Cari Lalangue e Missfreedom,
mi permetto di insistere su ciò che ho scritto in precedenza,
l'idea di non contaminare il setting con la personalità dell'analista era molto presente in Freud che la esprime ogni volta che ne ha l'occasione. In maniera molto significativa potete leggerlo nel suo breve saggio di tecnica del 1912, Consigli al medico nel trattamento psicoanalistico (OSF, vol. 6, p. 532-541), dove paragona l'analista ad un chirurgo (più sterile di così...), e poi ne riparliamo.
"Non raccomanderò mai con troppa insistenza ai colleghi di prendersi a modello durante il trattamento psicoanalitico il chirurgo, il quale mette da parte tutti i suoi affetti e persino la sua umana pietà nell'imporre alle proprie forze intellettuali un'unica meta: eseguire l'operazione nel modo più corretto possibile. Nelle attuali condizioni il sentimento più pericoloso per lo psicoanalista è l'ambizione terapeutica di riuscire [...] a fare qualche cosa che possa avere un effetto persuasivo su altre persone. In questo modo non solo si pone in uno stato d’animo sfavorevole per il lavoro, ma si espone anche, indifeso, a determinate resistenze da parte del paziente, la cui guarigione dipende com’è noto innanzitutto dal suo modo di agire e reagire rispetto alla cura. La giustificazione di tale freddezza emotiva che si richiede all’analista riposa sul fatto che essa crea le condizioni più vantaggiose per entrambe le parti: per il medico l’auspicabile salvaguardia della propria vita affettiva, per il malato il massimo d’aiuto che siamo in grado di dargli” (OSF, vol. 6, Consigli al medico nel trattamento psicoanalitico, 1912, p. 536).
E più avanti:
“Non basta a questo fine ch’egli stesso sia una persona pressappoco normale; piuttosto è lecito esigere ch’egli si sia sottoposto ad una purificazione psicoanalitica e abbia acquisito nozione di quei complessi personali che sarebbero atti a disturbarlo nella comprensione di quanto gli viene offerto dall’analizzato. Non si può ragionevolmente dubitare dell’effetto squalificante di simili deficienze personali; ogni rimozione non risolta nel medico corrisponde, secondo un’indovinata espressione di Wilhelm Stekel, a una ‘macchia cieca' nella sua percezione analitica”. (OSF, vol. 6, op. cit., p. 537).
E il resto è ancora più interessante

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Un saluto e buon fine settimana.