Una volta mostrato nella pratica l'essenza e l'esistenza dell'INC (sic!?) cosa succede? Hai la lente lucidata meglio? oppure diventi un adepto dell'Inconscio?....

    ciaz.
    La seconda che hai detto
    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Ma per caso la reincarnazione di Freud è Tinto Brass?
    La descrizione calzerebbe a pennello, manca solo il cubano..
    Sorella Psicoanalisi e Il Piccolo Mondo Antico

  15. #630
    Partecipante Super Esperto L'avatar di lalangue
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da missfreedom Visualizza messaggio
    Non mi è chiaro; la poni come se fosse passibile di qualche dubbio: è indispansabile, temo, che l'analista sappia distinguere cosa è suo e cosa del proprio paziente, forse è piuttosto la qualità di queste componenti a fare la differenza; a torto o a ragione, non credo che il problema sia distinguerle, nel senso di tenerle ben separate, ma riconoscerle e capire che cosa celano. Circa l'analisi del controtransfert mi incuriosisce una cosa - malgrado mille perplessità e una conoscenza precaria - mi domando se in questa definizione non sia incluso il processo di cui parli, e dunque la distinzione tra ciò che è del paziente e ciò che, invece, è dell'analista. Perché se così fosse, non comprendo per quale motivo debba essere definito nefasto il termine in sé; è forse nefasto il processo che esprime [e dunque la distinzione]? Con questo voglio dire che, forse, ci attacchiamo troppo a certe definizioni (o a certi miti se preferisci, ché noi siamo i primi a non farli morire); se provassimo a chiamare il controtransfert in un altro modo forse non susciterebbe lo stesso scalpore. Tuttavia, quello che mi domando è, se la famosa espressione di Bion, che vuole l'analista senza memoria né desiderio, non sia per caso intrinsecamente in conflitto con il concetto di controtransfert; dunque le alternative, da quella che è la mia corta visuale, mi sembrano due:

    o si ascolta Bion, o il Controtransfert. Ma potrei sbagliarmi.

    A me sembrano incompatibili; e provo a spiegarmi. Dunque, se è vero che il controtransfert è identificabile con la distinzione di cui parlavi, e se è vero che però questo è incompatibile con Bion (un analista privo di desiderio e memoria non dovrebbe possedere la capacità di analizzare i vissuti controtransferali, perché il riconoscimento di qualche desiderio lo implicano, che io ne sappia); deduco che in verità non sia auspicabile tenere distinte le cose [del paziente e dell'analista]. In verità mi appare un discorso ancora enigmatico e oscuro.

    [...]
    Brava, hai colto il punto. O meglio: il suo rovescio.
    Stiamo parlando della "regola fondamentale". Come ho già detto, chiedere al paziente di associare liberamente all'inizio della terapia è un paradosso, perché se potesse realmente farlo liberamente non avrebbe alcun bisogno di terapia. Così chiediamo all'analista di mantenere la neutralità, di essere "senza memoria né desiderio". Le due cose dove si incontrano? Nel desiderio dell'analista! Il paziente cerca di corrispondervi, l'analista di... di analizzarlo? O di nasconderlo? O di rifuggirlo, addirittura?!

    Nessun analista è in grado di essere perfettamente neutrale e nessun paziente sa associare liberamente. Nella presentificazione di un desiderio di desiderio (il desiderio del paziente di usare il desiderio dell'analista come chiave di volta) si ripropone fresca fresca la nevrosi del paziente. L'analista, ovviamente, non deve avere paura, vergogna, timore, rispetto, cura, amore per questo stato di cose: l'analista deve sciogliere il nodo.
    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Ma per caso la reincarnazione di Freud è Tinto Brass?
    La descrizione calzerebbe a pennello, manca solo il cubano..
    Sorella Psicoanalisi e Il Piccolo Mondo Antico

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